La differenza tra Zoff e Carmignani: cosa si scriveva nel 1976

      

  La differenza tra Zoff e Carmignani

Il testa a testa per lo scudetto tra Juventus e Torino non è ancora cominciato. Il Napoli che ha appena comprato Savoldi è ancora lì che ambisce e spera. Il 5 gennaio del ‘76 su Tuttosport Vladimiro Caminiti ne racconta la sconfitta nello scontro diretto in casa della Juventus dopo essere andato in vantaggio proprio con Savoldi su rigore. Ma la differenza, racconta Caminiti, l’hanno fatta i due portieri. E qui parte con un ritratto memorabile di Pietro Carmignani, scambiato qualche anno prima dalla Juve con il Napoli per avere Zoff. 

Carmignani detto Gedeone, è un tipo indimenticabile. Come portiere è unico in quanto appare chiaro che potrà fare tutto, rimediando prodezze naturalmente indimenticabili, salvo volare. È del genere dei portieri piantati a terra, il cui unico esemplare come fuoriclasse è Zoff. Carmignani ha una bella testa e si raccomanda per l’aspetto distinto molto distante dal giocatore comune, che è un muscolare, ha le vene del collo irte, ti guarda di brutto e spesso anziché parlare grugnisce. Carmignani gestisce da signore, è un lucchese di Altopascio molto fine, ha le mani delicate che nemmeno un pianista ce le ha così soavi. Esse frusciano il pallone, lo solleticano, raramente gli fanno male. Carmignani non farebbe male ad una mosca. Vinceva il Napule uno a zero e il suo gioco era glorioso, il suo collettivo testimoniava a favore di testone Vinicio. La cosa più bella di Napoli ce l’avevamo sotto gli occhi, donata a Torino, degna del cielo azzurro, delle speranze per domani e dopodomani, Furino arrancava, Capello corricchiava, la Juve pareva battuta su tutto il fronte. Non chiedeteci dell’arbitro. Ha un fare mussoliniano che non ci piace. Mette pure le mani addosso ai giocatori. Ma il Napoli, purtroppo non ha più in porta Zoff. Uno e ottantadue, ottanta chili oscillanti, Carmignani vagola per l’area di porta quando il pallone è lontano, altrimenti assume la posizione a gambe larghe e resta a guardare. Non si tratta di essere crudeli, ma di evidenziare un limite. Tardelli detto Schizzo scende sulla destra e piazza quel suo traversone acrobatico. Carmignani è preso da una serie di dubbi, avanza di un passo e ci ripensa, il pallone s’incurva già in area, Peppino Damiani e sul posto, sul punto, ci mette la testa, la parabola è mortale, la capriola è allegra, corre Peppino Damiani per il campo che ha perso tutto il tripudio napoletano e si riscopre felicemente, meravigliosamente torinese. Carmignani per terra, è dentro la porta.

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