Il ragazzo del poster in Gara-4 tra Minnesota e San Antonio è Victor Wembanyama, perché gara-3 l’ha spostata lui: 39 punti, 15 rimbalzi, controllo dell’area e una pressione continua sulla difesa del Minnesota. Quando riceve senza raddoppio, può tirare sopra chiunque; quando arriva l’aiuto, gli Spurs trovano tiri aperti; dall’altra parte, la sua presenza al ferro obbliga i Timberwolves a cambiare traiettorie, anticipare le conclusioni, prendersi tiri che non vorrebbero. È il problema tecnico della serie, prima ancora che il miglior giocatore in campo.
Il San Antonio è avanti 2-1 dopo il 115-108 al Target Center, una vittoria pesante perché arrivata in trasferta e dopo una partita in cui il Minnesota non ha nemmeno giocato male per larghi tratti. Il punto è che contro Wembanyama a quel livello non basta una prestazione ordinata. Chris Finch deve trovare coperture diverse: raddoppi più selettivi, tagliafuori più duri, pressione più alta sui portatori per impedire agli Spurs di entrare comodi nei set. In gara-3 il Minnesota ha tirato solo con il 38% dal campo: con quella percentuale, anche sette rimbalzi offensivi in più e appena 12 palle perse diventano dettagli insufficienti.
Anthony Edwards ha fatto tutto quello che poteva. Ha chiuso con 32 punti, 14 rimbalzi e sei assist, confermando di essere dentro la serie anche se a inizio quarto di finale la sua condizione era un punto interrogativo. È stato aggressivo, ha preso responsabilità, ha tenuto in piedi l’attacco quando il resto della squadra faticava a trovare ritmo. Naz Reid ha dato 18 punti e nove rimbalzi, con quattro triple segnate, mentre Jaden McDaniels ne ha aggiunti 17 pur tirando male. Rudy Gobert, Julius Randle e Ayo Dosunmu sono arrivati in doppia cifra, ma la produzione complessiva non ha avuto abbastanza efficienza.
Il Minnesota, soprattutto, deve tornare a difendere come aveva fatto contro Denver. Nel turno precedente, al Target Center, aveva tenuto i Nuggets sotto quota 100 in tutte e tre le partite giocate in casa: un dato enorme, considerando che Denver in regular season era scesa sotto i 100 punti solo due volte. Contro il San Antonio non può concederne 115 e pensare di controllare la serie. Servono più mani sulle linee di passaggio — in gara-3 sono arrivate solo tre palle rubate — e una difesa più fisica prima che Wembanyama riceva in posizione comoda.
Gli Spurs, dopo aver perso gara-1, hanno risposto con due vittorie molto diverse ma ugualmente importanti. Prima il 133-95 di gara-2, poi il successo in trasferta di gara-3. Mitch Johnson ha trovato il modo di far lavorare l’attacco anche contro una difesa scomoda come quella del Minnesota. De’Aaron Fox ha segnato 17 punti, pur senza grandi percentuali, mentre Stephon Castle ha firmato una partita da 13 punti e 12 assist. È una delle ragioni per cui San Antonio è così difficile da leggere: ha due portatori capaci di creare per sé e per gli altri, e intorno a loro un centro che obbliga ogni difesa a scegliere male.
Anche gli altri hanno aggiunto pezzi importanti. Devin Vassell e Keldon Johnson sono andati in doppia cifra, Julian Champagnie ha chiuso con sei punti e 12 rimbalzi, compresa una tripla pesantissima per il +4 negli ultimi minuti. Il San Antonio ha trovato anche viaggi in lunetta con continuità, altro dettaglio che ha inciso nel finale e che il Minnesota dovrà limitare in gara-4.
La serie è sul 2-1 per gli Spurs, anche se in regular season il Minnesota aveva vinto il confronto diretto 2-1. Donte DiVincenzo resta fuori per i Timberwolves, mentre San Antonio è al completo. Gara-4 passa da una domanda semplice: Minnesota può togliere a Wembanyama almeno una parte delle sue ricezioni e dei suoi punti facili? Se la risposta resta no, gli Spurs hanno già trovato la strada per portare la serie dalla loro parte.