Verstappen vs Leclerc è il nuovo show

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Verstappen vs Leclerc è il nuovo show

 

Sul circuito di Gedda, Max Verstappen ha risposto alla doppietta segnata all’esordio mondiale dalle Ferrari, vincendo il GP d’Arabia dopo un duello magnifico con Charles Leclerc negli ultimi otto giri. L’altra rossa di Carlos Sainz al terzo posto. Lewis Hamilton ha concluso malinconicamente al decimo posto.

 

Il senso del GP di Arabia Saudita in sette punti

 

DI ROBERTO LIBERALE

 

Due indizi fanno una prova. O almeno mezza prova. Due Gran Premi in una settimana regalano alcune conferme

  ①  È una Formula Uno altamente spettacolare. Due gare mozzafiato, con sorpassi e controsorpassi.  In casa Liberty Media staranno gongolando. Se i prossimi Gran Premi riproporranno lo stesso copione, potremmo assistere ad uno dei mondiali più tirati e spettacolari degli ultimi anni. Soprattutto se la Mercedes riuscirà a tornare ai livelli che conosciamo.

  ②  Verstappen e Leclerc si stanno prendendo tutta la scena. Hamilton resta dietro le quinte, e il suo compagno Russell lo ha anche battuto per la prima volta. Chissà se il giovane George si farà ingolosire da questo risultato. Di sicuro il ragazzo è ambizioso, e in classifica mondiale ora è lui ad essere davanti a Lewis.

  ③  Una Ferrari che fa il vuoto in classifica costruttori, con Leclerc e Sainz ai primi due posti nella classifica piloti (anche se sono state corse appena due gare) fa davvero impressione. Fino a qualche settimana fa nessuno ci avrebbe creduto, neanche il più ottimista dei tifosi della “Rossa”.

  ④  I complimenti di Chris Horner a Mattia Binotto: “Correre contro Ferrari è qualcosa di unico, mi sono complimentato con Binotto in segno di rispetto”. A parte il fatto che già nel 2010 Red Bull e Ferrari si produssero in un lunghissimo testa a testa che vide il trionfo di Vettel e di Horner, questo rispetto e questi sorrisi reciproci sanno tanto di fronte comune verso il nemico numero uno, quel Toto Wolff e la sua Mercedes alle prese con difficoltà inimmaginabili.

  ⑤  La Safety Car e la sua sorellina minore “Virtual” continuano ad avere un peso specifico notevole. Almeno nei circuiti cittadini. Una variabile tanto casuale quanto inevitabile. Meglio non farne oggetto di ragionamenti complicati. A volte favoriscono qualcuno, a volte altri.

  ⑥  L’affidabilità delle monoposto torna ad essere un fattore importante, avvicinando questa Formula Uno a quella del passato. Altri quattro ritiri per problemi meccanici, dopo i tre del GP del Bahrain.

  ⑦  Quella di Jeddah è una pista pericolosissima, in una location altrettanto pericolosa. I segnali dei giorni precedenti, dai missili a pochi chilometri dal circuito all’incidente di Mick Schumacher, avevano il sapore dei presagi negativi. Per fortuna tutti torneranno a casa sani e salvi, ma non è il caso di sfidare troppo la fortuna in circuiti del genere. Visto il contratto a lungo termine con l’organizzazione Saudita, e l’intenzione di restare a Jeddah per più anni rispetto al proposito di cambiare sede nel 2023, sarebbe il caso di richiedere robuste modifiche. Per la location controversa invece c’è poco da fare.

 

dialoghi Certe cose mai provate prima

Pete Bonnington, ingegnere Mercedes: «Lewis, sei arrivato decimo. Hai preso un punto» 

Lewis Hamilton: «Ah bene! Il decimo prende un punto?» 

(da L’Equipe)

 

      |  coriandoli Che cosa si dice della corsa e della Ferrari

 ◇  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Leclerc-Verstappen; Verstappen-Leclerc. Erano attesi, in coppia, da almeno due anni. Sono arrivati, insieme, per una lotta destinata a segnare un’epoca. Questa, la loro. Il tutto mentre Hamilton fa i conti, per la prima volta, con un attacco doppio e preoccupante che può segnare un cambio generazionale. Regalando alla F1 uno spettacolo nuovo e ricco perché, quando c’è di mezzo una Ferrari, cambiano musica, passione e incassi. I due non si amano, ma si stimano. Lottano ma non fanno a ruotate, almeno per ora. Hanno stili diversi viaggiando al limite.

  ◇  Stefano Mancini, la Stampa: Alla fine Charles va a congratularsi con Max e ammette che ha meritato il successo. I due si rispettano, verrebbe quasi da dire che si vogliono bene. Durerà poco”.

