Aggio purtato ‘o pullastro
Eduardo De Filippo, Quei figuri di tanti anni fa
► SIMON YATES ha vinto il Giro d’Italia. Ha portato sotto la finestra del papa la maglia rosa conquistata con il blitz al Colle delle Finestre. È il terzo britannico nell’albo d’oro dopo Chris Froome [2018] e Tao Geoghegan Hart [2020]. Viene da Manchester: dopo un londinese e un naturalizzato nato in Kenya
◇ Le due McLaren si sono piazzate ai primi due posti del GP di Barcellona: Piastri ha preceduto Norris e la Ferrari di Leclerc è salita sul podio
◇ Brescia ha vinto anche Gara-2 della semifinale scudetto contro Trapani e le manca una sola partita per qualificarsi alla prima finale scudetto della sua storia. Una carezza allo sport cittadino dopo la retrocessione in serie C della squadra di calcio dovuta alla penalizzazione per irregolarità amministrative. Della Valle ha segnato 19 punti, con 7 rimbalzi e 6 assist: 5 su 8 da tre, un paio di triple incredibili e un dato di +24 con lui in campo.
◇ A proposito di Lombardia. La Cremonese ha vinto a La Spezia il ritorno dello spareggio [3-2] e ritorna in serie A dopo due anni sotto la guida di Stroppa. Erano già state promosse Sassuolo e Pisa. Nel basket la finale promozione è stata raggiunta da Cantù – da cinque anni lontana dalla serie A. L’avversaria sarà Rimini, assente dal 2001 e tornata a ridosso del grande giro con una nuova società. Quella vecchia era caduta in C nel 2018 e non si era iscritta al campionato proseguendo la sola attività del settore giovanile
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#4 giorni a Norvegia vs Italia
Il Giro d’Italia dei pollastri
Due volte spuntano i polli nelle commedie di Eduardo. Anzi: i pollastri. Sbucano in due atti unici, due farse scritte all’inizio del suo percorso di drammaturgo, entrambe nel 1929, l’anno della caduta di Wall Street [significherà qualcosa, ognuno sceglie un motivo a piacere].
Sik-Sik l’artefice magico è una storia di miseria e di squallore, ma anche una storia di innocenza bambina, lo spettacolo di un guitto, un illusionista disperato rimasto senza compare la sera dello spettacolo. Nel tentativo di salvare i guadagni coinvolge un tizio stralunato e balordo nei suoi giochi, ma quello sbaglia ogni mossa. L’ultima: al posto di un colombo da un cilindro sbuca un pollastro.
I pollastri stanno fra le righe dell’opera di Eduardo anche in Quei figuri di tanti anni fa, la storia di due mezzi guappi di quartiere che gestiscono una bisca improvvisata, una casa da gioco assai scumbinata, sotto la copertura di un Circolo della caccia. Ci vanno a passare il tempo e a giocare a carte piccoli delinquenti e i signori della Napoli bene, tra i quali vengono selezionati i pollastri da spennare.
Nella bisca al Colle delle Finestre, Simon Yates ha trovato i suoi. Anche Isaac-Isaac come Sik-Sik pensava di avere il colombo nel cilindro. Ora, a dirla tutta, c’è pure chi sta dando dell’asino a Del Toro e Carapaz. Due somari. Ma siamo là: o pollastri o somari Del Toro e Carapaz sono accusati di aver gettato il Giro.
Solo che. Una cosa non torna. Se loro sono i pollastri, quelli che li telecomandano dalle ammiraglie attraverso le maledette radioline, come li dobbiamo chiamare?
Alessandra Giardini sulla Gazzetta lo spiega bene.
Che cosa stanno leggendo in Europa
Cosa sarà del PSG adesso che le stelle le ha di nuovo
Cosa sarà anche del PSG, adesso che la squadra senza stelle un po’ di nuove stelle se le ritrova in casa. C’è da gestire la nuova dimensione di Ousmane Dembélé, candidato numero 1 al prossimo Pallone d’oro – sebbene il Mondiale per club potrebbe rimescolare suggestioni e gerarchie. C’è una nuova dimensione anche per Doué, il ragazzo che fila dritto verso la porta come fosse un tram, un tram chiamato desiderio. C’è un contesto che Vincent Duluc stamattina su L’Équipe racconta come quello di “una squadra giovane, un allenatore onnipotente, un proprietario di successo. E nella storia delle Coppe europee, le squadre giovani e dominanti hanno avuto scarso futuro”.
