Un’altra voce del CIO avverte l’Italia (ed è sempre una voce italiana)
Diamine, allora è vero. L’Italia rischia di perdere l’inno e la bandiera ai Giochi. Siamo come la Bielorussia di Lukashenko e la Russia del doping di Stato. La situazione è seria. Non lo dice solo Malagò, stamattina lo dice pure Ivo Ferriani.
Come chi è Ivo Ferriani?
Ivo Ferriani ha 60 anni ed è il presidente della federazione internazionale bob. È uno dei 15 membri del board del Cio, il massimo organo decisionale olimpico, e stamattina ha paventato il rischio con Marco Bonarrigo in una intervista per il Corriere della sera.
Dice: «Mi creda, nessuno qui al Cio vuole negare all’Italia la bandiera alla cerimonia d’apertura o l’inno di Mameli alle premiazioni dei Giochi di Tokyo: sarebbe una decisione dolorosissima. Ma resta il fatto che il principio dell’indipendenza dello sport dalla politica, sacro e vincolante per la Carta Olimpica, al momento in Italia non pare garantito. Dal governo aspettiamo una risposta alle tante nostre lettere, alle domande di chiarimento. Vogliamo prima di tutto essere certi che tra ministero e Coni venga aperto un dialogo profondo. La nostra richiesta è chiara: il governo dello sport non deve essere soggetto a forzature, a dipendenze assolute dalla politica. Il Coni deve funzionare in modo autonomo e prendere decisioni senza dipendere da un soggetto terzo che ne influenzi le scelte politiche».
Ferriani dà una sua lettura critica verso una serie di passaggi burocratico-tecnici che sostiene potrebbero portare il 27 gennaio alla decisione del CIO, poi si rivela schieratissimo, lui da lassù, così lontano, così internazionale, sul limite ai mandati dei nostri poveri presidenti federali.
«Noi presidenti – dice – siamo stati tutti eletti su base democratica e meritocratica. Se come italiani vogliamo contare di più nel Cio (dove ormai siamo rimasti solo io e Giovanni Malagò), dobbiamo poter fare prima ampia esperienza dirigenziale in patria: il turnover ci penalizzerebbe sul piano internazionale».
Italiani, niente riforma. Vi dovete tenere alla guida dello sport i dirigenti che lo guidano dal 1992.
Così vuole il CIO, ci dice Ferriani attraverso il Corriere della sera.
Altrimenti sul podio cantate il coro del Nabucco.
Dai che è bello il coro del Nabucco.