I terroni non so, ma noi italiani non siamo razzisti
Ellekappa
Ingannevole è il suo nome più di ogni altra cosa. Paula, femminile di Paulus, vuol dire piccola e in senso lato modesta. Piccola e modesta, Egonu non è. Per statura, per qualità tecnica, per personalità mediatica. Sta per tornare in Italia dopo una puntata in Turchia che non deve essere andata come s’aspettavano, né lei né il suo club, il Vakifbank. Stasera nei quarti di Coppa dei Campioni le tocca un test sul futuro, contro la Vero Volley di Milano che sarà la sua prossima casa.
Gian Luca Pasini sulla Gazzetta dello sport ha sottolineato che “le tre partite giocate dalla squadra di Gaspari all’Allianz Cloud quest’anno hanno dimostrato che c’è uno zoccolo duro di spettatori a cui il volley femminile interessa. Ma ancora di più ci sono tante ragazzine che sognano di diventare Egonu o Sylla. Che fanno il tifo per la Nazionale, ma che si possono appassionare a questo progetto che mira a giocare nel vecchio PalaLido quante più partite possibile”.
In un pezzo senza firma sul Quotidiano Nazionale si sottolinea che in termini “puramente sportivi, ci si potrebbe limitare a dire che l’anno prossimo Milano somiglierà molto alla nazionale, con Orro, Sylla e Folie già in rosa. E questo è sicuramente un bene anche in prospettiva azzurra. Così come può essere più facile per il ct Mazzanti monitorare i progressi di una ragazza che, per quanto fortissima, ha ancora margini di miglioramento perché ci sono alcuni aspetti tecnici nei quali la maturazione non è stata ancora completata, nonostante l’anno di lavoro con un allenatore bravissimo come Giovanni Guidetti”.
Il punto è che intorno al ritorno di Paola Egonu in Italia già si intravedono le stesse schegge che hanno accompagnato tutto il suo cammino. “Fuori dal campo – ha scritto QN – fa notizia la cifra che la Egonu continuerà a guadagnare, perché rimane sul milione di euro a stagione che aveva ottenuto dai turchi e che, a quanto trapela, incasserà anche a Milano. Ma questa è in fondo una legge di mercato criticabile solo da chi si sia trovato nelle condizioni della Egonu e si sia permesso di rifiutare un’offerta simile (noi non ne conosciamo nessuno…)”.
QN tocca un punto chiave quando scrive che “la vera sfida è contro se stessa. Dovrà evitare che il gigante mediatico che si è gonfiato dopo interviste e monologhi finisca per essere più importante della ragazza che sogna di vincere con la Nazionale. Per usare una metafora pallavolistica, la Egonu che scende la scalinata del Festival di Sanremo o che progetta di camminare sulle passerelle della moda (e a Milano queste sue vocazioni saranno molto agevolate) ormai ‘passa sopra’ il muro di quella che deve mantenere la propria credibilità sportiva schiacciando e facendo punti sul campo”.
Paola Ventimiglia sulla Gazzetta ha già raccontato della sua adesione al progetto Pomellato for Women con un video lanciato in occasione della giornata internazionale della Donna: “Egonu esorta a ricordare a quelle persone che lo hanno dimenticato che la libertà è prima di tutto un diritto, hanno parlato di libertà anche l’attrice, attivista e madrina del marchio Jane Fonda, la scalatrice iraniana Nasim Eshqi, l’attrice Joey King e la stessa Sabina Belli. Sulla piattaforma #PomellatoForWomen, volta da sempre a promuovere l’empowerment e l’inclusività femminile, in passato sono comparse anche altre ambassadress di spicco come Cate Blanchett, Laura Dern e Alba Rohrwacher”.
Torna e sa già quale clima la circonderà. I giornali della destra hanno armato una campagna sul milione di euro. Sallusti su Libero ha montato una prima pagina per dire: “Vi ricordate Paola Egonu, la campionessa di pallavolo che lasciò l’Italia per la Turchia sostenendo di sentirsi discriminata qui da noi per il colore della sua pelle? Avete in mente Paola Egonu quando poche settimane fa tuonava dal palco del Festival di Sanremo contro l’Italia “paese razzista”? Bene, quella stessa Paola Egonu si appresta a tornare nell’Italia razzista in cambio di circa un milione di euro”.
Se non vi è chiaro il nesso, non siete i soli. Il milione di euro è il compenso per una prestazione. Ma Sallusti ha una strana tesi [“Adesso sappiamo il prezzo che dai alle tue idee”] e possiede anche informazioni sbagliate: “Adesso per favore basta con lo sdegno per una Italia razzista che esiste solo nella tua testa, basta fare la vittima quando da questo Paese hai avuto di tutto e di più essendo stata pure portabandiera dell’Italia ai Giochi olimpici di Tokyo 2020”.
In realtà Paola Egonu non fu affatto portabandiera dell’Italia ai Giochi.
Il CONI fece marcia indietro.
Paola Egonu fu portabandiera dell’Europa.
E tra le verità presenti nelle ultime parole di Sallusti, non è neppure questa, l’informazione più imprecisa.
SOB Gli oriundi sì, i nuovi italiani no
Alex Frosio fa notare sulla Gazzetta dello sport: “Roberto Mancini ha deciso di convocare Mateo Retegui, centravantone argentino e italiano del Tigre, perché “ha qualità che a noi mancano”. In Under 21 sarà invece chiamato Bruno Zapelli, altro italo-argentino, fantasista del Belgrano. Il paradosso è che in Italia, invece, ci sono tantissimi ragazzi che la maglia della Nazionale non la possono indossare: sono nati qui, parlano italiano, spesso pure con un forte accento regionale, frequentano la scuola italiana, praticano sport nelle società italiane. Sono i figli degli immigrati, gli italiani “di seconda generazione”. Italiani in tutto e per tutto che però non lo sono ancora per legge”.
in tv oggi ore 17.30 Discovery+: Vakifbank-Milano | 20 Discovery+: Chieri-Lugoj