  ◇  Umberto Zapelloni, il Giornale: Max e Charles sono stati straordinari nella lotta che ha fatto scordare le sportellate di un anno fa tra l’olandese e Hamilton. Si può combattere ruota a ruota anche senza picchiarsi. Almeno vediamo finché dura perché la tensione tra i due è destinata a salire e quando la posta in palio si alzerà, non sarà più così. Scommettiamo? Bravi ragazzi sì, ma non sono angeli, sono campioni che lottano per il Mondiale.  La nuova Formula 1 con questi arrivi in volata riconquisterà gli spettatori scomparsi negli ultimi anni, ma piano a paragonarla a una gara del Moto Mondiale, là passare è molto più facile. Arrabbiarsi per una pole sfuggita di 25 millesimi e per una gara persa di mezzo secondo è il segnale di che cosa sia diventata la Ferrari oggi

  ◇  Alessandra Retico, la Repubblica: Il tempo del fair play è finito. È durato il tempo di un gran premio. Ferrari e Red Bull si sono annusate, hanno capito l’aria che tira e deciso – entrambe – che non è più tempo di porgere l’altra guancia

  ◇  Andrea Cremonesi, la Gazzetta dello sport: “Gli ultimi dieci giri sono stati il manifesto di quello che è la nuova Formula 1: un duello giocato sui centesimi, i millesimi di secondo tra due piloti che rappresentano il presente e soprattutto, avendo solo 24 anni, il futuro del Mondiale

  ◇  Leo Turrini, il Resto del Carlino: Attenzione, questa non è una sconfitta. È vero, sul delirante circuito Saudita hanno vinto i bibitari, grazie ad un Verstappen cui la fresca gloria iridata non ha minimamente tolto l’appetito. Ma la Ferrari di Mattia Binotto ha offerto un’altra grandissima prestazione. Attenzione, questa non è una sconfitta. Semmai, è il thriller mozzafiato che continua a svilupparsi, scena dopo scena. E di nuovo viene da pensare alle coronarie di noi tifosi, se ci si rende conto che ci aspettano altre 21 gare presumibilmente molto simili come svolgimento.

  ◇  Andrea Fanì, la Gazzetta dello sport: Abituatevi ai sorpassi visti nel toboga saudita, perché – adesso lo sappiamo – li vedremo ancora e ancora durante il 2022. Ci faranno saltare sulla sedia

  ◇  Giorgio Ursicino, il Messaggero: Nel Regno del petrolio i freni contano meno ed anche la trazione meccanica. Non è indispensabile neanche l’erogazione pastosa della power unit data come uno dei punti forti della SF-75. Servono tanti cavalli, un’ottima penetrazione aerodinamica e un grande equilibrio che queste astronavi ancora un po’ scorbutiche devono trovare. E le Ferrari tutte queste caratteristiche che fanno un grande progetto ha mostrato di averle.

  ◇  Frédéric Ferret, L’Equipe: È la prima volta che non criticheremo questo piccolo aggeggio che la Formula 1 ci ha offerto dieci anni fa (2011). Questo piccolo pulsante magico che doveva facilitare i sorpassi nel momento in cui le corse erano diventate un sonnifero professionale, ci ha regalato un po’ di felicità in più la scorsa notte. Il DRS, che apre l’ala posteriore e dà una velocità extra in rettilineo, ha dato un taglio nella lotta tra Leclerc e Verstappen e ha mostrato un altro aspetto del talento di questi giovani adulti. Come un Sauvignon Blanc ben freddo che accarezza il palato per risvegliare lo iodio dell’ostrica appena ingoiata e dare la sensazione di averne appena mangiata una seconda. Perché la serata fosse perfetta e l’ostrica diventasse caviale, avremmo sognato che Lewis Hamilton si invitasse al banchetto. Purtroppo la leggenda è impigliata nei nebulosi esperimenti della sua Mercedes e non ha potuto mostrare la sua arte. Non importa. Vedere Leclerc e Verstappen giocare per otto giri al gatto e del topo, senza che nessuno dei due acconsentisse a farsi schiacciare, è stato magnifico

  ◇  Marion Poidevin, L’Equipe: E se Nicholas Latifi diventasse il nuovo Nikita Mazepin? Il minimo che possiamo dire è che il canadese sta facendo di tutto per arrivarci. Fu lui a mandare contro il muro la Williams ad Abu Dhabi lo scorso anno, trovandosi così all’origine della controversa conclusione del Gran Premio (e del Campionato). È stato ancora lui a causare la prima interruzione durante le qualifiche del sabato, perdendo il controllo della vettura. E lo ha fatto anche domenica al 16esimo giro di gara, lasciando la sua Williams al muro con detriti in mezzo alla pista. Un’uscita di strada che ha stravolto il Gran Premio, facendo perdere parecchio al poleman Sergio Pérez.

 

Come siamo finiti a correre un GP a 20 km da un razzo e da una guerra

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Serviva uno spettacolo colossale per ammorbidire giorni d’ansia, di tensione costante.

