Lo zibAldone. Il dis-possesso palla del Verona e il paradosso di Romelu Lukaku

 

Avevamo lasciato il Verona un anno fa all’ultimo posto nella percentuale di possesso palla, la teneva tra i piedi nel 41,2% del tempo. Era ultimo anche per passaggi riusciti [68,7%] e per passaggi tentati, ultimo per tocchi complessivi al pallone. Si era salvato così, con questo stile e molto patema d’animo, recuperando negli ultimi mesi, in questi casi si dice per miracolo.

Nella guida alla nuova stagione, Ultimo Uomo ricordava come alla pausa per il Mondiale in Qatar, il Verona fosse arrivato con 5 punti in 15 giornate. Gabriele Cioffi era stato esonerato alla nona giornata, Salvatore Bocchetti non aveva impresso chissà quale svolta, tutto era cambiato da gennaio con Marco Zaffaroni, 23 punti in 26 partite, Spezia agganciato al terzultimo posto e battuto allo spareggio con due gol di Ngonge, pure lui sbucato a gennaio. 

Ultimo Uomo scrive che c’era poco da salvare, in un gioco estremamente conservativo che prevedeva grande attenzione alla fase difensiva e lanci lunghi per Djuric, in qualche vittoria di puro agonismo con il minimo scarto e in prestazioni estemporanee di giocatori come Verdi, Ngonge, Doig e Lazovic, in mancanza dei gol di Djuric, Henry, Piccoli, Gaich e Lasagna. 

È cambiato l’allenatore, con Marco Baroni il possesso palla rimane tra gli ultimi del campionato, 18esimo su venti, perfino inferiore per percentuale [40.7%] nelle prime due giornate, ma il Verona è in testa con sei punti, gli stessi delle milanesi e del Napoli. 

| Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea stamattina il lavoro fatto da Sean Sogliano, direttore sportivo un tempo addirittura vicino al Milan di Berlusconi e poi eclissato in serie C. A gennaio Sogliano era senza lavoro. Ha ribaltato il tavolo e gestito la ricostruzione. Lo slovacco Duda, sottolinea Tomaselli, altra chiamata invernale di Sogliano al Verona, con la Roma ha segnato il primo gol, ma soprattutto ha diretto la squadra come non aveva mai fatto, a causa di un infortunio: uno che ha fatto oltre 100 partite di Bundesliga tedesca, se pur di media classifica, in serie A può fare la differenza.

| Paolo Condò su Repubblica ha scritto che il Verona “a queste altezze è un ospite che si frega le mani per aver già messo in cascina ad agosto un po’ di fieno per l’inverno”, secondo Ultimo Uomo moltre delle possibilità di salvezza passeranno dalla capacità di avere giocatori in grado di creare o segnare gol in maniera continuativa. A quanto cioè Saponara riuscirà a migliorare la creatività sulla trequarti (e quindi a quanto riuscirà a mantenersi sano) e a quanto Bonazzoli, attaccante dai grandi colpi ma spesso discontinuo, riuscirà a diventare efficiente in zona gol. In questo processo è stato responsabilizzato Dawidowicz, a cui Baroni chiede di toccare tanti palloni e provare spesso o il lancio lungo verso il lato destro del campo o una verticalizzazione oltre la prima linea di pressione. Rappresenta una categoria di eroi minori della Serie A mai troppo raccontati

 

 

   Un eroe maggiore e ben più raccontato è atterrato a Ciampino ieri. Giancarlo Dotto sulla Gazzetta dello sport dedica oggi un lungo racconto all’accoglienza di Roma per Romelu

Per quanto preparato, si capisce che non crede ai suoi occhi, fa fatica a decifrare il delirio. Si esalterà o si spaventerà. Forse entrambe le cose. Di sicuro, da ieri è prigioniero di questo abbraccio. Sarà lui, saranno le sue imprese o i suoi atti mancati, a decidere se sarà un re o un reietto. «Big Rom, New King of Rome», si portano intanto avanti i tifosi, nel non dubbio. Non era ancora arrivato Big Rom ed era già in ogni luogo, inclusi i muri di Roma. Paulo e Romelu, due mancini uguali e contrari Mitologica e solidale invece la coppia che formerà a Roma con Paulo Dybala, coccolati dallo smisurato amore di José Mourinho. La Roma aveva il suo Mandrake, ora ha il suo Lothar”

