Il governo italiano nel fronte del no a Bach per i russi ai Giochi. Malagò come la pensa?

Nulla di più bello dell’Olimpiade, ho visto sgorgare dalla fantasia di un uomo

Candido Cannavò

 

  VITE OLIMPICHE

Gli USA hanno cambiato idea sulla Russia. Ora Bach è nei guai

C’è anche l’Italia nel fronte del boicottaggio

 

Una riunione in streaming venerdì con Zelensky La nascita ufficiale di un fronte politico che è contrario alla riammissione di Russia e Bielorussia a Parigi 2024 La partecipazione dell’Italia e il ripensamento degli Stati Uniti La determinazione di Thomas Bach da Courchevel per andare avanti in quella che definisce una missione di pace Le critiche della stampa tedesca alla posizione del CIO La possibile soluzione di compromesso

 

Se il silenzio è assenso, allora esiste una lista di 32 paesi che formano il fronte del boicottaggio a Parigi 2024. Erano collegati in videoconferenza l’altro giorno con Volodymyr Zelensky, per ascoltare l’invito del presidente ucraino: niente Olimpiade se Thomas Bach porta in Francia sotto qualunque forma la Russia e la Bielorussia. 

Hanno tutti ascoltato e hanno tutti taciuto. Tutti tranne Grecia, Francia e Giappone. Nessun altro ha obiettato, scrive in queste ore la stampa tedesca, la più attenta alle evoluzioni e alle manovre del presidente del CIO, un loro connazionale. Su quella lista ha messo le mani lo Spiegel, ne ha scritto Jens Weireich, e in quella lista ci sono sia l’Italia sia gli Stati Uniti. 

C’è il nome del ministro dello sport Andrea Abodi, tra quanti erano in streaming con Zelensky e non hanno difeso il proposito di Bach, trovare una via per riammettere dentro la comunità dello sport gli atleti e le atlete che hanno la colpa di possedere lo stesso passaporto di Putin.

La Gran Bretagna era rappresentata da Stuart Andrew [sport, turismo e società civile] e da Lucy Frazier, segretaria di Stato per cultura, media e sport]. L’Austria ha mandato il vice-cancelliere Werner Kogler e l’Australia Yvonne Noordhuis [Policy Section]. Il Belgio aveva in collegamento Pauline François, membro permanente alla UE, il Canada Pascale St-Onge [ministero sport] e la deputata Isabelle Mondou. E poi Croazia, Cipro e Repubblica Ceca, l’Estonia la Danimarca e la Finlandia coi ministri per la Cultura. La Germania era online con il deputato socialdemocratico Mahmut Özdemir e con due funzionari del ministero dell’Interno. 

Irlanda e Ungheria con i rappresentanti del dicastero dello sport, l’Islanda con il ministro dell’Educazione. La Corea del sud e la Lettonia avevano una delegazione composta da tre persone. Dalla Lituania erano in sei. E poi Lussemburgo, Olanda, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera. 

 

C’è qualche elemento interessante, per una riflessione. Il Giappone, uno dei paesi che si sarebbe opposto, almeno secondo quanto riferisce il ministro polacco – fonte del resoconto della riunione – era rappresentato dal direttore generale della Japan Sports Agency, Hoshino Yoshitaka, dunque un organo un po’ meno governativo e un po’ più sportivo. 

La Francia padrona di casa ha partecipato con Amélie Oudéa-Castéra, la ministra che l’altro giorno aveva sentito alla tv la sindaca parigina Anne Hidalgo ritrattare. A fine gennaio la sindaca apriva alla partecipazione di russe e russi, bielorusse e bielorussi, sotto una bandiera neutrale. Ci ha ripensato. Ma il governo ha una posizione – per ora – più sfumata. Può permettersi di mandare a mare l’edizione che vuole stupire il mondo con una cerimonia d’apertura mai vista, la sfilata sui battelli lungo la Senna?

Così come ci hanno ripensato gli Stati Uniti, commentano a Swim Swam, alla luce della presenza alla riunione di Lee Satterfield, nel ruolo di assistant Secretary of the Bureau of Educational and Cultural Affairs, di Ashleigh Huffman [Division Chief for Sports Diplomacy], di Victoria Reppert e di Elise Crane. 

