La lezione della Selección per il Paese

La lezione della Selección per il Paese

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

prospettive Una società unita | Lo scrittore Martin Caparros su El Pais ha ragionato sulla lezione che l’Argentina come Paese può trarre dal successo della Nazionale di calcio ai Mondiali in Qatar. Ha detto: 

“Leo Messi ha scritto sui social che con questa vittoria dimostriamo ancora una volta che gli argentini, insieme e uniti, sono in grado di raggiungere ciò che si sono prefissati. Ha avuto 64 milioni di like, il post più celebrato della storia. Il calcio offre questa parvenza di unità. Tutti gli abitanti di un paese possono credere – e sentire – che la loro squadra gli appartiene, che è una sintesi di merito comune. Si può discutere di questo o quel giocatore, di questa o quella tattica, ma tutti sanno che l’obiettivo è giocare meglio degli altri, vincere il più possibile. È grazie a questo che oggi siamo campioni. È in assenza di questo che la metà degli argentini continua a vivere peggio di quanto dovrebbe. Nel gioco sociale, negli incroci che migliorano o peggiorano la nostra vita, non c’è mai una sola squadra. Ce ne sono diverse, alcune più potenti e altre meno. Per questo è ovvio che il calcio offra un’occasione di unità e di volontà comune che le dinamiche sociali non possono fornire. Ecco perché la metafora della Nazionale – quello spazio dove tutti possiamo “combattere insieme e uniti” – è difficilmente replicabile nelle vicende della vita. Ancora di più quando sappiamo che molti di coloro che ora celebrano l’unità, sono persone che nella loro definizione di sé  si presentano come profondamente anti-X o come rabbiosi anti-Y. Non saprebbero nemmeno dire a cosa sono favorevoli. 

“Ma sarebbe un peccato – continua lo scrittore argentino – lasciare che questi giorni, questa intensità, questa gioia si dissolvano nel nulla e in un ricordo. Il Mondiale e tutto quello che si è detto su di esso può essere pensato come una pausa, come l’inizio di qualcosa? È passato così tanto tempo da quando abbiamo ottenuto qualcosa che ci eravamo prefissati. L’Argentina sta andando di male in peggio, dall’inflazione alla miseria, dalla corruzione alla disperazione. Dobbiamo recuperare quest’illusione che ci ha dato la nazionale e che ci ha offerto Messi – l’illusione che se ci proviamo alla fine ce la facciamo”.

 

scenari Un gol come esempio | Ha parlato di esempio anche John Carlin su La Vanguardia, in un Paese “fallito, atomizzato, in cui regna lo spirito di ognuno per sé” e dove si avverte un “grottesco spreco di qualità umane e di risorse naturali che la fortuna ha regalato”. La Vanguardia, giornale catalano, sottolinea che in Qatar non si è visto il Messi dei gol individuali incontrato a Barcellona, ma “un Messi maturo, consapevole dei suoi limiti, quello che capisce meglio di chiunque altro che lo sport in cui brilla come nessun altro, porta il nome originale di associazione calcio. Non aveva Iniesta o Xavi al suo fianco, ma ragazzi volenterosi come Mac Allister e Julián Álvarez, un soldato alla De Paul che nessuno prenderebbe per un Mozart. E che dire del facchino Martínez, lo spartano che fermò l’ultima offensiva francese nella sua particolare battaglia delle Termopili?”. 

Carlin vuole arrivare qua: nel 1986 ci fu Maradona che scartò tutta l’Inghilterra per “il miglior gol individuale della storia”, ma nel 2022 c’è stato il secondo gol argentino contro la Francia che è stato “un brindisi all’idea di associazione”, con sette tocchi, cinque giocatori coinvolti e Messi tra loro, brillante nei dettagli, ma come comprimario, niente di più. La lezione di questa squadra campione è che per l’Argentina sia giunto “il momento di smettere di passare per gli zimbelli del mondo, per diventare un paese prospero di persone adulte. Non un paese di bambini che continuano a credere che un idolo redentore, un Maradona, una Evita, i Kirchner, Babbo Natale, possa risolveranno tutto. L’occasione verrà colta? Difficile. Ma ha ragione un mio amico argentino: ciò di cui ha bisogno questo meraviglioso e disperato Paese è replicare lo spirito di solidarietà, sacrificio, onestà e forza di volontà che ha portato il capitano Messi e i suoi soldati operai ad essere incoronati campioni del mondo”.

