SETTE CILINDRI | Il duello Ferrari che avrebbe indispettito Enzo Ferrari
di roberto liberale
① MEDUSE Il via libera a Leclerc che Sainz forse non avrebbe avuto
In Ferrari si dichiarano tutti soddisfatti. Vasseur ha affermato che quello di Monza è stato complessivamente il miglior Gran Premio della stagione. Forse davvero è così, anche in assenza di una vittoria che manca da 420 giorni, Austria 2022, ovvero 26 Gran Premi fa. Sainz ha sfiorato il weekend perfetto, Leclerc un po’ meno. Ma Carlos sembra davvero in forma e ultimamente si è ritagliato il ruolo di quello che toglie le castagne dal fuoco alla Rossa. Il ruolo di primo pilota no, per quello c’è da attendere, nonostante sia arrivato per la seconda volta consecutiva davanti a Charles. Giornalisti TV, tifosi e addetti ai lavori si sono detti tutti emozionati e felici per il duello finale tra i due ferraristi. Anzi, hanno condiviso la scelta della scuderia di lasciare liberi i piloti di combattere. Il Drake si sarà rivoltato nella tomba. Non perché non sia bello duellare in pista, ma perché la priorità di Enzo Ferrari era portare entrambe le macchine al traguardo, non importava chi vincesse. Basti ricordare il modo in cui fu liquidato Gilles Villeneuve dopo lo sgarbo di Didier Pironi a Imola 1982. Ferrari chiuse la questione affermando che l’importante era che avesse vinto la Ferrari. Come finì quella storia lo ricordiamo tutti.
Non sappiamo quanto sarebbero stati felici tifosi e scuderia, se tra i due piloti ci fosse stato qualche contatto, anche fortuito, mandando in fumo tutto il lavoro. Intanto si fa spazio un cattivo pensiero: a parti invertite, ovvero con Leclerc davanti a Sainz, Vasseur avrebbe consentito ai due di battagliare? I precedenti dicono di no, non sappiamo se nel frattempo l gran capo ha cambiato idea e ha messo tra le sue priorità il divertimento del pubblico. Nel frattempo, la Ferrari ha superato la Aston Martin in classifica costruttori. Ora è terza, anche se la distanza dalla Mercedes, seconda, è di 45 punti. Distacco ancora notevole, ma non incolmabile.
② ARTEFICI I primati di Verstappen
Non ci sono più aggettivi per definire Verstappen. Un pilota che ormai neanche più suda quando corre e vince. Eppure stavolta la vittoria è arrivata dopo una lunga fase, durata 14 giri, in cui Max sembrava avere difficoltà a superare la Ferrari di Sainz. Sembrava. Con quella macchina è fin troppo facile, dirà qualcuno. Non è così. Basta chiederlo a Checo Pérez, che invece il suo secondo posto se l’è dovuto dusare tutto. I suoi duelli con Russell, Leclerc e Sainz sono stati faticosi e Checo ha dovuto sfruttare tutte le sue qualità di pilota e tutte le doti della Red Bull. I record di Verstappen e della Red Bull stanno portando entrambi nei libri di storia della Formula Uno. Dieci vittorie consecutive non si erano mai viste, così come le 15 di fila della scuderia austriaca. Quasi sicuramente sarà battuto il record del maggior distacco tra le prime due scuderie in classifica costruttori, detenuto dalla Mercedes 2016 con 297 punti sulla Red Bull. Il vantaggio della Red Bull è attualmente di 310 punti, non si vede come possa decrescere. Il distacco maggiore tra il pilota campione del mondo e il secondo in classifica è costituito dai 155 punti tra Vettel e Alonso nel 2013. Il vantaggio attuale di Verstappen su Perez è di 145 punti, qualcosa ci suggerisce che anche questo numero diventerà un primato.
③ TRACCE I motori di casa Mercedes
Le quattro scuderie motorizzate Mercedes vanno tutte insieme a punti per la terza volta in stagione. Ma si tratta di situazioni molto diverse. Se la Mercedes conferma la sua solidità, con entrambi i piloti a punti per l’undicesima volta su 14, la Aston Martin ricade in letargo con due miseri punticini che le costano il terzo posto in classifica costruttori. La McLaren sembra invece involuta, tutto ciò che si era detto di buono prima della pausa estiva sembra essersi sciolto al sole di agosto. In ogni caso, le posizioni in classifica costruttori di queste tre scuderie sembrano cristallizzate, come tante altre situazioni in questo mondiale 2023. La quarta scuderia motorizzata Mercedes, la Williams, merita invece un cilindro tutto suo.
