Aprile ’75: la depressione per la Nazionale di calcio

     

 

  La depressione per la Nazionale di calcio

Neppure un anno dopo i Mondiali Azzurro Tenebra, la Nazionale in via di ricostruzione con Fulvio Bernardini direttore tecnico pareggia 0-0 con la Polonia nel girone di qualificazione per gli Europei del ‘76. Un risultato che spinge alla malinconia, induce al pessimismo e spinge gli editorialisti nel territorio del disfattismo. La federcalcio ha dovuto rinunciare a Tommaso Maestrelli come cittì per la malattia che lo ha colpito e si sta guardando intorno per individuare un nuovo responsabile. Siamo nel pieno della semina di una delle Nazionali più belle di sempre ma ancora non lo scorgiamo. 

Una generazione di giovani malaticci

di gian paolo ormezzano, Tuttosport

“E se, molto semplicemente, non fossimo più capaci a giocare a football? Capita, capita. Un anno e mezzo fa, a Rio de Janeiro, Mario Zagalo ci disse: in Brasile non ci sono buoni giocatori, il perché non lo so, certe annate buttano male, accade anche per il vino. Sarebbe peccato mortale patire questa legge di natura, misteriosa ma di natura? Fra l’altro, fossimo una Nazione povera e fervente, povera di tradizioni e umile nel voler costruire qualcosa, e intanto atleticamente sana, metteremmo su almeno una squadra podistica, tipo Polonia, appunto. Invece abbiamo dei giocatori assai scarsi anche fisiologicamente. Per questo, casomai al posto del dottore ci vorrebbe il medico: ma dopo avere detto chiaro che si ha da curare, se non la broccaggine, almeno la salute, possibile che il più dinamico giocatore italiano, Rocca, debba fare il matto per fermare un vecchio signore a nome Lato? Possibile che i nostri si ammalino di botto? Ad un certo punto ci viene persino il sospetto che quando uno dei nostri si rotola a terra perché ha preso un buffetto non faccia scena ma sia proprio dolorante, il poverino. L’ultimo problema per la Nazionale è Bernardini. Prima c’è un problema di misteriose carenze cromosomiche, di broccaggine, di salute media o mediocre. Se non sono brocchi, se non sono malati, allora il problema è da psicologo, da medico dei matti”

 

Un paese di stortignaccoli denutriti

di gianni brera, Guerin Sportivo

La Nazionale italiana è di serie B: può lucrare qualche altro buon risultato se si rannicchia volendosi rannicchiare, non perché ve lo costringono gli avversari.  Non è, a pensarci, una conclusione mesta: chi sa di calcio e di atletica non aveva bisogno dell’esperimento di Bernardini: lui stesso, via, lo ha fatto per convincere i federali e i qualunquisti, i quali parlavano di mentalità superiore, ignorando di proposito che gli zoppi non possono avere certo la mentalità di Owens. Finiamola dunque di scoprire l’acqua calda e soprattutto di crederci dei grandi. Forse lo siamo stati negli Anni Trenta con l’aiuto dei sudamericani di ritorno e di qualche arbitro veramente generoso.

Già alla fine del decennio sventurato eravamo delle pirle matte. Il mitizzato Torino era grande solo in potenza: e per giunta lo abbiamo tragicamente perduto quando stava per adeguarsi sul piano tattico. Poi, orrori oualunquisti, fesserie da ignoranza e quindi da presunzione smaccata: fallimenti continui mortificazioni regolarmente accollate ai tecnici. Adesso basta, maledetti: siamo un paesino povero e mediocre, ultrapopolato di stortignaccoli denutriti: è già fin troppo che riusciamo a pareggiare i polacchi sotto il sole. Passiamola fuori in campionato, che è quasi alla fine, per fortuna, e poi andiamo ad espugnare Helsinki … prima di pareggiare, di riffe o di raffe, nella popolosa capitale dell’orso”.

 

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Bernardini è anziano e stravagante

di giglio panza, Tuttosport

“Sostenere che la nostra crisi è colpa di Bernardini, sarebbe stupido prima ancora che sbagliato. Il nostro anziano Commissario ne ha fatte tante. Ha creduto di potersi concedere originalità sovente sconfinanti con la stravaganza, in un calcio gravemente ammalato e quindi bisognoso di caute terapie. Ha perso parecchio tempo nella ricerca di farmaci non ancora scoperti ed ha speso miliardi di parole per illustrarli. Bernardini non ha sfidato né i giornalisti, né l’opinione pubblica, ma ha creduto di poter mortificare coloro che lo avevano scelto – vent’anni dopo… – perché facesse loro da parafulmine, ma senza dargli fiducia, senza stabilire un rapporto di sincera solidarietà, senza fare niente per evitare che trapelassero le loro convinzioni sulla precarietà d’una nomina fatta per prendere tempo. Il nostro calcio – come si è visto anche nelle Coppe europee – è appena un po’ più consistente di quello francese, al quale si sta avvicinando paurosamente. Quindi non è che un altro al posto del vecchio Fulvio può trasformare il ferro in oro. Però è evidente che occorre al vertice tecnico una personalità meno complessa e soprattutto tale da garantire, per freschezza di età e raziocinio di idee, un lavoro nel tempo che l’anziano e imprevedibile Bernardini non può assicurare. Al suo successore, il «dottore» lascia carrettate di sperimentazioni che gli eviteranno perdite di tempo”.

 

Ma senza Bernardini saremmo ancora a Mazzola contro Rivera

di bruno perucca, la Stampa

“Bernardini non lo dice chiaramente, ma fa capire di essere convinto per primo che la sua carriera di commissario tecnico azzurro finirà con la tournée Helsinki-Mosca. Sarà lui, molto probabilmente, a salutare tutti la sera dell’8 giugno negli spogliatoi dello stadio Lenin, qualunque sarà il risultato, e con tre settimane di anticipo sulla scadenza del suo contratto. Nella capitale sovietica (dove, come in tutto il paese, c’è un gran rispetto per i vecchi santoni) lo aspettano per festeggiarlo. Saputo della sua seconda passione, il miglior club di tennis moscovita ha già pregato il nostro corrispondente Paolo Garimberti di portare Bernardini a «fare due palle» sui suoi campi. 

… Non c’è da stupirsi se il dottor Fulvio partirà quindi con le racchette sotto il braccio è tutta la stagione che ci lamentiamo del poco che ci passa domenicalmente il convento, e vorremmo vedere in Nazionale undici marziani, come se la maglia azzurra avesse le qualità di una bacchetta magica. Fulvio Bernardini si è dimenticato di guidare giocatori italiani, ma ha pensato di avere a che fare con «piedi buoni» nel senso vero della parola, con giocatori «universali» come sono ad esempio inglesi e tedeschi, capaci di adattarsi con la stessa naturalezza a compiti diversi. Un altro errore, ma un’altra botta al castello dei miti che si è crealo sul nostro football: abbiamo giocatori contati, e capaci di muoversi ciascuno come è abituato da anni, senza la minima fantasia, senza un poco di duttilità. 

… Non dimentichiamo che senza Bernardini saremmo ancora, ne siamo certi, alle diatribe fra mazzoliani e riveriani. Adesso siamo tutti con le mani nei capelli, ma tutti uniti sulla stessa linea. Abbiamo toccato con mano la vera realtà del nostro football.

 

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