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Le Mille e una Notte
scenari
Il primo Real vs Barça in terra straniera
▻ Una partita di calcio europeo in Arabia non è una primizia. Non lo è neppure la Supercoppa di Spagna, due anni fa mise le tende a Gedda. Ma questo è il giorno del primo Clásico in terra straniera, Barcellona contro Real Madrid a Riad, dopo aver visto l’ex partita delle partite andare in scena a Valdebebas e non al Bernabéu (aprile 2021). È soprattutto la cerimonia d’apertura dell’anno internazionale dello Sportswashing. Il grande 2022 dello sport che mette il fondotinta ai Paesi con una cattiva immagine e una fama peggiore.
Ne ha scritto Karim Zidan sul Guardian. Siamo dentro l’anno dei Giochi olimpici in Cina, nel pieno del caso Peng Shuai, per non parlare delle violenze sugli uiguri. Siamo dentro l’anno dei Mondiali di calcio in Qatar, tra i cantieri del lavoro sfruttato e dove agli omosessuali è stato chiesto di non baciarsi in pubblico. Siamo dentro il 2022 che vedrà il dispiegamento della forza economica del Newcastle neo-saudita, l’ultima squadra-Stato nata nel cuore del vecchio calcio d’Europa. “Un grande anno per i regimi autoritari che cercano di coprire i loro atroci primati sui diritti umani”, è la sintesi del Guardian. “Paesi che utilizzeranno prestigiosi eventi sportivi per ripulire la propria immagine pubblica sulla scena internazionale”.
Questi sono solo gli eventi più sfacciati, dopo il primo GP di Formula 1 in Qatar e in Arabia Saudita appena celebrati tra novembre e dicembre. “Ci sono altre connessioni – dice il Guardian – che parlano di Sportswashing, inclusi i collegamenti preoccupanti tra gli Ultimate Fighting Championships con il dittatore ceceno Ramzan Kadyrov, il fiorente rapporto della NBA con l’autocrate ruandese Paul Kagame e la partnership quinquennale appena annunciata della NFL con la Cina: la sua presentazione includeva una mappa nella quale Taiwan, un paese indipendente, apparteneva a Pechino. Ciascuno di questi esempi mette in evidenza la tendenza crescente dei paesi autoritari nell’utilizzare grandi eventi sportivi come piattaforme per le loro campagne di propaganda. Questa strategia si è rivelata straordinariamente efficace per la riscrittura dell’immagine pubblica di questi Stati e per la legittimazione dei loro regimi. Questo tipo di progetto degli Stati e gli abiti del soft power sono al centro della scena di un 2022 che si preannuncia come uno degli anni sportivi più politicamente significativi nella memoria recente”.
panorami L’Arabia, il calcio e i costumi | El País si è fatto raccontare ieri come si vive il calcio in Arabia da quegli allenatori spagnoli che hanno allenato là. Pablo Machín parla dell’esistenza della filosofia del lo voglio ora. Per questo in 15 giornate di campionato ci sono stati 15 cambi di allenatore e qualche squadra ne ha già avuti tre.
«È il potere del denaro. A volte dovevamo viaggiare nel deserto per andare a vedere dei giocatori». Una circostanza confermata da Juan Ramón López Caro, con un passato tra Madrid, Levante e Celta. «Una volta lo sceicco mi ha fatto andare a casa sua alle 11 di sera», spiega Luis García. È un movimento con disponibilità superiori a quelle degli altri Paesi nell’area. È raro che una squadra araba, sottolinea ancora El País, non arrivi alle semifinali della Coppa dei Campioni d’Asia, un torneo che l’Al-Hilal ha vinto due volte nelle ultime tre edizioni. Lo stipendio medio di un calciatore di una squadra saudita è di 1,2 milioni netti, gli stranieri possono guadagnare anche tra i sei e i sette milioni di euro, spiega Raúl Caneda, ex assistente di Juanma Lillo ad Almería. Luis García Plaza – oggi al Maiorca e due anni fa all’Al-Shabab, ha lavorato con Banega, N’Diaye e il portiere tunisino Ben Mustapha.
Carlos Inarejos, oggi in Ucraina al Karpaty Halych, ex Al-Hilal e Al- Shabab, parla di un livello superiore in Asia, insieme con i campionati di Cina e Giappone. «Sono calciatori tecnici, hanno una predilezione per il calcio di tocco e vogliono sempre un trequartista» spiega Luis García, mentre Machín aggiunge che però «sono conformisti, non vogliono andare in Europa, se sono all’estero, come è successo a me con il ritiro pre-stagionale fatto in Spagna, dicono che gli manca il deserto».
