Lo Slalom del 23 maggio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

   

   

Era de maggio – io no, nun me ne scordo – ‘na canzone contàvemo a ddoie voce

Salvatore Di Giacomo

# 2 giorni al GP di Monte-Carlo

 

Un venerdì napoletano: c’è modo e modo di aspettare

L’attesa è una faccenda seria. È quel periodo sospeso tra il passato e il futuro, tra il desiderio e la sua realizzazione. Quando Gustav Klimt volle darle una forma e un corpo, adoperò una foglia d’oro perché gli pareva di aggiungere un senso di eternità e di sacralità. Arthur Schopenhauer invece pensava che l’attesa fosse ovunque, che fosse ogni cosa. Vedeva la vita umana come un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, e dentro quell’intervallo fugace, quell’intervallo sospeso e illusorio che abita l’andare e il venire, risiedono il piacere e la speranza della gioia. 

L’attesa è prima di tutto pazienza, non è immobilità, bisogna avere un fisico bestiale per ad tendere verso qualcosa, verso qualcuno. È audacia di speranza, una sfida all’impulsività. Milan Kundera ne faceva una questione di tempo e ritmo, si domandava come mai fosse scomparso il piacere delle lentezza, saper aspettare significa dar tempo al tempo e viverlo tutto, per intero, come insiste quella frase masticata quanto un chewing gum e attribuita a Lessing, ormai poco meno di un meme: l’attesa del piacere è essa stessa eccetera eccetera. 

Aspettare è quel che facciamo quando non stiamo facendo nulla. Ha una potenza filosofica e letteraria come poche altre azioni. È quella condizione in cui il tempo trattiene il fiato per ricordarci l’esistenza della morte. Questa era scritta tempo fa da qualche parte ma certi foglietti ogni tanto vanno perduti, e pure in questi casi si aspetta prima o poi di ritrovarli. Quante volte poi s’aspetta invano. Un amore, un’avventura, un destino, un nemico. L’attesa diventa una condizione, come sapevano Buzzati con Il soldato Drogo e Beckett con Godot. 

A Giorgio Caproni veniva bene attendere l’amore suo nei vapori di un bar all’alba [che inverno lungo e che brivido attenderti], a Montale la pioggia nella desolazione di un giorno di arsura, e solo l’attesa di un abbraccio ha senso d’esser vissuta – sostiene Roland Barthes – più dell’abbraccio. Tra i frammenti d’amore che ci toccano, solo in quell’istante sospeso si realizza il sogno di unione totale con l’essere amato. L’unione non è uguale al sogno. La realtà è scadente [Paolo Sorrentino] o come ha scritto una volta Jacinto Benavente la cosa migliore del fare l’amore è quando saliamo le scale.

Il vero amore aspetta in attici infestati, vive di lecca lecca e patatine. Eh sì, questo in True Love Waits ha cantato Thom Yorke, ma il vero leader dei Radiohead 170 anni prima di lui era stato allora Giacomo Leopardi, quando in endecasillabi e settenari durante le ore di studio matto e disperatissimo nella biblioteca di papà Monaldo pensava che questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia. Tutto il resto è noia – avrebbe aggiunto il Califfo a nome suo, tutto il resto è diman tristezza e noia.

Solo che al tempo di Leopardi e forse pure al tempo del Califfo, il più gradito giorno dei sette era ancora il sabato. Quando il villaggio s’è fatto globale, perduti dietro a John Travolta è venuta a tutti la febbre del sabato sera. L’attesa del di’ di festa è stata anticipata allora al venerdì. 

Che razza di giorno è questo per assegnare uno scudetto, uno dei due giorni della settimana nei quali  non si sposa e non si parte. Che razza di giorno tocca a Partenope per vivere una nuova attesa, irriconoscibile, sfigurata, si direbbe deforme, così diversa dalla prima che era durata 61 anni [dal 1926 al 1987] e dalla terza che ne aveva messi insieme 33 [dal 1990 al 2023]. Due anni questa volta sono passati, solo due anni prima di andare a dormire guardando al di là del mare e immaginando di potersi congiungere di nuovo con un’idea vicina alla felicità. 

