la Superlega
Arbitro, sostituzione
Escono i calciatori, entrano gli avvocati
Il giorno del giudizio sui golpisti è finito senza giudizi sia sul fronte italiano sia sul fronte europeo. La Lega di Dal Pino ha avuto parole severe per Inter e Juventus, colpevoli al suo sguardo di aver boicottato la trattativa con i fondi. L’UEFA con Ceferin manda messaggi più di fuoco che di fumo ai quattro club che tengono in piedi il contenitore Superlega aspettando di riempirlo prima o poi di nuovi contenuti, con nuovi argomenti, con una comunicazione che disinneschi meglio le argomentazioni contrarie, con una lobby che resta sufficientemente forte alle spalle per farcela la prossima volta. Fabio Licari sulla Gazzetta dello sport scrive che l’UEFA non riesce a decifrare la loro strategia. “Come mai quei quattro resistono sulle barricate di un torneo che non si può più organizzare? Perché non hanno inviato neanche un sms? Le multe sono possibili, anzi probabili. I provvedimenti nei confronti dei dirigenti anche. Intesi non solo come sospensioni o inibizioni: è scontato che squadre come Juve e Real, nel futuro prossimo, conteranno meno politicamente. Saranno meno “dentro” le decisioni, le commissioni, i tavoli di discussione. Un’emarginazione che potrebbe far male”.
“Il primo esecutivo Uefa dopo la tormenta ha toni molto più bassi di quelli annunciati. Non è finita proprio qui, ma gli strascichi non possono trasformarsi in un contrasto che paralizzi il sistema” spiega Giulia Zonca su la Stampa.
«Chiunque continui a essere coinvolto nella Superlega, in futuro non potrà giocare nelle competizioni Uefa. Sebbene sia implosa dopo essere stata rapidamente abbandonata dalla maggior parte dei partecipanti, Real Madrid, Barcellona, Juventus e Milan non hanno lasciato il progetto. I dirigenti potrebbero subire alcune conseguenze. Le nostre competizioni saranno fantastiche anche senza queste quattro squadre. Dovranno decidere se essere un club di Superlega o un club europeo. Nel primo caso non giocheranno in Champions. Tutti dovranno affrontare le conseguenze per le loro decisioni, e lo sanno bene. C’è però una situazione diversa tra i club che hanno ammesso il proprio errore e hanno abbandonato il progetto».
Aleksander Ceferin presidente UEFA
Senza Superlega il calcio resta malato e il sistema da riformare. Del resto questa Champions XL che ingolfa il calendario con altre 100 partite nasceva proprio per placare gli appetiti di chi teorizza come giocare con un pallone non sia più un gioco ma un comparto industriale.
Paolo Condò su Repubblica mette in fila alcune contraddizioni, scrivendo che “Al-Khelaifi, fresco successore di Andrea Agnelli alla presidenza dei club europei (Eca), è diventato uno dei paladini del vecchio calcio popolare dopo averlo stravolto per sempre con le operazioni Neymar (222 milioni di clausola pagati sull’unghia al Barcellona nel 2017) e Mbappé (185 nella stessa estate al Monaco, anche se una discutibile formula di prestito spostò il denaro sugli esercizi successivi). Con una parte follemente esagerata di quei denari – 160 milioni – il Barça prelevò Coutinho dal Liverpool, avviando così il disastro finanziario che sappiamo. Klopp ne utilizzò 85 (e pure quelli parevano tanti, mentre invece) per Virgil Van Dijk, il perno sul quale avrebbe costruito il grande Liverpool di questi anni. Va da sé che il Paris, dopo l’acquisizione contemporanea dei due assi, finì sotto inchiesta per violazione del fairplay finanziario. La stessa sorte toccò più avanti al Manchester City, e in entrambi i casi una lunga teoria di istruttorie, polemiche, squalifiche e riabilitazioni si è perduta nel nulla”.
Sono passaggi che ricordano in quale modo il calcio europeo sia arrivato dove è arrivato, ma è accaduto comunque dentro un sistema di regole che si era dato, e da tutti accettato. La Superlega è nata invece clandestina, fuori dalle logiche del merito sportivo, fuori dalle logiche del libero mercato, fuori dalle logiche della diplomazia politica. E non poteva neppure vantarsi del nobile titolo di rivoluzionaria, se la rivoluzione voleva farla insieme con il PSG e con il Manchester City.
