Come si sta in piedi sull’erba

    

Manuale per tenersi in equilibrio pochi giorni dopo il Roland-Garros

La cosa più difficile lungo la strada verso Wimbledon è passare dalle scivolate sulla terra rossa alla scelta delle suole giuste per restare in piedi sui prati.

La rivista Tennis ha sentito il parere di alcuni specialisti e Jan-Lennard Struff consiglia per esempio di arrivare un po’ prima per adattarsi ai campi.

Facile se non giochi la finale al Roland-Garros, e nemmeno la semifinale, e nemmeno i quarti di finale.

Struff si adatta facendo esercizi di corsa, allena le brusche frenate e i cambi di direzione, cercando di non sfasciarsi né i legamenti del ginocchio né le caviglie, l’erba umida sa essere micidiale.

L’altro adattamento è nella tattica: bisogna giocare più in profondità, la palla non arriva troppo alta, i punti sono più veloci, anche la concentrazione e l’attenzione sono diverse. Su altre superfici si può recuperare un break più in fretta, sull’erba è più difficile.

Il 17enne Justin Engel è stato una della sorprese del torneo di Stoccarda e racconta a Tennis di aver chiesto un aiuto a Monfils e alla sua enorme esperienza per capire come si fronteggiano queste palle piatte e veloci.

Giovanni Mpetshi Perricard adotta invece una strategia vecchia come Roscoe Tanner. Lui tira forte in battuta e poi si vede. Se lo sai fare la cosa diventa imparabile.

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