Dove si legge del -10 alla Juventus | La carezza del 23 maggio

 

 

 

martedì  23 maggio 2023

# Giorno 6 della Seconda Manche

[ultimo aggiornamento: 9.20]

Nella torre centrale, si vede tutto, senza mai essere visti

Michel Foucault

 

La Corte d’Appello della Federcalcio ha rimodulato la sentenza sul caso delle plusvalenze, come richiesto dal Collegio di garanzia presso il CONI. Il -15 è diventato -10 per il mancato coinvolgimento di sette dirigenti, senza potere di firma, tutti prosciolti, tra cui l’ex vicepresidente Pavel Nedved. La procura federale ne aveva chiesti 11 in meno, per seguire il criterio dell’afflittività sulla classifica del campionato in corso.

 

Arianna Ravelli sul Corriere della sera spiega: “Meno dirigenti coinvolti meno punti di penalità.

L’equazione regge. La sentenza dimostra un certo equilibrio: accoglie i richiami del Collegio di garanzia, che aveva per l’appunto chiesto di rivalutare l’apporto concreto dei dirigenti «minori» che non era stato adeguatamente motivato nella precedente sentenza e, in caso, di rimodulare la penalità. D’altra parte non era logico attendersi uno sconto molto maggiore perché il Collegio di garanzia aveva, in 75 pagine di motivazioni, riconfermato tutto l’impianto della sentenza, ribadito il «sistema» di plusvalenze messo in atto per alterare i bilanci e condannato in via definitiva per mancata lealtà tutti i vertici, Andrea Agnelli, Fabio Paratici, Maurizio Arrivabene e Federico Cherubini. È chiaro che il peso dei vertici nel modulare il -15 era stato maggiore dei dirigenti senza potere di firma. c’è il nuovo processo sportivo sulle manovre stipendi che inizierà — è notizia di ieri — il 15 giugno e non è sicuro al 100% che un’eventuale nuova penalità sia applicata nella prossima stagione e non in questa. Sempre ammesso che poi non si arrivi a un patteggiamento prima del via. La sentenza di ieri da questo punto di vista non sembra precludere nuove interlocuzioni tra le parti.

Gianluca Oddenino su la Stampa fa notare che l’udienza preliminare dell’inchiesta Prisma è ancora in corso, infatti, mentre a livello sportivo il caso è stato valutato cinque volte. Trattasi di un record, visto che la Juve è stata assolta nei primi due gradi di giudizio sulle plusvalenze (aprile e maggio 2022), poi condannata dalla corte d’appello alla riapertura del processo (20 gennaio 2023) con il -15 che è stato cancellato dal Collegio di garanzia lo scorso 20 aprile

Sollevano dubbi anche Domenico Marchese e Matteo Pinci per Repubblica: Il -10 sembra consigliare alla Juventus il patteggiamento nel secondo filone, quello delle due manovre stipendi, fissato per il 15 giugno: non patteggiare metterebbe il club nelle mani di una Corte che ha già dimostrato di avere la mano pesante e che potrebbe penalizzarla nuovamente: in questa ma più probabilmente nella prossima stagione. Facendola partire con una pesante zavorra da smaltire. In ogni caso la Juventus, dopo aver letto le motivazioni, deciderà per il ricorso al Collegio di garanzia, che già il 20 aprile aveva rispedito il provvedimento alla Corte d’appello federale. Ma più del come si sia arrivati al -10, inspiegabile è la richiesta di 11 punti di penalizzazione da parte del procuratore federale Giuseppe Chinè. Lo stesso che cinque mesi fa formulò la richiesta di 9 punti per lo stesso identico illecito e prima che il Collegio di garanzia accogliesse i ricorsi dei consiglieri. In sostanza: ha chiesto più punti nonostante si fossero ridotte le responsabilità. Qual è il criterio? Probabile il famoso concetto dell’afflittività

Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello Sport spiega che i legali juventini hanno puntato la loro difesa, una sorta di piano A, cioè il vero obiettivo, il proscioglimento totale, anche in base all’assenza di una sentenza penale (su quel piano siamo ancora all’udienza preliminare che deve esprimersi sul rinvio a giudizio). Con la consapevolezza, però, che una caduta dell’impianto accusatorio, dopo la squalifica passata in giudicato (almeno in campo sportivo) per Agnelli, Paratici, Cherubini e Arrivabene, sarebbe stata come minimo improbabile. Ecco perché è venuto fuori il cosiddetto piano B, illustrato però come una possibilità in «estremo subordine». Quella di una penalizzazione molto più contenuta, cinque punti, che non avrebbe prodotto danni sul piano della partecipazione alle coppe europee, ma avrebbe – sempre sulla base della classifica – provocato un danno economico con la perdita di uno o due piazzamenti. Proporzionalità Considerando i premi di campionato e la fetta dei diritti televisivi, la Juve ha calcolato un danno di cinque milioni a punto perso. Insomma, un allargamento del concetto di «afflittività», declinato soprattutto in termini economici. Naturalmente il danno con una mancata partecipazione alla Champions sarebbe decisamente più cospicuo

Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport-Stadio, considera che penalizzare la Juventus, anche severamente, nella prossima stagione sarebbe stato il modo più logico e meno cruento di amministrare la giustizia sportiva. Sottoporla a uno stillicidio di incriminazioni e verdetti, che interpolano come prove supplementari gli impegni del campo, è una sorta di tortura che, insieme con il condannato, martirizza la residua credibilità del sistema.  

La variabile giudiziaria ha, nella volata finale, un effetto inquinante sul valore sportivo della competizione, che resta ancora il patrimonio più significativo del campionato. Neanche se quanto accade fosse una nemesi, dopo decenni di arrogante egemonia bianconera culminata nell’onta della SuperLega, potrebbe giustificarsi un’odissea giudiziaria che somiglia sempre più a una vendetta infernale. Con l’effetto di condannare i bianconeri a una rimonta continua contro penalizzazioni che in ogni momento possono vanificarne lo sforzo. Non dimentichiamo che da qui al trenta giugno pendono sul capo dei superstiti fedeli di Allegri il giudizio sugli stipendi fittiziamente tagliati e quello parallelo aperto dall’Uefa. 

Le immagini dell’agonia di Empoli sono la diagnosi di un crollo psicologico cui non è estranea l’odissea giudiziaria. E anche se si tratta di un retro pensiero sospettoso, il calvario della Juve mostra per contrasto la cecità di una giustizia che cede alla tentazione di stravincere. Non è un bel segnale

 

La partita a Nyon

Fabio Licari sulla Gazzetta racconta cosa succede con l’Uefa: La decisione di Nyon è attesa per giugno. E potrebbe comprendere anche il tema stipendi. L’Uefa sta infatti svolgendo la sua indagine parallela con tutte le carte processuali. Dall’inchiesta italiana risulta che le plusvalenze hanno alterato il gioco e “truccato” il bilancio, così da consentire un accordo favorevole con Nyon sul Fair play: la Juve deve pagare soltanto 3,5 milioni di multa, invece dei 19,5 previsti, a patto che entro tre anni rimetta a posto la situazione finanziaria. Il problema è che il bilancio corretto non avrebbe forse consentito questa scorciatoia l’ultimo dei desideri di Nyon è non avere le migliori squadre e deprezzare le coppe. Un atteggiamento disponibile dell’Uefa passa però per una collaborazione reciproca: finché la Juve resta uno dei “nemici” che vuole la fine della Champions, e quindi dell’Uefa, in cambio della Superlega, non c’è il margine per una trattativa. A Nyon si chiedono ancora come sia possibile che dalla Juve non sia arrivata neanche mezza telefonata, e quale sia la strategia della società, se non la (rischiosa) attesa della sentenza della Corte Ue. Rischiosa perché l’Avvocato generale ha ammesso la possibilità di farsi una Superlega, sì, ma uscendo dal sistema. Ci sarebbe incompatibilità con la Champions: se ti fai il tuo torneo, non partecipi all’altro. Per l’Uefa un guaio serio, ma peggio per Juve, Barcellona e Real senza incassi Champions”.