SEGUE QUI

 


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Italia la notte scudetto: Napoli o Inter? I giornali madrileni raccontano l’addio di Modric al Real e quelli catalani francamente se ne infischiano. L’Équipe dà la copertina e apre il giornale con una intervista a Charles Leclerc. Frase chiave messa nel titolo: Non mi arrendo

  Guarda tutto


 

 28.   Tra i ventotto convocati per gli Europei Under-21 della Nazionale italiana non ci sono giocatori di Napoli e Inter. Il Napoli è la squadra europea che ha mandato in campo più calciatori sopra i trent’anni [sette] per almeno 1.200 minuti. L’Inter è quella con l’età media più alta della serie A. Qui il titolo imparabile sarebbe: Non è uno scudetto per vecchi

   

La NBA e il titolo MVP in subaffitto al resto del mondo

▬▬▬▬▬        ▬▬▬▬▬

Oggi viviamo in un tempo in cui ci sono parole come virale. È una parola che dà solo una sensazione di quantità, ma prescinde da ogni forma di qualità. Prima si pensava alla qualità per ottenere un determinato risultato ora invece si pensa solo al risultato. Ora se uno dice una cazzata e tutti la ripetono, diventa una cazzata virale. Nella parola stessa di virale c’è tutto lo scempio di questo tempo.

DIEGO ABATANTUONO intervistato da Domani

 

C’era una grafica ieri diventata vir… diventata vir… diventata vir… – niente – c’era una grafica ieri che girava parecchio in rete, una grafica con le bandierine delle nazioni dei giocatori di basket nominati MVP della stagione NBA. Dopo una schiera di stelle e strisce che pareva di essere al giardino della Casa Bianca durante qualche annuncio del suo inquilino, le ultime sette hanno tutte altre forme e altri colori. Il bicolore bianco-rosso del Canada con la foglia d’acero al centro è l’ultima e sta per Shai Gilgeous-Alexander, il miglior giocatore di pallacanestro nella migliore lega del mondo. Viene dopo un serbo, dopo un figlio della borghesia del Camerun e dopo un migrante nigeriano accolto in Grecia. I Digitarian di casa segnalano che si tratta del primo MVP che arriva a giocare le finali per l’anello nove anni dopo Steph Curry [2015-16], mentre l’ultimo MVP che le ha giocate e le ha pure vinte è quel signore che chiamiamo LeBron anche se porta la scritta James dietro la schiena [2012-13]. 

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Gli amici che lo allenano d’estate

14 GENNAIO 2024  Gilgeous-Alexander è quel giocatore accompagnato nel suo cammino verso il successo da “cinque amici super intimi”, come li chiamò il New York Times un anno fa raccontandone la storia. Cinque amici d’infanzia che lo allenano durante le pause del campionato a Hamilton, piccola città a 40 miglia da Toronto. Mark Castillanes e Maurice Montoya li ha incontrati il primo giorno alle scuole medie, Vincent Chu era il compagno di banco, Sunday Kong stava con lui al liceo, Devanté Campbell era in squadra quando ancora giocava a football. Oggi chi è un venditore di scarpe da ginnastica, chi dirige un ristorante, chi lavora nella sanità, chi studia medicina. Un giorno che il coach di Oklahoma si è presentato a Hamilton per incontrare Shai, pensava di non aver bisogno di chiamare un Uber per spostarsi. Invece Mark Daigneault si sentì dire da Shai che c’era un problema, non aveva posto in macchina perché doveva andare a prendere quei cinque. Segue qui

 

Il basket di Shai on You Crazy Diamond

24 GENNAIO 2025 America, senza offesa. Ora che cerchi in terra e in ogni luogo la prova che davvero sarai great again, lascia stare, distogli lo sguardo dalla NBA, dove nell’anno delle elezioni il migliore di tutti si chiamerà Shai Gilgeous-Alexander, per brevità sui giornali detto SGA – che non significa MAGA ma è il suo contrario. 

È il figlio di una signora di Antigua e Barbuda, Charmaine Gilgeous, una donna che ha corso i 400 metri alle Olimpiadi di Barcellona, si piazzò quinta in batteria e tornò a casa, a lavorare in banca. Ci sono quattro milioni e mezzo di immigrati caraibici che vivono negli Stati Uniti – sono dati del 2019 – e rappresentano il 10 percento dei 45 milioni di persone nati all’estero e presenti sul suolo americano. Segue qui


 

Le immagini della giornata di ieri

 La volata di Kooij al Giro, i play-off di basket in Italia

  Guarda tutto


 

Le biciclette del Polesine

Ricordo la schiena larga di mio nonno piantata sulla sua bicicletta, mentre pedalavo dietro di lui lungo la strada che collega Ariano ad Adria. Era una luminosa giornata estiva, senza nuvole e vento, di quelle che trasformano il Polesine in una terra immobile e arroventata da un sole umido. Il calore del pomeriggio mi schiacciava i vestiti addosso, mentre sentivo le gambe indolenzirsi nel tentativo di non perdere terreno [Filippo Gagliardi, L’aquilone sul fiume]

