I rigori di Hakimi e quelli di Kessié – Le sorprese della Coppa d’Africa da 11 metri

LA COPPA D’AFRICA

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Solo la Nigeria è là dove si è abituata a stare. Tutte le altre squadre qualificate per i quarti di finale della Coppa d’Africa sono sulla soglia di un risultato smarrito, perduto nel tempo o mai vissuto. Costa d’Avorio e Congo non giocano una semifinale da 9 anni, il Mali da 11 e il Sudafrica da 20, la Guinea addirittura da 48, mentre Capo Verde e Angola non ci sono arrivate mai. Sono tutte a una sola partita dal traguardo, in un torneo che ha perso strada facendo e prima del previsto alcune grandi favorite: l’Algeria dopo i gironi, l’Egitto il Senegal e il Marocco agli ottavi di finale.

 

0-2 IL MAROCCO FUORI

È stato uno smacco uscire di scena così, per la prima nazionale africana mai arrivata in semifinale a un Mondiale. Un anno e due mesi dopo l’impresa in Qatar, il Marocco ha lasciato sul campo la leadership del calcio africano. Troppa aria pesante intorno alla squadra. Ne parlava alla vigilia L’Équipe, raccontando delle tante controversie per l’influenza esercitata dalla federazione marocchina su quella internazionale. La formula per dirlo: Fouzi Lekjaa si è ritagliato un posto speciale. Il Marocco si è specializzato nell’affitto di stadi e hotel a prezzi ridotti o addirittura gratuiti per i paesi che non hanno stadi a norma. Non è raro vedere Marrakech e Casablanca ospitare tre o quattro partite in una finestra internazionale. Tutto questo concede un’enorme influenza a Lekjaa, una figura importante nel regno sherifiano come ministro delegato al bilancio. Qui in Costa d’Avorio non c’è voluto molto perché l’argomento emergesse nelle conversazioni, spesso informali, talvolta accese

Adel Amrouche, allenatore algerino della Tanzania, ha sottolineato i piccoli grandi accordi che stringe il Marocco qua e là. Si è preso una squalifica di otto giornate e una multa di 10.000 euro. Prima di essere licenziato. Sullo sfondo la realtà è più politica, spiega il giornale francese. C’è in ballo la contesa fra stati per l’influenza nell’area. Soft power sportivo. Così, quando il cittì marocchino Walid Regragui ha preso quattro turni di squalifica, di cui due definitivi, per il suo alterco con Chancel Mbemba della Repubblica Democratica del Congo, le chiacchiere sono deflagrate. Regragui si è scusato per il suo comportamento, era regolarmente in panchina nel quarto di finale contro il Sud Africa, dando altro fiato alle voci di chi sostiene una presunta debolezza della federazione continentale verso “i muscoli del Marocco”. Un’esultanza di Ounahi dopo un gol contro la Tanzania è stata criticata dall’Egitto. Ounahi ha mimato il pianto di un bambino, gli egiziani l’hanno considerata un’offesa perché il giocatore del Marsiglia aveva detto in precedenza che quelli si buttano, vanno sempre a terra quando sono in vantaggio, lo fanno per perdere tempo.

Una foresta di inimicizie intorno al Marocco. Alcune vere, altre fantasticate, spiegava L’Équipe alla vigilia del quarto di finale. È buffo che il primo gol sia stato allora segnato da un avversario che invece si chiama Evidence. Non ci possono essere equivoci. Uno a zero di Evidence Makgopa e secondo gol di Teboho Mokoena. In mezzo – tadà – il calcio di rigore del possibile pareggio sbagliato da Hakimi a sei minuti dalla fine. In Marocco non deve essere arrivata l’eco di quella vecchia frase di Antonio Conte, allenatore del terzino all’Inter tre anni fa: «Hakimi? L’importante è che non tiri i rigori. Se dovessimo arrivare in qualche competizione alla fine devono morire tutti prima di fargli tirare un rigore, perché è veramente una pippa».

