Il ritorno delle nobili scuderie del passato

MAX VERSTAPPEN ha chiuso il GP di Silverstone in un pugno di giri, dopo aver neutralizzato l’iniziale sussulto delle McLaren. Ha poi controllato senza dare l’impressione di eccedere. La Ferrari puntava al podio e s’è fermata al nono e decimo posto con Charles Leclerc e Carlos Sainz. Secondo e terzo invece Lando Norris e Lewis Hamilton, passato davanti a Oscar Piastri durante la fase delle soste ai box. George Russell nei primi-cinque con l’altra Mercedes.

SETTE CILINDRI | La Ferrari invece resta nel limbo

di roberto liberale

 

  MAPPE  I britannici

Il giorno dei piloti di casa. In due sul podio (Norris e Hamilton) e altri due in zona punti (Russell e Albon). Era dal 1999 che almeno due piloti britannici non salivano sul podio nel GP di casa. Nella storia del GP di Gran Bretagna è la dodicesima volta che accade, in assoluto è la 98esima volta. In 10 casi il podio è stato tutto loro. La scuola britannica resta quella con più tradizione, dall’alto delle sue 308 vittorie, giunte per merito di 20 piloti diversi. La gran parte del lavoro l’ha fatta Lewis Hamilton tra il 2007 e il 2021 con 103 vittorie. Oltre a Lewis, nel Regno Unito sono nati 9 piloti fra i 34 campioni del mondo almeno una volta. Da quanto è nato il mondiale di F1, solo in 11 stagioni su 73 è sfuggito un GP a un pilota britannico, più precisamente dal 1950 al 1952, poi nel 1974, dal 1978 al 1980, nel 1984, 1988, 2004 e 2005. Aspettando la prima vittoria made in UK del 2023.

  ② ARTEFICI  Il solito Max mangiatutti

Le vittorie di Verstappen e della Red Bull non fanno quasi più notizia. L’undicesima vittoria consecutiva della scuderia di Chris Horner è un filotto che pareggia quanto fatto dalla McLaren nel 1988, detentrice solitaria del record assoluto fino a ieri. La spina nel fianco di Horner e Marko resta Pérez, la cui posizione è sempre meno invidiabile. Checo è rimasto per la quinta volta consecutiva fuori dalla Q3, in gara appena sesto a bordo dell’astronave di Adrian Newey. Il pilota messicano sta perdendo sempre più sicurezza, sotto l’enorme pressione che il suo ingombrante caposquadra esercita, in pista e fuori. I due hanno corso sulla stessa monoposto per 54 volte, Checo ha già superato di gran lunga la soglia fatale a Albon (26 GP) e Gasly (12 GP). Ma la pressione resta e i numeri mostrano una storia che va in un’unica direzione, quella di Max. Nei 150 Gran Premi a bordo della Red Bull, Verstappen è stato battuto dal proprio compagno di squadra solo 36 volte in qualifica (il 24%), la maggior parte delle quali (25) tra il 2016 e il 2018, per mano di un Daniel Ricciardo al massimo della sua maturità agonistica, contro un Verstappen intorno ai vent’anni, appena affacciatosi alla Formula Uno. Pérez ha sopravanzato Max in prova per 9 volte, mentre Albon e Gasly ci sono riusciti una volta a testa. In gara invece, nei 105 GP in cui entrambi i Red Bull sono arrivati al traguardo, Max è finito dietro al compagno 21 volte appena (il 20%). È successo nei primi anni di F1 con Ricciardo per 8 volte nel 2016, solo in 5 occasioni tra il 2017 e il 2018. Dal 2019 in poi in un solo caso, con Gasly, due con Albon e cinque con Pérez. Ci sono abbastanza dati per smentire chi ipotizza che la Red Bull metta a disposizione di Verstappen una monoposto migliore. Max divora i propri compagni di squadra, c’è poco altro da aggiungere.