Se esiste uno squilibrio, se i più forti vincono 99 volte su 100, la risposta non può essere più squilibrio. È come se dinanzi all’astensionismo al voto, fosse decisa l’abrogazione del suffragio universale. Ora sia UEFA sia federcalcio studiano ritocchi agli statuti e tengono al lavoro gli avvocati, mentre Jp Morgan si è defilata. Arianna Ravelli scrive che “risulta al Corriere della sera che per lasciare ci volesse il consenso di tutti i 12. I club inglesi, i primi a staccarsi, ovviamente non l’hanno ottenuto. E oggi sono i più a rischio penale, perché tutti gli altri hanno sostenuto di averci provato, ma di aver abbandonato il progetto quando, dopo il forfait dei primi sei, è stato chiaro che la Superlega non poteva più disputarsi . Ma, essendo la questione complessa, in termini giuridici è fondamentale come è stata scritta e gestita l’uscita di scena: qualcuno potrebbe essersi esposto al rischio cause più di altri”. Ecco perché quei quattro allora non uscirebbero.
I dodici meno uguali degli altri erano diseguali anche tra loro. Il settimanale tedesco der Spiegel ha pubblicato brani del contratto di fondazione della Superlega, secondo cui Real Madrid e Barcellona avrebbero incassato 60 milioni di euro più di tutti, Milan e Inter la metà della Juventus. Nel dossier su cui ha messo le mani, Cristoph Winterbach racconta che con i fondatori erano stati invitati anche PSG, Bayern e Borussia Dortmund, ma quest’ultimo avrebbe incassato quote inferiori. Il finanziamento di JP Morgan andava restituito in 23 anni (6 miliardi con gli interessi), i club avrebbero potuto trasmettere quattro delle dieci partite sui propri canali tv o sul loro sito web.
interventi La guerra tra due modelli di capitalismo ➔ “Mai come in questi giorni si è abusato di espressioni come “modello americano” e “modello europeo”, come fossero etichette utilizzabili a piacimento, astraibili dalle particolarità storiche ed esistenziali che le hanno create. Proprio per questo motivo, i modelli non sono modelli.
… Il calcio, la principale espressione storica dello sport europeo, non nasce e non si sviluppa nel “secolo breve” con l’imperativo di fare profitti. Quando agli inizi del Novecento l’imprenditore, intellettuale e poi politico tedesco Walter Rathenau scrisse che l’economia (quindi il capitalismo) era divenuta il destino del mondo, lo sport veniva al contrario entusiasticamente celebrato da alcuni filosofi per la sua natura antieconomica. Nato nella nazione che ha creato il moderno capitalismo, il calcio è rimasto per lungo tempo una zona franca dell’economia, legittimando da subito la possibilità di lauti guadagni per i suoi attori principali attraverso il riconoscimento del professionismo, senza però incentivare logiche di sfruttamento commerciale dei suoi spettacoli e dei suoi appuntamenti rituali da parte dei proprietari. Per un secolo il “tempio” del calcio europeo non è stato in vendita, per parafrasare Ezra Pound. In questo processo non va sottovalutato anche il contributo della cultura calcistica sudamericana, che ha sempre opposto ai principi del liberismo americano i valori del popolo incorrotto nemico dell’avidità dei ricchi.
… Nel riconoscimento del fatto che nessuno riporterà il calcio alle sue forme ante-globalizzazione, la guerra sorta attorno alla creazione della Superlega va analizzata come una partita tra due modelli di gestione capitalistica del calcio europeo, tra due differenti varietà di capitalismo per utilizzare la definizione della sociologia (per una curiosa ironia della storia queste vicende sono andate in scena nella settimana in cui, il 21 aprile, si sono celebrati gli anniversari della nascita del principale teorico della genesi del capitalismo e del ruolo della burocrazia – Max Weber – e della morte del principale economista del Novecento, John Maynard Keynes). … Da un lato il capitalismo calcistico “americano” propugnato da Andrea Agnelli, iconizzato dal ruolo di JP Morgan come primo finanziatore, da una visione liquida in cui esistono consumatori globali del calcio non più legati alle comunità locali da inseguire e attirare attraverso una radicale innovazione del prodotto, in una logica per cui la mobilità con cui la Fiat ha trasferito la sede legale e parte del proprio cuore operativo lontano da Torino potrebbe un giorno riguardare anche la stessa Juventus (non nella satura Europa, ma chissà, magari negli Stati Uniti, a New York, in cerca di tifosiconsumatori con maggiori capacità di spesa), con l’irrefrenabile volontà di accrescere i ricavi del proprio settore industriale in modo da rendere la Superlega la grande regina dei ricavi dello sport mondiale, con la schumpeteriana distruzione creatrice di vecchi monopoli entusiasticamente richiamata negli scorsi giorni sul Foglio da Pasquale Annicchino.
