il calcio internazionale
Siamo a un punto in cui la Macedonia del Nord batte la Germania
Il girone che sulla carta aveva per favorite Germania e Islanda, vede ai primi due posti dopo tre giornate Armenia (senza Mkhitaryan) e Macedonia del Nord. Con i gol del genoano Pandev e del napoletano Elmas, la Nazionale al 65esimo posto della classifica FIFA è andata a sconvolgere Duisburg, in casa di chi ha vinto 4 Mondiali e 3 Europei. Tutto nella stessa settimana in cui il Lussemburgo ha vinto in Irlanda e ha fatto soffrire il Portogallo, Malta ha pareggiato con la Slovacchia, Cipro ha battuto la Slovenia, la Georgia ha perso con la Spagna al 92’ e ha pareggiato in Grecia. Non è affatto il momento migliore per le élite di chiedere di giocare meno partite contro i pesci piccoli. A questo punto darebbero solo l’idea di volersi sottrarre al confronto con una scena internazionale che invece cambia e si rimescola, dove le competenze sono diffuse, dove la preparazione atletica e tattica appartiene ormai a tutti, dove la qualità tecnica non si può comprare e concentrare, come invece accade nel calcio dei club.
La Nations League per categorie ha insegnato inoltre a qualche squadra medio-piccola a gestire situazioni mai vissute (andare in vantaggio, osare, poter attaccare più spesso) e questa nuova esperienza ora consente di tenere meglio il campo contro Nazionali più forti, magari meno motivate.
1-2 ▻ Nella sua storia la Germania aveva perso in casa due volte in 49 partite di qualificazione, ma erano Inghilterra e Portogallo. Die Welt parla di “sconfitta imbarazzante che preoccupa in vista degli Europei”. Tobias Rabe sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung invoca il ritorno dei senatori, in modo che si compia la facile profezia (internazionale) secondo cui chiediamo più giovani in campo quando perdono i vecchi e più esperienza quando perdono i giovani. “Sembrava un brutto scherzo – scrive – alla vigilia del primo aprile. Ma era un’amara realtà. Se Löw non avesse già annunciato il suo ritiro dalla Nazionale, si accenderebbe di nuovo il dibattito su di lui. Ci sono stati vuoti spaventosi in difesa. Un fatto che porta automaticamente a chiedere la convocazione dei vecchi campioni del mondo. Se non ora, quando devono tornare Mats Hummels, Thomas Müller o Jerome Boateng? Löw non vuole arrendersi così facilmente e cerca di guadagnare tempo”. La rivista Kicker parla di una squadra inefficiente in attacco e appisolata dietro. La Bild trova che tutto questo sia “patetico” e “imbarazzante”, scrivendo di un gioco “senza determinazione e mordente” contro dei “nani” del calcio mondiale. “Una disgrazia storica”.
Uli Hoeness che di solito non è dolce di sale, si è messo i panni di Harold Lloyd e ha detto: «Sono senza parole».
0-1 ▻ La Francia ha vinto a Sarajevo con un gol di Griezmann e Damien Degorre su l’Équipe scrive che è stata così “salvata dalle acque”. Dall’attaccante del Barcellona è arrivato il 35esimo gol (di testa) in 89 presenze. Ma il quotidiano sportivo francese rimprovera alla Nazionale di aver concesso alla Bosnia l’occasione di un calcio di punizione a nove minuti dalla fine sul piede di Pjanic (che loro ricordano micidiale a Lione). La parata di Lloris al 26esimo (sullo 0-0) su un colpo di testa di Ahmedhozic viene paragonata sobriamente a quella di Banks su Pelé ai Mondiali del 1970. L’Équipe ha scritto che “non c’è stata abbastanza qualità nei rilanci, né varietà nelle azioni per dare più ritmo al gioco. Negli ultimi trenta metri la circolazione della palla è stata troppo lenta, i movimenti insufficienti, tanta difficoltà a liberarsi dalla marcatura stretta”. Cioè. Non c’è stato niente.
Per la serie: le spietate pagelle de l’Équipe: un bel 4 a Mbappé, Rabiot e Lemar. “Sappiamo che l’attaccante del PSG è un titolare indiscutibile, ma ancora non sappiamo in quale posizione. A destra, come ai Mondiali 2018, Mbappé sembra più efficace, ma non è lì che preferisce giocare. Deschamps dovrà trovare la soluzione e il tempo non sarà proprio suo alleato, a due mesi e mezzo dall’Europeo”. Orsato non ha visto un rigore per la Bosnia. Aggiunto al gol in fuorigioco con l’Ucraina, fanno 4 punti in più per la Francia. Bene, no?
2-1 ▻ L’Inghilterra se l’è cavata contro la Polonia con un gol di Maguire a cinque minuti dalla fine. Martin Samuel sul Daily Mail non risparmia critiche al CT Southgate per l’atteggiamento remissivo della squadra. Sta diventando una costante. Scrive: “L’Inghilterra ha messo a repentaglio l’inizio perfetto della sua campagna di qualificazione per i Mondiali con una difesa incerta contro una Polonia senza Robert Lewandowski. Chi non si è fregato le mani quando ha saputo che il miglior attaccante d’Europa si era infortunato contro Andorra? La prossima volta però Lewandowski ci sarà, e chissà come andrà a finire se Stones ha sofferto Jakub Moder. È stata una buona serata in termini di risultato, tre vittorie su tre non possono essere mal considerate, ma le domande rimangono – non ultima quella sul modo in cui l’Inghilterra continua a schierarsi contro qualsiasi squadra, anche in presenza di una minaccia minima. Southgate ha parlato della necessità di trovare un equilibrio tra attacco e difesa e ha citato Terry Venables come un modello. Eppure Venables non aveva mai più di quattro giocatori difensivi, anche contro le migliori squadre agli Europei del 1996. Southgate ne ha messi sei contro una Polonia limitata: né Declan Rice né Kalvin Phillips sono famosi per spingersi in attacco”.
