AMERICHE
Sta per uscire il film sulle scarpe di Jordan
Ne scrive stamattina Fulvia Caprara su la Stampa: “Il sogno americano può passare anche attraverso un paio di scarpe. A patto, però che ci sia alla base di tutto il legame ferreo tra due amici del cuore, e l’intervento, decisivo, di una madre determinata come un capitano d’azienda”. È la storia dell’avventura commerciale di Michael Jordan e della Nike.
«Credo davvero – ha spiegato Ben Affleck nell’incontro internazionale per il lancio del film – nell’eccellenza umana. Il concetto di genio mi ha sempre affascinato, e Michael Jordan è esattamente questo. C’è qualcosa di misterioso, di inspiegabile, nelle ragioni che lo hanno portato a essere quello che è, il più grande giocatore di basket di sempre. La sua influenza, non solo in questo gioco, è incalcolabile, e vale per tutti quelli che amano lo sport, in generale».
Le parole di Damon: «Il nostro è uno di quei film “feel good”, che ti fanno stare bene, anche perché parlano di epoche che tutti noi ricordiamo benissimo. Mi sono tornati in mente i tempi in cui io e mio fratello andavamo a vedere una partita di basket all’anno. Volevamo sempre vedere i Bulls perché così poi avremmo potuto dire che avevamo visto giocare Michael Jordan in persona. Nella nostra giovinezza lui ha significato moltissimo, era dovunque».
Affleck interpreta Phil Knight, il fondatore della Nike. Dice: «Ho ricordi pieni di nostalgia su quel periodo, pensavo che tornare su quella lunghezza d’onda sarebbe stato divertente. Conservo una foto di mio fratello piccolo che indossa le Air Jordan, era l’inverno dell’85, ricordo benissimo quando il marchio Nike prese il posto di quello Adidas che, all’epoca, andava per la maggiore. Da un momento all’altro le Nike diventarono l’oggetto irrinunciabile da possedere, quello che dovevi assolutamente avere se volevi essere “cool”. Non sapevo nulla di tutto quello che c’era dietro, anche se ovviamente noi tutti capivamo che non erano le scarpe a rendere Michael il fenomeno che era e che anzi, al contrario, le scarpe erano diventate importanti grazie alla sua grandezza».
Scrive la Stampa che “la chiave di volta del racconto è nella figura di Deloris Jordan, madre del campione, interpretata da Viola Davis proprio come Jordan aveva espressamente chiesto. Fu lei, chiedendo la percentuale su ogni scarpa venduta con il marchio del figlio, a porre la condizione cruciale che avrebbe potuto far saltare la trattativa proprio quando sembrava fosse andata in porto”.