Lo Slalom del 24 giugno | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

#5 giorni a wimbledon

 

     

►  AI MONDIALI di calcio dei club due squadre europee sono state eliminate: l’Atlético Madrid e il Porto. È agli ottavi l’Inter Miami di Leo Messi – che rischia di essere la sola qualificata fuori dall’asse Europa-Sudamerica. Sarà avversaria del PSG: prima partita da ex per l’argentino. 

◇  Il Milan e l’Al-Hilal avrebbero raggiunto un accordo per la cessione di Theo. Napoli e Bologna sono distanti per il trasferimento di Ndoye e Beukema. C’è una squadra araba che potrebbe pagare la clausola di Kean per portarselo nel loro campionato. La Juventus fatica a riscattare Conceiçao, sta vendendo Weah e parla con gli agenti di David. La Cremonese si sta mettendo d’accordo con Davide Nicola, il Venezia con Giovanni Stroppa

◇   Ragazzi italiani. Jannik Sinner è arrivato a Wimbledon, Kimi Antonelli e Sara Curtis hanno passato l’esame di maturità. Da Wimbledon sono già tornati indietro sei tennisti italiani, fatti fuori al primo turno delle qualificazioni. 

◇  C’è tutto un subbuglio sulle panchine del basket. Trinchieri ha lasciato lo Zalgiris Kaunas, Peppe Poeta si è separato da Brescia e torna a Milan: farà il secondo a Messina e dal 2026 l’allenatore della squadra. 

◇  Il ceo della Ducati in difesa di Marc Marquez su Marca: «Gli sportivi non dovrebbero essere fischiati». In compenso la commissione europea ha dato il via libera alla acquisizione della Dorna da parte di Liberty Media, in sostanza la Formula Uno si è comprata la MotoGP. 

 

   

L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo

Nelson Mandela

 

 

Il giorno degli Invictus

Quando gli All-Blacks avevano ormai le mani sui fianchi e neppure un’ultima goccia di energia, sul prato di Ellis Park scese Nelson Mandela, prese la Coppa del mondo e la passò tra le mani di François Pienaar come da mesi aveva sognato di fare, dicendo a un paese senza dirlo che la storia stava cambiando, era cambiata. Era l’atto che nell’immaginario e nella cultura popolare chiudeva il capitolo della segregazione razziale. 

Il giorno prima Miriam Makeba aveva detto a Repubblica che «Nelson Mandela non è un mago, i cambiamenti sono lenti» senza immaginare che una cerimonia di premiazione nel torneo di uno sport che si gioca con una palla storta potesse raddrizzare la grande storia del suo paese. Corrado Sannucci da Johannesburg colse quello che stava accadendo, scrisse che mentre Mandela felice nella sua maglietta verde poteva agitare le braccia come un tifoso qualsiasi, si scatenava la festa di un popolo più unito. Anche se Soweto continuava ad amare il soccer, lo sport nero. 

SEGUE QUI

     

La prima maglia gialla di Gimondi al Tour

Gimondi sorprende il Tour titola la Gazzetta in prima pagina dopo che al traguardo di Rouen Jacques Anquetil e il suo pubblico salutano l’apparizione dell’italiano del giorno, di un sicuro campione d’avvenire.

Nella città di Gustave Flaubert, il 24 giugno del 1965 è il giorno della conquista della prima maglia gialla del giovane debuttante bergamasco, reduce da un Giro d’Italia dove aveva corso di rincalzo a Vittorio Adorni. La tappa per giunta è stata vinta da Anni, secondo posto per Capodivento, altri due giovani ciclisti italiani. 

SEGUE QUI

      

Il tramonto di Cavani

  È un Matador meno piccante, dice stamattina L’Équipe a proposito di Edinson Cavani, arrivato a Parigi per segnare dopo 200 gol in sette anni dopo i 104 in tre anni di Napoli. Uno che il mestiere l’ha fatto e lo sa fare. È meno piccante solo perché l’età aumenta per tutti e per lui siamo arrivati a quota 38, tanto che dal luglio del 2023 con la maglia del Boca Jr. ha giocato 67 partite in tutto e ha segnato 25 gol, ma nell’ultimo mese s’è visto in campo per una mezz’ora contro l’Independiente e basta. 