3-1 ▻ L’inno kosovaro è stato suonato allo stadio di Siviglia, ma gli spagnoli non lo hanno sentito. TVE non lo ha trasmesso, il nome del Kosovo – come ha scritto Marca – sembrava proibito e sui social ieri sera facevano notare che la grafica in sovrimpressione non prevedeva lettere maiuscole per la squadra avversaria della Spagna. Paese che non riconosce il Kosovo come indipendente. Quanto alla partita in sé, José Samano su El País ha scritto che “qualcosa non torna”. Come contro Grecia e Georgia, sono mancati i coriandoli e le stelle filanti. Un errore di Unai Simon conferma che la Spagna ha un problema in porta.
L’Italia in Lituania
0-2 ▻ È arrivata in Lituania la terza vittoria nel girone, un’altra partita senza gol subiti, fanno 25 di imbattibilità consecutive nella gestione di Roberto Mancini con il famoso record di Marcello Lippi eguagliato. Il resto? Paolo Brusorio su la Stampa ha scritto che “non resterà tra i ricordi azzurri indimenticabili”, mentre Paolo Condò su Repubblica sottolinea che “il terreno di gioco di Vilnius, un vecchio sintetico, sarebbe stato appropriato per una sessione di Giochi senza frontiere – la palla schizzava via vanificando parte della differenza tecnica”. Nel caso l’UEFA autorizzasse la richiesta per l’allargamento delle rose, Condò scrive che esiste “una fascia di almeno cinque/sei giocatori in grado di aggiungere tanto in determinate situazioni: Sensi è stato persino determinante per il risultato, ma Pessina nel primo tempo ha combinato corsa e presenza tattica, Gianluca Mancini e Bastoni fino al sofferto finale sono stati inappuntabili – una bella coppia centrale in prospettiva – lo stesso Toloi sarebbe un buon atout per passare alla difesa a tre”. Promosso Sensi anche da Fabio Licari su la Gazzetta. “Considerato che Mancini stravede per lui, e che una volta dentro cambia l’Italia con il gol e non solo, ieri potrebbe aver conquistato un posto per l’Europeo. Molto bene da Jorginho, ora ci vuole un esame top”.
Alberto Dalla Palma sul Corriere dello sport-Stadio sottolinea che sì, “di buono c’è solo il risultato” ma “di questi tempi non è poco, perché basta guardarsi intorno per capire che ci sono moltissime nazionali in grande difficoltà, messe sotto pressione dagli impegni, dai viaggi e dalle assenze”.
Mario Sconcerti concede un’analisi più generale sull’esperienza complessiva di Mancini CT tre anni e mezzo dopo la mancata qualificazione a Russia 2018 con Ventura. Sul Corriere della sera scrive stamattina che “Mancini ha inventato una generazione senza avere grandi basi tecniche. Se pensiamo alla vera Nazionale precedente, quella di Lippi, troviamo che era fondata su Totti, Del Piero, Pirlo, Buffon, Cannavaro, Inzaghi, De Rossi e già ci meravigliammo nel vederla vincere. Mancini ha portato l’indipendenza dell’Italia, la libertà di scelte che fa di una selezione nazionale una squadra vera, con psicologia da campionato. Con quello che ha avuto, ha fatto un lavoro eccezionale”. In un quadro internazionale che Sconcerti definisce malandato e segnato dall’ambiguità degli scimmiottatori di Guardiola a scoppio ritardato (lui li definisce “epigoni”), l’Italia “gioca alla Mancini, una via personale che ha cancellato a torto o ragione ogni segno italiano. Se avrà fortuna troverà nel mucchio l’uomo in più, il fuoriclasse di un mese, uno alla Chiesa o un fantasista alla Sensi. Altrimenti dovrà combattere ogni partita come in Lituania”. Franco Ordine sul Giornale azzarda: serve uno Schillaci 1990 o un Balotelli 2012. Anche un Meazza 1934 andrebbe bene. Come un vino d’annata. Invece per il turnover: riserva.
Xavier Jacobelli, direttore di Tuttosport paragona Mancini a Fulvio Bernardini.
“Nel ‘74, dopo il fallimento ai mondiali tedeschi, egli prese il posto di Valcareggi. Grazie all’operazione setaccio, con 41 convocazioni diramate in un campionato che non registrava certo il 62-65 per cento di presenza straniera come l’attuale, Bernardini gettò le basi della Grand’Italia di Bearzot, stella in Argentina nel ‘78 e campione del mondo in Spagna nell’82. In un contesto storico ben diverso, all’inizio del viaggio Mancini ha trovato macerie come le trovò Bernardini. Ha chiamato 76 giocatori, ha puntato ad avere molti piedi buoni, come lo storico predecessore, ha restituito agli appassionati il piacere di tifare Italia”.