I Mondiali femminili di calcio
Scusate, ma le partite dei Mondiali dove si vedono? Eh, non si vedono. Non in tv, non sulla tv lineare – il modo in cui viene chiamata da chi ne sa la televisione cone l’abbiamo sempre conosciuta. C’è il servizio in streaming di Fifa+ per chi dovesse riteneresi insoddisfatto della copertura Rai, ai cui piani alti hanno considerato che inizialmente contava solo la Nazionale italiana. Qualche altra partita la vedremo nella fase a eliminazione diretta. Ma la questione è globale, non riguarda solo l’Italia, come racconta Tariq Panja per il New York Times. C’è del malumore perfino in uno dei paesi che i Mondiali li ospita.
“Quando la Coppa del Mondo maschile si è giocata in Qatar l’anno scorso, i telespettatori australiani hanno potuto guardare tutte le 64 partite su una rete in chiaro. Ma per la Coppa del Mondo femminile, la FIFA ha stretto un accordo per i diritti di trasmissione con l’operatore di telefonia mobile Optus, che ha messo la maggior parte delle partite sulla sua rete televisiva a pagamento. Per gli spettatori in Australia, significa che la maggior parte delle partite è disponibile solo con un abbonamento. Una significativa frustrazione nell’Australia appassionata di sport”.
ITALIANISMI
La batosta subita dalla Nazionale
A frustrazione non siamo messi male nemmeno noi, guardando le cose del campo. L’Italia ha perso dalla Svezia la seconda partita del torneo, prendendo cinque gol. In linea con il mamelismo dilagante, prima di andare in campo ogni impresa era possibile per le azzurre, dopo la sconfitta in fondo che potevamo fare contro le svedesi.
Matteo Dovellini su Repubblica parla allora di passaggio “dall’entusiasmo alla dura realtà, nel giro di sette minuti. Pochi ma letali, per una Svezia affamata di dimostrare che non è terza nel ranking Fifa a caso. Sette minuti per cancellare quanto di buono le azzurre avevano proposto in un primo tempo nel quale avevano avuto anche le occasioni per passare in vantaggio”.
Nicola Balice su La Stampa ci consola: “Una buona notizia c’è: l’Italia è padrona del proprio destino. A questo deve aggrapparsi la Nazionale di Milena Bertolini dopo il pesante 5-0 subito contro la Svezia, la peggior sconfitta di sempre per i colori azzurri a un Mondiale femminile. Difficile trovare altri spunti votati all’ottimismo, infatti: vincere contro il Sud Africa significa ottavi di finale, un pareggio potrebbe bastare solo nel caso in cui l’Argentina dovesse essere fermata dalla stessa Svezia”.
Gaia Piccardi sul Corriere della sera fa notare che c’è stata “mezzora da squadra vera, poi il buio. Si può perdere con la n.2 nel ranking Uefa, per carità, però non così. Il totale black out di fiducia che azzoppa la compagnia delle celestine è mortifero. Tre giorni per rimettere insieme morale e umore, poi la Nazionale guarderà in faccia il suo destino. Nessun vertice federale in tribuna né all’esordio né ieri. Prima un improrogabile consiglio a Roma, poi l’allestimento del dossier Italia-Turchia per Euro 2032. Va bene tutto ma l’indifferenza, certa indifferenza, non aiuta”.
Alessandra Bocci sulla Gazzetta dello sport anticipa: “E ora probabilmente toccherà alle leonesse. A quelle che hanno sbranato con un po’ di fortuna l’Australia ai Mondiali di quattro anni fa, e che poi non hanno tremato e si sono qualificate come prime del girone. Le lacrime della sedicenne Giulia Dragoni, le incertezze di Francesca Durante, promossa titolare in porta, l’evanescenza in area di rigore offrono spunti assortiti per la partita che mercoledì ci dirà se l’Italia passerà il turno in questo Mondiale dell’altro mondo”.