Per insegnargli a pedalare l’ho portato nella casa di campagna in Polesine, esattamente in quella grande aia recintata dove, qualche anno fa, avevo imparato anch’io in tutta libertà, al riparo dai pericoli. La prima accortezza che ho avuto nei confronti di mio figlio è stata di dotarlo di una bicicletta sufficientemente bassa affinché potesse appoggiare tutta la pianta dei piedi a terra e governare il mezzo fino ad acquisirne la padronanza, quindi con la sella regolabile. Per i primi tentativi i bambini vanno incoraggiati [Ludovica Casellati, La bici della felicità]

Riposo, camerata Marinelli, gloria e riposo. E quando, nel cimitero di Este, hanno sepolto Almo, anche lui morto a giugno, il 5 giugno 1984, e faceva caldo, ed era estate ormai, hanno dovuto chiamare un’autoambulanza perché un paio di operai in pensione venuti dal Polesine si erano sentiti male. Erano arrivati fin lì, in bicicletta, sì, in bicicletta, non avevano voluto sentire ragioni quei vecchi rincoglioniti, Glielo dobbiamo al compagno Marinelli che per una vita pedalando e pedalando è venuto a trovarci e a difenderci. [Giancarlo Marinelli, Il silenzio di averti accanto]

«Tutte le case, circa un centinaio, sono ancora costruzioni senza mattoni, salvo focolaio e camino, cioè recinti chiusi con pertiche e coperti di canna palustre, detti casoni, divisi di solito in due vani privi di pavimentazione; mentre all’esterno le pareti sono intonacate di calce, all’interno sono tappezzate da fogli di giornali illustrati… Non sono infrequenti i casi di affollamento superiore a 8 persone per stanza… Per tutti gli usi la popolazione si serve di acqua attinta con secchie nel fiume…».  Sono passati sette decenni, da quando l’ingegnere agrario Alfredo De Polzer scrisse quel rapporto Vita primitiva in alcuni villaggi del delta del Po. Ma il Polesine, che vede oggi il Giro d’Italia ripartire verso il santuario vicentino di Monte Berico, è sì profondamente cambiato, ma restando in coda alle classifiche della ricchezza. Ci son solo una settantina di chilometri in bicicletta, per le strade d’un tempo, anche se la tappa porterà i ciclisti tra vigneti e ciliegi in fiore a compierne 180 su e giù per i colli (passando ai piedi della Rocca ezzeliniana di Monselice e attraverso la nobilissima Este per salire verso i bellissimi Monti Lessini e poi giù verso Longare) da Rovigo a Vicenza. Solo una settantina. Ma se il Delta del Po aveva, trenta anni fa, il Pil pro capite più basso del Veneto in pieno boom, però superiore del 10% alla media italiana, oggi è scivolato ancora più indietro. E coi suoi 29.382 euro, dice il Sistema statistico regionale, non solo è abissalmente sotto di quasi 9.000 alla media delle province venete ma staccato di 14 punti da quella italiana. Un distacco così traumatico da ricordare, nel ciclismo, quelli dell’indimenticabile Lucillo Lievore, il vicentino due volte vincitore della maglia nera per l’ultimo posto nella classifica generale della corsa rosa, che nel ‘66 andò solitario in fuga verso Vittorio Veneto guadagnando 38 minuti sul gruppo prima di confessare col fiatone al leggendario Sergio Zavoli che gli allungava microfono per il «Processo alla tappa»: «Mi prendono. Adesso mi prendono». [Gian Antonio Stella, Corriere della sera, 23 maggio 2025]

     

 KM 0  Rovigo

Il vecchio se ne va: risaliamo sulla bicicletta e vediamo di pedalare alla sveltina. Perché io penso, ogni pedalata in più, di aver incontrato il vecchio contadino fantasma che va in giro a raccontare la leggenda del suscettibile mugnaio fantasma del mulino fantasma. Tutto è possibile, in riva a questo meraviglioso Po. 

Era la cifra di Mondo piccolo. Non a caso sulla copertina del primo volume dedicato a Don Camillo, nel 1948, Guareschi avrebbe messo una foto scattata durante quel “Giretto in bicicletta”, l’immagine della piazza di Castelmassa, un paesino in provincia di Rovigo. Una veduta capace di evocare il cuore del suo universo letterario [Alessandro Gnocchi, Giovannino Guareschi]

Caroline Garcia smette di giocare

Si sentiva stanca, e mangiava. Era nervosa, e mangiava. Perdeva una partita, e mangiava. Questo è successo a Caroline Garcia, nel lungo viaggio fatto tra l’arrivo nell’Elite del tennis, la caduta, il ritorno in testa, una lunga traiettoria completata nella seconda parte del 2022 con il titolo a Cincinnati, la semifinale degli US Open, la vittoria al Masters nel mese di novembre in Texas, prima francese a riuscirci 17 anni dopo Amélie Mauresmo. 

