L’argento di Federico Pellegrino a mascherare il vuoto
L’argento di Federico Pellegrino dietro il mito norvegese Johannes Hoesflot Klaebo, a un certo punto sembrava potesse diventare qualcosa in più. È successo dopo la semifinale, vinta allo sprint con una spaccata al fotofinish. In finale gli è mancato lo scatto bruciante nel finale. Pellegrino ha ripetuto l’argento vinto in Corea, il bronzo è andato al russo Alexander Terentev, campione del mondo juniores. Ma è un risultato che maschera uno stato di crisi del settore.
Cristian Zorzi, oro nel 2006, oggi nello staff azzurro come skiman, ne ha parlato con Alberto Dolfin per la Stampa. «Mi dispiace che non ci sia un movimento forte come ai miei tempi: fatichiamo a fare una 4x10km maschile competitiva. Allora ci tiravamo a vicenda, mentre ora i due più forti, Pellegrino e De Fabiani, si allenano altrove e il gap con i giovani si è allargato. La Federazione deve interagire con i corpi militari, le società e le scuole».
Federico Militello su Oa Sport ha invece analizzato le Olimpiadi deludenti della velocità nello sci alpino, sia i risultati di Paris e Innerhofer, sia la storiaccia denunciata da Matteo Marsaglia. Lo sciatore romano ha dichiarato che il ds Massimo Rinaldi gli ha chiesto di fingersi malato, per consentire a Mattia Casse di sostituirlo nel super-G. Proprio un discreto ambientino, se si aggiungono le parole di Arianna Fontana verso la federazione e la questione dei team privati che riguarda pure Federica Brignone (vedi Slalom di ieri).
“Possiamo definirla una triste e patetica guerra tra poveracci – dice Militello su Oa sport – sportivamente parlando. Tutto è nato da chi non conosceva il regolamento di qualificazione alle Olimpiadi. Possibile che una nazione come l’Italia abbia appena 7 quote a disposizione, contro le 11 di Austria e Svizzera o le 10 di Francia e Norvegia? Possibile che non esista una figura deputata allo studio analitico dei regolamenti? L’improvvisazione ha prevalso sulla pianificazione. Erano i segnali di una nave che stava per colare a picco. Litigi e polemiche non possono in alcun modo nascondere il totale fallimento della spedizione. Paris resta sicuramente competitivo e tra i migliori su determinati tipi di piste (Bormio e Kitzbuehel su tutte, anche se quest’anno non è andato bene neppure sulla Streif) e di neve, ma sovente viene a mancare quando il manto diventa aggressivo ed i tracciati vanno interpretati, come accade nei grandi eventi, perché vi si corre per la prima volta. Ora si dirà che resta l’occasione di Milano-Cortina 2026, quando la discesa olimpica si svolgerà sull’amata Stelvio. Va bene, lo speriamo. Ma Paris avrà comunque 36 anni. Durante la stagione non è emerso alcun giovane di prospettiva. Questa è l’Italia della velocità che esce dalle Olimpiadi: un cumulo di macerie”.