Stasera chissà, stasera il boca ne deve segnare più possibile all’Auckland [parte da -1 in differenza reti] e aspettare buone notizie dal Bayern contro il Benfica [+6]. L’Équipe parla di amore sfocato per un calciatore che voleva un tramonto maestoso dopo quindici anni passati a vagare per alcune delle roccaforti del calcio europeo. Cavani sognava il Boca da quando aveva 10 anni, quando i suoi amici di Salto nel cortile della scuola parlavano di questo stadio leggendario con le stelline negli occhi

SEGUE QUI

  Parigi agli ottavi di finale

Parigi viaggia in prima classe, titola L’Équipe stamattina a scampato pericolo, dopo i due gol segnati a un Seattle limitato e inoffensivo, il primo di Kvara con una carambola dietro una schiena. Il torneo dei campioni di Europa, la squadra che cammina calcio, si sposta in Georgia per gli ottavi di finale, eventualmente i quarti. 

Se mai servisse un’ulteriore prova della serietà con cui Luis Enrique affronta questo Mondiale dei club – ha scritto José Barroso – l’allenatore del PSG l’ha fornita ieri. Di fronte alla squadra più debole del girone, ha schierato una squadra forte. A parte Ousmane Dembélé e Bradley Barcola al rientro da un infortunio, i campioni d’Europa hanno avevano fra i titolati i vincitori di Monaco.

Diciannove gradi al calcio di inizio, dieci minuti per capire chi siamo, dove siamo, a che ora si mancia, e poi un monologo parigino, incluso un tentativo di dribbling di Gianluigi Donnarumma a Rothrock con passaggio sbagliato a Nuno Mendes e brivido. 

    Dove sta andando l’Atlético Madrid

 Il gol di Griezmann non è bastato per passare il girone, così l’Atlético Madrid è diventato allo stesso tempo la seconda squadra europea a battere una sudamericana dopo il Bayern con il Boca jr., ma pure la prima europea che esce dal torneo – e per mano di una sudamericana. Va avanti il Botafogo, ma per la differenza reti, per lo 0-4 subito dai materassai al giorno-1 contro il PSG. 

El Mundo è parecchio critico con la squadra di Simeone e con i fan del cholismo che si vantano ancora di quella lontana vittoria [novembre] nel girone di Champions League a Parigi: 22 tiri contro quattro e un colpo di genio di Correa. 

Credere che queste vittorie accidentali – scrive Inako Diaz-Guerra – rivelino qualcosa sul vero livello dell’Atleti è un malessere cronico dell’era Simeone, una cosa seria sarebbe confrontare l’evoluzione di entrambe le squadre da allora. Luis Enrique ha lavorato sul suo modello, ha rifinito Doué e il PSG ha ingaggiato Kvaratskhelia. Miguel Ángel Gil Marín ha deciso di non intervenire sulle carenze della quadra in inverno, quando era ancora in corsa per tre titoli, né di muovere un passo in vista di questo Mondiale. Baena e Cardoso arriveranno, ma il club preferisce risparmiare un paio di milioni e prenderli in agosto anziché mostrare un minimo di dignità e ambizione per un torneo che potrebbe non giocare più per molto tempo. Questo è l’Atletico. Se foste Julián Álvarez, rimarreste?