IL TORNEO
In campo con l’hijab per la prima volta nella storia
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1-0 All’alba italiana è successo. Il Marocco ha battuto la Corea del Sud per 1-0 con un gol di Ibtissam Jiraidi, che il Guardian definisce “un’icona” della squadra, l’ala sinistra che ha avuto “le sue prime esperienze calcistiche per le strade di Casablanca, quando aveva 15 anni e la sua insegnante l’ha incoraggiata ad andare a Rabat, per mettersi alla prova. È una leader della squadra, felice di prendere la parola durante le riunioni e incoraggiare le altrie, ma anche fonte di divertimento e musica nello spogliatoio”.
Ancora più icona di lei è diventata a tutti gli effetti Nouhaila Benzina, 25 anni, la prima ragazza nella storia dei Mondiali a essere scesa in campo con l’hijab. Una faccenda con diversi spigoli di complessità. Qualche giorno fa Slalom se n’era occupato a questo link.
2-1 IL RISVEGLIO DELLA FRANCIA
Pareggio sorprendente e deludente contro la Giamaica all’esordio, vittoria sul Brasile alla seconda partita del girone. Nathan Gourdol su L’Équipe dice che la Francia è trasfigurata rispetto alla prima prestazione, “le Blues hanno dominato il Brasile con un temperamento mai visto prima con Hervé Renard. Il tanto atteso risveglio è arrivato, col botto”.
Racconta il quotidiano francese: “Incastonato nell’incavo di una delle innumerevoli serpentine del fiume Brisbane, il Suncorp Stadium è spesso sembrato il Maracanà, la Seleçao è stata sostenuta sin dal pre-partita con il frastuono causato dall’ingresso della Regina Marta. È in questo contesto deliziosamente ostile che la squadra francese ha mostrato quello che aveva nello stomaco. Oltre a lanciare un messaggio forte al torneo, questo brillante risveglio ha riportato la Francia sulla strada maestra del primo posto nel girone, importantissimo, servirà a eviterà la Germania agli ottavi”. Elogi per Hervé Renard e la sua mossa di spostare Kenza Dali a destra: “È stato geniale”.
MAPPE
La Nazionale della diaspora
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Il New York Times si sta domandando se davvero la Norvegia rischi di restare fuori dall’eliminazione diretta. Il rischio si chiama Filippine, un paese debuttante che ha appena sorpresa la Nuova Zelanda padrona di casa. Com’è possibile? Lo spiega L’Équipe raccontando come la nazionale asiatica sia una squadra figlia della diaspora e di un lavoro di reclutamento fatto tra le ragazze che hanno lasciato il paese con le loro famiglie. Diciotto delle ventitré convocate sono nate negli Stati Uniti. La campagna di ricerca del talento è iniziata più di dieci anni fa. Provengono da Australia, Canada, alcune dalla stessa Norvegia.
Butchie Impelido è uno degli scout. Padre di due ex nazionali, informatico a Chicago, s’è messo a lavorare per la federazione del suo paese d’origine. Secondo il governo degli Stati Uniti, sono circa 4 milioni gli immigrati di origini filippina pressenti nel paese. Impelido dice al giornale francese che è stato difficile convincerli, soprattutto perché dovevano fidarsi di lui, senza che la federazione fosse esposta in modo esplicito. Molti pensavano che fosse un truffatore.
Così Impelido ha radunato altri volontari, si sono organizzati e hanno cominciato a perlustrare i forum universitari per scovare talenti. Hanno individuato 150 ragazze e sono passati alla fase burocratica: il passaporto. In patria il calcio è uno sport secondario, superato dal basket, dalla boxe, adesso anche dal biliardo. Fino al 2017 nelle Filippine si giocava a calcio in modo improvvisato, “con maglie spaiate, terreni minati dalle buche che i giavellotti scavavano durante i meeting di atletica. L’arrivo di investitori privati in Federazione, così come i primi risultati incoraggianti, hanno convinto la dirigenza a fare delle donne la vetrina del calcio nazionale e a destinare loro più budget”.