  PROSPETTIVE Quando verrà il turno di Piastri

La buona notizia del ritorno ai vertici della McLaren è stata confermata non solo dalla splendida qualifica, ma soprattutto da una gara solida da parte di entrambi i piloti diretti dall’ex Ferrari Andrea Stella e dal boss Zak Brown. La safety car ha forse danneggiato la strategia di Oscar Piastri, ma è realistico pensare che il giovane australiano sia felice per il suo miglior risultato in Formula Uno. Se la McLaren manterrà questo livello di prestazioni, l’occasione del podio potrebbe arrivare anche per lui, del quale nel paddock si dice un gran bene. Norris sarà altrettanto felice per il suo settimo podio in carriera, però la sua corsa al record di punti senza mai aver vinto continua. Ora è a quota 470, a soli 60 dal primatista Nico Hulkenberg. Auguriamo al bravo Lando di rompere l’incantesimo prima di superare quota 530. Difficile che Verstappen lasci fare, ma con una McLaren come quella vista a Silverstone non è il caso di disperare.

SCENARI  Le aspettative della Mercedes

La Mercedes è sempre più saldamente al secondo posto in classifica costruttori. Ha guadagnato 19 punti sulla Aston Martin e 22 sulla Ferrari. Il podio di Hamilton è la perla di giornata, la coppia di piloti porta sistematicamente punti al team con gare solide, ben gestite, sfruttando al massimo le occasioni che si presentano. Toto Wolff gioca spesso a nascondino prima delle gare, ma se finire il campionato in seconda posizione non è forse quello a cui erano abituati negli anni scorsi a Brackley, riuscire a piazzarsi dietro la Red Bull di quest’anno sarebbe già una bella impresa, soprattutto alla luce delle aspettative da parte di Aston Martin e Ferrari.

CADUTE  Ah già, la Ferrari

È bastato affermare che la Ferrari fosse tornata competitiva ed ecco che la Rossa delude subito le aspettative. Ancora una volta le qualifiche avevano lasciato intravedere speranze di podio, prontamente frustrate da una gara difficile da interpretare. Difficile perché non si comprende più se le responsabilità di un insuccesso del genere – nono e decimo posto, dietro la Williams di Albon, francamente un risultato da scuderia di terza fascia – siano delle gomme, delle strategie, della macchina o dei piloti. Sì, per una volta mettiamoci anche i piloti, che al di là di tutte le colpe da imputare alla scuderia, sembrano sempre più mancare di quel guizzo che altri al volante di monoposto diverse, inferiori, stanno mostrando. È comprensibile un po’ di scoramento da parte di chi pensava di essere arrivato a Maranello con l’aspirazione di vincere il mondiale, ma l’insieme di piccoli errori, battibecchi superflui, musi lunghi, rende l’aria ancora più pesante. È compito di Vasseur, accolto come il salvatore della patria, prendere in mano la situazione. Ha preso il posto di Binotto per questo. E oltre ai sorrisi di circostanza davanti alle telecamere e all’ottimismo che da sempre appartiene a tutti i team principal della Ferrari, inizi a far andare d’accordo Leclerc e Sainz. Soprattutto, a tirare fuori il massimo da entrambi.

  TRACCE  Alexander Albon 

Ancora una volta Alexander Albon merita una menzione particolare per la sua gara. Ha raggiunto per la terza volta consecutiva la Q3 (quarta in stagione) e ha corso una gara splendida. Zero errori, si è difeso quando c’era da difendersi, ha attaccato non appena si è presentata l’occasione giusta. Ha lasciato dietro le due Ferrari, frustrando ogni tentativo di Leclerc di raggiungerlo e superarlo. Pur se al volante di una monoposto notoriamente non all’altezza di tante altre, è riuscito a dare sempre il massimo. Un ragazzo sottovalutato, anche lui vittima dell’orco Verstappen. Helmut Marko e Chris Horner difficilmente sbagliano le valutazioni su un pilota, l’Albon attuale sta dimostrando che avevano ragione. I tempi del suo inserimento in Red Bull non furono i migliori, vista l’inesperienza dell’Albon 2019. Pare addirittura che recentemente l’anglo-thailandese abbia rifiutato un’offerta da parte della scuderia austriaca per un ritorno al fianco di Verstappen. Essere quotidianamente in competizione con un cannibale come Max deve aver lasciato pesantissime scorie nell’animo di Albon. Di questo passo trovare il compagno di squadra giusto per Verstappen sarà sempre più complicato, anche se Max pare abbia candidamente dichiarato che il campionato costruttori è in grado di vincerlo anche da solo.