L’Équipe arrivò a nominarla campionessa dei campioni nel suo tradizionale referendum a fine anno. Stamattina è arrivato il momento di fare login, aprire Instagram e scrivere che basta così, caro tennis – alla maniera di Kobe Bryant con il basket – caro tennis ti ho datto tutto o quasi, facciamo che ora mi lasci libera di andare. 

Non c’è ancora una data oltre la quale non si spingerà, ma sta per cominciare certamente il suo ultimo Roland-Garros, la sua quattordicesima partecipazione consecutiva. 

Un paio d’anni fa trovò la forza per fare una drammatica intervista con Quentin Moynet su l’Équipe e dire delle sue notti insonni, degli attacchi di bulimia. Si era appena concessa 12 giorni a Bali da sola, per un capriccio. «Ho prenotato tutto al volo. Due giorni prima di partire con l’aereo, non avevo ancora un albergo. Quando sono arrivata, mi sono detta: – Che c’è di male a trovarsi da soli in vacanza?’ Mi ha fatto bene seguire i miei desideri. Le escursioni, le risaie, le cascate, la scoperta del surf».  

È lo stesso metodo con cui era uscita dal periodo più buio. «Alcuni non mangiano più – raccontò – io al contrario mi rifugiavo nel cibo. Sono stati tempi di crisi. Ti senti vuota, triste, senti di aver bisogno di riempirti. Era l’angoscia di non poter fare quello che volevo in campo, non vincere più, soffrire fisicamente. Mangiare mi calmava per qualche minuto. Sapevo che non sarebbe durato, ma era una fuga. Una cosa incontrollabile. Quando sei da sola è più difficile da tenere a bada. E nel tennis passi molto tempo senza nessun altro nella stanza. Dopo ho iniziato a parlarne. Ai parenti, agli amici, ai genitori. Ti rendi conto che a volte è solo la stanchezza che fa desiderare al corpo dello zucchero. Non cambia la vita. Avevo bisogno di riempirmi per compensare sconfitta e dolore. Ora che mi godo un po’ di più tutto quello che c’è intorno al tennis, che mi prendo più tempo per me, mi succede di meno. E quando ancora mi succede, lo accetto di più, mi sento molto meno in colpa». 

Garcia disse che concedersi dei piccoli piaceri più regolari, le stava evitando di provare desideri irresistibili per qualcosa.  «Ora, se per due giorni voglio una pizza, bah, prendo la pizza e smette di ossessionarmi. Di tanto in tanto mi concedo un piccolo dessert, anziché pensarci tutta la settimana e finire per crollare completamente alla fine. La sconfitta era diventata una scusa per permettermi tutto. È molto meno vero oggi». Buona vita.

▥   Il primo Roland-Garros non si scorda mai. Kyrian Jacquet lo giocherà grazie al successo ottenuto nell’ultimo turno delle qualificazioni contro Jurij Rodionov. Con una vittoria nella mattinata di oggi potrebbero aggiungersi agli esordienti anche Titouan Droguet, Clément Tabur e Ugo Blanchet. In campo femminile ce l’ha fatta Carole Monnet

Altre otto racchette si sono garantite ieri un posto in tabellone: gli spagnoli Albert Ramos-Viñolas e Pablo Llamas Ruiz, l’americano Ethan Quinn, se Mameli vi ruggisce dentro gettategli in pasto il nome di Matteo Gigante. E poi la giapponese Nao Hibino, la tedesca Tamara Korpatsch, la serba Nina Stojanovic, la russa Oksana Selekhmeteva.

▥   Nao Hibino si sta specializzando in sopravvivenza. Dopo aver annullato mercoledì un match point a Bianca Andreescu, ieri ne ha cancellati due di fila a Ella Seidel e l’ha fatta fuori dalle qualificazioni. 

▥   A 37 anni Albert Ramos-Viñolas è diventato il giocatore più anziano a superare le qualificazioni dai tempi di Radek Stepanek nel 2016. Giocherà il Grande Slam parigino per l’ultima volta nella sua carriera.

