lunedì 2 febbraio 2026
# 4 giorni a Milano-Cortina
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La gloria è un circolo nell’acqua, che si allarga e poi svanisce
William Shakespeare
I sette passi di Alcaraz nella storia del tennis
Un Donald americano è caduto. Certo, ottantotto anni di regno sono stati tanti. Ma è caduto. John Donald Budge detto Don era nato a Oakland, in California, figlio di un immigrato scozzese che era stato calciatore. Papà Jack aveva giocato diverse partite per la squadra di riserva dei Rangers Glasgow prima di emigrare negli Stati Uniti. Si era dato al tennis per imitazione del fratello, in campo con la squadra di UCLA. Era rosso di capelli [ehm], alto e snello, la sua altezza avrebbe aiutato quello che è considerato uno dei servizi più potenti del suo tempo. Con quella botta in avvio di punto e un rovescio stiloso, Budge si distinse per due traguardi. Il primo: la sua partita in Davis contro il tedesco Gottfried con Cramm viene considerata una delle più eccitanti mai vista. Il secondo: diventò il primo a tennista a fare il Grande Slam e dal 1938 è rimasto il più giovane a completare l’album delle figurine, i quattro titoli vinti indipendentemente dall’anno. Aveva 22 anni e 11 mesi, ha resistito a Laver, Agassi, ai Tre Re Maghi, ma da ieri mattina quel record è di Carlos Alcaraz – che col primo Melbourne ne ha in tutto sette. Quanti John McEnroe e Mats Wilander nelle loro intere carriere, quanti il pioniere Henri Leconte, quanti Vilas + Ashe messi assieme o quanti ne ha sommati la storia del tennis italiano tutta assieme.
Carlos Alcaraz ci è arrivato a prendersi a 22 anni e 8 mesi, sotto gli occhi di Nadal in tribuna. Ha vinto con l’arte della pazienza (14 scambi lunghi a 9), raccogliendo 46 errori gratuiti di Djokovic, vincendo il 62 percento dei punti con la seconda di servizio e mostrando di avere più energia e più gambe, con 48 sprint corsi durante la partita contro 22, di cui 19-6 nel terzo set.
Steve Tignor sulla rivista Tennis sostiene che “in passato, dopo aver perso un primo set in quel modo, avrebbe potuto provare a colpire la palla ancora più forte e più vicino alle linee. In un paio di occasioni, Djokovic gli è saltato addosso con una raffica simile, e Alcaraz non è riuscito a trovare una via d’uscita. Ma questa volta, il suo allenatore Samuel López ha dato un paio di suggerimenti utili: stare più indietro in risposta e colpire da fondocampo con più altezza e spin. Questo ha aiutato Alcaraz a giocare i punti secondo le sue preferenze, con più tempo per impostare e sprigionare il suo potente topspin. Da lì, con il campo più ampio, Alcaraz è stato libero di usare la palla corta e lo slice, e di schiacciare un giocatore più anziano”.
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