El Mundo dice che Simeone ha deciso da tempo di fare il bravo soldato e di sopportare la mediocrità del suo consiglio d’amministrazione: ognuno decide se essere vittima o complice. Ma quello che nessuno dagli spalti gli ordina di fare è dare 90 minuti a Griezmann e lasciare in panchina Sorloth. L’allenatore dà priorità alle icone in declino. Ricordate l’ultima volta che ha applicato la meritocrazia? Se foste Baena, firmereste? E così l’Atleti raggiungerà un traguardo importante: massacrare le speranze incrollabili dei suoi tifosi prima ancora dell’inizio della stagione. Un nuovo record mondiale di cattiva gestione. Se foste un abbonato, rinnovereste? Il club si è già occupato di riscuotere la quota associativa prima di mandare la squadra in America a fare questa figura ridicola. Un club mediocre, sì, ma per niente stupido.

E adesso c’è Messi contro il PSG

  La squadra europea numero 2 a prendere l’aereo per il ritorno a casa è il Porto, fermato all’alba su un pirotecnico pareggio dagli egiziani dell’Al-Ahly. Passano il turno il Palmeiras e gli americani dell’Inter Miami. The Independent in Inghilterra dice che ancora una volta Lionel Messi è stato in grado di catturare l’attenzione dei media. Nel 2-2 della notte scorsa il protagonista è stato in realtà Luis Suarez, ma l’ex difensore portoghese Fonte ha detto a DAZN che Leo gli pare ancora touched by God, e che se ognuno di noi avesse la possibilità di andarlo a vedere dal vivo, diamine, dovrebbe proprio farlo. «Lo abbiamo chiamato mago, lo abbiamo chiamato maestro, ma poi le parole finiscono»

  Corriere della sera: Mister, ora pensaci tu” – La scelta degli allenatori indica gli obiettivi: Conte rovescia la situazione, il cambio di filosofia di Inter e Milan, la missione di Tudor  ➔  Paolo Condò ha scritto: In un’estate dove la parola «progetto» è quasi totalmente bandita, Napoli, Inter, Juventus e Milan dichiarano nei fatti di puntare allo scudetto. […] Sulla carta l’ingaggio di Kevin De Bruyne rovescia la situazione: adesso è meglio il Napoli, perché immaginiamo il belga al suo migliore livello per 30 partite anziché 50, non un belga da 50 partite ma al 70 per cento di ciò che è stato. A Conte la responsabilità di scegliere i periodi e anche le singole partite nelle quali scatenare la sua stella — era da Cristiano Ronaldo che la serie A non provava un simile hype — con un occhio speciale alla Champions perché è il buco nero del suo palmarès. Ma la sua permanenza, un mese fa improbabile, certifica la determinazione di De Laurentiis ad allestire una rosa all’altezza dei due fronti. Quando si dice che gli allenatori indicano gli obiettivi è questo che si intende: se non è sicuro di poter competere, Conte se ne va.

 

Il pessimismo del Telegraph sul futuro di Jadon Sancho

    Che non si dica dopo che nessuno aveva avvertito. Il Telegraph avverte eccome. Jadon Sancho è un talento perduto. Mentre le cronache del calciomercato raccontano di Juventus e Napoli impegnate in un braccio di ferro per diverse vie, il giornale inglese dice che potrebbe esserci ancora del tempo per salvare la carriera di Sancho, ma bisogna fare in fretta per quella che un tempo era considerata la più grande speranza del calcio inglese.

Non c’era un nome più sbrilluccicoso nella nazionale Under-17 che vinse la Coppa del Mondo 2017. Quattro anni dopo Sancho si trasferì al Manchester United per 72,9 milioni di sterline. Nessun giocatore europeo era mai stato valutato quanto lui alla sua età.

Delle due l’una, scrive il Telegraph: O la maledizione dello United ha colpito Sancho, o le richieste del club erano superiori alle sue possibilità

Due volte lo United ha cercato di sbarazzarsi di lui e due volte Sancho è tornato da un prestito senza che ci sia stata dall’altra parte la volontà di riscattarlo. È uno dei grossi problemi dell’estate del Manchester United, scrive il Telegraph perché le circostanze impongono la vendita o il prestito di almeno quattro attaccanti. Si chiamano Marcus Rashford, Antony, Alejandro Garnacho e Sancho. 