Dall’altro lato, e per il momento vincente, una particolare versione calcistica del capitalismo politico – definizione weberiana recentemente riportata al centro del dibattito contemporaneo dalle ricerche di Alessandro Aresu – non solo per il ruolo di orientamento economico svolto dal principale organismo burocratico del calcio europeo, la Uefa (costituito al proprio interno da altre burocrazie come le federazioni nazionali, a loro volta rispondenti alle burocrazie statali), ma soprattutto nel modo in cui il governo inglese guidato da Boris Johnson è tempestivamente intervenuto”. – di moris gasparri, il Foglio sportivo
Fruscio e Primiera Se l’UEFA facesse altrettanto per il razzismo ➔ “È stato scritto abbastanza sul desiderio di Liverpool, Manchester United, Arsenal, Chelsea, Tottenham e del mio club, il Manchester City, di fare più soldi e dimenticare le tradizioni. Ma non pensiamo nemmeno per un minuto che la UEFA sia una specie di vittima innocente in tutta questa vicenda. Non appena i suoi flussi di entrata sono stati minacciati, sono entrati in azione. Aleksander Ceferin ha usato una potente retorica parlando di “serpenti” e “bugiardi”. Strano, davvero. Quando Ceferin parla di razzismo, sembra che stia leggendo un copione preparato. Non sto dicendo che sia razzista. Dico che ogni volta con il razzismo, la UEFA non è mai riuscita a portare a termine un’azione significativa. Non dimenticherò mai che questa è l’organizzazione che ha multato Nicklas Bendtner di 80mila sterline per aver mostrato il marchio di un bookmaker sui suoi boxer a Euro 2012 ma ha multato la Serbia solo di 65mila quando i giocatori dell’Inghilterra Under 21 sono stato insultati dai razzisti. Guardate cosa è successo questo mese con il difensore dello Slavia Praga Ondrej Kudela e il centrocampista dei Rangers Glen Kamara. La UEFA ritiene che 10 partite siano una squalifica sufficiente per Kudela: 10 partite? È stato uno degli esempi più sinistri di razzismo che abbia mai visto. Se nel combattere il razzismo Ceferin avesse il cinque per cento della passione messa nell’affrontare i club che hanno complottato contro la UEFA, lo sport sarebbe un posto migliore. La UEFA ha anche minacciato i giocatori di bandirli dagli Europei. Pensateci solo per un minuto. I giocatori che non avevano fatto assolutamente nulla di male, sarebbero stati puniti perché la UEFA era nel panico per le sue finanze. Questo mi ha fatto arrabbiare tanto: come possono i soldi significare così tanto per queste persone? Guardate i piani della UEFA per rinnovare la Champions, con più partite aggiunte, e ditemi che si tratta di migliorare la qualità della competizione. Sappiamo tutti che non lo è. Si tratta di entrate, chiare e semplici. Non voglio apparire un predicatore o come se stessi cercando di fare il politico. Sono solo un ragazzo normale che ama il calcio. Ero così sconvolto dal modo in cui è stata annunciata la Super League che mi sono sentito deluso da come i proprietari dei sei club inglesi coinvolti non avessero considerato i sentimenti dei loro tifosi. Ma non illudetevi che questi sei siano gli unici che hanno commesso degli errori questa settimana. – di micah richards, Daily Mail
la classifica Manchester City 74, Manchester United 66, Leicester 59, Chelsea e West Ham 55, Liverpool e Tottenham 53, Everton 52
voci L’italiano proprietario del Leeds | «Sapevo che c’erano discussioni in quella direzione, ma quando domenica scorsa un funzionario della Premier League mi ha allertato, sì, sono rimasto molto sorpreso. Rifiuto il modo in cui è stata preparata la Super League. Riesco a capire i club che vogliono cambiare il format delle competizioni, che vogliono più partite e più soldi… Perché no? Possiamo discuterne e vedere se questi obiettivi sono realizzabili. Ma in questo caso, i negoziati non dovrebbero essere condotti in segreto. Questa idea di un campionato chiuso è in opposizione alla nostra tradizione sportiva europea basata sulla meritocrazia. Se uccidi la meritocrazia, uccidi i sogni di milioni di giocatori e di tifosi, e l’intero sistema crolla. Personalmente, non avrei mai investito nel Leeds United in B se non avessi avuto la speranza di tornare in Premier. Perché dovremmo escludere Leicester o West Ham dalla prossima Champions, se riescono a qualificarsi sul campo? In nome di cosa l’Arsenal sarebbe autorizzato a giocare una Super League e non l’Aston Villa o il Nottingham Forest, che hanno ancora vinto più Coppe dei Campioni nella loro storia? In Europa non abbiamo la stessa cultura sportiva americana dei campionati chiusi, e non vogliamo lasciarci ispirare da loro in questo settore. Dobbiamo rispettare le nostre tradizioni, il che non significa che dobbiamo rinunciare al fatto che il calcio generi più entrate”.
