1 settembre 1972 – Sesto giorno alle Olimpiadi di München. La scena è di due atleti sovietici. La prima è la ginnasta bambina Olga Korbut, il secondo è il centometrista Valerij Borzov. Vince a braccia alzate l’oro, i due americani Hart e Robinson sono squalificati perché giunti allo stadio in ritardo, quando le batterie dei quarti di finale erano già partite. Succede mentre in Islanda il campione del mondo di scacchi, Boris Spassky, lascia il titolo a Bobby Fischer.
Borzov ha la faccia di uno qualsiasi
di giovanni arpino, La Stampa
“La dea velocità ha scagliato i suoi primi fulmini: Valéry Borzov è il «re» dei cento metri, una placida faccia paesana, un corpo possente che si invola sul «tartan» come un bolide di Formula uno sulla grande curva di Monza. Quattro finalisti bianchi a Monaco, a Città del Messico sette negri. Qui non si tratta solo di perdere l’autobus, ma anche la supremazia «culturale».
… Un giornalista che, per distrazione, si è girato in tribuna stampa mentre scattavano Borzov, Taylor e Miller, sta piangendo ancora adesso. E non può riflettere su Valéry il russo, tiranno dei cento ’72: un ragazzone che ci sembra di aver visto dappertutto, magari un controllore del tram, un meccanico, un tipo appoggiato al biliardo del caffè. Perché? Ma è chiaro: perché ha fiaccato il mito dei «mostri» e si rivela qualsiasi. Non che lo si possa imitare, però. L’illusione di normalità che la «freccia bianca» sparge intorno a sé è forse il primo dei suoi magnifici misteri”.
Un rimpianto per Mennea
di gianni romeo, Tuttosport
“Da quanti anni un’Olimpiade dello sprint non veniva vinta da un uomo che aveva il tempo di sollevare le mani al cielo? Basterebbe questa fotografia per Borzov in arrivo a dire del margine che esiste tra lui e il resto del mondo, anche se cronometricamente Borzov non ha ancora raggiunto il resto del mondo, non ha mai toccato il tetto del 9”9. Oggi un leggero vento contrario (0.30 metri) e la mancanza di stimoli l’hanno fermato sul 10”14, ma questo è un particolare da nulla. Borzov è come un pugile di gran classe, adegua il suo pugno ai rivali e picchia quel tanto che basta per metterli sempre al tappeto. Con gli uomini del 9”9 si sarebbe espresso al cento per cento e l’unico rammarico è davvero quello di non aver mai visto Borzo esprimersi al cento per cento.
Oggi Mennea sarebbe certamente giunto secondo a un soffio dal grande sovietico. Oggi è lecito avere un rimpianto, anche se è facile parlare con il senno di poi. ma Borzov contro Mennea è una sfida che molto probabilmente vedremo”.
Il pasticcio degli americani in ritardo
di eddy ottoz, Corriere dello sport
“La versione ufficiale che i due atleti si fossero profondamente addormentati e che abbiano addirittura equivocato sull’orario della gara, per i più scafati non regge: sembra così semplice che i più furbi sono certi che ci sia qualcosa sotto.
… Taylor, Hart e Robinson, non conoscendo l’orario, erano ignari davanti al video, quando hanno visto i velocisti sui blocchi accingersi a partire. Sono corsi allo stadio, nello stesso autobus correndo avanti e indietro hanno cercato di effettuare un sommario riscaldamento, ma solo Taylor ha fatto in tempo a presentarsi alla partenza dato che la sua era una delle ultime serie dei quarti di finale. Questo conferma la nostra teoria, già espressa, che non può esistere al mondo un atleta così veloce da poter correre mentre assiste alla propria gara in ripresa diretta”.
La prima ginnasta bambina
di marcello del bosco, L’Unità
“Olga Korbut, 16 anni, un metro e 54, appena 38 chili. Per forza, che volteggia come una piuma. È brava, ha un faccino simpatico con due treccette da prima elementare e fiocco rosa. Sprizza personalità, e insomma è riuscita a incantare il pubblico. Per poco non succedeva il finimondo, quando i giudici — nelle sbarre asimmetriche le hanno assegnato un punteggio inferiore ai suoi meriti. Apriti cielo! È stato uno dei più tempestosi uragani di fischi che si ricordino in terra tedesca: grida, minacce, pallottole di carta, tambureggiamento di piedi, sbattimento di sedie. Tutto sospeso per almeno dieci minuti. E anche una vittima, innocente, la tedesca della RDT Angelica Hellman che — costretta a esibirsi in pieno tornado — ha perso concentrazione ed equilibrio, rischiando l’osso del collo in un atterraggio di fortuna a motori spenti. Lei, la Korbut. zitta durante l’infuriare della tempesta. in un angolino, con il visetto compunto e la lacrima pronta, a far capolino; poi ha avuto il colpo di genio, si è alzata e con grandi sorrisi e mani protese è riuscita a calmare il pubblico ormai a un passo dall’invasione di palestra. A questo punto. tutti ai suoi piedi. Spettatori e giudici. Anzi, soprattutto giudici, che imbianchiti e tremolanti per il temuto linciaggio si sono affrettati a darle il massimo punteggio nelle prove successive facendole vincere due medaglie d’oro. Si capisce, le avrebbe guadagnate lo stesso perché è di una bravura eccezionale; ma a quel punto poteva anche non scendere in campo. La Giuria era pronta a sacrificare onore e pudore pur di rivedere i figlioletti. Insomma, questa ragazzina sovietica sembra destinata a un futuro sfolgorante, da far impallidire il ricordo di Vera Caslavska; a patto di non tagliarsi le treccine e di non perdere quell’aria di bambina sperduta fra le luci del Luna-Park”.
▻ Il podcast dedicato a Olga Korbut [qui]
Il titolo perso dallo scialbo Spassky
di mario monticelli, Corriere della sera
“La scuola scacchistica dell’URSS è stata così sconfitta a Reykjavik; e non è stata battuta da un’altra scuola, ma da un fuoriclasse affermatosi per virtù proprie: tale infatti dev’essere considerato Fischer. Spassky è un prodotto dell’ambiente sovietico: ci dice chi sono stati i suoi maestri, e quali abbia preferito, o da chi abbia appreso di più. Non c’è niente di simile nella carriera scacchistica di Fischer, il quale maestri propriamente detti non ne ha mai avuti. la sua vera scuola è stata la formidabile ambizione, la volontà di imparare a proprie spese da ogni insuccesso, l’applicazione ferrea che ha subordinato ogni altro interesse a quello della corona mondiale. Col nuovo campione rinascerà certamente l’idolatria che conobbero Capablanca e Alekhine, e che non aveva mai nemmeno lontanamente sfiorato i campioni sovietici, insigni giocatori ma personaggi scialbi”.
▻ La partita a scacchi più famosa della storia [qui]