La scorsa stagione al Chelsea non è stata un fiasco. Ha perfino segnato un gol nella finale di Conference League, ma quella finale non l’ha giocata certo da titolare. 

Il problema per un giocatore considerato unico nel suo genere è che alla sua età e al suo costo ci sono molte alternative. Quattro anni fa tra i formidabili ventunenni c’era solo lui. Era il miglior giocatore della generazione inglese di inizio millennio. Fu il primo calciatore nato nel XXI secolo a essere convocato in nazionale. Ma la penultima presenza di Sancho con la nazionale è stata la finale degli Europei contro l’Italia. Non gioca più con quella maglia dall’ottobre del 2021. 

Al suo meglio – ricorda il Telegraph – Sancho era un anticonformista. Non era veloce come un fulmine, ma era capace di individuare all’istante le opportunità che si presentavano durante le partite. Con un tocco di palla e un equilibrio eccezionali. Con quel tipo di astuzia che lo rendeva molto difficile da marcare. Non tutto quel che provava andava a buon fine, ma era più che sufficiente per farsi un nome. Giocava sull’ala opposta a Callum Hudson-Odoi, altra grande speranza del vivaio che ha dovuto rifarsi una carriera. Era una squadra che includeva Phil Foden, Marc Guéhi e Morgan Gibbs-White. Ma la generazione del 2002 – i Cole Palmer, i Morgan Rogers, i Noni Madueke – li sta tallonando. Sancho avrà guadagnato un sacco di soldi entro la scadenza del suo contratto con lo United la prossima estate, anche se per allora il suo club spera di averlo ceduto. Non ha mai giocato per Ruben Amorim e risollevare la sua carriera ora sembra improbabile. Il club è alla ricerca di un terzo prestito, nulla di tutto ciò è più una sorpresa. Entrambe le parti si accuseranno a vicenda per il fallimento e alla fine entrambe, in parte, avranno ragione.

La scuola dei piedi scalzi

È assai buffa questa scuola che due ex giocatori del Nizza hanno fondato qualche anno fa, un’accademia unica basata su principi originali. Un posto dove si gioca a calcio senza portieri e senza scarpe, senza contrasti, quasi senza difesa, una scuola di calcio a piedi scalzi. Un progetto che sta iniziando ad attirare l’attenzione di altri centri di allenamento. 

È il lavoro che fanno alla Y4 Academy, un’idea venuta a Madjid Ben Haddou e Youssef Salimi. Ventitré ragazzini fra gli 11 e i 15 anni, quattro allenatori. Giocare senza scarpe porta fluidità, velocità e padronanza tecnica, spiegano i responsabili a l’Équipe andato a vedere di cosa si tratta. Le due ore di allenamento hanno poco in comune con quelle di qualunque altro centro di allenamento tradizionale. Con la foresta che circonda lo stadio, le montagne sullo sfondo, i cinghiali e le volpi che arrivano di notte, l’ambientazione rafforza questa sensazione di essere fuori dal tempo.

Youssef Salimi è stato l’autore di un gol in una finale di Coppa di Francia 1997, l’ultimo trofeo vinto dal Nizza. Il suo percorso dopo la carriera ha avuto una svolta dall’incontro con Jean-Marc Guillou, che aveva fondato la sua prima accademia ad Abidjan, in Costa d’Avorio, e aveva esportato i metodi a Beveren, in Belgio. Dalla scuola di Guillou sono usciti Yaya Touré e Gervinho. Salimi spiega che quando si gioca senza portiere, con una porta molto piccola, il primo riflesso è tirare appena la palla è tra i piedi. Questo istinto costringe allora chi non ce l’ha a lavorare sul pressing. Avere pochi iscritti consente un approccio personalizzato per tutti. La squadra non gioca in nessun campionato, Ben Haddou dice che in questo modo si sentono protetti dall’avidità. 