▥   Oggi sono previste le ultime 22 partite sui 8 campi diversi, le principali sono state messe in programma sul Suzanne-Lenglen e sul Campo 14. In campo ci sono due ex giocatori da primi-50 al mondo, Luca Van Assche e l’ex campione Slam Marin Cilic. 

▥   Ieri stati sorteggiati i tabelloni del torneo e c’è una grossa sorpresa. Nel singolare maschile si giocheranno altre 63 partite di primo turno oltre quella di Jannik Sinner – del cui avversario francese già sanno tutto anche i bambini. I più rapidi si sono sistemati nel SEO col titolo quando gioca Sinner al Roland Garros, i più scaltri stavano in pole position da sette giorni con il tabellone di Sinner, i possibili avversari

Ci sono riviste di tennis come il magazine Tennis che si ostinano a parlare anche d’altro, addirittura dei tornei femminili e della grossa novità al prossimo Roland-Garros, dove Iga Swiatek sarà fuori dalle prime 4 teste di serie nonostante la triplice corona. Per la prima volta dal 2021 arriva a Parigi senza essere la favorita, senza aver raccolto un titolo in stagione sulla terra battuta. 

Tennis si domanda se davvero dobbiamo darla per spacciata. Come ha dimostrato l’eroe di Swiatek, Rafael Nadal, nel 2015 e nel 2022, se ami abbastanza il Roland-Garros puoi vincerlo anche senza esserti imposto in uno dei tornei di preparazione. Se Iga riuscisse a ottenere due o tre vittorie iniziali, la sua memoria muscolare potrebbe entrare in gioco, e di conseguenza potrebbe crescere la sua sicurezza. Ma sulla sua strada ci sono agli ottavi di finale Jelena Ostapenko che non ha mai battuto o Elena Rybakina da cui ha perso 4 volte, ai quarti di finale Jasmine Paolini. 

 

I guai di Cellino e Antonini a Brescia e Trapani

C’è una sottile linea rossa che unisce la penalizzazione del Trapani nel campionato di basket a quella che il 29 potrebbe affliggere il Brescia nella serie B del calcio fino a farlo retrocedere. Antonio Borrelli sul Giornale spiega che fra tasse, crediti, truffe e penalizzazioni … il convitato di pietra si chiama «Gruppo Alfieri Spv». Sarebbe stata la srl che ha un capitale sociale di soli 25mila euro ma vanta la sede in uno dei palazzi più costosi al mondo in via Monte Napoleone a Milano – ad aver venduto alle società calcistiche di Brescia e Trapani e alla squadra di basket Trapani Shark crediti d’imposta per oltre tre milioni rivelatisi nulli dopo le verifiche dell’Agenzia dell’Entrate. Il terremoto è servito.

La differenza è che il Brescia dovrebbe scontare subito la pena, il Trapani potrà differirla sulla prossima stagione e continuare a battersi addirittura per lo scudetto. 

Ma com’è stato possibile affidarsi ad una società che vendeva crediti fantasma? Al momento – scrive il Giornale – resta un mistero. Anche perché la srl (che in realtà in via Monte Napoleone ha sede solo sulla carta) sarebbe amministrata da un classe 2000 con la terza media, la cui famiglia vive in un prefabbricato post-sisma del 1980 donato dall’Austria a Serino, paesino di 6mila anime in provincia di Avellino. A dispetto del suo curriculum, Gianluca Alfieri amministra anche un’altra società: la Stellato srl, che opera dal 2024 con un capitale sociale di 700mila euro ma che risulta inattiva. Il 25enne risulta irraggiungibile, anche ai conoscenti nel suo paese d’origine; qualcuno rivela che da tempo si era trasferito al Nord, altri sono convinti che sia finito in un giro più grande di lui tanto da diventare prestanome.

▬▬▬▬▬        ▬▬▬▬▬

Il Milan Gerundio  |  La sapete l’ultima? La retrocessione di “Milan Futuro” in Serie D, come peraltro già vi avevo detto, potrebbe durare lo spazio di un mese. Si apprende infatti (comunicato FIGC n. 281) che facendo domanda come nuova iscritta (naturalmente cambiando nome: “Milan Futuribile”, o “Milan Futuristico”; oppure restando in tema di tempi verbali “Milan Gerundio”, “Milan Infinito”, “Milan Imperfetto”), la società che rispondeva al nome di “Milan Futuro” acquisisce il diritto di sedersi in prima fila tra le squadre da considerare come subentranti in caso di eventuali ripescaggi. 

PAOLO ZILIANI [Fatto Quotidiano]

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

Le semifinali di Eurolega

 Leggi tutto

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.