▻ Diamine, sembrava Mosca. Con Gianmarco Tamberi al posto di Sara Simeoni, con Marcell Jacobs nel ruolo di Pietro Mennea, con Massimo Stano nei panni – nella canottiera – di Maurizio Damilano. Tre ori nell’atletica quella prima volta nel 1980 e tre ori nell’atletica fino a stamattina, fino a poco fa. Adesso è molto di più. Con l’oro nella 20 km di marcia anche nella gara femminile, con l’oro di Antonella Palmisano, adesso è la migliore Olimpiade nella storia dell’atletica italiana.
Nella sola gara che può essere un aggettivo femminile andato a male, un genere musicale e un imperativo tra militari, ieri ha vinto un ventinovenne pugliese che ama la cultura orientale, come pugliesi con echi d’Oriente erano state le prime medaglie di lotta e di battaglia a inizio Olimpiade, il taekwondo di Dell’Aquila e la sciabola di Samele. E dalla terra di Mennea ora viene pure Palmisano, campionessa nel giorno del suo compleanno. Mai una donna italiana aveva vinto la 20 km di marcia. Arriva da Mottola, un belvedere stretto tra il golfo di Taranto e la Murgia. Papà Carmine ha fatto molti mestieri prima di trovare una stabilità come rappresentante di tessuti, mamma Maria è sarta e come al solito ha preparato un fiore in feltro da mettere tra i capelli di Antonella. Cinque anni fa a Rio si era piazzata quarta, tagliò il traguardo e disse al suo Lorenzo: adesso sposami.
Due ori in due giorni, per ripetere il miracolo dell’Italia che va allo stesso tempo dritta e storta sulle gambe fino a un traguardo. Oscillando ma restando in piedi. Lo hanno fatto a Tokyo, dove vinse a suo tempo Abdon Pamich e dove è ambientato l’ultimo film girato con Cary Grant, l’uomo che insieme al principe Myškin tutti vorremmo essere. Lo avrete visto. Si chiama Cammina, non correre perché di mezzo c’è la marcia e ci sono le Olimpiadi. Cary Grant è il solito signorone inglese, un uomo d’affari, che si trova a Tokyo per lavoro in mezzo ai Giochi del 1964. Valla a trovare una camera d’albergo. Non la trova. Casca con l’occhio invece su un annuncio e finisce a casa di Christine, inglese pure lei. Sta cercando una ragazza con cui dividere l’appartamento. Che si fa, che non si fa, alla fine accetta di mettersi in casa questo spilungone. Siccome gli sceneggiatori ne sanno di commedie romantiche e degli equivoci, gli fanno a sua volta subaffittare la stanza a un certo Steve Davis, un americano con la faccia di Jim Hutton, arrivato in città per motivi misteriosi che non vuole svelare. Il motivo è la gara di marcia alle Olimpiadi. Improbabile per un americano. All’epoca del film erano senza medaglie dal 1920, ne vinsero di bronzo con Larry Young nel 1968 e nel 1972, dopo mai più. Improbabile la marcia americana anche adesso: in gara ieri un certo Nick Christie è arrivato cinquantesimo, a 13 minuti e mezzo da Stano.
Quando si è in marcia non si sente più il bisogno di parlare
Jack Kerouac
parole | ➣ Perché la Puglia sforna così tanti talenti nella marcia? «Spesso, scherzando, dico che, essendo la marcia “tacco e punta” e la Puglia il tacco dell’Italia, il nostro talento non può essere un caso».
➣ Cosa è la marcia per lei? «Semplicemente vita. È come l’ossigeno. Molti dicono sia faticosa, ma a me le cose facili non sono mai piaciute. Amo la marcia anche perché è tecnica che devi saper fare tua». – intervista di pasquale caputi, Corriere del Mezzogiorno, 4 luglio 2021
La stringa imparabile su Stano stamattina è “musulmano per amore” – presente su Repubblica, la Stampa, il Giornale, Libero, la Gazzetta dello sport, la Nazione, il Giorno, il Resto del Carlino, il Piccolo. Nel senso che lo è sua moglie Fatima, marocchina, e lui si è convertito. Va forte anche “Stano ma vero”.