➣ Potrà continuare a lavorare in Premier League in futuro con queste controparti che erano a favore della Super League? Ci sarà sempre la possibilità di scambiare idee, di cercare di capirsi? «Allora, se la sua domanda è: ti fidi ancora di loro? – ecco, questa è un’altra storia. Perché questi dirigenti hanno commesso un errore simile a quello di alcuni mesi fa con il progetto Big Picture. Non so se potrò fidarmi di loro in futuro. Quando dovrò negoziare con loro, anche nel contesto dell’acquisto di un giocatore, sarò molto vigile con queste persone che agiscono in segreto».
➣ Chi ha avuto l’idea delle magliette Earn It? «Lunedì mattina, ho pensato tra me e me che la partita contro il Liverpool della sera potesse essere una fantastica occasione per dimostrare la nostra opposizione a questo progetto. Ho chiamato l’ufficio comunicazione del club e abbiamo deciso di realizzare queste magliette».
➣ Perché alcune magliette sono state lasciate negli spogliatoi del Liverpool prima della partita? «L’idea non era quella di provocare i suoi giocatori. Volevamo solo che pensassero individualmente alle conseguenze della creazione di un campionato chiuso. Mi scuso se qualcuno di loro ha trovato questo passaggio offensivo».
Andrea Radrizzani intervistato da Pierre-Etienne Minonzio, l’Équipe
in tv oggi ore 18.30 Sky Sport Football: West Ham-Chelsea | 21 Sky Sport Football: Sheffield-Brighton | domenica ore 13 Sky Sport Football: Wolverhampton-Burnley | 15 Sky Sport Football: Leeds-Manchester United | 17.15 DAZN: Manchester City-Tottenham (finale di Coppa di Lega) | 20 Sky Sport Football: Aston Villa-West Bromwich Albion
Francia |
A quattro giorni dall’andata della semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester City, il PSG rimette insieme tutti gli infortunati, tranne Marquinhos, che per mercoledì però dovrebbe farcela. Verratti è annunciato titolare, per quanti minuti dopo il covid si vedrà. Hugo Delom per l’Équipe ironizza su quello che chiama “un oceano di benessere” dentro la squadra.
Scrive che è sparita la saudade di Neymar, “non possiamo più contare sulle pungenti dichiarazioni di Thomas Tuchel sulla finestra di mercato di Leonardo per animare i nostri pre-partita e Nasser al-Khelaïfi, con la sua posizione anti-Super League, è stato addirittura sul punto di ricevere il Premio Nobel per la Pace dopo aver salvato il calcio europeo”.
La partita
Walter Veltroni ha intervistato Moise Kean per la Gazzetta dello sport e gli sono tornati in mente vecchi amori. Raccoglieva le figurine? – gli ha domandato. «Certo, mi piacevano tanto – ha risposto Kean – ma quando ero piccolo non potevo permettermi di comprarle. Chiedevo a mia madre i soldi per acquistare le bustine e l’album ma lei non poteva darmeli. Per cui non ho avuto mai la possibilità di fare una collezione».
Kean si è detto dispiaciuto di aver dovuto lasciare la Juventus. «Mi ha dato tutto, sono cresciuto lì, senza la società non sarei dove sono ora. Ma poi ho capito che la vita di un calciatore è così e me ne sono fatto una ragione. Dovevo imboccare la mia strada, diventare uomo, era giusto così. La Juve mi resterà sempre nel cuore». Non sa se tornerà. «Se sapessimo cosa succede domani, saremmo tutti ricchi». Coltissimo riferimento dalla Francia al film Accadde domani di René Clair. O no?
