Quando parla Gregorio Paltrinieri, si sente una voce vera. Non attacca mai con diciamo che. Non imposta mai quel tono semi-automatico che si coglie nelle interviste di quasi tutti gli sportivi e le sportive. Un giorno l’intelligenza artificiale saprà riprodurlo paro-paro, forse è già in grado di farlo adesso. Quando invece parla Gregorio Paltrinieri, non solo la voce ha un tono che ti immagini sia lo stesso di quando sta al pub davanti a una birra con gli amici, ma dice pure cose sconvolgenti, fuori dagli orizzonti comuni.
A una vasca dalla fine degli 800 stile libero era ancora in testa, in coda a una gara condotta con la sua tattica abituale. Era andato in fuga lontano dagli occhi, corsia 1, lassù in alto. Una volta se l’era scelta di proposito per non farsi vedere dagli avversarie e aveva funzionato. Nell’ultima vasca gli è scivolato dalle mani l’oro [Daniel Wiffen, Irlanda] e al tocco finale anche l’argento [Elijah Winnington, Australia].
Il grande Greg ha detto peccato, tutto qui, peccato, e senza nessuna posa, senza nessuna solennità, ha fatto un discorso solenne sullo sport, su che cos’è, come viverlo.
«Le medaglie vanno e vengono, in palio c’è molto di più. Ora sono alla ricerca di emozioni vere e quando disputo gare del genere mi emoziono sempre tantissimo. Oggi cercavo una bella sensazione, come se fosse la prima volta ed è arrivata. Bello partire forte, bello faticare lì in mezzo, bello lottarsela e pure bello morire».
Forse in passato l’avrebbe presa malissimo, non si dorme, non si mangia, non si parla quando arrivano certe sconfitte. Poi succede che le stesse sconfitte diventano un’altra cosa – e tu non sei uno che cerca alibi, non sei uno che deve rifugiarsi in quel mantra ormai ripetuto da tutti su perdere-imparare quella roba là, sei un campione olimpico, sei ori mondiali e undici europei. Eppure «le medaglie vanno e vengono, in palio c’è molto di più».
In genere si dice che «se non ci fosse bisognerebbe inventarlo» ma visto che Paltrinieri c’è, bisognerebbe clonarlo.
Wiffen ha vinto il suo oro in 7:40.94 – un tempo da sesto posto a Fukuoka ma più veloce del crono con cui Finke vinse ai Giochi di Tokyo. Winnington ha trovato la sua marcia in più negli ultimi 100 metri, nuotati su due vasche in 29.10 e 27.36.
IL MONDIALE È TUTTO UN
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Dopo il bronzo di Paltrinieri, sono arrivati l’argento di Alberto Razzetti nei 200 farfalla e quello di Nicolò Martinenghi nei 50 rana. Il Corriere della sera lo chiama il triplete. Arianna Ravelli racconta: “Raccoglievano perle una volta da queste parti, prima che il mercato crollasse per colpa di un giapponese che inventò la coltivazione e soprattutto prima che arrivasse l’oro nero del petrolio ad arricchire tutti. L’Italia del nuoto a Doha raccoglie medaglie e anche se nello strascico non resta impigliato un oro vero, sono più i sorrisi dei rimpianti. Due argenti e un bronzo, questione di centesimi, di un arrivo sbagliato, di un sospiro in più, ma in fondo a questi livelli è sempre così”.
200 FARFALLA
Anche Razzetti è arrivato a giocarsi l’oro negli ultimi metri. Ne ha presi due di distacco da Tomuru Honda alla fine di uno spalla a spalla nel quale si sono più volte scambiati il vantaggio in acqua. Honda ha nuotato con una distorsione a una caviglia. Negli ultimi 50 metri ha accelerato [30.38] e ha chiuso in 1:53.58, il suo primo titolo a livello internazionale, un secondo e passa più lento di Léon Marchand l’anno scorso.
Razzetti ha chiuso in 1:54.65 – un crono che a Fukuoka valeva il sesto posto.
50 RANA
Una gara dall’ottimo livello medio. Sette degli otto finalisti hanno chiuso sotto i 27 secondi, come a Fukuoka. I primi tre sono arrivati nello spazio di 17 centesimi. Sam Williamson ha vinto con il record oceanico [26.32], tre centesimi più alto del tempo da primo posto di un anno fa. È la sua prima medaglia individuale a un Mondiale. Due anni fa guardava la manifestazione da casa, seduto sul divano. Adam Peaty è rimasto stavolta fuori dai primi tre, ma il suo percorso di ritorno sulla scena internazionale può dirsi compiuto.
Ne ha scritto Francesco Caligaris sul Foglio: “In questo lungo viaggio Adam Peaty si è affidato anche alla fede, motivo per cui a Doha sfoggia due nuovi tatuaggi sugli addominali: una croce e, poco più sotto, una scritta, “into the light”. Nella luce. Ecco cosa c’era in fondo alla spirale”.
Hong Kong dove non era mai arrivata prima
200 STILE LIBERO FEMMINILI
Dopo 51 anni Hong Kong ha festeggiato la sua prima medaglia d’oro mondiale con Siobhán Bernadette Haughey, 27 anni, padre irlandese e madre locale. Nella gara che fu di Federica Pellegrini, ha preso l’oro in 1’54”89: sarebbe stata di bronzo l’estate scorsa dietro Ariarne Titmus e Summer McIntosh. Sul podio con lei la neozelandese Erika Fairweather e l’australiana Brianna Throssell. Tutte e tre le medaglie vinte da Hong Kong nelle 21 edizioni dei Mondiali sono finite al collo di Haughey [argento nei 100 stile libero a Fukuoka 2023 e bronzo nei 100 rana pochi giorni fa]. Come Simona Quadarella, ha saputo prendere il treno che passava.