Pare che nelle Filippine facciano poco caso al fatto che nessuna delle calciatrici è nata nell’arcipelago. “La nazione deve essere rappresentata della migliori giocatrici”. Butchie Impelido è convinto di aver identificato altre 800 ragazze convocabili. Da quando la squadra si è qualificata per i Mondiali, sono loro che chiamano Impelido.
quando | oggi ore 9 in tv su Fifa+
TITOLI
◇ Repubblica: “Portanova in campo. Reggio Emilia si ribella: Via gli stupratori” – Simone Monari racconta: “Può giocare a pallone un condannato per stupro in via non definitiva? Eccolo qui il domandone. Talmente complesso che perfino il club granata dice d’essersi messo alla finestra. Ecco perché sinora il pallone non rotola, nel senso che prima di depositare in Lega il contratto (un anno, in prestito dal Genoa), la Reggiana attende il pronunciamento del tribunale del Coni che dovrebbe dire la sua fra martedì e mercoledì. In caso di parere positivo Portanova sarà tesserato, in caso contrario no. Gli ultrà reggiani si sono schierati subito dalla parte del giocatore, contrariamente a quanto capitò a Bari all’inizio dell’anno, quando il prestito in biancorosso saltò per l’opposizione pubblica. E anche al Genoa Portanova, pur senza formalmente finire fuori squadra, non giocava più dopo la sentenza. Ora invece la stragrande maggioranza della tifoseria di Reggio Emilia sta con lui. Epperò a ribellarsi non sono pochi”.
Mercato e dintorni
I DEBITI DELL’INTER
Alessandro F. Giudice riprende sul Corriere dello Sport-Stadio i documenti diffusi da Calcio&Finanza sul bilancio del veicolo lussemburghese a cui Oaktree prestò due anni fa 275 milioni. Un dossier che conferma come il debito, “cioè la leva su cui poggia la catena di controllo dell’Innter, aumenta a ritmo esponenziale”. Giudice ricorda che “il club è controllato da un domino di holding formalmente riconducibili alla famiglia Zhang, ma lle quote della controllante diretta Grand Tower sono in pegno a Oaktree a garanzia del preestito che, come già ampiamente noto, produce interessi del 12% annuo che Grand Tower non è tenuta a pagare essendo capitalizzati e accrescendo così il valore finale, da rimborsare tra soli dieci mesi”.
Che cosa succede? Alla scadenza del prestito, Zhang sarà indebitato per 400 milioni. L’intera struttura finanziaria poggia sui debiti, dice Giudice. “II bilancio di gruppo mostra un patrimonio netto negativo, nonostante la rivalutazione del marchio, ma pure l’ultimo bilancio civilistico della capogruppo mostrava un passivo superiore all’attivo”
L’inter ha potuto rinviare al futuro come tutti la copertura delle perdite, i decreti per l’emergenza Covid sono arrivati a dare una grossa mano al calcio italiano, nonostante le ripetute lamentele del calcio italiano, ma “i debiti – analizza il Corriere dello Sport-Stadio – sono in tutti i livelli della catena: a monte, al centro e pure a valle: la controllata Inter Media ha in carico 407 milioni di bond garantiti dagli incassi dei diritti tv, di cui il club non può disporre per il finanziamento della gestione prima di accantonare somme a copertura degli interessi”. L’Inter viene definita “una costruzione di scatole in cui c’è solo debito” e “una piramide di passività”. È ancora più inquietante l’immagine successiva: “L’Inter volteggia nell’aria come un palloncino soffiato dai miracoli che quotidianamente (ormai da anni) compie l’area sportiva (Marotta e Ausilio in primis) e il management societario: costretti a reggere da soli una situazione difficilissima”.
Se le cose stanno così, come sono compatibili con le manovre di mercato e le trattative per comprare ancora?
Luigi Garlando sulla Gazzetta fa sentire ai tifosi il suono dei violini quando scrive: “Per qualità, ricchezza di funzioni e di alternative non c’è in Italia un centrocampo come quello dell’Inter. Il Napoli ha meno alternative; al Milan, che ha rivoluzionato la mediana, servirà rodaggio; la Juve non ha risolto i problemi in costruzione; la coperta di Sarri è sempre corta; la Roma in mezzo ha più muscoli che idee. L’Inter, per ognuna delle cinque caselle mediane, ha una riserva non lontana dal titolare. A parte il portiere e il vice-Lautaro, ruoli non banali, Inzaghi ha quasi tutto. Perfino troppo…”.
