I Mondiali dei club sembrano il tendone del circo di Buffalo Bill

   

Tutte le tensioni intorno al torneo

La gestazione è stata complicata. Prima di mettere sul tavolo il suo montepremi da un miliardo di dollari, la nuova Coppa del Mondo della FIFA per club aveva trovato proprio fra i club qualche voce ribelle.

E si gioca troppo, e gli infortuni, e boicottiamo, e non veniamo.

Le squadre invece stanno tutte là. Nessuna ha fatto un passo indietro e neppure di lato. Carlo Ancelotti si era iscritto al partito dei ribelli, il Real Madrid aveva fatto fuoco e fiamme minacciando di ritirarsi, il miliardo di dollari ha convinto tutti che ‘sto torneo quasi quasi non è poi così maluccio.

Anche per i diritti tv è stata una putecarella. In Italia DAZN darà le partite in chiaro, qualcuna andrà su Mediaset e insomma ogni squarcio si ricuce, anche se poi si vede il segno dei punti.

L’Équipe definisce questi nuovi Mondiali dei club un’enigmatica appendice a una stagione iniziata undici mesi fa per i club europei.

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Da luglio a giugno senza sosta, e chi arriverà fino in fondo dovrà inventarsi un’estate mai vista per prendere fiato e ricominciare, dritti verso un nuovo campionato, una nuova Champions, un nuovo Mondiale per le nazionali. Auguri.

Le 32 squadre vengono dai cinque continenti, le partite saranno 63 in un mese e si comincia stanotte con l’Inter Miami di Messi e gli egiziani dell’Al-Ahly in un clima assurdo di guerre nel mondo e di ribellione negli USA.

Il giornale francese dice che si tratta di un torneo che si dirige verso l’ignoto in cerca di legittimità, ampiamente osteggiato dai media e dal pubblico americani, al punto che la FIFA ha ridotto significativamente la sua politica dei prezzi e sta aumentando gli sconti. Per evitare tribune deserte nella partita d’apertura sono stati offerti biglietti al costo di 17 euro agli studenti del Miami Dade College. In omaggio: quattro biglietti per le prossime partite. 

 

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Il miliardo di premi, garantito in sostanza dai sauditi, è la pentola magica di cui Infantino aveva bisogno perché la sua creatura avesse successo. Un torneo a 16 squadre (e non 32) che si fosse concluso a giugno avrebbe probabilmente tenuto assieme le varie istanze, lo show, i soldi, il riposo dei giocatori. Più che tra un mese con la finale, un bilancio serio dell’esperienza sarà possibile a Natale, quando avremo visto i suoi effetti collaterali sul fiato dei giocatori in autunno.

PAOLO CONDÒ, Corriere della sera


Oltre a domandarsi quale livello di preparazione fisica vedremo, quale coinvolgimento del pubblico, quali saranno le conseguenze a breve e lungo termine per i partecipanti, l’elefante nella stanza è il clima sociale.

A Los Angeles, la città dove sono cominciate le proteste, hanno il loro quartier generale il PSG e l’Atlético Madrid. Nelle ultime ore, alcuni giornali americani hanno diffuso la notizia secondo cui gli agenti della polizia federale per l’Immigrazione (ICE) potrebbero fare irruzione negli stadi durante il torneo, aumentando un contesto segnato da tensione e scetticismo [ancora l’Èquipe].

Il tendone di questo circo assomiglia a una cosa che sta a metà strada fra una tournée di fine stagione e una tournée di inizio stagione. È questo l’effetto che fa il debutto di tante facce nuove dopo una finestra di mercato aperta di proposito. Il Real Madrid presenta Xabi Alonso in panchina ventisette giorni dopo averlo visto ancora seduto su quella del Bayer Leverkusen.

Cristian Chivu era l’allenatore del Parma la settimana scorsa e adesso guida l’Inter al posto di Simone Inzaghi.

Pep Guardiola aveva avvertito il Manchester City che se ne sarebbe andato se non gli avessero accorciato la rosa e gli sceicchi gli hanno comprato Rayan Cherki, Rayan Aït-Nouri e  Tijjani Reijnders. Ovviamente Guardiola è al suo posto e quei tre se li è portati tutti in America, lasciando a casa Grealish e i suoi calzettoni ai polpacci.

Il Chelsea invece di giocatori a casa ne ha lasciato più di uno e il suo grande acquisto, il brasiliano Estevão, ha deciso di fare un ultimo giro con la maglia del Palmeiras prima di trasferirsi a Londra.

Sotto il tendone del circo c’è pure una discreta schiera di Buffalo Bill che tra la vita e la morte hanno scelto l’America. Da Lionel Messi, Luis Suarez e Sergio Busquets che vedremo subito in campo stanotte con l’Inter Miami, a Edinson Cavani del Boca Juniors, passando per Sergio Ramos con la maglia del Monterrey avversario dell’Inter [quella di  Milano], Thiago Silva col Fluminense, Hugo Lloris e Olivier Giroud con il Los Angeles.

Cristiano Ronaldo – dice l’Équipe – forse si pentirà di non essere venuto

La sua squadra non si è qualificata – come il Barcellona – ma la FIFA avrebbe avuto piacere di vederlo rompere con l’Al Nassr e salire al volo su qualche carro del Pace & Bene. 

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