  ORIZZONTI  La bulimia del 2024

La recente presentazione del calendario del mondiale 2024 ha lasciato spazio a qualche riflessione. Prima di tutto il numero di Gran Premi previsti. Se ne correranno 24, a meno di eventi che ne facciano saltare ancora una volta qualcuno, e speriamo di no, visto che dopo covid e alluvioni le sedi designate delle gare meritano un po’ di serenità. Francamente, tanti Gran Premi sembrano davvero troppi, in una stagione che durerà dal 2 marzo all’8 dicembre, lasciando sempre meno spazio alla preparazione delle monoposto, al lavoro delle scuderie e alle prove. In ben otto occasioni si correranno due Gran Premi a distanza di una settimana. Una bulimia che somiglia sempre più a quella che affigge troppi sport. Non c’è certezza che aumentare l’offerta corrisponda automaticamente a una maggiore richiesta e un seguito superiore. L’eventuale mancanza di uno spettacolo attraente, soprattutto una competizione scontata, potrebbero indurre il pubblico a stancarsi. Ecco perché diventa sempre meno comprensibile avere calendari sempre più gonfiati. Senza dimenticare lo stress psicofisico a cui sono sottoposti tutti gli addetti ai lavori, soprattutto i piloti, ma anche i meccanici e tutti coloro che dovranno girare per quattro continenti in dieci mesi. Purtroppo è una tendenza che sarà difficile cambiare.

   PUZZLE Che cosa si dice in giro    

  ◇  Gabriele Romagnoli, Repubblica [ieri]: Chi ha paura dei cannibali? Perché quando si prendono il cortile si lamenta la fine della competizione, il bisogno di trovare avversari, rimedi, perfino di cambiare le regole? Dicono: non c’è interesse a guardare una gara se sai già chi la vincerà. La Formula Uno di Verstappen, il tennis di Djokovic, perfino il sospetto per la Moto Gp di Bagnaia. Che effetto hanno sugli ascolti, sugli sponsor, sul giro d’affari? Francamente, mia cara, non è questo il punto. Lo sport non è un sistema di governo. Non si chiede se sia meglio la monarchia, la diarchia, o la democrazia in cui tutti partono (teoricamente) alla pari. Lo sport è creazione di una memoria collettiva. La storia si fa tramandando ricordi, ingigantiti dalla lente d’ingrandimento del racconto al passato remoto. L’apparizione di un cannibale è un segnalibro nel romanzo che altrimenti perde ogni riferimento: ricominci e non ti accorgi di aver già letto. Senza il cannibale non c’è un’era, soltanto tempo.

  ◇  Fabio Tavelli, Il Foglio: Che una Williams, quella del valoroso Albon, possa stare davanti ai due in rosso è qualcosa che raggela le speranze che il Gran Premio d’Austria aveva legittimamente generato. D’accordo, sono circuiti diversi. Però gli aggiornamenti li portano anche gli altri e a parte il solito, invincibile, Max Verstappen i valori dietro al Campione del Mondo si stanno livellando.

  ◇  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: La sensazione che in questo modo andremo avanti sino alla fine, ascoltando una quantità di teorie su temi aerodinamici, utili per farci capire che questa macchina rossa più di tanto non può andare, non può fare, pur lottando in mezzo ad altri che, a rotazione, maneggiano impacci o lampi simili. Dipende. Da curve più o meno severe, da temperature più o meno alte, da quisquilie e pinzillacchere incomprensibili. Si era detto: questo progetto va perseguito, va fatto sbocciare. Siamo ancora sicuri che sia così? Che non convenga cambiare indirizzo tecnico, filosofia progettuale?  Pensiamo al 2024, accettando con serenità quel che viene, con la consolazione di essere in buona compagnia. Tutti impantanati in mezzo al guado. Escluso Max.

