Il rebus dei Giochi nel Giappone in emergenza
Murakami ha chiesto chiarezza ai politici
«I politici dovrebbero assumersi le loro responsabilità e dirci la verità sul virus. Non continuare a trincerarsi dietro frasi fatte, che invece di rassicurarci finiscono per allarmarci ancor di più e causare sempre più paura e disagio nei cittadini». Ha detto così lo scrittore Haruki Murakami, durante uno dei programmi radiofonici più seguiti in Giappone.
Sei prefetture del Paese, compresa quella di Tokyo, hanno chiesto due giorni fa al governo la dichiarazione di un nuovo stato d’emergenza, come in aprile, quando i Giochi vennero rinviati al 2021. I contagi sono saliti a tremila al giorno, il rapporto tra tamponi e positivi è superiore al 10%. Il punto è che non se ne fanno più di 20 mila al giorno. I test fai da te non sono pubblici e i medici sono restii a prescriverlo.
Pio D’Emilia sul Messaggero spiega che “tutto questo aveva e ha un motivo: le Olimpiadi. Murakami vorrebbe che il governo e i politici in generale dicessero ai cittadini è che dopo averne provocato lo storico, senza precedenti, rinvio l’anno scorso, il virus finisca per impedire definitivamente lo svolgimento delle Olimpiadi. Eventualità tutt’altro che improbabile visto che a 200 giorni dal loro inizio il Paese ha appena sigillato le frontiere, sospendendo le facilitazioni sin qui estese ad atleti e addetti ai lavori”.
Nel discorso di Capodanno il premier ha garantito che i Giochi si faranno. “Sembra oramai più una scommessa – scrive D’Emilia – quasi una ripicca istituzionale, oltre che un tentativo di ridurre le perdite, piuttosto che l’occasione, come annunciato al momento dell’assegnazione, per rilanciare l’immagine del Giappone, mostrando al mondo quella ricostruzione che in effetti non c’è stata. Basta farsi un giro nel Tohoku, e nella regione di Fukushima (come ha fatto di recente Murakami) per rendersene conto. E basta seguire un po’ i vari sondaggi che i media giapponesi continuano (nonostante una recente, specifica richiesta del governo di moderare il dilagante disfattismo) a pubblicare per capire che anche da parte dell’opinione pubblica l’interesse per i Giochi sia oramai calato. Oltre due terzi della popolazione si dichiara, a vario titolo, non più interessata e oltre la metà chiede espressamente che vengano cancellati una volta per tutte. Il mondo ha bisogno di verità, non di cocciutaggine”.
A 200 giorni dalla cerimonia d’apertura, Cosimo Cito su Repubblica scrive che “il secondo conto alla rovescia è carico di terribili dubbi, e di numeri inquietanti. Il rinvio di un anno è già costato 2.3 miliardi di euro e nel Paese c’è chi si chiede fino a che punto ci si debba spingere. A un recente sondaggio della tv nazionale NHK il 32% degli intervistati si è pronunciato a favore dell’annullamento definitivo della manifestazione, il 31% per un nuovo rinvio. Al momento è davvero impossibile immaginare se possa esserci spazio per il pubblico. Non ci sarà neppure una campagna vaccinale ad hoc per gli atleti olimpici, moralmente e tecnicamente irrealizzabile. Il Cio studia la possibilità di istituire “bolle” anti-Covid in stile Nba all’interno del Villaggio olimpico. La soluzione sul tavolo, al momento, è quella di un rapido tourbillon di atleti al suo interno: a nessuno sarà consentito di restare a Tokyo più del necessario. In pratica, dopo la fine della propria gara si avranno al massimo 48 ore per tornare in patria”.
costi Togliere le ostriche dalle canoe | Leo Lewis sul Financial Times rivela che secondo le stime del governo, questi Giochi rinviati già costano 25 miliardi di dollari. Ai quali si è aggiunto un milioncino e 360 mila per “la rimozione di quasi 14 tonnellate di ostriche non commestibili – scrive – che avevano fatto la loro casa sul lato inferiore dei boma che smorzano le onde, eretti per le competizioni di canoa”.