Giulia Zonca su la Stampa racconta invece le conseguenze della passione di Stano per usi e costumi giapponesi, lui che “si dice «sbruffone» e anche se viene difficile credergli, si scopre che durante la gara manda fuori giri gli avversari. Da qualche anno studia cultura e lingua giapponese per prepararsi all’evento e sa come stuzzicare. Sarebbe la giornata dei padroni di casa, solo che Stano gliela strappa. Si prende uno spazio e lo difende fino all’ultimo km, come un ninja: marcia così convinto da spingere gli avversari al peggio e nel mezzo del suo affondo piazza un ghigno e dice «Ikuzo» che starebbe per andiamo. Un’adorabile provocazione piantata al centro della mente di chi sta per esaurirsi: «Li ho destabilizzati, l’idea che potessi parlare la loro lingua, magari sentire le loro tattiche li ha agitati»”.
Marco Imarisio sul Corriere della sera si sofferma sullo scarto che esisterebbe tra un mondo antico superato e questa nuova marcia in cui può vincere uno Stano, dove “il parere dei giudici, che per decenni sono stati uno scandalo nello scandalo, asserviti com’erano ai blocchi di potere sportivo prevalenti in una data epoca, conta molto meno. La discrezionalità nella valutazione della correttezza del gesto adesso non è più un criterio a geometria e interessi variabili. La disciplina più antica si è affidata alla tecnologia per ritrovare l’onore perduto. I sistemi di controllo tramite le solette elettroniche che segnalano in tempo reale eventuali irregolarità saranno l’ultimo tassello per eliminare quell’alone di dubbio perpetuo che gravava sulla marcia. Ma intanto gli atleti, e i loro preparatori, hanno capito che l’epoca dei trucchi è davvero finita”.
Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta dello sport ha scritto: “Godi, bistrattata atletica italiana. Godi e cogli l’attimo. Assapora il momento fino in fondo, inebriati del suo profumo”. E Franco Fava aggiunge sul Corriere dello sport-stadio che “a volte la realtà supera l’immaginazione”.
REWIND
Gli ori della marcia italiana prima di Stano
Ugo Frigerio | “Frigerio ha dimostrato oggi che anche la marcia è uno sport bellissimo, di una grande linea estetica. Che fosse difficile e faticosa tutti sapevamo. Frigerio ha saputo provare che uno stilista perfetto come lui ne può fare anche una manifestazione magnifica. Questo ragazzo che ha adesso 23 anni è veramente un camminatore meraviglioso. Ciò che negli altri è andatura sgraziata diventa in lui espressione d’arte; ciò che in altri è smodato parossismo di atteggiamenti è in lui compostezza squisita di forma. La sua marcia dà piacere e sorpresa a chi l’osserva. La figuretta elegante e sottile dell’atleta italiano sembra mossa da un motorino tanta è la regolarità precisa dei movimenti, tanta è la velocità che sviluppa senza che nessun camiciotto bianco di giudice abbia a trovarvi argomenti di critica” – di a.f., Corriere della sera, 12 luglio 1924
◍ Giuseppe Dordoni | “Caro vecchio Dordoni piacentino, vorrei che sul nostro fiume, questa sera, i paesani accendessero fuochi di festa come dopo le antiche regate vittoriose. Vorrei che così celebrassero l’inarrivabile campione di uno sport che si addice alla nostra modestia, di un francescano sport per il più francescano dei popoli. Tu entravi a passo ancora allegro, salutando la folla, e io questo pensavo nell’ora del tuo trionfo. Poco giova, ahimé, la grazia, negli stadi, poco o nulla lo stile, molto la forza, che non tutti abbiamo, noi gente vecchia di troppi secoli, noi italiani che sulle spalle portiamo il peso forse troppo grave della nostra storia. Tutto questo, Giuspäi, ragazzo del mio paese, pensavo mentre allegro marciavi l’ultimo stadio” – di gianni brera, la Gazzetta dello sport, 22 luglio 1952