  ◇  Stefano Mancini, la Stampa: Il Gran premio di Silverstone la Ferrari non poteva vincerlo, perché Verstappen resta imbattibile, ma neppure doveva perderlo in questo modo. Strategie sbagliate, eccesso di prudenza, lettura sbagliata della gara, piloti che si lamentano: il nono posto di Leclerc e il decimo di Sainz rimandano ai momenti più cupi di inizio campionato, quando il consumo delle gomme in gara zavorrava qualsiasi ambizione di risultato. Il paradosso è che ieri nel Gran premio di Gran Bretagna gli pneumatici della SF-23 non si degradavano. I piloti avrebbero potuto spingere di più e soprattutto avrebbero potuto montare mescole più morbide.

  ◇  Umberto Zapelloni, il Giornale: La domenica nera della rossa. Là dove l’anno scorso aveva dominato con Sainz, la Ferrari ha innestato la retromarcia chiudendo con un nono e decimo posto che fa rizzare i capelli.   Il peggior risultato “a casa loro” dal 2010. I più perfidi lo chiamano già “effetto Binotto” perché l’ex team manager ferrarista è ricomparso in pista proprio a Silverstone, tra l’altro nello stesso week-end in cui è tornato a parlare anche il suo predecessore, Maurizio Arrivabene, ospite a Race Anatomy su Sky

  ◇   Leo Turrini sul Resto del Carlino riporta stralci dell’intervento di Maurizio Arrivabene in studio a Sky: Maurizio, ti manca la Ferrari? «La Ferrari è una cosa che ti resta dentro per sempre». Ci torneresti? «Umanamente vorrei realizzare un sogno incompiuto. Da team principal ci sono arrivato vicino, eravamo lì, non mancava poi molto! E lottavamo contro un colosso come la Mercedes. Poi la vita ha le sue stagioni, toccherà ai ragazzi che sono adesso a Maranello completare quel sogno e io sarò il primo ad applaudirli». Senti, nei tuoi quattro anni arrivarono quindici vittorie. Nei quattro anni del tuo successore Binotto i successi sono stati sette, meno della metà. Vuoi dire qualcosa? «Io non commento mai il lavoro degli altri».

  ◇   Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: Le illusioni finiscono a Silverstone. E sarebbe ancora quasi accettabile, se fosse solo la consapevolezza che i progressi di Montreal e Zeltweg all’improvviso sembrano effimeri. È che c’è di più e di peggio, per la Ferrari. C’è che là davanti, via via nemmeno più visibili ai due Carli, si sono materializzate le McLaren, rappresentazione plastica di come dovrebbero funzionare gli sviluppi

  ◇   Giorgio Pasini, Tuttosport: Dietro all’imbattibile Red Bull (11ª vittoria conseciutiva, 10 su 10 in questa stagione) c’è un’ammucchiata di team in continuo progresso, ma la verità è che la Ferrari dovrebbe smettere di inseguire e preoccuparsi degli altri (e del giudizio degli altri), ma guardare solo a sé stessa. Dentro sé stessa. E smettere di tirare ognuno dalla sua parte una coperta che per altro è anche corta. Piloti in primis, con i rispettivi ingegneri coinvolti