 

4-1 Che cosa è successo in campo

Emanuele Gamba su Repubblica scrive che la Juve è durata un quarto d’ora: il quell’inizio scoppiettante sembrava che avesse risciacquato gli schemi in Arno, che scorre proprio alle spalle della curva, visto che fluiva gioco scorrevole, con un cross dopo l’altro (e una traversa di Milik, di testa). Però i bianconeri avevano argini emotivi fragili e al primo errore (l’inutile sgambetto di Milik a Cambiaghi sulla riga dell’area) sono crollati: non avevano più niente cui aggrapparsi, non il gioco né tantomeno la serenità mentre l’orgoglio nemmeno è affiorato, nonostante in partenza ci fosse la possibilità di riacciuffare il quarto posto, visto il confronto diretto di domenica col Milan

Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio dice che la squadra di Allegri stava giocando una partita quasi senza senso. Attaccava cercando di sfruttare gli esterni Kostic e il giovane Barbieri in modo che dalle fasce arrivassero i suggerimenti per i due centravanti Milik e Vlahovic, ma se il polacco si è visto almeno sul colpo di testa della traversa (da angolo di Miretti), il serbo è stato facilmente inghiottito dalla coppia empolese Ismajli-Luperto. Qualcuno si aspettava una ripresa con un pochino più di rabbia da parte della Juve. Previsione sbagliata perché dopo 2 minuti l’Empoli ha segnato ancora, grazie alla dabbenaggine di Alex Sandro che si è fatto soffiare la palla da Akpa Akpro, attacco e assist dell’ex laziale, scavetto di Caputo su Szczesny e tracollo della Juve”.

 

Commisso attacca [di nuovo] i giornali di Cairo

 

 ➣  Il sogno americano non vale quello italiano?

«Amo l’Italia, amo Firenze. Ma la burocrazia è la rovina di questo Paese. A Firenze ho provato a fare lo stadio nuovo ma non me lo hanno permesso. L’Europa ha poi bloccato i 55 milioni del Pnrr per la riqualificazione della zona attorno all’impianto che è valutato come monumento. L’America ti aiuta coi fondi pubblici, qui si mettono di mezzo l’Europa, il Governo, la Regione, il Comune, la Soprintendenza».

 ➣  Ha perso ogni speranza sullo stadio?

«Come Fiorentina siamo fuori ormai. È il mio più grande fallimento, il più doloroso. Adesso aspetto che mi dicano quando vorranno iniziare coi lavori, quando finiranno, cosa faranno dell’area commerciale. La Fiorentina non dovrà essere penalizzata, dovrà rimanere a giocare qui magari prevedendo di lavorare a blocchi come accaduto a Udine».

 ➣  Però a fine estate lei inaugurerà il più grande centro sportivo d’Italia .

«Sì, ma lì ho potuto controllare quasi tutto e non c’era la burocrazia che ho trovato per lo stadio. Abbiamo riqualificato un’area degradata. A luglio la prima squadra inizierà il suo primo ritiro. La Fiorentina non aveva mai avuto qualcosa di proprietà e il Viola Park rimarrà in eredità».

A Firenze dicono che una volta inaugurato, lei venderà la società… « (ride a lungo) No, non l’ho mai pensato. Un giorno questo accadrà, chiaro. Ma non ancora».

 ➣  Ha amici nel mondo del calcio?

«Amici amici, no. Però ho buoni rapporti con Friedkin, Saputo, Iervolino, De Laurentiis. Altri hanno la puzza sotto al naso».

 ➣  A chi si riferisce?