 

discussioni Messi, Maradona e le nostre analisi | Bisognerebbe stampare un bacio sulla fronte di Juanma Lillo per i lampi di verità con cui illumina il pezzo scritto su The Athletic. Lillo allena l’Al-Sadd in Qatar dopo essere stato nello staff di Sampaoli con la Nazionale cilena e in quello di Guardiola al Manchester City. Così, stamattina si domanda: “E dunque, poiché l’Argentina ha segnato i suoi rigori, Lionel Messi sarebbe migliore di Diego Maradona? Mi fa ridere come siamo caduti nella volubilità delle vittorie e delle sconfitte. Immaginate come si sarebbe trasformata tutta la discussione — non solo i complimenti, ma i ragionamenti che ci sono dietro — se Kolo Muani avesse segnato nei minuti finali. Negli ultimi 10 minuti dei tempi regolamentari, la Francia ha fatto due gol e ha avuto quattro occasioni. Quattro! Non è per criticare l’Argentina, ma se la Francia avesse segnato una di quelle occasioni, dove sarebbero i cervelloni analisti, quelli che cercano il perché delle cose? Ora il perché è l’ottima gestione di Lionel Scaloni. Non ho intenzione di sminuire l’Argentina – o qualcuno – ma se Kolo Muani segna, come viene analizzata la sua grande gestione?  Sto parlando di quelli che si siedono davanti a una pagina bianca e dicono: – Amico mio, ora ti spiego perché. Il risultato è arrivato per questo, questo e questo. I perché sono come i culi: tutti ne hanno uno. Tu hai il tuo, io ho il mio, e una volta che il gioco è finito, posso applicare qualsiasi perché per spiegare cosa è successo. Sappiamo come funzionano l’adulazione e la lode. Se vinci sei bravo, se perdi sei cattivo. Il problema è che sul risultato, vengono scritte anche intere tesi di dottorato. È come la parola esperienza, alla quale abbiamo attribuito fin troppo significato, in tutti i ceti sociali. Non ha nessun senso. Certe analisi sono come comprare un biglietto dopo la lotteria. Quindi se Kolo Muani avesse segnato quel gol, Messi sarebbe stato meno bravo? Con tutto quello che ha fatto nel calcio. Perché Messi ha bisogno di vincere la Coppa del Mondo perché qualcuno gli dia un certificato dei suoi successi? Si dice: è l’unica cosa che gli mancava. Con tutto quello che ha fatto su un campo di calcio, perché doveva aver bisogno di qualche rigore segnato o di una parata di Martinez? Abbiamo deciso che la Coppa del Mondo ha questo valore globale nel giudizio sul livello di un giocatore. Cosa aveva fatto Messi prima di vincere la Coppa del Mondo? Cose meravigliose, cose geniali. Ma Maradona aveva giocato il Mundial che aveva giocato nel 1986, e così quello è stato per sempre il suo punto di riferimento. Okay, d’accordo, è stato speciale. Ma la cosa davvero speciale fatta da Maradona è stata andare a Napoli e renderlo campione”.

Infine Lillo vince il premio Slalom per l’editoriale dell’anno con le seguenti parole: “L’unica cosa che ho fatto dal primo momento in cui ho aperto bocca è ammettere di non avere alcuna certezza sul perché le cose accadano. L’unica cosa di cui sono sicuro è l’incertezza. Le mie uniche verità sono le domande che ho. Non conosco alcuna risposta, e probabilmente tra 20 minuti dirò l’opposto di quello che sento adesso”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.