«Ci sono parecchi club che di tanto in tanto vengono a vederci lavorare e rimangono sbalorditi». Il Nizza vorrebbe avviare un rapporto di partnership. Non se ne parla nemmeno. Così come segnali simili lanciano anche alcuni club inglesi. «Vedere i nostri ragazzi trovare una squadra a 15 anni ci mette i brividi – dice ancora Haddou a l’Équipe – non vogliamo che vadano al macello. Il patto è che rimangano con noi fino a 17 anni».

Sulle pareti della stanza che funge da ufficio sono attaccati alcuni fogli che ricordano i precetti dell’accademia. C’è scritto: «Un buon giocoliere non è necessariamente un buon calciatore, ma un buon calciatore è sempre un buon giocoliere». I dati dicono che gli allievi della scuola del calcio a piedi scalzi toccano il pallone undicimila volte a settimana. Joshua Kimmich è il giocatore europeo che entra più volte in contatto con la palla. Per arrivare a undicimila tocchi deve giocare 105 partite. 

Pare che i risultati di questa scuola siano sorprendenti e L’Équipe garantisce che nel mucchio ci sia un dodicenne prodigioso. Senza nome ovviamente. Peraltro gli allenamenti sono sempre chiusi al pubblico e ai genitori. Solo un nonno ha il suo lasciapassare. Lo fanno entrare perché non sa niente di calcio. 

  La Direction nationale de controle de gestion – da pronunciare con la erre moscia – oggi apre il dossier dell’Olympique Lione e stabilisce se la montagna di debiti accumulata merita la retrocessione in serie B o se deve partorire un topolino. La Direction nationale de controle de gestion viene abbreviata in DNCG e probabilmente i francesi la leggono Denesegé, chi lo sa, chi lo può sapere, e comunque L’Équipe definisce questa putecarella una saga, anzi un feuilleton, va avanti da così tanto tempo che i tifosi del Lione non osano più crederci”. 

Il proprietario John Textor si è liberato delle quote del Crystal Palace. Con il d.s. Michael Gerlinger è stato interrogato e ha ripetuto ai giudici amministrativi che i soldi ci sono. Il Lione si era impegnato a versare 175 milioni di euro all’organismo di controllo finanziario del calcio francese. Sommando tutte le operazioni annunciate, il conto sembra tornare: 83 milioni di euro versati dagli azionisti in inverno, 28,5 sono arrivati dalle cessioni di gennaio, 42,5 da Cherki al Manchester City, 33 dalla cessione di Luiz Henrique allo Zenit San Pietroburgo attraverso una triangolazione con l’altro club di famiglia, il Botafogo. Il monte stipendi è stato ridotto dalla primavera scorsa, la fine dei contratti con Alexandre Lacazette e Nicolas Tagliafico ha aiutato. Questa ottimizzazione del personale non è ancora completa e sono previsti ulteriori tagli nel club. In un altro contesto, la questione sembrerebbe risolta. Ma il Lione ha mancato le sue due precedenti convocazioni al DNCG

   

Il futuro dei Pacers dopo l’infortunio di Haliburton

Juggernaut erano gli indiana Pacers al mattino di Gara-7, erano dei mostri capaci di andare oltre la definizione iniziale di underdog. Solo che nel giro di sette minuti, i primi sette minuti di una Gara-7 che avrebbe dovuto selezionare la settima squadra campione diversa in sette anni, la maledizione del numero dei peccati capitali ha colpito il povero Tyrese Haliburton, così viene da chiedersi adesso quanto potranno essere ancora juggernaut i Pacers. 

Qui c’eravamo presi una sbandata per la storia del ragazzo che non gioca quasi mai alle Olimpiadi con la nazionale USA e che i compagni più celebri, sotto anonimato, considerano overrated, sopravvalutato. Lui sta zitto, si fa passare la palla, la tiene tra le mani poco e niente, e con quel poco e niente decide le partite. Come si fa a non amare tutto questo. 