La ricostruzione dell’Inter
Il quadro intorno a Simone Inzaghi si schiarirà entro domani. La Gazzetta in prima pagina titola che “l’Inter aspetta il sì” mentre il Corriere dello sport-stadio risponde con “L’ultimo Simone”. Il Corriere della sera dice che “prende le distanze”: domani l’incontro decisivo con Marotta “,a l’addio all’Inter ora è più probabile”. Paolo Tomaselli ha scritto che “di passare per il Grande Perdente, il tecnico sembra essersi stufato. Forse si è sentito anche poco tutelato da una società che a gennaio ha deciso (su indicazioni della proprietà) di non rimediare a un attacco di riserva che con il trio Arnautovic-Correa-Taremi ha dato un contributo davvero modesto: se le volate si giocano sui dettagli, questo era il meno trascurabile. Nell’incontro di domani tra tecnico e società però si scopriranno le carte. In Arabia dicono che la firma di Inzaghi con l’Al Hilal sia imminente e che il contratto sia pronto. Meno certezze sulle cifre, si oscilla fra i 30 e i 50 milioni all’anno. Quanto basta per un paio di anni detox , per poi ributtarsi a testa bassa in una nuova fase della carriera: senza disdegnare in futuro una squadra come la Juventus, che nelle settimane scorse ha fatto un sondaggio sull’allenatore dell’Inter, avendone intercettato il malumore”.
Franz Acerbauer ha rinunciato alla Nazionale
Oh, poi c’è questa storia di Francesco Acerbi che ha deciso di non rispondere alla convocazione della Nazionale mandando un whatsapp al cittì intorno a mezzanotte, sull’onda emotiva della sconfitta in Champions. Mister, non vengo – pare che abbia scritto Acerbauer “ferito dall’ultima battaglia” scrive il Corriere della sera e sfilandosi come ci si può sfilare da una birra con gli amici. Era uscito dal giro per il caso mai ben chiarito della frase razzista a Juan Jesus e deve essersi anche risentito del fatto che una volta il cittì ha fatto notare di non averlo chiamato perché gli anni passano per tutti. Bocci sul Corriere della sera dice che “serviva Acerbi nella prima e più importante partita delle qualificazioni al Mondiale 2026 e invece l’interista ha messo l’«io» davanti al «noi», Nel mirino c’è Spalletti con il quale i rapporti si sono raffreddati da tempo. Ma qui c’è in gioco il bene della maglia azzurra a cui l’interista dice di tenere. A giugno aumentano in maniera esponenziale i giocatori che marcano visita. Questo gran rifiuto però fa rumore. Una specie di insubordinazione. Di sicuro non ha fatto una bella figura. Se voleva rinunciare, considerando che il suo ciclo è finito, poteva dirlo prima di essere inserito nella lista. Invece aveva dato la disponibilità e poi l’ha ritirata. Una specie di tradimento”.
Il primo scudetto argentino del Platense: la squadra dei calamari e dei cavalli
Anche in Argentina stanno celebrando una sorpresa. Il Platense ha vinto il campionato per la prima volta nella sua storia, in occasione del 120esimo anniversario della sua fondazione. Solo cinque anni fa era tornato in Primera División. Sul finire degli anni Settanta aveva dovuto abbandonare lo storico stadio Manuela Pedraza e rifarsi una vita al Vicente Lopez, finendo più o meno definitivamente nell’ombra. L’eroe in queste ore si chiama Guido Mainero, per il gol al volo segnato nella finale contro l’Huracan dopo i tre in 16 partite del Torneo Apertura. Il suo è stato un percorso di tenacia e resistenza, una carriera trascorsa quasi per intero in prestito, con un legamento crociato rotto nel 2021.
