Comincia in Giappone il lungo e grande spettacolo dei Mondiali di rugby. La finale è in programma il 2 novembre a Yokohama. La griglia dei favoriti de l’Équipe: 5 stelle alla Nuova Zelanda, 4 stelle a Inghilterra e Sudafrica, 3 stelle all’Irlanda, 2 stelle a Galles e Australia, 1 stella a Francia, Scozia, Fiji e Argentina. Il bello è che nella prima giornata dei gironi sarà subito Nuova Zelanda-Sudafrica e Francia-Argentina.
Il programma – Oggi: Giappone-Russia (girone A, ore 12.45) | Domani: Australia-Fiji (girone D, 6.45) | Francia-Argentina (girone C, 9.15) | Nuova Zelanda-Sudafrica (girone B, 11.45)
Elogio del dis-possesso palla. Che rugby dobbiamo aspettarci
Al contrario dell’edizione 2015, la Coppa del mondo giapponese dovrebbe essere quella del gioco offensivo con i piedi, diventato un’arma importante per contrastare le difese alte e mettere pressione. Sono passati solo quattro anni dall’ultima Coppa del mondo e il gioco non assomiglia più a com’era. Il Mondiale 2015 aveva spinto al massimo il possesso palla, quello in Giappone mostrerà il dis-possesso e il kicking-game. Lo prevede Alex Bardot, firma de l’Équipe in Francia.
“La sterzata – scrive – è giunta senza preavviso. Uno sguardo alle statistiche delle partite internazionali ci permette di collocarla nell’agosto 2016, alla partita tra Argentina e Sudafrica. Prima di quella si giocava come ai Mondiali 2015: la squadra che dominava nel possesso palla vinceva (il 65% dei casi). Poi i Puma hanno battuto gli Springboks (26-24) subendo (39% di possesso, 34% di occupazione della metà campo avversaria) e il rugby ha cambiato la sua idea di modernità: più di due terzi dei test disputati successivamente – da quell’Argentina-Sudafrica fino all’ultimo match del Sei Nazioni 2019 – (il 68% per la precisione) sono stati vinti dalla squadra che aveva avuto meno la palla in mano e aveva trascorso meno tempo nel campo avversario”
Giappone-Russia
Vincere per attrarre il pubblico | La folla fuori il Tokyo Stadium alla vigilia della gara di apertura della Coppa del Mondo tra Giappone e Russia, era più vasta di due uomini e un cane. È l’immagine scelta da Kate Rowan sul Telegraph per dire che forse c’erano 60 persone e quattro cani. “Se vi aspettavate la Brave-Blossom mania alla maniera in cui i giapponesi sono celebri in fatto di accoglienza per le star della musica e dello sport – dai One Direction nella prima parte del decennio al rugby gallese in questa settimana – siamo a livelli inferiori. Su J Sports, una delle tv titolari dei diritti televisivi per la Coppa del Mondo, ci sono annunci per il torneo, ma sono lanciati brevemente tra lunghe proiezioni di pattinaggio di figura maschile e il World Wrestling Entertainment. Se si poteva leggere qualcosa in quel piccolo gruppo di tifosi allo stadio, era dunque un senso di curiosità. Una buona prestazione del Giappone contro la Russia è un imperativo per il sostegno e la promozione nel paese di questa Coppa del Mondo” ~ Oggi alle 12.45. Su RaiSport
Australia-Fiji. La storia di Samu Kerevi
Un cheeseburger per ogni meta | Samu Kerevi, 25 anni, è nato nel villaggio fijiano di Viseisei ma dall’età di 7 si è trasferito in Australia e gioca a rugby per loro. Il Fiji Times lo ha intervistato alla vigilia della partita che domani mattina oppone i suoi due paesi. “Sono cresciuto con i miei nonni, mia madre e mio padre ancora vivono alle Fiji, mi hanno dato un’occasione per una vita migliore. Dio è venuto nelle nostre vite per cambiarla alla mia famiglia. Il rugby è una religione alle Fiji ma io ci ho giocato per la prima volta in Australia. È qui che il mio amore per questo gioco è cresciuto. Mio nonno mi comprava un cheeseburger per ogni meta, un Big Mac se ne segnavo quattro. Io volevo il Big Mac, così ho cominciato a divertirmi”. Le Fiji lo chiamarono in nazionale giovanile prima che lui scegliesse definitivamente la cittadinanza sportiva australiana. “Le Fiji saranno sempre casa mia. Prima di giocare per l’Australia ho telefonato a mamma e papà per chiedergli se per loro fosse un problema. Non volevo il loro permesso, era un segno di rispetto”.