Da Milano, Luca Valdiserri sul Corriere della sera, mescola le aspettative alle perplessità, quando scrive che i tifosi della Roma vorrebbero vedere Romelu Lukaku già in campo venerdì sera contro il Milan, perché al tifoso non si può chiedere la pazienza. Però il belga non gioca una partita dal 20 giugno, quando segnò una doppietta con il Belgio, contro l’Estonia, in una gara di qualificazioni europee. Dieci giorni prima, invece, si era preso le maledizioni dei tifosi interisti nella finale di Champions League persa contro il Manchester City. La testa era già altrove, la ferita era stata aperta per sempre dalla panchina dove l’aveva mandato Simone Inzaghi per schierare titolare Dzeko. In questo senso, Lukaku è un formidabile ossimoro: è una montagna di muscoli ma ha bisogno di essere coccolato per rendere al meglio. Non è un caso che la donna più importante della sua vita sia mamma Adolphine. Ma Roma sarà mamma, moglie o amante? A giugno – conclude Valdiserri – scadranno i contratti di Lukaku, Mourinho e Tiago Pinto, che ieri è stato osannato dagli stessi che fino al giorno prima lo insultavano. Ma questo è il calcio. Quale sarà la Roma del futuro? Sembra assurdo pensarci ora, ma la domanda è legittima

| Emanuele Atturo su Ultimo Uomo ha scritto che tutto il mercato della Roma danza sul filo sottile tra il glorioso e il tragico. Cita Aouar, Paredes, Azmoun, Renato Sanches, li considera profili simili, cioè giocatori dal talento comprovato ma irrealizzato. Giocatori dal grande potenziale, spesso disturbato da problemi fisici

Atturo chiarisce che la Roma non è la sola squadra italiana a essetsi data questa strategia, ma è quella che la sta portando avanti in modo più radicale. Lukaku è la sua scommessa più grande. Se dovesse fallire rimarrebbe un’operazione economicamente pesante, e amara anche solo sul semplice piano emotivo. Se dovesse riuscire, invece, la Roma potrebbe davvero vivere una stagione diversa

| Paolo Condò su Repubblica  analizza la Roma di Mourinho, a cavallo tra il pronostico diffuso che un’estate fa la dava in prima fila nella griglia scudetto accanto al Milan e il disincanto maturato strada facendo. 

Cristante – dice – è più un difensore aggiunto che un centrocampista di ripartenza, la separazione da Matic toglierà inevitabilmente la protezione che era nelle corde del serbo. Ricrearla con Paredes? Aumentare il dinamismo con le corse di Renato Sánches? Disegnare tutt’altro reparto grazie all’inventiva di Aouar? Se stanno tutti bene — e Mourinho ha spiegato con grande chiarezza che alcuni elementi sono arrivati proprio perché fragili, ché se fossero indistruttibili giocherebbero in club più ambiziosi — l’organico stavolta è ricco di opportunità.  il passaggio a vuoto di Abraham dopo l’ottimo primo anno è stato il tradimento tecnico della stagione. Quello umano — chissà com’è andata — ha il volto di Nemanja Matic, antico pretoriano di Mou che dopo una sola (buona) stagione se l’è svignata a Rennes, guadagnandosi in conferenza stampa due citazioni — “signor Matic” — che in confronto la lettera scarlatta era un amichevole appunto.

| Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio confssa che i 7mila tifosi che ieri pomeriggio sono andati a ricevere Big Rom mi hanno entusiasmato: ho ritrovato tutta la potenza emotiva del calcio e del sogno che si avvera. C’erano tanti bambini. Fossi stato a Ciampino, avrei chiesto a Gulliver Lukaku di andare a salutare i lillipuziani giallorossi. Quei bambini sono da coltivare con amore, sensibilità e tanta cura: rappresentano la continuità di uno sport sempre più impopolare, purtroppo, oltre che del lavoro di tutti noi.   

| Alessandro Barbano, condirettore del quotidiano romano, riepiloga invece il duello a distanza con la Gazzetta nei giudizi delle scorse settimane sul belga. Lukaku arriva e divide. C’è un calcio, non solo romanista, che lo accoglie per quello che rappresenta, uno dei grandi campioni del nostro tempo, un centravanti unico nel suo genere, per la fisicità, l’intelligenza tattica e la generosità che mette al servizio della squadra. E c’è un calcio che lo ignora o, peggio, lo bersaglia con censure troppo banali per nascondere il pregiudizio. Così Lukaku è raccontato come un Giuda, perché al termine di una stagione di convalescenza tradisce la fiducia di Inter e Chelsea, per cercare asilo alla Juve, e poi dirigersi a Roma. Oppure come un Ulisse, un personaggio alla ricerca tardiva di sé, che finisce per smarrirsi nella ricerca di un tempo perduto. Dietro questi stereotipi c’è la miopia di un giornalismo incarognito, che rinuncia a capire. Lukaku non tradisce e non fugge da nessuno. Piuttosto, come ogni grande atleta, fa i conti con la sua unicità. Che è una corazza di muscoli, tanto robusta quanto difficile da governare. Una zavorra o piuttosto una risorsa, a seconda dell’impegno con cui la sostieni, la solleciti, la sfidi. Il successo è per lui una durissima partita con il proprio Io. Che impone una preparazione massacrante del corpo e una motivazione speciale dello spirito. Lukaku fa trenta gol se si sente accolto, sollecitato a duri allenamenti, spronato costantemente a superarsi, caricato da una fiducia incrollabile