Daniele Sparisci, Corriere della sera

 

      Un tempo faceva tutto Bernie Ecclestone e in quel tempo la penisola arabica era folklore. Con un sacco di dollari, ma folklore. Era la terra delle Mille e una notte che si mescolava al giocattolo più costoso che esista nel mondo dello sport. Inserire il Bahrain nella mappa e nel calendario della F1 era stato poco più di un capriccio. Frédéric Ferret ricostruisce stamattina su L’Equipe il processo che ha portato l’automobilismo a organizzare un GP in Arabia Saudita, un paio di settimane dopo l’esecuzione di 81 persone, su un circuito a 20 km dall’assalto di un gruppo di miliziani con un razzo. 

Era il 2003. Dubai diventava il primo emirato del Golfo a sviluppare una politica di soft power con la costruzione di una pista, sperando di portarci la F1, e nel frattempo Ecclestone firmava con il Bahrain e con il suo amico sovrano, il re Hamed Al Khalifa. L’Equipe lo definisce il primo grande produttore di denaro della F1. Gli venne offerto il diritto di veto sull’organizzazione di altri GP nella regione. È questo il motivo per cui il Qatar ha dovuto aspettare fino al 2021, nonostante la costruzione del circuito di Losail che ospita la MotoGP dal 2004. Il GP del Bahrain, ricorda il giornale francese, è riuscito a sopravvivere alla rivolta popolare che ha infiammato il Paese nel 2011 e nel 2012, il circuito negli Emirati è diventato molto rapidamente un nuovo punto di riferimento per ciò che lo F1 voleva, allo stesso modo in cui era successo in precedenza con Sepang, Malesia, quando l’Asia era stata invitata al banchetto. Ispirandosi a Singapore, che aveva lanciato il primo GP notturno in assoluto, Abu Dhabi ha seguito il concetto di partenza al tramonto e arrivo di notte. Il successo è stato immediato, soprattutto perché pagando molto caro – spiega L’Equipe – circa cinquanta milioni di dollari quando eventi storici come Francia o Belgio pagano la metà, il circuito si è proposto per chiudere la stagione, con alcune finali da coltello tra i denti che sono passate alla storia: il 2010 di Vettel, il 2014 di Hamilton, il 2016 di Rosberg e l’ormai cult 2021 di Verstappen.

I circuiti storici sono minacciati? – si domanda L’Equipe. La F1 e il Medio Oriente hanno scoperto una passione comune e si sono legati. Anche troppo, si potrebbe pensare oggi alla luce di quanto accaduto venerdì, con l’attacco dei ribelli yemeniti a Gedda e l’incendio di un deposito petrolifero a pochi chilometri dal circuito. La Aramco è diventata uno dei maggiori sponsor. Allo stesso tempo, l’Arabia Saudita è stata invitata in calendario e ha costruito in nove mesi la sua pista per ospitare subito un GP di F1 a Jeddah, mentre il Paese ha uno spettacolare progetto in costruzione a Qiddiya, vicino a Riyadh. Il Regno ha firmato con la Formula per quindici anni. Inaudito nella storia di uno sport che siglava contratti al massimo per cinque. La manna dall’Arabia, tra sponsorizzazione e svolgimento del Gran Premio, rappresenta per la F1 un business di quasi 200 milioni all’anno. Per queste ricche monarchie alimentate da petro-gaso-dollari, siamo pronti a tutto. Il Qatar finalmente si è unito al banchetto. Dopo aver sostituito con breve preavviso Singapore lo scorso anno, il prossimo organizzatore dei Mondiali di calcio si è proposto per un contratto decennale con un assegno di 550 milioni. Peccato per il Belgio o la Francia che quest’anno devono negoziare il contratto di affitto. Anche l’iconico GP di Montecarlo, il cui contratto scade anche quest’anno, potrebbe trovarsi minacciato dal nuovo standard

L’Equipe scrive allora che il Medio Oriente è letteralmente diventato per la F1 ciò che le compagnie del tabacco hanno rappresentato nel secolo scorso. Oltre all’organizzazione di gare prestigiose, il nuovo denaro trabocca anche nelle scuderie. Aramco si è invitata quest’anno sulla livrea verde dell’Aston Martin, verde come la bandiera saudita, ottenendo in cambio dal team britannico delle azioni. Dal 2007, la McLaren è in parte di proprietà dei fondi del Bahrein: oggi la quota è di due terzi. È il piccolo regno venuto due anni fa a dare una mano per salvare i conti di Woking nell’estate del 2020, quando la scuderia mancava di liquidità. Si torna sempre al Bahrain. E ci rimarremo a lungo. Il circuito di Sakhir ha appena prolungato l’accordo fino al 2036. Per una quarantina di milioni.

 

la classifica Leclerc 45, Sainz 33, Verstappen 25, Russell 22, Hamilton 16, Ocon 14

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