Com’è giocare a basket se non sei un gigante

 

basket
Diteci com’è il gioco visto da laggiù
La pallacanestro di chi non è un gigante

 

  Marco SpissuLei con il suo 1,84 è uno dei cinque giocatori più bassi del campionato. «Vuol dire che per giocare ad alti livelli non ci vuole un fisico della Madonna. Campazzo è più basso di me ma ha inventato un altro basket: fantasia, destrezza, furbizia, visione. Mi piace, proprio come mi piaceva la sua Argentina al Mondiale, e come la Spagna. Le due squadre di maggiore ispirazione europea e latina. Perché il vero basket si fa in Europa».

 

 ➣ Quanto sente di somigliare al suo coach, Pozzecco? «Si è creato un rapporto fantastico, anche se lui non vuole che si sappia in giro, mi ripete che è solo merito mio. Invece mi riempie di consigli, da play a play. Ci basta uno sguardo per capirci. Senza di lui, non sarei mai arrivato fin qui». | Intervista di Cosimo Cito, la Repubblica
~ Italiano, gioca a Sassari, un metro e 84

 

  Facundo CampazzoIl tuo cambiamento fisico è evidente. «È l’aspetto professionale che richiede il maggior sacrificio, il più difficile. Buone abitudini: riposo, cibo, essere il più pignoli possibile quando si tratta di migliorare il fisico. Ho sentito un grande cambiamento. In energia. Mangiare bene non mi farà giocare meglio, ma è un fattore che mi dà fiducia».

 

 Essere bassino ti ha aiutato a inventare nuove risorse? «Un giocatore come me deve costantemente reinventarsi. Questo basket è difficile, molto fisico. Forse in Argentina potrei andare tranquillamente a canestro con il mio fisico. Ma nel campionato spagnolo o in Eurolega non è la stessa cosa. Quindi ho dovuto aggiungere delle cose: un tiro in sospensione, le triple … Dove i centimetri pesano di più è nella competizione interna alla squadra per dimostrare che possiamo giocare contro i pesi massimi».

 

 Nel basket di oggi sono la maggioranza. Come sarebbe stato in un’altra epoca? «L’ho sempre vista complicata! [Ride] Io ho sempre affrontato e combattuto questo problema. Adoro giocare a basket. Mi è piaciuto anche sentir dire a qualcuno che non potevo farcela a causa della mia altezza».

 

 Essere sotto esame permanente è stato uno stimolo nella tua carriera? «Sì. È stato un aiuto a non rilassarsi mai. A competere sempre. Non gioco a basket per chiudere la bocca alla gente. Gioco perché mi piace, perché mi diverte ed è il mio lavoro. Il giorno in cui dovessi perdere il sorriso, smetterò». | Intervista di Luca Sáez-Bravo, la Nación, 15 giugno 2019
~ Argentino, gioca nel Real Madrid, un metro e 81

 

  Isaiah Thomas. «Nessuno è alto nella mia famiglia. Mio padre era 1,73, sapevo già da ragazzo che non sarei diventato molto alto. Ma avrei voluto. C’era una sbarra nel seminterrato di casa di mia madre e stavo sempre lì a cercare di allungarmi. Oppure in sala pesi. Mio padre era un grande culturista. Mi diceva: “Non tirarti indietro”. Ho sempre giocato con il cuore. Quando avevo 10, 11, 12 anni, mio padre mi portava in palestra e giocavo con gli adulti. Delle cose che faccio – se fossi 1,98 o due metri – se ne parlerebbe di più. Ed è stato così per tutta la mia carriera – tutta la mia vita. Non mi è mai stato regalato niente. A noi piccoli nel dubbio ci trascurano. Se fossi più alto, avrei più attenzioni. Non ci sono dubbi. Le persone cercano sempre di trovare qualcosa che io non faccio bene, che i piccoli non fanno bene. Se uno di due metri segna tanto è un grande attaccante. Se lo fa uno come me è un problema per la difesa. Se io fossi di due metri, sarei il miglior giocatore del mondo, o meglio il mondo lo penserebbe. La gente vorrebbe che io fossi qualcosa che non sono. Quando ero bambino mi avevano soprannominato Mighty Mouse e io mi sono fatto un suo tatuaggio». | Intervista di Morty Ain, ESPN
~ Statunitense, gioca a Washington (NBA), un metro e 75

 

 

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