④ PANORAMI Ma guarda questa Williams
La scuderia fondata da Sir Frank continua il suo trend positivo. Oddio, in classifica costruttori ha messo insieme solo 21 punti, ma è la presenza ormai costante di Alexander Albon in Q3, quinta volta negli ultimi 7 Gran Premi, che sta dando una luce diversa a questa stagione. Non dimentichiamo che si tratta della stessa scuderia che tra il 2018 e il 2020 collezionò un totale di 8 punti, con uno zero nel 2020. Gli aggiornamenti stanno dando i loro frutti, anche se la Williams è la scuderia, tra quelle storiche, a cui la vittoria manca da più tempo: 13 maggio 2012 a Barcellona, Pastor Maldonado nel suo unico trionfo in Formula Uno.
⑤ PROSPETTIVE Un podio per un senatore
I due piloti diversamente giovani del gruppo, Alonso e Hamilton, 80 anni in due, sono ormai i più autorevoli candidati al terzo posto finale in classifica piloti. Sono separati da 6 punti e Sainz, quinto, è lontano. Fernando e Lewis sono rivali da sempre, una rivalità che nel tempo potrebbe andare oltre la stima reciproca, sfociando in qualcosa, si spera, sullo stile Federer-Nadal. Entrambi sanno bene che la loro presenza e la loro intatta voglia di gareggiare e primeggiare sono di grande esempio per i piloti più giovani. A Monza, le scuse nei confronti di Piastri, dopo il danneggiamento causato all’ala anteriore della monoposto dell’australiano, rendono onore a Lewis Hamilton. Probabilmente il suo obiettivo futuro non potrà più essere l’ottavo titolo mondiale, ma attraverso le sue battaglie per i diritti e i suoi comportamenti in pista, Lewis vorrà lasciare un ricordo nella storia di questo sport che vada al di là dei risultati sportivi. Ce li godremo entrambi finché resistono.
⑥ ORIZZONTI Fate entrare Andretti
A Monza è toccato all’Alfa Romeo raccogliere le briciole lasciate dai team maggiori. Un punto che mancava alla scuderia italo-svizzera da sei Gran Premi. Le tre scuderie in testa alla classifica costruttori sono tornate a fagocitare i primi sei posti in classifica. Sicuramente il pubblico segue la Formula Uno per vedere Red Bull, Mercedes e Ferrari, ma bloccare la Formula Uno a sole dieci scuderie, lasciando che tre di esse (Alfa Romeo, Haas e Alpha Tauri) navighino costantemente nelle retrovie, significa limitare la competizione vera ad una dozzina di monoposto. Forse Liberty Media dovrebbe ripensare all’idea dell’allargamento a più team, in particolare alla richiesta della scuderia di Michael Andretti di entrare in F1. Ma le questioni prioritarie sono di tipo economico e, probabilmente, team come Haas e Alpha Tauri sono ben contenti di dividere i proventi in 10 invece che in 11.
⑦ GETTONI I numeri delle doppiette
Per finire, qualche numero. 28esima doppietta per la Red Bull. Quinta scuderia nella classifica delle doppiette totali dietro Ferrari, Mercedes, McLaren e Williams. Ma gli autentici specialisti sono in Mercedes, con il 21% dei GP disputati e chiusi con un loro 1-2. Le altre quattro scuderie hanno percentuali lontanissime da quelle della scuderia tedesca: dal 4% della Williams all’8% della Ferrari. Merito delle incredibili serie messe a segno ai tempi di Hamilton-Rosberg e Hamilton-Bottas. Negli anni tra il 2014 e il 2020 gli 1-2 furono 53, quasi il 90% del totale. La Red Bull, con un Verstappen così, avrà tante difficoltà a trovare un pilota che gli finisca sistematicamente dietro, visto che davanti è quasi impossibile. Il grande cruccio di Horner e Marko potrebbe essere proprio questo: con una monoposto così, quante potenziali doppiette sono andate in fumo?
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◉ Non lo ferma nessuno | Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: “È rimasto in agguato per quattordici giri come un felino pronto a colpire. Poi, appena c’è stata l’occasione, ha piazzato la sua zampata. Il momento che Max Verstappen aspettava è arrivato quando Carlos Sainz ha bloccato le ruote nella frenata in fondo al rettilineo, permettendo all’olandese di affiancarsi all’esterno della Curva Grande e piazzare il sorpasso vincente alla Roggia. La vittoria mondiale del 2021 contro Lewis Hamilton, risoltasi all’ultimo giro dell’ultima gara dopo una lotta feroce durata tutto il campionato, è stato lo spartiacque della carriera di Verstappen. E ha fatto nascere un Max in versione 2.0 pronto per qualsiasi sfida. È implacabile sul ritmo in gara, intelligente nelle scelte tattiche, capace di trascinare la squadra come un vero leader e totalmente dedicato alle corse, che sono la sua vita. Ma soprattutto unisce la fame di vittorie di un giovane, all’esperienza di un pilota già maturo. E chi lo ferma?”