  ◇   Giorgio Ursicino, Il Messaggero: Il risultato è pessimo, ma non è il caso di fare un dramma. Silverstone, si sa, è l’università del motorismo, una pista dove i campioni di casa si esaltano, spinti dell’entusiasmo di un pubblico foltissimo e sicuramente molto competente. Una pista con ampie vie di fuga, cordoli bassi e pochi punti dove si possono superare i “track limits”. Una pista vecchia maniera, con una velocità media elevata, niente muretti e tante curve ad alta percorrenza che premiano la monoposto più equilibrata, sia dal punto di vista telaistico che aerodinamico. Ali non troppo cariche per non penalizzare l’avanzamento, ma “downforce” di prim’ordine per restare incollati al terreno nelle pieghe a 300 allora. È un tracciato anche di pelo perché, è vero che le barriere sono distanti. Su questo labirinto Maranello aveva messo le mani avanti, chiedendo di non pretendere troppo da una SF-23 in via di guarigione, ma nata maluccio, soprattutto per i problemi a gestire le gomme sulla distanza. Ma ci si è messa anche la sfortuna.

  ◇  Massimo Calandri, Repubblica: C’è anche una Ferrari che vince. E quando proprio va male, sale sul podio. Una Ferrari emozionante, elegante e veloce. Da innamorarsi. Dopo lo storico trionfo alla 24 Ore di Le Mans in giugno, cinquantamila tifosi entusiasti sono corsi qui a vederla. Eccola, e tutti a bocca aperta: la 499P. Protagonista del Wec, mondiale di endurance che da questa stagione ha salutato il ritorno di Maranello dopo mezzo secolo di assenza nella categoria regina.

Una Hypercar, prodigio di tecnologia e bellezza

  ◇  l’ingegnere di Orvieto Daniele Sparisci, Corriere della sera: Non c’è aria di rivalsa nel viso e nelle parole di Andrea Stella, a rappresentare l’Italia fra i top 3. «Alla McLaren lavorano tanti connazionali, sono entrato otto anni fa da ingegnere di pista (lo stesso ruolo che ricopriva a Maranello, al fianco di Alonso ndr ) e non mi aspettavo di diventare team principal. Come non mi aspettavo questo risultato, e senza safety car Piastri sarebbe finito terzo. Pensavamo di poter lottare così in alto soltanto a fine anno». Fiducia a un italiano nel team che è stato di Ron Dennis e che ora è in mano all’americano Zak Brown. Presente nella saletta a distribuire vigorose pacche sulle spalle a tutti. «È stato uno scambio culturale — racconta ancora Stella —, io ho cercato di portare un po’ della nostra cultura, ho vissuto la Ferrari di Schumacher e di altri grandi piloti. Siamo un gruppo unito qui dentro, non c’è neanche bisogno di dire di remare tutti dalla stessa parte. Ma il nostro percorso è ancora lungo, per tornare a lottare per le vittorie dal 2025». Chissà che l’ingegnere di Orvieto non riesca a bruciare le tappe.

  ◇  Franco Nugnes, Motorsport: Il GP di Gran Bretagna, esulando il dominio di King Verstappen, ci offre nuove gerarchie che devono far riflettere: la McLaren decolla, non si può dire diversamente, e riesce a contenere la Mercedes che raccoglie punti importanti per consolidare il secondo posto nel mondiale Costruttori a danno di Aston Martin staccata di 22 punti e Ferrari. George Russell ha stupito nel primo stint con le soft: l’inglese si è fermato al giro 27 quando la Pirelli aveva previsto una vita più corta di dieci giri (ma chi stima la durata?) e George è un altro pilota che ha pagato la safety car. La squadra di Brackley riesce a raccogliere il massimo potenziale della freccia nera.

  ◇  Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: A Silverstone le sorprese vengono dal passato. Con McLaren e Williams che alzano la testa. Due marchi che per i più giovani sono quasi sconosciuti. La capacità crescente di piloti sempre più giovani e allo stesso sempre più competitivi non è altro che il risultato di tecnologie che le nuove generazioni integrano nei loro stili di vita. Che in pista si confrontano con quelle dei piloti più maturi. Resta il fatto che la Formula 1 non può fare a meno di rafforzare anche la sua storia. Perché il passato corre così veloce da farsi futuro. E l’intelligenza artificiale non può fare a meno di confrontarsi con la tradizione e l’esperienza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.