Ha diviso in 26.40 e 28.72 i suoi primi 100 metri, mentre Erika Fairweather – l’oro dei 400 – si è mossa a partire dalla terza vasca in avanti. Haughey è stata in contatto con la linea del record mondiale di O’Callaghan fino agli ultimi 50 metri.
Martedì era stata invece una giornata storica per la Cina, con l’oro di Tang Qianting nei 100 rana femminili a distanza di 21 anni da Luo Xuejuan [Barcellona 2003]. Una finale segnata in modo sorprendente dalle assenze di Benedetta Pilato [fuori in semifinale con il nono tempo di 1’06”70] e di Ruta Meilutyte, addirittura fuori in batteria per 4 centesimi.
Setterosa all’ultima chiamata
PALLANUOTO
Tutto si riduce a una partita, dentro o fuori, ha scritto Giorgio Burreddu sul Corriere dello Sport-Stadio dopo la sconfitta della nazionale femminile di pallanuoto contro l’Olanda.
“Pass o niente Olimpiadi come quattro anni fa”. Succederà venerdì mattina alle 8 nello scontro diretto contro il Canada. È una partita che al Mondiale vale solo il nono posto, ma per una seire di incroci fra nazionali già con il biglietto a Parigi offre una ultima occasione.
USA e Ungheria giocheranno invece per il titolo mondiale per la terza volta, dopo i precedenti del 2005 e del 2022: un successo a testa nei precedenti.
Il torneo maschile: oggi le semifinali
In tutte le edizioni dei Mondiali di pallanuoto maschile, nessuna squadra al di fuori dell’Europa è mai riuscita a spingersi fino in semifinale. Neppure in questa. Ma una novità che allarga la mappa è arrivata dalla Francia, mai prima di oggi fra le prime quattro – a cinque mesi dalle Olimpiadi che dovrà giocare in casa. Ha battuto l’Ungheria detentrice del titolo nei quarti e sfida la Croazia per andare ancora avanti.
Una crescita costante. Un’estate fa a Fukuoka la Francia era entrata per la prima volta fra le prime otto. Un’altra nazionale che si iscrive così alla corsa per le medaglie olimpiche, insieme con quelle di pallacanestro, di pallavolo, di pallamano.
Sophie Dorgan su L’Équipe dice che il soprannome per questo gruppo può essere gli Chasseurs, perché per celebrare le vittorie stanno usando il pezzo Le Chasseur di Michel Delpech “su consiglio del loro dj personale, Pierre-Frédéric Vanpeperstraete. Sono lontani dalla dolce follia dei giocatori di pallamano, ma sono abitati dalla profonda convinzione di poter abbattere tutte le barriere”.
Il tipo che ha messo in piedi tutto questo si chiama Florian Bruzzo, 41 anni, cittì “desideroso – scrive il quotidiano sportivo francese – di vedere il suo sport raggiungere la dimensione della pallamano, del basket o della pallavolo. La pallanuoto esce dall’ombra e se lo merita”.
C’è una lunga intervista con lui. «Viviamo in un paese dove non esistiamo. Questi ragazzi sono nell’ombra, un po’ meritata perché tutti gli sport di squadra francesi hanno un successo straordinario e meritato. È da un’intera carriera che combattiamo contro un intero ambiente. Siamo gestiti dalla federazione nuoto. È come se la pallamano fosse gestita dall’atletica. Non c’è nulla di controverso nel dirlo, onestamente ora ho i mezzi per lavorare nella federazione che mi segue, ma prima non è stato così. Non abbiamo una nostra federazione, una nostra identità, un nostro programma. Siamo l’unico sport di squadra che non dispone di un centro statale dove i ragazzi possano venire ad allenarsi. È una battaglia costante. Non mi sto lamentando, questi sono fatti. I miei ragazzi hanno una resilienza incredibile».
Bruzzo racconta che le squadre di pallamano sono state il suo modello. «Quando sono stato nominato nel 2012, sono andato a cena con il loro cittì Daniel Costantini. Gli ho chiesto come avessero fatto, quali leve ha usato, quali erano le ambizioni. L’altro giorno ho parlato per venticinque minuti con Claude Onesta [la cittì della nazionale femminile dal 2001 al 2016 e attualmente capo dell’Agenzia nazionale per lo sport – ndSl]. Osservo sempre tutto ciò che fanno i miei colleghi. Abbiamo una cultura multisportiva in Francia. È su questo che faccio affidamento. Guardo la pallamano perché è molto simile a noi: fase difensiva, fase offensiva, dopo tre falli gravi non puoi più giocare e ci vuole un portiere mostruoso per prendere una medaglia. Ci sono molte somiglianze».
Uno dei suoi amici-collaboratori è Vjekoslav Kobešćak, croato, figlio dell’ex presidente della federazione di casa, oggi allenatore dello Jug Dubrovnik. Bruzzo ci tiene soprattutto a sottolineare che «questo posto tra le prime quattro ci avrebbe dato la qualificazione alle Olimpiadi, ci legittima del tutto. Non parteciperemo ai Giochi come paese ospitante, ma come qualificati, come una squadra che merita di essere lì».
IL PROGRAMMA DI GIOV 15 FEB
ore 17.02 finale 200 farfalla femminili | 17.11 semifinali 100 stile libero femminili | 17.21 finale 100 stile libero maschili | 17.36 finale 50 dorso femminili | 17.43 semifinali 200 rana maschili | 18.03 finale 200 misti maschili | 18.19 semifinali 200 rana femminili | 18.33 semifinali 200 rana maschili | 18.45 finale 4×200m stile libero