Ora tutto questo rischia di essere stata una storia estiva. C’è di mezzo la rottura di un tendine d’Achille. The Athletic scrive che il basket ha dimostrato quanto possa essere crudele. Una squadra arrivata così vicina al titolo ora ha ben poca idea di cosa la aspetta l’anno prossimo.

Mentre Haliburton cercava di superare Shai Gilgeous-Alexander, la sua gamba destra è rimasta piantata a terra [destra non sinistra come scritto ieri]. Ha battuto quattro volte i pugni a terra mentre stringeva i denti dal dolore e quando i Pacers sono rientrati nello spogliatoio a fine partita, battuti al termine della loro stagione da Cinderella, sono stati accolti da Haliburton sulla porta dello spogliatoio in stampelle, con il cappuccio della felpa tirato sulla testa e un asciugamano al collo, come succede in molti film a certi pugili suonati dopo un match. 

La sconfitta in Gara-7 non è niente di fronte alla prospettiva che Tyrese Haliburton debba saltare probabilmente l’intera stagione prossima. Tante ironie sullo stiramento al polpaccio dichiarato prima di Gara-6 erano mal riposte. 

Come possano i Pacers superare questo ostacolo, a breve termine – scrive The Athletic – sembra impossibile. I Pacers si erano preparati a vivere una finestra di due o tre anni con questo gruppo, mentre molti dei loro potenziali avversari a Est sono costretti a cambi significativi. Haliburton, Pascal Siakam, Andrew Nembhard, lo straordinario sesto uomo TJ McConnell e l’ala di riserva Obi Toppin sono tutti sotto contratto fino alla stagione 2027-28. Ma ora niente può sostituire le abilità di Haliburton e le sue qualità da volto della franchigia, anche se la dirigenza di Indiana ha costruito attorno a lui una franchigia di alto livello, nonostante non abbia mai avuto una scelta al Draft tra le prime cinque. La sfida ora è vedere se questa situazione sarà sostenibile senza la superstar

Secondo Spotrac, i Pacers non pagano la tassa sul lusso dal 2005 [4,67 milioni di dollari], la tassa imposta a chi supera il tetto delle spese consentite. Ma per confermare Myles Turner probabilmente stavolta dovrà farlo. Senza Haliburton, Indiana dovrà mettere in conto 30 milioni di dollari all’anno per tenerselo. Più la tassa. Anche se Turner ha molto faticato in finale con una media di soli 10,6 punti. 

Anche i Celtics e i Milwaukee Bucks hanno avuto due giocatori di punta con il tendine d’Achille rotto durante i play-off: Jayson Tatum e Damian Lillard. Senza Haliburton, il margine di errore dei Pacers nelle scelte al draft e negli scambi si riduce. Ma proprio la scorsa settimana hanno ceduto la loro prima scelta 2025 ai Pelicans per riavere indietro la prima scelta 2026. 

Gli dei del basket – scrive The Athletic – hanno fatto a pezzi in pochi istanti ciò che era stato costruito con tanta cura in anni.

La finale più vista degli ultimi sei anni

La più grossa risposta a chi ritiene che la mancanza di un’egemonia faccia male agli ascolti è arrivata dall’ultima finale NBA dell’altra notte. In America dicono che Gara-7 sono le due parole più belle che si possano ascoltare nello sport. Lo pensano a maggior ragione la ABC e la ESPN, dove la partita per l’anello ha fatto una media di 16.353.000 spettatori, con un picco di 19.281.000 spettatori tra le 21.45 e le 22.00 della costa est. Traduzione: la finale più seguita dalla notte di Gara-6 del 2019, quando la dinastia dei Golden State Warriors andò a sbattere sulla novità dei Toronto Raptors sotto gli occhi di 18,3 milioni di spettatori.