«A Torino i tifosi granata hanno contestato per tutta la gara il loro presidente. Eppure, sul suo giornale, c’è scritto che hanno insultato me. È l’esempio perfetto di come Cairo utilizza il suo potere. Io rispetto i tifosi granata e la loro squadra: ho pregato a Superga, conosco la storia. Non ce l’ho con loro, sia chiaro». 

 ➣  Rifarebbe tutto? 

«Sì, certo. Anche con le critiche. Mi hanno chiamato terrone, mafioso. Inaccettabile. Forse però, invece dello stadio, penserei ad altro» – intervista di matteo dovellini, Repubblica

 

 

  ACQUE Non abbiamo parlato dello scudetto del Recco

Oh, non che sia una novità. Nel 2021 il Brescia era riuscito a spezzare un’egemonia che dura dal 2005, dunque quello di sabato è stato il sedicesimo scudetto in 17 anni, il trentacinquesimo nella storia. Più o meno equivale a dire che il campionato non esiste, di fatto non si gioca, alla federazione non deve importare granché, segue gli interessi della Nazionale e la Nazionale funziona. 

Dietro le anomalie e i vizi di un sistema, però ci sono gli uomini, ci sono ragazzi che ogni giorno si alzano la mattina presto, fanno rinunce, km di vasche a nuoto, partite, schiuma, graffi sulla pelle, e il loro impegno vale sempre, anche durante un’egemonia. Dario Di Gennaro e Francesco Postiglione, voci della pallanuoto su Rai Sport, hanno individuato per Waterpolo People i cinque protagonisti di Gara-2 di finale finita 6-4.

 

Marco Del Lungo: Subire sette gol in 64 minuti di finale playoff dimostra la prestazione straordinaria di uno degli ex di questa eterna sfida. Certamente supportato da una difesa dinamica e reattiva (in particolare con l’uomo in meno) Marco conferma che quando è in condizione è difficile fargli gol.

 

Aaron Younger: È un vero piacere vedere giocare l’australiano che, oltra a fare sempre quel lavoro oscuro ma efficace, si propone di più in fase offensiva consacrandosi (se ce ne fosse ancora bisogno) giocatore ovunque e indispensabile.

 

Petar Tesanovic: Così come in gara 1 sfoggia una prova nel segno della continuità. Con i suoi interventi pregevoli mantiene accesa la speranza del Brescia di rientrare in partita, ma i problemi di Bovo in questa finale sono stati soprattutto in attacco.

 

Gonzalo Echenique: Il migliore dei quattro mancini in acqua. Attento nel ripiegamento difensivo esegue magistralmente le sue ripartenze dando ritmo e profondità all’azione recchelina. Freddo e cinico all’occorrenza con le sue stoccate vincenti che indirizzano il match (così come accaduto in gara 1)

 

Francesco DI Fulvio:Pure se non è la sua miglior prestazione di tutte le sue finali scudetto, la Freccia Azzurra gioca una partita accorta mettendosi al servizio della squadra. Non si tira indietro quando c’è da sacrificarsi in difesa e in attacco è sempre attivo con i suoi movimenti ed entrate repentine che gli fanno conquistare espulsioni preziose.

 

 

Il magazine Nuoto spiega qui la gambata a delfino: perché è importante e come migliorarla

 

 

  Savona

Il giorno è domani, con l’apertura della stagione italiana sulla pista velocissima di Savona. Anticipando di cinque giorni l’esordio di Marcell Jacobs a Rabat, avremo Filippo Tortu nel primo 100 metri dell’anno, dopo il 20.30 sui 200 a Nairobi. Avversari: i britannici Reece Prescod e Jeremiah Azu, il cingalese Yupun Abeykoon, il ghanese Benjamin Azamati, l’ivoriano Arthur Cissé, il francese Mouhamadou Fall, gli staffettisti azzurri Lorenzo Patta e Matteo Melluzzo. Fausto Desalu farà un nuovo test sui 400 metri dopo il 46.17 di Firenze: contro Edoardo Scotti. 