«…le trovate surreali mitigano un certo moralismo dell’assunto (elogio dell’ignoranza, come condizione per essere veramente felici e liberi) e accentuano le notazioni ironiche, anche se non cancellano del tutto una certa diffusa ingenuità.»
di paolo mereghetti, Dizionario dei Film (Baldini-Castoldi)
la classifica Lille 70, PSG 69, Monaco 68, Lione 67, Marsiglia 55, Lens 53, Rennes 51
in tv oggi ore 13 DAZN e DAZN1: Saint-Étienne – Brest | 17 DAZN: Metz-PSG | domenica ore 13 DAZN: Nizza-Montpellier | 17.05 DAZN: Angers-Monaco | 21 DAZN e DAZN1: Lione-Lille
Inghilterra | Domani la finale di Coppa di Lega: a chi interessa?
“È lecito supporre che un evento a Wembley non sia mai stato di minore interesse per una coppia di proprietari quanto la finale di Coppa di Lega di domani, sia per Joe Lewis del Tottenham sia per lo sceicco Mansour del Manchester City. Una competizione che prende il nome da una bibita thai e che, da questa stagione, offre la qualificazione alla nuova Conference League, la terza Coppa anziché all’Europa League? No, grazie. … Ebbene, gli eventi della scorsa settimana, lo scandalo della Super League, hanno rafforzato le vecchie tradizioni del calcio inglese. È significativo che il Tottenham e il City si contendano la finale, perché questa competizione ha sempre avuto particolare risonanza per i tifosi di entrambi i club. Sebbene Pochettino abbia dichiarato nel 2017 che la Premier League e la Champions League erano i due veri trofei che possono davvero cambiarti la vita, le coppe nazionali sono state per più di una generazione gli unici trofei che gli Spurs potevano realisticamente aspettarsi di vincere. Per chi è interessato solo casualmente alla partita di domani, il licenziamento di José Mourinho ha rimosso una delle poche attrazioni: la pantomima di Jose vs Pep, sinceramente in calo negli ultimi anni. Eppure, l’allenatore ad interim degli Spurs, Ryan Mason, ieri ha catturato le attenzioni ricordando di aver assistito alla finale del 2008 contro il Chelsea quando era ancora un ragazzino delle giovanili. L’affinità alla competizione è la stessa tra i tifosi del City. Le ragioni sono molto più complesse dentro un club che cerca di vincere il trofeo per il quarto anno consecutivo. Domani saranno passati 1.642 giorni dall’ultima sconfitta nella competizione (contro il Manchester United, nel quarto turno 2016-17). Ma il loro trionfo del 1976 sul Newcastle a Wembley, grazie al leggendario Dennis Tueart, è stato per 35 anni l’ultimo titolo vinto. Per i tifosi, questa competizione rappresenta un legame con il club che hanno avuto una volta. – di ian herbert, Daily Mail
la classifica Atlético Madrid 73, Real Madrid 70, Barcellona 68, Siviglia 67, Real Sociedad 50
in tv oggi ore 14 DAZN: Elche-Levante | 16.15 DAZN: Valladolid-Cadice | 21 DAZN: Real Madrid-Betis | domani ore 14 DAZN: Huesca-Getafe | 16.15 DAZN: Villarreal-Barcellona | 18.30 DAZN: Celta-Osasuna | 18.30 DAZN: Siviglia-Granada | 21 DAZN: Athletic Bilbao-Atlético Madrid
Germania | Il Bayern per il nono titolo di fila
“La ragione del successo del Bayern è semplice, e vale in qualsiasi azienda: è composto da persone che sanno fare bene il loro mestiere, senza cialtronate o speculazioni . Dalla dirigenza, con competenze calcistiche superiori, per il suo passato, agli strateghi di marketing finanziario; dal sistema tecnico al rendimento dei calciatori. Le parate di Neuer, decisive anche in questa stagione, valgono come le valutazioni di Rummenigge sulla politica internazionale o sulla filosofia di mercato. Le bellezze di Lewandowski, 35 gol in campionato in 25 partite, incidono come le decisioni di Uli Hoeness, sempre presente su questioni tecniche o comportamentali, lui che fra le varie esperienze di vita ha avuto anche la carcerazione per frode fiscale. La sagacia tattica di Kimmich riflette il modo di gestire un’azienda nel metodo socio-economico dei tre grandi azionisti (Adidas, Audi, Allianz), e l’ex a.d. del colosso sportivo è anche il presidente del club (Herbert Hainer). L’esuberanza passionale di Thomas Müller rispecchia il senso di appartenenza dei 293 mila soci. Il Bayern non è infallibile, come tutti, altrimenti festeggerebbe sempre sei titoli per annata. Ma in un momento del genere rimane un esempio a cui guardare per evitare il fallimento del sistema”. – di pierfrancesco archetti, la Gazzetta dello sport