Se le cose stanno così, se anche gli USA si sono uniti, Thomas Bach è nei guai, o nella migliore delle ipotesi in un cul de sac

 

  | SCENARI GLI USA Thomas Bach ha da tempo in testa l’idea di arrivare al Nobel per la Pace. Lui, il CIO, non importa. Lo sport. Prima di accelerare sul progetto di riaprire a Mosca, aveva riunito i vertici dei comitati olimpici di USA e Cina. Per sondare. Aveva avuto via libera. Così è andato avanti. Gli USA avevano la copertura della Casa Bianca. La condizione era che russi e bielorussi competessero da neutrali, sotto la bandiera bianca. Oggi la posizione ufficiale è la seguente.

«Gli Stati Uniti continueranno a unirsi alla vasta comunità di nazioni nel loro incrollabile sostegno al popolo ucraino e riterranno la Federazione Russa responsabile della sua brutale e barbara guerra contro l’Ucraina, così come il regime complice di Lukashenko in Bielorussia» ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato americano. «Continueremo a consultarci con il nostro Comitato olimpico nazionale indipendente – il Comitato olimpico e paralimpico degli Stati Uniti – sui prossimi passi e attendiamo con impazienza una maggiore chiarezza da parte del CIO sulla proposta politica nei confronti di Russia e Bielorussia».

Dopo l’incontro online di venerdì – dice invece Swim Swam – gli Stati Uniti sembrano aver cambiato posizione, per allinearsi con la maggior parte dei loro alleati europei. La Polonia si è fatta portavoce di un compromesso: consentire agli sportivi dissidenti russi e bielorussi di competere con la squadra dei rifugiati. «Non è ancora il momento di parlare di boicottaggio» ha detto Kamil Bortniczuk dal governo polacco, indicando altri metodi possibili per far pressione sul CIO e invitare Bach a ripensarci. 

Ma è di quello che in privato stanno parlando, il boicottaggio, qualche paese lo fa perfino in pubblico. 

 

| ORIZZONTI IL PARADOSSO ITALIA  «Stiamo andando in una direzione per cui non avremmo bisogno di nessun boicottaggio: tutti i paesi sono unanimi» ha detto il ministro dello sport lituano Jurgita Siugzdiniene. Compresa l’Italia, se nessuno smentisce le ricostruzioni da Palazzo Chigi, o la presenza del ministero di Abodi alla riunione. Tutto nelle ore in cui le relazioni con i paesi in guerra sono scosse dall’uscita di Silvio Berlusconi. È in una posizione imbarazzante e silente Giovanni Malagò, a capo del CONI e membro CIO. Ha seguito in modo cieco le indicazioni di Bach. Le ha sempre indicate come una linea guida per ogni decisione. Ha sostenuto l’esclusione di russe e russi quando un anno fa il CIO aveva inizialmente dato questa indicazione. È rimasto spiazzato quando lui ne chiedeva l’esclusione dagli Internazionali d’Italia di tennis, mentre Bach cominciava a cambiare parere, rimproverando Wimbledon per la messa al bando. Oggi Bach spiega di aver cambiato posizione sotto la moral suasion che sarebbe giunta con due lettere da alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite. In sostanza: in assenza di sanzioni ufficiali da parte dell’ONU, come fa lo sport a prenderne? 

Già spiazzato una volta, il povero Malagò rischia di fare il bis. Si è battuto per avere un ministero dello Sport. L’ha ottenuto. Ha avuto alla sua guida un uomo a lui vicino. Ora il nome di quell’uomo è nella lista di chi si oppone alla linea del CIO, che sarebbe il faro di Malagò. O Malagò sta con Abodi o sta con Bach. Sempre che Abodi non chiarisca nelle prossime ore, in modo differente, il senso del suo silenzio alle parole di Zelensky, riferito e considerato dal governo polacco un’adesione al progetto di contrasto delle idee di Bach. Un paio d’anni fa, come ricordiamo, Malagò si batté in modo molto rumoroso, con molte interviste, invocando l’autonomia dello sport dalla politica. La faccenda era legata alla crescita di competenze dell’agenzia governativa Sport &Salute. Giunse a sostenere che il CIO avrebbe tolto all’Italia l’inno e la bandiera ai Giochi. Le domande sul tavolo stamattina sono chiare: 1) l’Italia boicotterà le Olimpiadi se Bach dovesse riuscire nel progetto di aprire a Russia e Bielorussia? 2) Il boicottaggio avrebbe dunque la firma del governo. Malagò è d’accordo? 