◉ Arrivano i conti | Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Sognare può essere piacevole finché non suona la sveglia. C’è chi non se ne andrebbe mai da qui,(305 mila nel fine settimana): a due ore dalla bandiera a scacchi Hamilton, Gasly, Russell saltano sui muretti per ringraziare i tifosi. Non hanno vinto nulla ma è stato bello lo stesso. Come lo è stato per Carlos Sainz aver accarezzato l’idea del «miracolo» dopo la magnifica pole. Almeno per sedici giri. Prossimo Gp a Singapore, tracciato pieno di curve lente e per questo molto temuto. Prima però i report della Fia sui budget 2022 delle squadre, in arrivo in questi giorni. Forse una delle cose più attese di questo Mondiale”. [qui]
◉ La pazienza di Max | Umberto Zapelloni, il Giornale: “Max ormai ha imparato ad avere pazienza, si è detto sorpreso della velocità della Ferrari, si è lamentato di una difesa tosta di Carlos, ma poi alla prima occasione ha colpito. È difficile dire come sarebbe andata a finire senza quel minimo errore di Sainz. Magari sarebbe arrivato al cambio gomme davanti e avrebbe potuto prolungare la sua difesa. Ma la Red Bull anche qui ne aveva di più la paura è che tornando su piste diverse, possano riemergere i problemi visti fino all’Olanda. Che la Ferrari abbia giocato qui l’unica pallottola a disposizione quest’anno. Vincere era impossibile. Portare le due auto sul podio sarebbe stato il massimo”. [il blog di Zapelloni]
◉ Inquadratelo | Fabio Tavelli, il Foglio: “Carlos Sainz si candida ufficialmente al Ministero della Difesa nel giorno del record assoluto di vittorie consecutive per un pilota di Formula 1. Max Verstappen ha solo il difetto, per i suoi sponsor, di venir inquadrato dalla televisione meno di quanto meriterebbe per uno capace di vincere dieci gare consecutive, dodici delle prime quattordici (eguaglia Schumacher 2004) e di fare tennisticamente il Grande Slam avendo visto per primo la bandiera a scacchi nei 4 Gp storici (Monaco-Silverstone-Spa-Monza)”. [qui]
◉ Le parate sono belle quando sono rosse | Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Finisce con le Red Bull in parata a Monza, esercizio che oggi viene definito arrogante ma era bello con tutto quel rosso ai tempi di Schumi. E chissà quando la Ferrari ne sarà nuovamente in grado. Le due SF-23 hanno chiuso comunque terza e quarta, che quest’anno sono purtroppo poltronissime. All’appello del podio manca dunque Leclerc, che in fondo è stato il vero perdente della giornata, anzi del fine settimana”.
◉ This must be the Place | Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Era questo, del resto, il posto. Dove osare, cercare un riscatto sfruttando la cavalleria del Cavallino, senza quegli ingombri alari. Curiosamente, la pista di casa è la più favorevole alle forme di una macchina che ama il rettilineo, la velocità pura. Non per dominare, intendiamoci. Per conquistare un podio basso. Roba che, in altri tempi, non avrebbe consolato proprio nessuno; che ora pare un sollievo, un trionfo. Senza repliche peraltro. Basti pensare alle curve di Singapore, le prossime, per conservare le emozioni monzesi come reliquie preziose”. [qui]
◉ Un sacco bello. Finché dura | Alessandra Retico, la Repubblica: “La bandiera a scacchi la marea rossa invade il circuito. Saluta anche gli avversari arrampicandosi sulle reti. Il Volo ha cantato l’inno e Carlo Verdone guardato il cielo. Sì, un sacco bello. Per quanto?”