In questa imprevedibile Coppa d’Africa, le sorprese sono sicuramente grandi quanto la disillusione marocchina dice Louis Gilles per Eurosport France

Valerio Moggia su Pallonate in faccia racconta i risvolti politici di questo risultato. Il Sudafrica supporta dal 2004 il Fronte Polisario, che lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco. Di recente il leader saharawi Brahim Ghali è anche stato ospitato a Pretoria. I due paesi si contendono da anni il predominio della politica e della diplomazie internazionali in Africa. Nel 2017, il Sudafrica si espresse anche contro il ritorno del Marocco all’interno dell’Unione Africana. [tutto qui

 

 

  IL NOME DEL GIORNO

Frank Kessié

Anche la Costa d’Avorio era sull’orlo della lacrime. Quattro gol presi dalla Guinea Equatoriale nel girone, una qualificazione alla seconda fase quasi compromessa e afferrata come migliore terza per grazia ricevuta [dal Marocco], un cittì dimissionato a torneo in corso, il suo sostituto fermato sulla soglia della porta [Hervé Renard], un ottavo di finale raddrizzato a quattro minuti dalla fine con un calcio di rigore e vinto proprio ai rigori. 

È un epilogo che adesso può cambiare faccia al torneo e che nel frattempo ha mutato la considerazione di Frank Kessié. È stato lui a segnare l’1-1 contro il Senegal, lui a segnare il tiro finale della serie dal dischetto dopo l’errore dall’altra parte di Moussa Niakhaté. 

Ancora lo ricordiamo mentre confortava Karim Konaté, Simon Adingra, distrutti, in lacrime, incapaci di camminare, dopo il disastro contro la Guinea Equatoriale. Franck Kessié era diventato un consolatore di anime, un riscaldatore di cuori. Ma era proprio lui ad aver bisogno del maggior conforto, viste le critiche che lo avevano travolto.

Critiche arrivate da Canal+ Africa e da Guy Demel, il nuovo vice allenatore. Kessié, il capitano, ha attraversato la competizione come un’ombra, protetto solo da Jean-Louis Gasset e dal suo desiderio di affidarsi al trio di mostri centrali, come chiamava lui, Seko Fofana e Ibrahim Sangarè. Kessié – scrive L’Équipe – stava diventando il simbolo del fallimento degli Elefanti. Due rigori più tardi è alla testa degli eroi locali. Emerse Faé, il sostituto di Gasset, lo aveva lasciato in panchina fino al 73esimo. 

Dal caos a campioni? Non è da escludersi, scrive il Guardian a questo punto. Adesso può succedere di tutto. Scrive Osasu Obayiuwana: Il fatto che la Costa d’Avorio abbia assunto un allenatore francese veterano – Jean‑Louis Gasset – senza esperienza nel calcio africano, solo per licenziarlo dopo la pessima prestazione nella fase a gironi e sostituirlo con un ex giocatore della nazionale alle prime armi, dice molto del cocktail di incompetenza e caos che è il calcio ivoriano Nemmeno la vittoria contro il Senegal che ha sollevato il morale della nazione e ha mandato la gente in strada a festeggiare può mascherare questo fatto.  La governance del calcio ivoriano sotto Yacine Idriss Diallo – o la sua mancanza, come dicono molti – è oggetto di esame e critica.

Mamadou Gaye, analista della pay tv panafricana SuperSport, ha detto: «Come si può licenziare un allenatore durante un torneo e aspettarsi che la federazione di un altro paese ti dia l’allenatore in prestito? Per un torneo importante? È qualcosa che va oltre la mia comprensione e quella di molte persone nel Paese». Molti rimproverano a Diallo di essersi dedicato più al comitato organizzatore, al miliardo speso per portare il torneo in Costa d’Avorio, che alle esigenze della squadra.  

in tv ven 2 feb ore 18 Sportitalia: Nigeria-Angola | 21 Sportitalia: Congo-Guinea | sab 3 feb ore 18 Sportitalia: Mali-Costa d’Avorio | 21 Sportitalia: Capo Verde-Sudafrica

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