L’ULTIMO SCROLL
Gli odori del mercoledì
L’INCENSO Michael Smith campione di freccette
di ROBERTO LIBERALE
No Brexit. Ha vinto Michael Smith, inglese, per la prima volta campione del mondo, come sempre accade ai britannici dal 2009 con l’eccezione dei tre titoli andati all’olandese Michael van Gerwen, il finalista battuto ieri sera.
La media punti generale è stata rispettabilissima: 100,225. È stata la terza finale più giovane di sempre, con 33 anni e 5 giorni. Era la replica della finale giocata nel 2019, quando fu la partita con l’età media più bassa in assoluto, entrambi non erano ancora trentenni. Fino a quel giorno, tranne rarissime eccezioni, i due finalisti andavano quasi sempre oltre la quarantina. Il picco è stato toccato nel 2015, con Gary Anderson vincitore a 44 anni contro Phil Taylor quasi 55enne. Così, la partita di ieri sera pare una specie di ipoteca definitiva sul futuro di questo sport. In generale l’età dei migliori sembra gradualmente abbassarsi, con l’approdo tra i primi quattro anche del 28enne belga Van den Bergh.
Il quotidiano del suo paese Het Nieuwsblad celebra comunque la sua storica semifinale e racconta come le partite di freccette siano guerra psicologica, battaglia di nervi, in qualche caso intimidazione quasi fisica. Dimezzare la distanza dall’avversario mentre tira è solo uno dei modi per far perdere la concentrazione. Ci sono anche i decibel. Van Gerwen per esempio è abituato a gridare regolarmente, esultare per un buon punteggio o per un tiro su una gamba. “L’olandese è il re delle molestie verbali” hanno scritto in Belgio. Il più famoso in questo campo resta probabilmente Gerwyn Price, il gallese, campione del mondo due anni fa. L’urlo è il suo marchio di fabbrica. No Brexit, allora. I Leoni sono sempre qua
L’ALLORO Il ritiro di Mahiedine Mekhissi
«È stata una grande avventura», dice Mahiedine Mekhissi a l’Équipe nell’annunciare il suo abbandono dell’atletica all’età di 37 anni, “uno dei più grandi nella storia di questo sport in Francia” dice il giornale. La sua ultima gara individuale è stata un 1.500 indoor corso lo scorso anno al meeting indoor di Miramas [nono posto in 3’44”57], in realtà per trovare il vero Mekhissi bisogna tornare al 9 agosto 2018, quando a Berlino vinse il suo quinto titolo europeo, il quarto nei 3.000 siepi. Da allora, ricorda l’Équipe, infortuni e operazioni ai tendini d’Achille erano diventati la sua quotidianità. Non è mai più stato competitivo.
“Per le strade di Reims o altrove, la gente che lo riconosceva gli chiedeva se stesse ancora correndo. Lu irispondeva di sì, meccanicamente, quando sapeva in fondo che era finita”.
Stamattina spiega: «Mi fermo perché la voglia non c’è più. Non mi piace più allenarmi. Ho sentito che era ora di dire basta. Correvo per diventare campione del mondo, campione olimpico, per vincere medaglie, per battere i record. Se non te la senti più, non ha senso continuare. Meglio andare avanti e fare qualcos’altro della mia vita».
I titoli europei potevano essere sei. Mekhissi ne ha gettato uno agli Europei del 2014, quando sulla dirittura d’arrivo dei 3000 siepi aveva iniziato a festeggiare togliendosi la maglietta: squalificato. Un tipo fumantino, Mekhissi. Nel 2011 al meeting di Montecarlo aveva chiuso i 1500 con una rissa, insulti, pugni e calci con l’altro francese Mehdi Baala, arrivato qualche secondo dopo di lui. Baala lo aveva visto deluso per il nono posto e provò a consolarlo con un buffetto amichevole sulla testa. La prese male. Dovettero separarli, la rissa riprese in sala stampa. Sia nel 2010 a Barcellona sia nel 2014 a Helsinki se l’era presa invece con la mascotte della manifestazione, due ragazzini nascosti nel costume a bordo pista.
Eurosport lo saluta definendolo “l’eterno incompreso dell’atletica francese, accompagnato spesso sul podio dall’imbarazzo”
«Non capisco perché la gente non mi consideri un campione» disse Mekhissi nel 2013 a Libération. Nel 2012 a Le Monde confessò di non leggere i giornali: «Mi rovinano il piacere di alzarmi la mattina».