La serie di sette partite si è conclusa con una media di 10,266 milioni di spettatori, in calo rispetto alla media di 11,3 milioni in cinque partite tra i Boston Celtics e i Dallas Mavericks. Le dimensioni dei due small market sono state probabilmente un fattore del segno meno. Indianapolis è il 25° mercato mediatico più grande del paese e Oklahoma City il 47°.  

Austin Karp dello Sports Business Journal ha fatto notare che gli ascolti di Gara-7 sono stati più o meno in linea con i 16,6 milioni di spettatori che avevano seguito Texas-Georgia della SeC Football Championship a dicembre.

Ma ESPN dice che il suo pubblico per l’intera durata dei playoff è stato in aumento del 10 percento rispetto al 2024. The Athletic ricorda che la storia televisiva della lega avrà un nuovo aspetto quando le partite riprenderanno in autunno: la NBA rinnoverà la sua partnership con ESPN/ABC ma stipulerà anche nuovi accordi con NBCU e Amazon come parte di un contratto combinato da 77 miliardi di dollari dalla stagione 2025-26 alla stagione 2035-36.

  Repubblica: Un tuono nella memoria, la prima volta di Oklahoma, nuova regina dell’Nba➔  Emanuela Audisio ha scritto: Oklahoma è (era) un puntino nella mappa americana, non uno stato dove vai per turismo, è uno small market come dicono quelli che si intendono di audience, non fa vendere, non ha prestigio, non profuma di mito, non ha il tramonto sul Grand Canyon, ha appena quattro milioni di abitanti, meno della metà di New York, e non ha immaginario anche se Francis Ford Coppola negli anni Ottanta ci girò due film (a Tulsa). […] Oklahoma era la squadra povera, brutta e cattiva. Ora festeggia un successo senza paillettes, ma pieno di gioventù e di futuro

    

Brava Boisson, ma sull’erba resta con i piedi per terra

Non sono stati particolarmente riguardosi gli inglesi con Loïs Boisson, semifinalista del Roland-Garros con un torneo e una storia di quelle che ti appassionano anche se sei una carpa addormentata in un fiume. Hanno distribuito wild card per il torneo a piacer loro, come si fa sempre e come fanno tutti, senza trovare la voglia il modo e il tempo di darne una alla ragazza francese partita dal numero trecento e passa per finire di fronte a Cori Gauff sul Philippe-Chatrier. 

Da oggi Loïs Boisson deve giocare le qualificazioni di Wimbledon. Significa che Wimbledon per ora la vede col cannocchiale. Il tabellone preliminare si tiene cole al solito a Roehampton, un posto che l’Équipe stamattina definisce l’anticamera rurale del Grande Slam londinese. L’erba è verde come a Wimbledon, le fragole sono altrettanto rosse e il bianco è ovviamente di rigore, ma è Roehampton, sul campo 1, dove si vedono le linee del campo vicino e si sentono i lamenti degli spettatori affianco. Si lancerà sull’erba davanti a un massimo di 800 persone. Deve voltare pagina senza dimenticare tutto e soprattutto senza fretta.

Dopo una breve pausa dalle racchette per riprendersi dal rumore che c’era attorno, Boisson si è stabilita a Londra all’inizio della scorsa settimana presso il Raynes Park. L’erba è una superficie per lei del tutto nuova. Ha fatto una settimana di allenamento per capire i rimbalzi della palla, gli slice, come giocare piatto, scoprendo che in effetti il suo dritto potente e il suo gioco molto fisico erano già abbastanza pronti per l’erba. Il suo team si dice ottimista, e se sono ottimisti loro chi siamo noi per avanzare dei sospetti. 

È la testa di serie numero 1 alle qualificazioni, ma non è stata particolarmente fortunata dal tabellone. Al primo turno le tocca subito la canadese Carson Branstine, 197esima al mondo ma pochi giorni fa vincitrice su Liudmila Samsonova in Olanda. Se vincesse le toccherebbe Bianca Andreescu, vincitrice degli US Open 2019. Ma poi si vede. 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

 Leggi tutto


 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.