Così nel finale si nasconde il brivido “Per questo, considerando che l’Inter è disposta a sborsare più di 50 milioni per mettersi in casa Frattesi e Samardzic, a qualche interista ora verrà il timore che Barella, desideratissimo in Premier League, possa finire nel campionato di Tonali”.
La Gazzetta dello sport: “Super motore Inter” – “Samardzic, l’Inter fa centro” – Arriva dall’Udinese con obbligo di riscatto per 20 milioni, compreso Fabbian. Può essere l’alternativa a tutti i centrocampisti
◇ Repubblica: Inter, scatto per Samardzic. Ma la serie A è ferma ai blocchi” – Solo il Milan finora ha riempito tutte le caselle. E il campionato si avvicina
◇ La Stampa: “Hojlund fa ricca l’Atalanta. Va allo United per 75 milioni. L’estate scorsa ne valeva 17. Da Gasperini arriva Touré pagato 30 mln, acquisto top. Samardzic all’Inter
◇ Corriere della sera: “Inter, ecco Samardzic” – Affare in chiusura: all’Udinese 15 milioni e Fabbian. Per l’attacco possibile il ritorno di Alexis Sanchez. Il Milan può far partire CDK, il piano Juve per Lukaku. Il club rossonero alle prese con le uscite di Origi, Adli, Messias e Saelemaekers, Inzaghi sollecita la chiusura della trattativa del portiere. Sommer ci crede: «Se ne parla…»
◇ La Stampa: “Cambio di strategia” – La Juve vara il nuovo piano dopo l’esclusione dalle coppe: raddoppiati gli sforzi sul mercato e sul campo per tornare a conquistare il titolo Lukaku e Kessie le priorità di Allegri che avrà il vantaggio di una squadra più snella e fresca
Il 4-0 del Napoli all’Hatayspor
Antonio Giordano racconta così la vittoria in amichevole dei campioni d’Italia con doppietta di Osimhen e Simeone. “Dov’eravamo rimasti? Castel di Sangro, 29 luglio, non c’è (quasi) diff erenza con Napoli, 4 giugno: lo scudetto lo senti, l’avverti, stavolta lo accarezzi persino sulle magliette; e il clima, fa niente sia estate, pare avvolto soprattutto in quell’allegria che Victor Osimhen spruzza da ogni poro, sparge immediatamente in una partita per gli altri finta e per lui terribilmente vera, e la riempie di sé, del suo atletismo, del suo talento, di quella spudorata, famelica voglia di sbranare il tempo e tenerselo sul cuscino. In ventisette minuti, il Napoli se lo gode e l’Hatayspor lo «maledice>>, ma simpaticamente, perché mentre chiunque pensi sia un’amichevole, lui gioca per (stra)vincere, crea, inventa, fa male al «<povero» Kardesler che per metterci una mano (5′) per poco non ce la lascia, poi educatamente ringrazia Politano, che trasforma in assist l’erroraccio in costruzione dal basso del portiere e infine va ad abbracciare Kvara, che gli porge su un guanciale l’idea per un cucchiaino. Per capire, Garcia avrà ancora tre settimane, aspetterà che il mercato gli dia un centrale difensivo, magari pure un vice-Lobotka, poi deciderà come giocarsela, se riproducendo il Napoli di Spalletti tutto ritmo e padronanza del palleggio o se provare a speculare un po’”.
Lo scontro Sarri-Lotito
“La confusione della Lazio contrasta in modo profondo con l’effi cientismo di cui si vanta Lotito, soprattutto quando descrive la sua società come un modello a livello organizzativo. In questo momento si avverte l’assenza di una strategia, di una logica, di una traccia da seguire, di una visione chiara, comune e condivisa tra il grande capo e Sarri.
Distanze nette. Non siamo allo strappo e neppure allo scontro, ma i segnali sono preoccupanti. Lotito rivendica un assoluto potere decisionale: si è confrontato con l’allenatore sui profili di cui ha bisogno la squadra, ma pretende di scegliere i giocatori in totale autonomia. Sarri è nemico delle apparenze e dei compromessi: per
lui conta la sostanza. È fermo sulle sue posizioni” – di stefano chioffi, Corriere dello Sport-Stadio