◍ Abdon Pamich | “Abdon Pamich ha vinto l’oro della 50 km di marcia. Pochi metri dopo il traguardo gli è stato chiesto: «Ma quanti chilometri ha percorso, lei, nella sua vita per allenarsi?». L’italiano sorridendo ha risposto: «Sarebbero sufficienti a percorrere il
giro dell’equatore quattro volte!». Non s’e scomposto, lo stupendo marciatore, al traguardo” – di hiro nagashai, l’Unità, 19 ottobre 1964
◍ Maurizio Damilano | “Di solito lo si dice per le ragazze: ma guardando le facce per bene dei due gemelli Damilano, 23 anni, capelli scuri quasi rasati, guance rosse e ben strigliate, chiari occhi angelici, viene subito voglia di definirli due tipi acqua e sapone. Maurizio è il vincitore inaspettato della medaglia d’oro per la marcia dei 20 chilometri: Giorgio, identico a lui perché gemello monozigoto, però più basso di un paio di centimetri, è arrivato undicesimo. E se foste arrivati allo stadio Lenin alla pari? «Avremmo fatto di tutto per superarci a vicenda, perché la gara è la gara». Sono di quei ragazzi, detti d’oro: vivono a Scarnafigi. duemila abitanti nella campagna vicino a Saluzzo: infatti hanno un dolce accento piemontese temperato da sogni poliglotti” – di natalia aspesi, la Repubblica, 25 luglio 1980
◍ Ivano Brugnetti | “Di questo successo sarebbe fiero anche Pino Dordoni, che nel 1997 vedendo Ivano marciare a Tirrenia lo definì “un elegante“. La marcia italiana, anche solo limitandosi agli ori olimpici conquistati, vanta una storia che ben poche altre discipline – nessuna nell’atletica può proporre altrettanto significativi. I grandi faticatori che quest’Italia riesce ad esprimere con ciclica regolarità, ancora una volta hanno lasciato un segno fatto di sudore e di modestia. Merito di ragazzi che hanno ancora voglia di soffrire inseguendo il sogno della gloria sportiva e non dei soldi. Merito di tecnici che il mondo ci invidia per quanto sono preparati e capaci di accendere sempre nuove stelle” – di giorgio barberis, la Stampa, 21 agosto 2004.
◍ Alex Schwazer | “Se Mao guidò i comunisti in una Lunga Marcia collettiva di oltre 10 mila chilometri, Alex Schwazer in allenamento ne ha percorsi più del doppio, da solo – sia pure in condizioni meno disagevoli -; e Abdon Pamich calcolò di averne fatti in solitaria 300 mila. Anche Schwazer è uomo di confine. La sua epica vittoria, dopo 3 ore e mezza di fatica – la gioia lenta degli ultimi chilometri, il cinque offerto ai tifosi dietro le transenne, il dito levato alla Mannea, l’urlo nel sottopassaggio dello stadio, il pianto dopo l’arrivo -, è coronato da un’immagine emblematica: un sudtirolese con il tricolore, portabandiera di una generazione di ragazzi che si sentono italiani di lingua tedesca. Non soltanto siamo un popolo di marciatori; la marcia connota la nostra storia. La vera marcia è di uomini affaticati e solitari: l’atletica dei poveri, polverosa contadina” – di aldo cazzullo, Corriere della sera, 23 agosto 2008.
50 km marcia maschili
L’oro sulla distanza lunga è andato a Dawid Tomala, polacco, 31 anni, in testa dal km 30 senza altri sorpassi. Ha avuto anche tre minuti di vantaggio, prima di chiudere con 36 secondi di margine e qualche segno di fatica davanti al tedesco Jonathan Hilbert e al canadese Evan Dunfee. È il quarto oro nell’atletica per la Polonia, solo gli USA ne hanno di più (5).
La 20 km femminile è partita alle nove e mezza.
pagine Non arrivano da nessuna parte
“Yogi Johnson non lo sapeva. Ovviamente, camminare non era la soluzione del loro problema. Anche se camminare, tutto sommato, andava bene. L’Esercito di Coxey. Un’orda di uomini in cerca di lavoro che avanza verso Washington. Uomini in marcia, pensò Yogi. Uomini che marciano e marciano, e dove arrivano? Da nessuna parte. Yogi lo sapeva fin troppo bene. Da nessuna parte. Da nessuna fottutissima parte” – di ernest hemingway, Torrenti di primavera