| SCENARI GLI ARGOMENTI DELL’UCRAINA  Il consiglio olimpico dell’Asia ha offerto il mese scorso a Russia e Bielorussia un percorso di rientro all’attività, compreso un posto nelle qualificazioni, attraverso i Giochi asiatici di quest’anno. È stato il primo vero momento di rottura del piano di Bach. Quando l’Ucraina ha minacciato per la prima volta il boicottaggio. Nelle settimane precedenti, Sergej Bubka era stato rimosso dalla guida del comitato olimpico, accusato di un atteggiamento troppo morbido. Il CIO ha risposto definendo la minaccia prematura e avvertendo che il boicottaggio è a sua volta una violazione della Carta Olimpica. Durante la call di venerdì, Zelenskij ha osservato che 228 tra atleti e allenatori sono morti da quando la Russia ha invaso il Paese, un anno fa. Il ministro degli esteri ceco Jan Lipavsky ha affermato che «sappiamo che il 70% degli atleti russi sono soldati». 

Una situazione analoga esiste per l’Italia. Ed è un altro possibile elemento di riflessione. 

«Il terrore e l’olimpismo – ha detto Zelensky – sono in opposizione, non possono essere combinati».

La risposta da Mosca è arrivata con la voce del ministro dello sport russo Oleg Matytsin, che ha definito inaccettabile l’incontro di venerdì. «Questa è un’interferenza diretta dei ministri nelle attività delle organizzazioni sportive internazionali indipendenti, un tentativo di dettare le condizioni per la partecipazione degli atleti alle competizioni».

 

| FRONTIERE LA STRETTOIA DI BACH E LA RISPOSTA DELLO SCIATORE UCRAINO Ora Bach deve uscirne. Ieri era ai Mondiali di sci, sulla pista di Courchevel. Ha detto all’Associated Press che «la storia mostrerà chi sta facendo di più per la pace, se quelli che cercano di mantenere una linea aperta di comunicazione, o quelli che vogliono isolare o dividere. La nostra è una missione di pace. Di ogni atleta ucraino, condividiamo la sofferenza umana. Siamo totalmente solidali con loro, ecco perché li sosteniamo, in Ucraina o fuori. Ne stiamo sostenendo 3.000 per avere una forte squadra ucraina a Parigi. Ma per quanto riguarda la partecipazione degli atleti, dobbiamo portare a termine la nostra missione di riunire le persone»

Qualche metro più in là, a Courchevel, gli ha risposto Ivan Kovbasnyuk, l’unico sciatore ucraino presente ai Mondiali. Sempre alla Associated Press ha ribadito che i russi non dovrebbero essere ammessi a Parigi. La pensano così anche il pugile Wladimir Klitschko, la saltatrice in alto Yaroslava Mahuchikh e la tennista Elina Svitolina, moglie del francese Gael Monfils. 

«La Russia sta uccidendo il mio popolo, non può essere una situazione accettabile per il CIO».

Der Spiegel in Germania dice che il CIO ha invitato i suoi lobbisti e i comitato olimpici a influenzare i ministri dello sport, per impedire le firme sulla risoluzione prevista. Il CIO accusa i partecipanti alla conferenza di false dichiarazioni.

Hajo Seppelt, il giornalista che per la tv ARD fece lo scoop sul doping di Stato in Russia, ha twittato anche lui sul lavoro della lobby di Bach, aggiungendo che Bach vuole a Parigi gli atleti russi, molti dei quali pagati dai militari russi. È un peccato.

 

| IDEE L’EDITORIALE DEL GUARDIAN Sul Guardian di stamattina interviene Sean Ingle in un lungo editoriale. L’argomento centrale di Bach è che nessun atleta dovrebbe essere punito per i peccati del proprio paese. Facciamolo e dove ci fermeremo?