Sui 100 torna Zaynab Dosso, che aveva iniziato benissimo la stagione indoor e si è dovuta fermare per un infortunio muscolare. Avversarie: la britannica Daryll Neita, la spagnola Maria Isabel Perez, la sudafricana Carina Horn e la tedesca Alexandra Burghardt. Dalia Kaddari fa i primi 200  dell’anno contro la stella Dina Asher-Smith, Vittoria Fontana e Irene Siragusa. 

Un altro ritorno da osservare: Alessandro Sibilio sui 400 ostacoli, fuori da un lungo infortunio dopo la finale alle Olimpiadi. Se la vede cn il bronzo mondiale di Doha Abderrahman Samba (Qatar) e il bronzo olimpico di Rio, argento mondiale di Londra, Yasmani Copello (Turchia). 

 

  Il mondo della velocità 

Tre puntini sulla mappa e tre messaggi a Jacobs, che dopo Tokyo ha corso i 100 metri appena sette volte, solo per due sotto i 10 secondi, mai sotto 9.90. 

Nel week-end a Kingston, Oblique Seville ha fatto 9.84 con 1,6 di vento [Shericka Jackson 22.25 sui 200]. A Yokohama, Fred Kerley, 9.88 in batteria e 9.91 in finale. A Devonshire, ma con un vento irregolare da 4.4 alle spalle, si è rivisto un gran Christian Coleman da 9.78, primo davanti a Noah Lyles che con 9.80 quasi lo riprendeva negli ultimi 40 metri.

Aspettando Jacobs vs Kerley di domenica, la migliore prestazione dell’anno resta di Ferdinand Omanyala, 9.84 a Nairobi con mezzo metro di vento al secondo contrario. Let’s Run fa notare che il terzo crono dell’anno appartiene a un liceale di diciott’anni, Iddamada Asinga, con 9.83 a Clermont, ma ventoso. 

 

Certe delizie da vedere in Tv

 

Per farci perdonare dalla Santa Pallanuoto [Roberto Perrone] stasera guardiamo la partita del Brescia in Coppa dei Campioni, 14esima e ultima giornata del girone. C’è da conquistare il primo posto, contro lo Jug basta il pareggio. Anche i croati sono reduci dalla delusione  per la finale scudetto persa, contro lo Jadran Spalato. 

Waterpolo Development ricorda che la partita con lo Jug sarà l’ultimo match alla piscina Mompiano di Christian Presciutti, che ha annunciato il ritiro dopo 25 nella grande pallanuoto, di cui 15 militando nelle fila del Brescia. Il capitano darà l’addio ai suoi tifosi, per poi appendere la calottina dopo la Final Eight di Belgrado.

  oggi ore 20.30 su Sky

 

 

RUOTE

Dal Giro che sonnecchia, Cavendish si ritira

 

Nel secondo giorno di riposo del Giro che sonnecchia pure quando non riposa, Mark Cavendish ha convocato tutti e ha detto che lascia. Con sua moglie Peta e i loro bambini accanto, ha fatto sapere che questa sarà la sua ultima stagione da professionista. Coccaglio entra così nella storia del ciclismo: «Finora ho adorato correre ogni chilometro di questa gara, quindi sento che è il momento perfetto per dire che è il mio ultimo Giro d’Italia e il 2023 sarà la mia ultima stagione da ciclista professionista»

 

|  TESTIMONI Il sarcasmo di Bugno [a stuo tempo soprannominato Vedremo da Mura]

 ➣  Cosa pensa di questo Giro d’Italia?

«È già cominciato?».

 ➣  Oggi 16ª tappa con arrivo sul Monte Bondone. Mancano solo sei giorni alla fine.

«Quasi non me n’ero accorto… Mi pare un Giro spezzato in due: quello spettacolare di chi ogni giorno lotta per la vittoria di tappa e quello un po’ moscio dei favoriti che si marcano tra loro».

 ➣  Il Giro vero comincia oggi?

