Un anno dopo Parigi, i paralimpici sono stati dimenticati

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Le analisi

 

Il tradimento delle promesse sull’eredità del 2024

Doveva essere una rivoluzione, invece si sentono dimenticati. I paralimpici francesi dopo Parigi si dicono amareggiati e in molti casi addirittura ingannati dalle promesse non mantenute. Dopo aver celebrato l’anno trascorso dai Giochi, in Francia raccontano cosa sta accadendo nel movimento paralimpico, dove “il rammarico si aggiunge alle difficoltà quotidiane”

Così scrive Alexandre Duyckx su L’Equipe Magazine ricordando gli slogan di un’estate fa, quando alla Francia piaceva raccontare che niente sarebbe più stato come prima. Nel suo discorso d’apertura alla cerimonia, Tony Estanguet parlò di rivoluzione gentile che avrebbe cambiato le persone per sempre, una rivoluzione individuale ma di portata universale.  

Stephan Jakob è il presidente di uno dei più grandi club di scherma in Francia, si chiama Le Masque de Fer, ha sede a Lione. Oltre 500 iscritti, 115 anni di attività, una sezione sportiva per portatori di disabilità creata nel 2010. Viene definito dal magazine francese un uomo affabile e schietto, ma quando gli vengono ricordate le parole di Estanguet gli scappa da ridere. “Una risata triste, stanca, scoraggiata”. 

«All’inizio della scorsa stagione – racconta – abbiamo ricevuto diverse richieste di iscrizione da parte di molte persone, ma queste persone non erano autonome e abbiamo dovuto dire di no. Aiutarle a vestirsi, equipaggiarsi e trasportarle avrebbe richiesto troppo tempo. Non abbiamo il personale per farlo. Ho trovato il loro approccio meraviglioso, ma senza risorse come avremmo potuto farlo? Chi ci avrebbe aiutato? Nessuno. Mostrano immagini bellissime in TV, ci dicono che dobbiamo integrare le persone con disabilità, lo facciamo da quindici anni. Ma abbiamo bisogno di impiegati e soldi perché una sedia a rotelle costa diverse migliaia di euro. Sono furioso per il modo in cui i politici hanno usato la disabilità. L’hanno messa al centro dell’attenzione durante i Giochi, e poi? Hanno fatto così tante promesse e tutto ciò che sono riusciti a creare è stata delusione».  

Michaël Jérémiasz, organizzatore del French Riviera Open, uno dei più grandi tornei di tennis in carrozzina al mondo [dal 30 settembre al 5 ottobre 2025], ribadisce il concetto e parla dei tagli al budget che sono stati operati dal governo, la prova definitiva dell’inversione di marcia rispetto all’estate del 2024. Secondo le statistiche, ogni francese deve percorrere in media 50 km in auto prima di trovare una struttura sportive accessibile ai portatori di disabilità. Jérémiasz domanda: «Perché la gente non viene più a vedere le gare? Perché, a parte pochissimi dipartimenti come la Mosella, le autorità locali non ci aiutano? Perché i bambini con disabilità sono esentati dall’attività sportiva a scuola anziché ricevere sostegno per praticarla? Cosa sta facendo il governo?».  Il pezzo de L’Equipe Magazine si trova per intero qui.

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