Poi Ingle usa qualche argomento estremo, per sostenere la sua tesi. 

Immaginate Parigi l’anno prossimo, nel giorno di apertura delle Olimpiadi. Alla finale dell’evento a squadre miste di tiro con carabina ad aria compressa da 10 metri, il russo Sergey Kamenskiy appoggia l’occhio sull’arma, preme il grilletto e un millisecondo dopo festeggia l’oro. Nel frattempo, a 1.500 miglia di distanza, a Kiev, le macerie di case e ospedali continuano ad accumularsi, insieme ai corpi dei morti

Scrive il Guardian che in questa storia colpisce la rabbia di Bach. Non verso la Russia, come ci si potrebbe aspettare. Ma verso l’Ucraina per aver minacciato di boicottare i Giochi, per la violazione della carta olimpica. Noi cerchiamo di essere gentili con Bach. Lui crede sinceramente che le Olimpiadi uniscano il mondo in una competizione pacifica e nell’amicizia. Eppure la sua attenzione sbilenca è bizzarra. Perché mentre cerca un modo per consentire agli atleti russi di competere, non dice nulla su cosa lo spingerebbe a tenerli fuori. Gli stivali russi che marciano su Kiev? L’uso di armi chimiche? La minaccia nucleare?

Ingle ricorda che dopo la guerra gli atleti di Germania e Giappone furono esclusi dalle Olimpiadi. Aggiunge anche l’Italia, ma è una svista. L’Italia ai Giochi di Londra 48 c’era. La sua posizione venne considerata diversa. Ingle ricorda i tre decenni di esclusione del Sudafrica per la sua politica di apartheid e dice che a volte non c’è altra scelta. Bach potrebbe anche rileggersi il principio 5 della carta olimpica, dove dice: ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport, senza discriminazioni di alcun tipo e nello spirito olimpico, nella comprensione reciproca, con spirito di amicizia, solidarietà e fair play. In che modo la Russia non avrebbe calpestato tutto questo?.

Il Guardian continua: “Amicizia? Solidarietà? Correttezza? La Russia si è regolata così quando ha corrotto i Giochi invernali di Sochi del 2014, dopando i suoi atleti e cercando di nasconderlo con uno schema che prevedeva il passaggio di campioni di urina crivellati di steroidi, attraverso la tana di un topo, prima di scambiarli con urina pulita? Lo stesso Bach lo definì un attacco scioccante e senza precedenti all’integrità dello sport e ai Giochi Olimpici. Eppure, quattro anni dopo, a Pyeongchang, la Russia ci ha riprovato, con agenti dell’intelligence che hanno condotto un sofisticato attacco informatico alla cerimonia di apertura. E i Giochi invernali del 2022 a Pechino sono stati dominati dal test antidoping positivo per la pattinatrice quindicenne Kamila Valieva

 

| PROSPETTIVE UNA SOLUZIONE DI COMPROMESSO  Il Guardian cita le parole dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych [skeleton] sull’ultimo Australian Open di tennis, sulla presenza delle bandiere russe in tribuna, la lettera Z sugli spalti, l’episodio del padre di Novak Djokovic mescolato alla folla di sostenitori putiniani. Non sarà diverso a Parigi, pensa Heraskevych. Dice che la Russia userebbe le Olimpiadi come propaganda. Come va a finire? Il Guardian dice che il CIO sa che avrà tra le mani un disastro di pubbliche relazioni, se consentirà ai russi di partecipare. Gli addetti ai lavori suggeriscono che il CIO porrà invece più condizioni all’ingresso, tra cui il divieto della bandiera e dell’inno russo, la richiesta di indossare uniformi completamente bianche. È probabile che chiunque abbia legami con l’esercito russo venga escluso, il che potrebbe comportare la dichiarazione di ineleggibilità per il 75% della squadra e dei dirigenti. Alcuni pensano che una tale decisione potrebbe essere sufficiente a spingere i russi a ritirarsi: sarebbe la mossa che salverebbe il CIO da un grosso mal di testa. Nel frattempo – conclude Ingle – faremmo bene a riflettere su altro: non poter partecipare a un evento sportivo è una cosa minuscola rispetto all’inesorabile miseria della guerra.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.