◉ Sorrisi e cavallini | Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: “Come sarebbe bello se la Ferrari fosse sempre la Ferrari. Come sarebbe bello se la Ferrari fosse sempre quella vista a Monza. Come sarebbe bello se il sorriso degli uomini della Ferrari potesse diventare una sorta di marchio di fabbrica da affiancare a quel “cavallino” che per fortuna è rampante da sempre”
◉ Non solo sabato | Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Per quindici giri buoni ci siamo divertiti, e in una stagione simile resta qualcosa per cui ringraziare. A Monza la Ferrari ha tirato fuori il massimo, in funzione di ciò che la monoposto a disposizione e la forza dei rivali le consentivano. Da sempre quello di Monza è un GP fatto di grandi tensioni, dalla prima curva dopo il via alle staccate in fondo al rettilineo con le auto in equilibrio precario per gli alettoni scarichi al massimo. In assenza di incidenti o problemi tecnici è però un tracciato capace di tirar fuori i valori di giornata in modo incontestabile. Ha a disposizione una monoposto superiore? Certo. Ma per conquistare dieci vittorie di fila in F.1 serve qualcosa di simile alla perfezione. E Max in questo momento è infallibile Il 2024, che dovrà portare con sé ben altra musica per la rossa, si avvicina. Dovranno alzare l’asticella tutti, dalla scuderia ai piloti. La felicità che si limita al sabato non basta” [gli articoli di Gasparini]
◉ Si può dare di più | Leo Turrini, Resto del Carlino: “Missione compiuta: Mercedes, McLaren e Aston Martin sono state battute senza problemi. Può bastare? Certo che no. Tutta la gente che ieri era a Monza, più quella che ha scelto di piazzarsi davanti al televisore in una domenica di fine estate, merita di più. Molto di più”.
◉ Il peso dei circuiti | Stefano Mancini, la Stampa: “Finora le gerarchie in pista, Red Bull a parte, sono cambiate di corsa in corsa a seconda delle caratteristiche dei circuiti. Quelli lenti non piacciono alla SF-23. L’ufficio tecnico di Maranello è al lavoro per cercare di risolvere il problema. Zandvoort ha impartito una dura lezione, ma Monza ha mostrato che la Rossa sa anche andare forte”.
◉ Il ministro della difesa | Giorgio Pasini, Tuttosport: “La vince Carlitos, che al termine di un weekend praticamente perfetto e di una gara da catenacciaro che gli fa meritare la candidatuta a ministro della difesa spagnola, manda il messaggio forse più forte. In tre giorni il figlio d’arte completa una trasformazione da gregario e operaio sulla strada del successo a condottiero e leader. Ci riesce abbandonando la ragione e seguendo l’istinto, vestendo i panni del connazionale Marc Marquez che da un po’ di tempo (troppo) non calza più. E a dispetto di un mezzo inferiore, anche se per una volta lo assiste grazie a un motorone e un assetto scarico che quasi azzera il drs Red Bull. Non abbastanza nel degrado gomme, il limite della SF-23”.
Pino Allievi, podcast Il caffè per Formula Passion: “Adesso sì che la Ferrari ha due prime guide. Di più non si poteva fare ma è comunque stato tantissimo perché è un risultato arrivato dopo la strepitosa pole position di “Carlito” sabato e dopo quattordici giri al comando, sempre di Sainz, che ci hanno ridato emozioni antiche, entusiasmi sopiti, gioie represse da tempo”. [qui]
◉ Sainz corre anche a pedi | Chiara Campo, il Giornale: “A Milano nessuno è più al sicuro Sainz rapinato in pieno centro Sainz, che indossava una maglietta Ferrari, stava uscendo dall’albergo quando i tre, che lo stavano pedinando per mettere a segno il colpo, gli si sono avvicinati. Sainz li ha scambiati inizialmente per tifosi, ma i tre gli han no strappato il «Richard Mille» modello Alexander Zverev da circa 500mila euro e sono fuggiti verso via Montenapoleone. Il pilota di Formula 1 a bordo dell’auto del manager ha cercato di bloccare la fuga dei tre per poi abbandonare l’auto e, con l’aiuto di due passanti, è riuscito a bloccare in via Pietro Verri un rapinatore”.
L’incidente a Bagnaia in MotoGP
Benny Casadei Lucchi, il Giornale: “Si può vincere un Gran premio senza neppure quasi correrlo. Peggio, andando dritti in ospedale lasciando in apprensione un altro popolo di fedeli, sempre rossi ma stavolta su due ruote, come accaduto a Francesco Bagnaia. Pecco ha vinto il Gran premio perché, ancora ieri sera, radiografie e tac non mostravano fratture ma solo botte e paura. Un Gran premio pesante quello conquistato dal campione del mondo piemontese, un Gran premio dal valore inestimabile anche per chi fa il lavoro suo. Perché la differenza tra Bagnaia e il povero Simoncelli ieri era tutta racchiusa nel punto esatto in cui una gomma anteriore ha colpito ed è passata: sul collo del Sic, sulla gamba di Pecco. Lo sa lui, lo sappiamo noi, lo sa il motomondo che al pari della Formula uno convive sul filo di questo precario equilibrio fra trionfo e tragedia”.