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I temi del giorno

Ci sono squadre che cadono, e poi c’è questa Fiorentina. Sei punti in quattordici partite, 25 in meno rispetto a un anno fa: e non ci sono precedenti di questa portata in serie A alla 14esima giornata. Peggior difesa del campionato, 16 punti svaniti da una situazione di vantaggio, nove gol subiti da palla inattiva. Sono i numeri di una crisi che sfuma in estinzione. Come se qualcuno avesse abbassato l’interruttore generale del Viola Park, lasciando solo un neon a tremolare.
Il peggio non è la classifica, ma l’impronta digitale di una squadra che non riesce a diventarlo. Non lo era con Pioli, non lo è con Vanoli. È un insieme di corpi che non comunicano, ogni partita finisce come un incontro casuale tra sconosciuti. Anche il rigore di Reggio Emilia – un regalo di Muric – è diventato un litigio sul dischetto, Kean contro Mandragora, il capitano che interviene a separarli. Hai bisogno di unità e ti trovi una seduta di psicoterapia di gruppo. La Fiorentina è riuscita a darsi nove minuti di coraggio prima di una lunga tremarella. De Gea è stato inghiottito dagli incubi, Parisi si è messo a rincorrere fantasmi, Mandragora è sparito in marcatura. Il Sassuolo è emerso con la sua coerenza.
Vanoli dalla panchina ha mormorato: «Quanta paura abbiamo». Paura del pallone, paura del tiro, paura del passaggio che pesa, paura del momento che decide. Paura di vincere e paura di perdere. Paura di tutto. Mancano cinque partite alla fine del girone d’andata e tutto il girone di ritorno. Non c’è nulla di compromesso. Ma perché sia davvero così, la Fiorentina deve fare due cose mai successe: 1] vincere – e anche tanto, 2] salvarsi con 0 vittorie in 14 giornate.
Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio scrive: “Si può perdere (magari non sempre come succede a questa squadra), ma c’è modo e modo. C’è rabbia e c’è paura. C’è tensione e c’è mollezza. C’è forza e c’è fragilità. Si può perdere giocando con la testa, il cuore e i nervi e si può perdere restando in campo senza un’idea, senza coraggio e senza furore. Può darsi che in cent’anni di storia ci siano state stagioni più tribolate di questa (come risultati no, è la peggiore), ma in quasi mezzo secolo di partite della Fiorentina non avevamo mai visto uno scempio del genere. Mai. È in atto una resa senza dignità.
Alessandro Bocci sul Corriere della sera aggiunge: “Doveva essere il giorno della svolta dopo il patto del megafono, sancito tra Dzeko e i tifosi a Bergamo, è sembrato quello della resa. Un solo tiro in porta: il rigore dell’illusione. Uno spettacolo mortificante. Nessuna reazione, solo una disarmante fragilità. Una squadra che non è una squadra. E una società che, senza il presidente Commisso bloccato a New York dalla malattia, non sa più come intervenire. Il cambio di allenatore non è servito. Vanoli sta facendo peggio di Pioli. Continuando così la B diventerà presto una certezza. Nell’anno del centenario”.
Enzo Bucchioni sulla Gazzetta propone: “Non sarebbe allora il caso di rafforzare la società con figure esperte? Qualcuno dal grande carisma? La mente corre a Giancarlo Antognoni, oggi dirigente dell’Under 21 azzurra, che per la Fiorentina è stato tutto e ha fatto di tutto. O Batistuta, tanto per dirne un altro. È vero, le bandiere non hanno mai sventolato al Viola Park, ma non c’è mai stata una bufera come questa”.
Giuseppe Calabrese su Repubblica Firenze dice che “Vanoli dovrebbe dimettersi davanti alla leggerezza con cui la sua squadra affronta un momento così delicato. E non per colpe sue (visto come vanno le cose forse non ne aveva nemmeno Pioli), ma per l’inconsistenza di un gruppo molle e senza cattiveria, incapace di giocare un calcio aggressivo, senza rabbia negli occhi” Scrive che questa squadra allo sbando e impaurita andrebbe lasciata da sola per “l’inerzia irritante, le corse senza senso di Dodo, il passaggino laterale di Fagioli, il niente di Gudmundsson e potremmo continuare. Vuoti come il lancione a cercare Kean, uno schema antico e spesso inutile”.