La finale tra due squadre che non abbiamo visto a Natale
La settima squadra campione NBA diversa in sette anni avrà un’altra caratteristica. Da quando la lega ha introdotto la tassa sul lusso – la multa che scatta quando per tre stagioni consecutive si supera il salary cap – per la prima volta nessuna delle due squadre arrivate alla finale per l’anello è stata obbligata a pagarla. Sedici degli ultimi 22 campioni e 26 delle ultime 44 finaliste hanno compilato il modulo dei contribuenti.
Una doppietta McLaren: che novità
Ma quelle della Mercedes erano un’altra cosa
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Un dominio non ancora totale
La McLaren ha fatto doppietta come da pronostico, ma in maniera molto meno scontata di quanto si poteva immaginare all’inizio. La strategia a sorpresa della Red Bull, che ha puntato sulle tre soste e i quattro stint per massimizzare le doti velocistiche di Verstappen, avrebbe potuto destabilizzare il muretto McLaren, con le due macchine papaya che si sono ritrovate con Max addosso nonostante la sua sosta in più.
Come al solito, Stella e i suoi collaboratori non hanno perso la calma e il sorriso. Poi l’uscita di strada di Antonelli, che ha costretto il gruppo a ricompattarsi dopo l’ingresso della Safety Car, poteva diventare ancor più devastante per il team di Woking. Invece, anche per una serie di cause contingenti, vedi l’indisponibilità per Verstappen di gomme morbide, ma soprattutto per la consapevolezza di essere superiori, le cose si sono messe per il meglio e Piastri ha vinto la sua quinta gara del 2025, con Norris alla sua quinta piazza d’onore.
Arriva così la terza doppietta stagionale, ancora poco pensando alla superiorità delle due monoposto britanniche. Per la McLaren è la 52esima in 979 Gran Premi, circa il 5% rispetto a tutte le gare corse. Nelle 196 vittorie totali, circa una volta su quattro il vincitore in livrea McLaren è stato accompagnato da un compagno di squadra sul secondo gradino del podio.
I signori delle doppiette restano comunque i piloti Mercedes che si sono susseguiti nel corso degli anni. Per loro 60 doppiette su 326 Gran Premi corsi. Si tratta del 18,4%, tredici punti percentuali in più della McLaren.
Il secondo team in questa speciale classifica, la Ferrari, vanta 87 doppiette in 1107 GP, poco meno dell’8%. Quello delle Frecce d’Argento è un dato ancor più impressionante se parametriamo le doppiette al numero di vittorie, 60 su 129, ovvero una vittoria Mercedes su due ha visto l’altro pilota della scuderia al secondo posto.
Naturalmente questo numero enorme di doppiette è figlio del dominio Mercedes nel settennato 2014-2020, quando furono 53 su 138 GP, una percentuale monstre del 38,4%. Neanche la Ferrari del quinquennio trionfale 2000-2004 fu capace di raggiungere questi numeri. Sugli 85 Gran Premi disputati, gli uno-due furono 23, pari al 27%.
Il mondo mutato intorno a Musetti
L’ultima volta che una squadra di calcio francese aveva vinto la Champions League, il numero 1 al mondo nel tennis era Pete Sampras, 38 dei primi-40 giocatori al mondo di oggi non erano ancora nati e ce n’erano 54 fra i primi-100 che giocavano il rovescio a una mano. Un altro mondo.
In questo che viviamo, invece, Lorenzo Musetti è una specie di panda ancora in linea con i vecchi canoni di bellezza, i famosi gesti bianchi di Gianni Clerici. Quando ha battuto Holger Rune mentre s’era fatta una certa ora e calava la palpebra, è diventato l’undicesimo giocatore a essersi qualificato nello stesso anno per i quarti di finale dei tre Masters 1000 sulla terra battuta più il Roland-Garros nella stessa stagione. Gli altri sono stati Stefanos Tsitsipas nel 2023, Sasha Zverev due volte, Rafa Nadal 10 volte, Novak Djokovic quattro volte, Andy Murray, Ferrer due volte, Roger Federer nel 2008, e poi Carlos Moya, Gustavo Kuerten e Sergi Bruguera.
Stefano Semeraro su La Stampa ha scritto: “Se Alcaraz è il re della terra, Lorenzo è un principe di sangue (rosso)”.
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