Lo sperpetuo a cui si stanno consegnando a Napoli

Da qualche parte in Italia dicono che quando la cornamusa è piena, la cornamusa comincia a suonare. È una variante della famosa goccia che fa traboccare il vaso inventata da Italo Svevo in Senilità. Facciamo che forse in omaggio alla scozzesità di Scott McTominay e dei suoi gol che stanno tenendo il Napoli in corsa, Antonio Conte sta interpretando il ruolo della cornamusa. Qualcosa lo ha riempito e quel che otto mesi fa gli pareva sopportabile adesso non lo è più. Probabilmente i numerosi problemi muscolari di questa stagione che si è messo in testa di attribuire ai campi di Castel Volturno. Questi più la cessione di Kvara e il non-mercato per non-sostituirlo hanno dato fiato alle trombe, Turchetti, anzi alle cornamuse.
Monica Scozzafava dice sul Corriere della sera che “urla a gran voce lui chi è, cosa ha fatto e soprattutto cosa non è più disposto a tollerare. Diventa lui il protagonista della vigilia di Pasqua, si prende la scena esibendosi in un monologo di dieci minuti in sala stampa. Le domande non servono, Conte ha una sola cosa nella testa: chiarire le parole della vigilia, togliersi sassolini dalle scarpe contro chi, a suo dire («i media»), ha strumentalizzato, ha fatto «sciacallaggio». Dice a lettere chiarissime che Napoli è il suo presente, non è scontato che sia il suo futuro”.
È straordinaria la capacità di certi posti di farsi del male da soli. Nella giornata in cui sarebbe l’Inter a rischiare di più con la trasferta a Bologna – uno dei suoi campi fantasma – è possibile dunque vedere l’ambiente Napoli in sofferenza. Il Corriere della sera tira lo scudetto per la giacca verso Milano, Alessandro Bocci ha scritto un commento che nel titolo parla di “ serenità Inter, tensione Napoli: conta pure questo”.
In effetti a Napoli sono partiti con una volata lunga. Possono attorcigliarsi su questa storia per tutte le prossime settimane, in omaggio alla lingua locale che chiama sperpetuo un’agonia, qualcosa di doloroso o di noioso che dura a lungo, troppo a lungo, insopportabilmente a lungo. Lo sperpetuo pare solo all’inizio e già all’orizzonte si intravede un’estate piena di titoli sui giornali sportivi di Casting De Laurentiis. Un amico l’altro giorno ha raccontato che lo scrittore russo Iosif Brodskij disse una volta al suo amico Sergej Dovlatov: «La vita è breve e triste. Ha mai fatto caso a come va a finire?». È curioso che a complicarsi la vita sia la città dove con leggerezza si vive sopra qualche vulcano.
Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, Gabriele Romagnoli sottolinea: “Dicono che a Bologna sia la partita chiave, ma la verità è che giocatori e società avrebbero (hanno) scelto la Champions (come il Bologna la coppa Italia). Con Bayern e Milan non c’era o non ci sarà appello, in campionato altre 5 giornate. Stasera tutto è possibile ma, come nel programma tv, la realtà è un piano inclinato che fa scivolare le probabilità nel catino degli esiti. Qualche volta stiamo meglio dopo un esame, ma stiamo sempre meglio prima”. Andiamo a vedere che succede.