«Sarebbe ora, ma non ne sono certo. Lo spazio per attaccare sul Bondone c’è, anche se la salita non è durissima. Ma temo non ne approfitterà nessuno. Se Armirail non si stacca, possibile che il francese tenga addirittura la maglia rosa. Se invece dovesse perdere terreno è probabile che la classifica torni ad essere quella di tre giorni fa: Thomas, Roglic e Almeida, a pochi secondi l’uno dall’altro».

 ➣  Perché nessuno attacca?

«Per paura di sparare colpi a vuoto: pensano che tutto si deciderà sulle Tre Cime di Lavaredo venerdì e sul Monte Lussari sabato e vogliono arrivare freschi al weekend. Su pendenze così ripide, i distacchi si allargheranno: se Roglic è il più forte, come sembra, con due allunghi porterà a casa il Giro». – intervista di gaia piccardi e marco bonarrigo, Corriere della sera

 

STRADE Le donne della Resistenza

Nadia Busato sul Corriere della sera racconta come la tappa di oggi del Giro attraversi le strade del Bresciano dove furono protagoniste le partigiane antifasciste durante la seconda guerra mondiale.

La «giusta via» che percorre oggi il Giro – scrive – è una strada della memoria, disseminata dal valore delle donne partigiane. Partiamo da Sabbio Chiese, snodo prealpino verso le Dolomiti bresciane. Le vie, i sentieri e i muri custodiscono ancora tracce delle imprese delle Fiamme Verdi Tito Speri e, poco più a nord, della Brigata Perlasca, la cui lotta ha visto il contributo di donne leggendarie. Come Sabina, per tutti «la telefonista di Vestone» che con le sue chiamate tempestive riesce a sventare numerosi rastrellamenti e fucilazioni. O l’amatissima Santina Dusi, classe 1921, maestra di scuola elementare a Presegno, piccolo borgo a 1.000 metri sotto la Corna Blacca che guarda in faccia al Baremone e al passo del Marè. All’alba, con qualsiasi tempo, Santina cammina ore per raggiungere la scuola dov’è stata assegnata: una stanzetta ai piedi della chiesa, ex pollaio della canonica, dove l’aspetta una pluriclasse di 15 bambini. Qui c’è anche l’unica radio del paese ed è proprio per questo che un pomeriggio dell’ottobre ’43, Santina vede scendere tre giovani, che le chiedono di poter usare la radio. Girano le manopole finché si sente una voce scandire: «Qui radio Londra. Le scarpe sono rotte. Il cappello è verde. Sui monti cade la neve». Tina entra nella resistenza così: d’istinto. Un anno dopo sposerà il capitano della Brigata Perlasca, l’eroico Ennio «Toni» Doregatti. Sarà catturata, torturata, picchiata; ma tacerà, proteggendo il marito e i compagni.

 

Viaggio nel potere delle squadre straniere

Bicisport: La nostra inchiesta: dalle app sul cibo ai milioni degli sponsor, viaggio nei superteam stranieri” – Sono davvero più forti di noi? Oppure sono solo più ricchi? Sono loro il ciclismo del futuro? Ecco le domande che tutti si pongono in questo momento, assistendo al dominio di questi “dream team” a cui non mancano né i soldi né tantomeno le competenze. Bicisport vuol vedere e capire e per farlo ha interpellato prima il diesse della Ineos Grenadiers Matteo Tosatto e poi il corridore della Jumbo-Visma Edoardo Affini

Alessandra Giardini scrive: In principio fu il Team Sky a ridefinire il cielo sopra il ciclismo. Vennero, videro e vinsero. Con metodo, si capisce. Il primo comandamento era tutto sommato abbastanza semplice, e avrebbe successo anche oggi se replicato: investire molti soldi.

Nato dal nulla nell’anno di grazia 2010, in un paese che non aveva una storia nel ciclismo su strada come la Gran Bretagna, il Team Sky aveva una missione dichiarata: quella di portare un corridore britannico a vincere la corsa a tappe più prestigiosa e famosa del mondo, il Tour de France.

