Un bilancio numerico-statistico del torno
Jonathan Liew, firma calcistica del Guardian, si sta divertendo. Molto. Ha definito l’Europeo in Svizzera “uno dei tornei più emozionanti degli ultimi anni”. Non solo per i parametri meno oggettivi, in fondo quelli che ci fanno stabilire se una cosa ci piace o no: i suoni, il drama, i piccoli gesti, in voli in tuffo, le giocatrici che cantano, i colori del tifo. A tre partite dalla fine Euro 2025 aveva già sorpassato Euro 2022 in termini di gol, con una media di 3,57 contro 3,06. A Euro 2017 era di 2,19 gol a partita.
“Un aumento del 63% rappresenta uno sviluppo sismico e improvviso in questo sport” ha scritto Liew, ma nell’ansia di essere letto – che so – da Allegri o da Capello, si affretta ad aggiungere che il dato “solleva alcune domande supplementari: sono migliorati gli attacchi o sono peggiorate le difese? Forse la scoperta chiave in questo Europeo è che il possesso palla non è garanzia di controllo del gioco”.
È un riferimento al dato secondo cui solo sei volte su 17 la partita è stata vinta dalla squadra che ha avuto il pallone tra i piedi per più tempo. L’Olanda ha primeggiato con la Francia ed è stata messa sotto per 5-2 . Il 2-1 della Norvegia sulla Finlandia è stato ottenuta con il 41% di possesso. Ma non è successo per una improvvisa e straordinaria capacità di sfruttare le azioni da fermo. Anzi. I gol su palla inattiva sono in calo rispetto a tre anni fa.
È che il pressing – spiega Liew – rimane una condizione devastante nel calcio femminile, “anche di più che in campo maschile, dove le squadre d’élite sono più abili a giocare sotto pressione, anzi, addirittura lo sollecitano con il palleggio basso per creare spazio”.
Il numero di contrasti riusciti nell’ultimo terzo di campo è diminuito del 23%. A Euro 2022 si erano registrate 708 palle perse alte e ora sono appena 495. I controlli sbagliati a partita sono scesi da 38,1 a 35,2, la qualità tecnica è cresciuta.

Quindi, precisamente: da dove arrivano questi gol in più?
Secondo Liew si perdono meno palloni ma la capacità di sfruttare quegli errori è raddoppiata. “Le squadre stanno diventando molto più chirurgiche, sofisticate e spietate nelle loro tattiche offensive. Alla base di tutto questo c’è il cambiamento più significativo degli ultimi tre anni: la qualità della finalizzazione. Le squadre stanno diventando più abili nell’individuare le situazioni più adatte al loro stile di gioco”.
Il dribbling diretto uno contro uno è stato una specialità di Francia e Svezia, l’Italia ha creato più tiri da palla inattiva di chiunque altro. L’Inghilterra rimane “la regina indiscussa del caos in area di rigore”.
La lezione chiave che se ne ricava, dice Liew, è che “a parte per l’eroica retroguardia tedesca, mantenere la difesa compatta è meno importante della capacità di generare tiri. Inghilterra, Italia e Germania sono solo la sesta, la settima e l’ottava miglior difesa di questo torneo. L’Italia ha la quinta media di possesso palla più bassa, ma compensa tutto con la sua fulminea velocità in attacco. La Spagna è la squadra unicorno di questo torneo, forse persino la squadra unicorno del calcio femminile, l’unica in grado di passarsi la palla senza problemi in qualsiasi punto del campo”.