| E allora Alberto Polverosi, ancora sul Corriere dello Sport-Stadio, aggiunge: Ci sono 14 centimetri e quasi 20 chili di differenza. Se Lukaku vuole, si carica Dybala sulle spalle e da metà campo lo porta fin dentro l’area di rigore. Più difficile il contrario. È la nuova coppia della Roma e del calcio italiano, nasce con un anno di ritardo (Dybala nell’estate del 2022 è stato vicino all’Inter) e ora se la godranno Mourinho e i romanisti. Quei due annunciano una stagione interessante. Il piccolo e il gigante, il tecnico e il poderoso, lo sgusciante e il carroarmato, non solo fisicamente sembrano fatti l’uno per l’altro. Sul fronte laziale si possono ricordare Beppe Signori e Gigi Casiraghi. Ai romanisti tornerà in mente Salah-Dzeko. Caratteristiche tecniche diverse, ma fisicamente la coppia di oggi li ricorda

 

ZIBALDONE

 

  La locomotiva del treno in affanno. Questa è la Juventus secondo Stefano Salandin su Tuttosport. Spiega: La seconda giornata della prima stagione di dieci anni fece registrare praticamente il doppio degli ascolti rispetto a quella appena andata in archivio: 8,34 milioni a fronte dei 4,53 attuali (mancano ancora gli ascolti di Sky ma, per fornire una misura di riferimento, nella prime giornata le tre co-esclusive spostarono per 510 mila ascolti: un dettaglio, sui grandi numeri). Ancora una volta, peraltro, i numeri confermano come la Juventus garantisca il traino degli ascolti anche in una situazione depressa, tra vacanze ancora in corso e incertezze da calciomercato: la gara dei bianconeri contro il Bologna è stata la più vista della seconda giornata.

Salandin allora considera che alla luce di questi numeri, è ancor più grottesco il fatto che nessun dirigente bianconero sia stato inserito nella commissione varata dalla Lega di Serie A per affiancare l’ad Luigi De Siervo nella vendita di prossimi diritti tv, tema cruciale per la sopravvivenza del calcio italiano. Una commissione di cui fanno parte il Bologna con l’ad Claudio Fenucci, l’Inter con il legale del club Angelo Cappellini; la Lazio con il presidente Claudio Lotito; il Napoli con il presidente Aurelio De Laurentiis e l’Udinese con il vicepresidente Stefano Campoccia

Lo stesso Tuttosport analizza il motivo e lo chiama un retaggio di tempi recenti in cui la Juventus ha colpevolmente trascurato la compartecipazione alle dinamiche politiche interne al calcio italiano perché proiettata verso altri orizzonti internazionali

Insomma: voleva andarsene in Superlega. 

 

    Alessaandro F. Giudice sul Corriere dello sport-Stadio considera gli effetti positivi sui bilanci dell’Inter dell’ultima finestra di mercato. Il bilancio dell’esercizio in corso beneficerà di una ulteriore settantina di milioni dalle plusvalenze ottenute con le cessioni di Onana e Brozovic. Accostando il consuntivo del mercato estivo 2023 alle premesse con cui si era aperto, soprattutto alla necessità per l’Inter di coprire diverse posizioni chiave in rosa, per l’uscita di calciatori svincolati oppure a fine-prestito (Lukaku, Dzeko, Skriniar, Gagliardini, D’Ambrosio) il lavoro compiuto da Marotta e Ausilio è di primissimo ordine. A maggiore ragione, se le mosse di mercato concilieranno l’obiettivo di mantenere alta la competitività sportiva, come le prime uscite ufficiali della squadra confermano fin qui ampiamente

 

    Antonio Giordano, ancora sul Corriere dello Sport-Stadio, torna sull’acquisto di Lindstrom da parte del Napoli. Dice che in politica, lo definirebbero bipartisan: piace a destra o anche a sinistra (però a piede invertito); oppure, e non sarebbe un gran complimento, uomo per tutte le stagioni. Altrimenti, che pure va di moda, si potrebbe dargli del multitasking: lo metti di qua, lo sposti di là, e ci trovi sempre qualcosa, fosse anche «semplicemente» un dribbling. Il Napoli li sceglie così, ma da un bel po’, da quando è uscito dai confini e si è aperto all’internazionalizzazione, perché conviene pagarne uno e trovarne (almeno) due: per Jesper Lindstrom, che non conoscerà Jannacci, l’importante è esagerare, non a caso sa starsene sulle due fasce o anche in mezzo al campo.

 

    Sia La Stampa sia Tuttosport sono decisamente spiazzati da quella che si presenta come la clamorosa e sorprendente riapertura della trattativa che rivoluziona il mercato [Tuttosport]. La cessione del capitano Buongiorno all’Atalanta per avere un bel po’ di soldi [17 milioni], fare cassa e farsi dare Zapata, il talento cresciuto nel vivaio via per monetizzare e risolvere il problema del gol. Tuttosport dice che così il Toro si vende un pezzo di futuro. La Stampa ricorda che fino a pochi giorni fa Cairo aveva escluso la partenza di Buongiorno e l’aveva definita una menzogna di mercato. 

 

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