Le restrizioni e i Paesi poveri | L’esempio della Papua Nuova Guinea
A parte le ostriche e l’ottimismo di Giovanni Malagò su tutto tranne che sull’inno e la bandiera, Sean Ingle per il Guardian stamattina si fa carico di dare voce alla razionalità. Ha scritto: “Mi sembra un atto di fede aspettarsi che le Olimpiadi e gli Europei di calcio si svolgano come se gli ultimi 12 mesi fossero solo un brutto sogno. Sapete quanti giorni mancano all’inizio dei Giochi Olimpici? Precisamente 200. Immaginatelo. L’oscurità dello skyline di Tokyo. Un corridore che da solo sale su una scala gigante, con la torcia in mano. Un boato dei 60.000 tifosi all’interno dello Stadio Nazionale del Giappone. Poi l’illuminazione furiosa. Uno spettacolo, se succederà. Ma già ci sono echi da grande chiusura del 2020. I Mondiali di atletica leggera indoor, in programma in Cina a marzo, sono stati nuovamente rinviati. Il British Boxing Board of Control ha cancellato tutti i combattimenti a gennaio, le partite di calcio da recuperare in Inghilterra cresce di giorno in giorno. Diverse fonti all’interno del CIO e del comitato britannico insistono sul fatto che le Olimpiadi si svolgeranno in qualche forma, nonostante la sfide di portare 11 mila atleti da tutto il mondo in un unico luogo. Ci sono troppi soldi in ballo perché non accada. Ma non dovremmo essere ciechi di fronte al fatto che le restrizioni Covid stanno colpendo più duramente gli atleti dei paesi più poveri. In Papua Nuova Guinea, ad esempio, esiste solo una struttura di formazione per l’élite, attualmente è un centro di isolamento del coronavirus. Significa che Dika Toua, una eroina nazionale che spera di diventare la prima sollevatrice di pesi a competere a cinque Olimpiadi, ha dovuto allenarsi in un container improvvisato, senza tetto, durante la stagione delle piogge del suo paese. La situazione è anche peggiore per il miglior tiratore del paese, Danny Wanma. Non è stato in grado di accedere alle munizioni e quindi, per la maggior parte dell’anno, ha sparato a secco, esercitandosi solo nei gesti, senza effettivamente sparare”.
Ho da poco fatto il test rapido per il Covid-19 e, nonostante le prevenzioni messe in atto, sono risultato positivo. Voglio rassicurarvi sulle mie condizioni, sto bene, ma la mia priorità è far stare al sicuro tutte le persone viste nell’ultimo periodo e osservare la quarantena fino a quando non tornerò negativo
Filippo Tortu
parole Lucchetta e l’oro olimpico da alieni | «Il volley mi ha permesso di capire l’importanza della condivisione e dell’interazione, donando sé stessi prima di poter ricevere».
➣ Ha mai pensato a un’alternativa?
«Avrei potuto fare il missionario. Però con la capacità, alla don Bosco, di portare un certo tipo di segnali ai bambini».
➣ È vero che Lucchetta è appassionato di Ufo e fantascienza?
«Assolutamente sì. Ho avuto l’illuminazione con Guerre Stellari e con la serie Shado, quella del comandante Straker. Spesso, nei commenti tv, dico “allarme rosso, allarme rosso”. Gli Alieni esistono in un’altra galassia e noi siamo il risultato di un’evoluzione che procede da altri mondi».
➣ Anche l’oro olimpico è un Ufo…
«Eh sì, è… “alienante”: magari un giorno lo vinceremo, ma in palestra dovremo “alienarci” tanto…».
intervista di flavio vanetti, Corriere della sera