Le Olimpiadi dimostrano il potere dello sport
Ban Ki-Moon
atletica
La nuova generazione di scarpe magiche. Anche per i 100 metri
Atleti che accusano World Athletics. Le nuove norme vietano calzature con un’altezza della suoletta superiore a 40 millimetri e con più di una piastra in carbonio, ma ciò ha finito per interessare solo una scarpa: i prototipi Alphafly indossati da Eliud Kipchoge a Vienna nel tentativo di scendere sotto le due ore. Il resto dei precedenti prodotti Nike, Vaporfly e Next%, sono stati approvati come conformi. Il disagio è cresciuto con il rilascio della nuova Air Zoom Alphafly Next%. Con un’altezza della suoletta di 39,5 mm, sono state sollevate perplessità per la sua vicinanza al limite. L’americana Kara Goucher, ex medaglia d’argento mondiale, ha dichiarato: “Che coincidenza: un panel obiettivo, senza nessuna influenza esterna, ha prodotto una sentenza con un limite a 40 millimetri. Sembra il giorno della marmotta“.
Citando l’altezza della suoletta di 30 millimetri determinata per i modelli da pista, Mara Yamauchi, la numero 2 nella classifica della maratona di tutti i tempi della Gran Bretagna, ha dichiarato: “A ogni passaggio, World Athletics sembra che stia preparando il terreno per conto della Nike alla rimozione della clausola tecnologica. Quanti atleti in pista indossano suolette da 30 millimetri? Non molti. Quindi perché aprire le porte? Non ha senso. Molto presto gli atleti Nike saranno in grado di registrare record con suolette da 29,9 mm. Lo vedremo succedere. Perché altrimenti sarebbe stata creata una regola da 30 millimetri?” | Riath Al-Samarrai, Daily Mail
Le Nike Viperfly per i 100 metri. Dopo aver distrutto nella maratona ciò che si pensava fosse possibile con le loro rivoluzionarie scarpe Vaporfly, Nike ha lanciato un attacco simile sui 100 metri producendo un modello da pista che sperano possa essere in uso alle Olimpiadi di questa estate. Il Viperfly, progettato specificamente per i 100 metri, contiene una piastra in fibra di carbonio e un air pod “ultra-reattivo”, basati sulla tecnologia impiegata nella scarpa da corsa su strada Vaporfly, che viene giudicata in grado di dare ai corridori un risparmio del 4% sui tempi.
9”19 il tempo che nei 100 avrebbe fatto registrare Bolt a Berlino 2009 se avesse corso con scarpe che fanno risparmiare il 4%
La chiave, secondo Nike, è una scarpa che “focalizza l’attenzione su ciò di cui gli atleti hanno più bisogno negli ultimi 20 metri dello sprint”.
Ma c’è come una mosca nell’ungento per il gigante delle calzature. Le norme di World Athletics introdotte la scorsa settimana stabiliscono che le scarpe da pista sono autorizzate solo con una “piastra o lama incorporata rigida”, più una piastra o una lama aggiuntiva per fissare i picchi. | Ben Bloom, the Telegraph
Le garanzie che promette World Athletics. World Athletics ha insistito sul fatto che la tecnologia delle scarpe da corsa non sfuggirà ulteriormente al controllo nonostante la produzione di un’altra scarpa da maratona Nike “gamechanging“. La federazione internazionale ha anche respinto le affermazioni secondo cui la società americana sarebbe stata avvertita in anticipo delle nuove norme in arrivo, giacché la Air Zoom Alphafly Next% con un tacco di 39,5 mm è entrata di poco sotto il nuovo limite di 40 mm stabilito per le suole. Un portavoce del World Athletics ha detto al Guardian: “Pochi giorni prima di pubblicare le nostre nuove normative sulle scarpe, abbiamo parlato con diverse aziende, tra cui anche Nike, per far sapere cosa stavamo pianificando”. Il portavoce ha insistito sul fatto che tutte le nuove scarpe che utilizzano piastre in carbonio faranno parte di un grande progetto scientifico nei prossimi mesi – e le regole potrebbero ancora cambiare se una scarpa porterà troppi vantaggi. | the Guardian
Il parere di Yassine Rachik. ➣ Queste scarpe cambiano davvero la corsa? «Io sono un atleta Nike, ma l’efficacia di questo modello va al di là dei rapporti con lo sponsor. Aiutano molto, sostengono, spingono, danno quasi un effetto molla».
➣ Quindi danno un vantaggio? «Danno un miglioramento e ora che non si parla più di prototipi ma di scarpe omologate danno anche delle certezze, con la suola sotto i 40 millimetri si può andare ai Giochi».
➣ Non la sfiora il dubbio del doping tecnologico? «Proprio no. Le scarpe sono a disposizione, se un atleta si sente svantaggiato può usarle. Ma poi che vuol dire? Anche l’altura aiuta, allora è doping tecnologico pure quella». | Intervista di Giulia Zonca, la Stampa
La battaglia di Edwin Moses contro il doping. Il numero 999 è scolpito nella testa di Edwin Moses. Detiene la più grande serie di vittorie nell’atletica leggera poiché, come due volte campione olimpico nei 400 m ostacoli, Moses è rimasto imbattuto per nove anni, nove mesi e nove giorni. Dall’agosto 1977 al giugno 1987, ha vinto 122 gare consecutive, ma l’americano, che è anche fisico e presidente emerito dell’Agenzia antidoping degli Stati Uniti, ha trascorso abbastanza tempo in altri paesi, come la Gran Bretagna, per non sapere che 999 è anche il numero da chiamare in caso di emergenza. Per gran parte della sua vita la lotta contro il doping è stata un’emergenza.
« Mangiavo sano. Facevo stretching. Avevo un ottimo fisioterapista. Ho fatto esercizi in allenamento innovativi. Ho nuotato. Ho fatto pesi. L’ho fatto perché sapevo che mi avrebbe reso migliore. Sapevamo tutti che cosa stava succedendo. Sapevamo che il doping era esteso su larga scala perché non esistevano test, oltre a poter rilevare i farmaci per tre o quattro giorni. Era una cosa senza sosta. Sono un fisico. Ho una formazione in biologia e chimica. Volevo diventare un medico. Così rimasi scioccato quando andai alle Olimpiadi del 1976 e vidi alcune atlete del blocco orientale. Erano molto più virili di me. Non c’erano test per il testosterone o gli ormoni della crescita. L’EPO era nuovo di zecca. C’era un uso senza sosta di questi farmaci in tutto il mondo. Alcuni atleti hanno parlato, molti per convenienza. È stato un periodo buio nel mio sport ed è continuato a lungo. Ora sta finalmente cambiando, ma sono stato tra i pochi a parlare dall’inizio. Le persone che protestano e fanno la cosa giusta di solito non hanno nulla da guadagnare. Io vincevo comunque. L’atletica non si è mai ripresa dalla perdita di credibilità all’indomani della gara più sporca della storia, la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Seoul del 1988, quando Ben Johnson, il vincitore iniziale, non superò un test antidoping. Sono stati sollevati seri interrogativi anche sugli altri sette finalisti. Ora stanno facendo una battaglia eccezionale nella lotta contro il doping e speriamo che la gente corrotta se ne sia andata. Stanno cancellando anche la possibilità che gli atleti russi gareggino a Tokyo da indipendenti. Li fermeranno tutti. Se non riescono a mostrare le stesse prove di pulizia degli altri, non c’è motivo di lasciarli competere».
➣ Si aspetta che la Russia indietreggi e si scusi? «No. Ne dubito». | Intervista di Donald McRae, the Guardian