Il muro ci mise due anni e qualche delusione a cadere [per intero qui]

Perché Ferrari-Hamilton si può davvero fare

 

La rivelazione è del Daily Mail: 45 milioni offerti da Maranello a Lewis Hamilton, cinque in più di quelli che guadagna alla Mercedes. Stamattina un altro indizio arriva da un pezzo di Stefano Mancini su La Stampa: Lewis chiederà garanzie tecniche, e le riceverà. Ma non è questo il punto: nessuno è in grado di promettergli una monoposto vincente come ai bei tempi dei duelli con Rosberg e Bottas. Mentre la Red Bull vola, la Ferrari annaspa e la Mercedes di più. La Ferrari spinge sugli sviluppi senza modificare il concetto di macchina, mentre la Mercedes sta di fatto per presentare una versione B rivoluzionata fin dall’impostazione. Allora perché cambiare scuderia? Semplice: perché è l’ultima occasione per farlo. Hamilton nel 2024 compirà 39 anni e, per quanto si senta all’apice della forma, potrà garantire il massimo rendimento per un paio di stagioni. È l’argomento che a Maranello dovrebbero usare: piuttosto che rischiare di perdere con la Mercedes, che pure gli ha dato sei dei sette titoli vinti, meglio tentare di vincere in Ferrari. Può essere una scommessa, nella peggiore delle ipotesi Hamilton entrerà nell’albo dei ferraristi e uscirà dal Circus con le tasche piene (di euro)

 

Sta tornando la Honda | La Gazzetta racconta che l’assenza della Honda dalla F.1 durerà poco. Dal 2026 la Casa di Tokyo tornerà in prima persona nei GP, fornendo i suoi propulsori alla Aston Martin. Oggi è previsto un incontro stampa, con l’ufficialità della comunicazione rimandata a domani, per annunciare – è quanto filtra da fonti vicine alla HRC – la presenza del colosso giapponese in F.1 dal 2026 al 2030 almeno

 

 

EUROGOL

Il razzismo intorno a Vinicius

 

Con il razzismo intorno a Vinicius, siamo punto e daccapo. Ancelotti fa notare che «non era mai successo che uno stadio intero intonasse cori razzisti contro un giocatore, e che questo fosse espulso per aver protestato». Lo stadio è a Valencia, dove domenica sera il Real ha perso 1-0, nel pieno del caos. C’è la condanna di Infantino e della Fifa, c’è un caso politico con l’intervento di Lula che chiede «misure serie delle autorità spagnole».

In Italia, Giulia Zonca su la Stampa scrive: Abbiamo un problema. Ed è così radicato che Carlo Ancelotti si è rifiutato una decina di volte di parlare di Valencia-Real Madrid perché se uno stadio canta «scimmia» a un giocatore per una intera partita poi commentarla diventa inutile, c’è altro da discutere, «abbiamo un problema» e si chiama razzismo. Il Mestalla ha insultato Vinicius che da qualche anno ne sente di ogni, non solo da spalti abitati da rancorosi imbecilli, anche da un sistema che lo ha identificato come pianta grane. Perché balla esuberante sui gol, perché il Brasile ha fatto della sua esultanza una questione di identità e ora ritiene che la propria cultura venga attaccata a ogni coro becero. Perché su 9 casi di discriminazione aperti dal campionato spagnolo, 8 riguardano lui. Insomma, Vinicius è considerato un bersaglio e pure se il calcio non arriva a dargli delle colpe, preferisce identificarlo come eccezione. E non prendersi la responsabilità. Solo che se la è presa Ancelotti. Ha lasciato il suo uomo dentro gli schemi del Real fino al minuto 97 quando l’attaccante è sbottato ed è stato espulso per condotta violenta. Come Lukaku. Come Vlahovic. Abbiamo un problema

 

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Una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, con brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, i siti, i blog, i social, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento.

Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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