L’oro di Rio | Tre anni fa, le isole Fiji vinsero il torneo olimpico di rugby a 7. La prima medaglia d’oro nella storia del loro sport venne celebrata con una banconota da sette dollari che raffigurava il capitano Osea Kolinisau che avanza palla in mano. Ben Ryan su Guardian Australia si è spinto ad aspettarsi che possa essere “la nazionale che sconvolge il torneo”, al punto da insidiare la qualificazione a una fra Australia e Galles.
Nuova Zelanda-Sudafrica
All Blacks e Springboks. La nazionale neozelandese si presenta ai Mondiali avendo lasciato dopo 10 anni il numero 1 nel ranking, in conseguenza di alcuni risultati a sorpresa: un anno fa ha perso a Wellington con il Sudafrica, due mesi più tardi nuova sconfitta a Dublino, un pareggio con il Sudafrica, una batosta in Australia (26-47).
Le indicazioni agli arbitri. “Gli arbitri hanno avuto un input chiaro: tolleranza zero per i placcaggi pericolosi. Gli All Blacks amano «uccidere il pallone» nel gioco a terra quando gli avversari potrebbero riciclarlo velocemente, preferendo così concedere 3 punti rispetto a una chance da meta. Tra il 2016 e il 2019 gli All Blacks hanno ricevuto 21 gialli su 47 test, uno ogni 179 minuti, mentre gli avversari si sono fermati a 12 (uno ogni 313’)” [Simone Battaggia, la Gazzetta dello sport]
Che cosa gli sta succedendo. Sir John Kirwan, uno dei più grandi All Blacks di sempre, nella prima edizione della Coppa Mondo segnò una meta epocale affrontando proprio gli azzurri: “Sì, all’improvviso non siamo più i favoriti. Che bello, vero?”. La teoria della cravatta. “Quando sei il migliore, devi indossare la cravatta. Serve un nodo perfetto. Però quel nodo stringe. Soffoca. Questa volta, se le metteranno gli altri”. [Massimo Calandri, il Venerdì di Repubblica]
Il Sudafrica taglia piccola. Mai a livello internazionale il Sudafrica si era presentato con una squadra tanto piccola. “Per cultura gli allenatori pensavano in grande. I media seguivano la tendenza nazionale. Dove i centimetri e i chili erano garanzia di certezze rugbistiche” ha scritto Aurélien Bouisset su Équipe Magazine dello scorso fine settimana. Stavolta invece colpiscono i 172 centimetri di Faf De Clerk, i 170 di Cheslin Kolbe e i 167 di Herschel Jantjies. Solo due giocatori nel torneo sono più bassi di lui: il namibiano Damian Stevens (1,64) e il giapponese Yutaka Nagare (1,65).
Francia-Argentina
La tattica la fa il meteo. “La questione dell’asciutto o dell’umido preoccupa entrambe le parti a poche ore di distanza da quello che sembra un ottavo di finale anticipato. Perché tutti hanno la sensazione che la pioggia cambierebbe in parte faccia alla partita. E forse farebbe persino capovolgere il rapporto di forza che è dalla parte dei francesi, più abituati a un rugby di trincea. Ma l’incertezza delle previsioni ha impedito a entrambi gli staff di fare scelte radicali. I Bleus hanno quindi un piano B, più centrato sul combattimento e sul gioco con i piedi, sul quale i giocatori hanno lavorato durante gli ultimi allenamenti. Il piano A assomiglia a quello che i francesi hanno cercato di produrre in occasione delle partite di preparazione: variazione, cambi di ritmo, utilizzo dell’ampiezza del campo”. [Alex Bardot, L’Équipe]
La Nazionale italiana
Siamo già in semifinale. Con l’inno. Il New Zealand Herald ha immaginato un Mondiale degli inni nazionali, mettendoli a confronto come fossero delle partite, prima nei gironi e poi a eliminazione diretta. L’inno di Mameli è arrivato in semifinale. Ha vinto il suo gruppo, ha battuto l’Irlanda ai quarti e ha perso di misura in semifinale con la Marsigliese dei francesi. Giudizio: “Ha qualcosa di militaresco ma è allegro e travolgente in confronto al testo pesante. I giocatori tendono a cantarlo con gusto”. Ah, il Mondiale degli inni è stato vinto dal Galles.