Inarejos racconta che lui ha fatto uno sforzo per adattarsi anziché cambiare le abitudini altrui: «Soprattutto nella stagione del Ramadan, quando non mangiano né bevono fino al tramonto. Ho iniziato l’allenamento alle 10 di sera. E capisci che anche loro sono più concentrati così, pregando Allah». Quanto questa contaminazione abbia inciso sui costumi della società, lo dice ancora Inarejos: «Ci sono stati cambiamenti significativi come il fatto che non esistono più spazi riservati a soli uomini o sole donne nei ristoranti. Una volta non mi è stato permesso di entrare in un negozio perché indossavo dei pantaloncini, ma il Paese si sta aprendo al mondo. Più che europeizzarsi, si sta americanizzando. Ci sono molti fast food in franchising, molti caffè e locali per il tè».
La Supercoppa: sì, ma chi gioca
Va in scena la terza edizione dalla nuova formula allargata, con i campioni di Spagna (Atlético Madrid), la seconda classificata (Real Madrid), la squadra vincitrice della Coppa del re (Barcellona) e la finalista (Athletic Bilbao). Come se in Italia la giocassero Inter, Milan, Juventus e Atalanta. Non lo diciamo ad alta voce, perché l’aria è fresca e come nella canzone di Goran Kuzminac potrebbero venire dei pensieri: va a finire che mettono in piedi un torneo con girone all’italiana, andata e ritorno, le prime quattro si qualificano per le semifinali incrociate, andata e ritorno, con doppia finale più finale per il terzo e quarto posto.
In Spagna perlomeno la formula è servita ad avere finora due vincitori diversi in due anni, in rottura con i nove titoli finiti tutti tra le mani di Real e Barcellona nelle 11 edizioni precedenti. In tre stagioni hanno partecipato sei squadre in tutto.
La novità è Ferran Torres. Il Barcellona è riuscito a iscriverlo in lista restando dentro i parametri economici del tetto salariale. È riuscito a quadrare i conti con la cessione in prestito si Coutinho all’Aston Villa e spalmando l’ingaggio di Umtiti con il rinnovo fino al 2026. Nella Liga almeno ci provano a darsi qualche elemento di riequilibrio delle forze in campo. C’è molta strada da fare, ma intanto Siviglia, Betis e Real Sociedad sono i primi club ad aver accorciato la distanza dalle due potenze del Clásico. Nell’ultimo campionato la quarta in classifica ha chiuso con un distacco dalla prima che era inferiore ai 10 punti (-9) per la prima volta dal 2004. Dieci anni fa il distacco era stato di -42.
leggi anche La rivalità tra Barcellona e Real in frasi d’autore
«Qual è il prodotto che la Spagna esporta maggiormente? Il calcio. Una rivalità. Real Madrid contro Barça. Anche noi nella Casa di Carta abbiamo un allenatore, dei giocatori, un’uniforme, un inno come Bella Ciao. Tutta la serie è una grande partita di calcio tra la polizia e i ladroni. La gente che segue il calcio, e nel mondo è tanta, ha riconosciuto come familiare questo codice. Sai una cosa? L’episodio più visto è stato quello successivo a un post sui social in cui il calciatore brasiliano Neymar si dichiarava fan della serie» | Alba Flores alias Nairobi
Slalom 15 dicembre 2019
Per El País si tratta di un esame che il Real fa al nuovo Barcellona di Xavi, nuovo non sono per Ferran, ma perché Ansu Fati è recuperato e rientra anche Pedri, che ha messo quattro chili di massa muscolare. Dall’altra parte, scrive il giornale spagnolo, David Alaba ha ereditato in modo convincente il ruolo di Sergio Ramos, confermandosi da difensore centrale. Il direttore del Mundo Deportivo, Santi Nolla, firma stamattina un editoriale militante e parla di occasione d’oro per i catalani.
“Ogni Clasico non è conforme ai precedenti. Il Real Madrid arriva molto bene alla partita e il Barça non tanto, ma non importa. Si tratta di partite-oasi in cui contano i dettagli e la preparazione per uscire dal copione. Il Real vive il momento migliore dei suoi uomini importanti come Modric, Kroos, Casemiro, Benzema e Vinicius, ma il Barça sa cosa deve fare per imporre il suo modello. Per il Barça è un’occasione d’oro per avvicinarsi a un titolo e per consolidare con maggiore fiducia un progetto embrionale. Questo Clásico non è un problema, è un’opportunità”.
in tv oggi ore 20 Nove e Discovery+: Barcellona-Real Madrid | domani ore 20 Nove e Discovery+: Atlético Madrid-Athletic Bilbao