L’unico terrestre che sa guidare una Red Bull
Le prossime date di scadenza per la precocità di Kimi Antonelli
DI ROBERTO LIBERALE
Dopo averlo fatto in qualifica, Max Verstappen ha battuto le McLaren anche in gara. Ha vinto per il quarto anno di fila il GP del Giappone davanti a Lando Norris e Oscar Piastri. Giù dal podio la Ferrari. Kimi Antonelli è stato in testa alla corsa per dieci giri e ha fatto segnare il giro più veloce: il più giovane pilota di sempre
① ARTEFICI IL PADRONE DEGLI EVENTI
Quarta vittoria consecutiva di Verstappen a Suzuka, uno dei tanti record battuti da Max. Il 2025 è il decimo anno di fila in cui ha vinto almeno un GP. La sua 64esima vittoria lo mantiene a un robusto 30,19% di GP vinti rispetto a quelli disputati, quarto di sempre dopo Fangio, Ascari e Clark.
A Suzuka è partito in pole position, anche se il suo 19% è nulla rispetto al 40% di Senna, il 45% di Jim Clark o il 57% di Fangio. In realtà Verstappen è soprattutto il monarca assoluto della gestione gara, non intesa come quella di un “pilota computer” alla Niki Lauda o Alain Prost, capaci di evitare troppi rischi, accontentandosi magari di non vincere in cambio di un piazzamento in ottica mondiale. La sua gestione gara è molto simile a quella di Schumacher, ovvero sfruttare la capacità di fare tutti i giri al massimo senza commettere alcun errore. La grandezza dell’ultimo Verstappen è quella di riuscire a vincere anche senza guidare un’astronave, un fattore che nel recente passato faceva dubitare sui meriti effettivi del pilota olandese.
I suoi colleghi ormai ne soffrono la superiorità psicologica, prima di attaccarlo ci pensano bene. O provano a fare qualche furbata, come quella di Norris che ha tentato di affiancare Max in uscita dal pit-stop simultaneo, finendo però con le ruote sull’erba. Ma Verstappen è totalmente padrone degli eventi che lo circondano, una qualità che lo rende anche quest’anno un pretendente al titolo mondiale, nonostante la sua Red Bull.
② MISTERI LA SECONDA RED BULL INDIGESTA
Dall’altro lato dei box comandati da Horner si continua a sorridere poco. Tsunoda non prende punti al suo esordio con la Red Bull, mentre il suo ex compagno Hadjar fa una gran gara e finisce settimo con la sorella minore Racing Bull. Lo scambio di piloti tra Red Bull e Racing Bull ha portato alla fine un 12esimo posto a Tsunoda e un 17esimo a Lawson. Entrambi in linea con quanto avevano fatto finora vedere a macchine invertite.
Invece in qualifica è successo addirittura l’opposto. Lawson, dopo due precoci eliminazioni in Q1 nelle due gare precedenti a bordo della Red Bull, è arrivato finalmente in Q2 con la Racing Bull. Tsunoda, che si era qualificato tra i primi dieci sia in Australia che in Cina con una macchina meno prestazionale, una volta sulla Red Bull non ha passato il taglio della Q2, finendo le qualifiche 15esimo, addirittura dietro Lawson.
La Red Bull, teoricamente superiore alla Racing Bull di Faenza, vince la gara con il primo pilota, ma risulta indigesta a chiunque altro provi a guidarla. Il mistero sulla maledizione della seconda Red Bull si infittisce. I prossimi GP ci diranno se si tratta solo di tempo necessario all’adattamento o se la Red Bull numero 2 è davvero impossibile da guidare.
③ MEDUSE LE PRESSIONI SULLA MCLAREN
La McLaren ha raccolto meno di quanto il potenziale delle sue due auto farebbe immaginare. È una frase che si ripete abbastanza spesso, e fin quando Norris e Piastri lasceranno un minimo di spazio a Verstappen la sentiremo ancora.
L’indecisione della McLaren nell’eventuale scambio di posizioni tra i due piloti, con Norris che sembrava in difficoltà nel suo tentativo di raggiungere Max, mentre Piastri appariva più veloce, è forse costata la vittoria al team papaya. Ma di questo non avremo mai la certezza, perché se anche dal muretto avessero imposto a Norris di lasciare via libera al suo compagno di team, il sorpasso a Verstappen sarebbe stato tutt’altro che scontato.
Anche questo è un merito della pressione psicologica imposta da Max. Non resta che qualche “furbetteria”, tipo quella di Norris all’uscita dei box, già citata nel cilindro numero uno. La situazione a Woking non è però malvagia. La classifica costruttori procede a gonfie vele, con un primo posto stabile e, per ora inattaccabile. Norris è in testa in quella piloti e, come si dice in questi casi, è padrone del suo destino. Gli resta il peso della guerra psicologica che Verstappen continua a fargli, parlando in conferenza stampa di “un tosaerba piuttosto costoso” a proposito dell’escursione di Lando sul prato all’uscita dalla pit-lane. Oppure quando Max afferma che a macchine invertite se ne sarebbe andato in fuga e i suoi avversari lo avrebbero completamente perso di vista. Se vuole diventare campione del mondo, Norris dovrà resistere anche a questo.
④ ORIZZONTI LE DATE DI SCADENZA PER IL GIOVANE KIMI
Un Antonelli ancora una volta da applausi. Ha stabilito due dei record di età ancora possibili. È rimasto in testa alla gara per 10 giri, diventando per soli tre giorni in meno rispetto al Verstappen di Spagna 2016 il pilota più giovane a comandare, anche provvisoriamente, un GP di Formula Uno. Poi alla fine si è preso anche il giro più veloce, battendo di sei mesi il record di gioventù dell’allora diciannovenne Max, stabilito nel GP di Brasile 2016.
Gli altri record di età ancora possibili per Antonelli sono un titolo mondiale entro il 2029 e una pole position prima del 5 novembre 2027, entrambi detenuti da Sebastian Vettel. Non sarà invece più possibile per Andrea Kimi battere i record di età più bassa per vittoria e podio, che per questa stagione resteranno a Verstappen, in attesa di eventuali nuovi giovanissimi rookie negli anni a venire.
⑤ DISCUSSIONI GLI IMBARAZZI DI LEWIS HAMILTON
Ci si aspettava una riscossa della Ferrari ma ancora una volta restano più interrogativi che certezze. Leclerc ha disputato una gara solida, un po’ fuori dai riflettori e per questo sottovalutata, ma molto valida dal punto di vista del passo e della capacità di Charles di non farsi raggiungere da Russell. Il che non è poco, visto il momento della Rossa.
Sorprende invece in negativo Hamilton, il cui appiattimento nelle prestazioni è preoccupante. Nonostante una strategia che doveva favorire un secondo stint di grande velocità e recupero, grazie all’uso delle gomme gialle nella seconda parte di gara, Lewis non è sembrato mai capace di generare una scintilla. Colui che ha come soprannome “Hammertime” ha perso circa dieci secondi da Antonelli in una ventina di giri, senza mai realmente sfruttare il vantaggio di gomme teoricamente più prestazionali di quelle del suo diretto avversario.
Paragonando la sua prestazione a quella di Leclerc, che invece dal confronto con Russell è uscito vincente, ci sarebbe da rimanere imbarazzati. I media britannici non erano stati teneri con l’ultimo Hamilton, definendo il contratto con la Ferrari come “un tour d’addio”. Nel frattempo Lewis ha parlato con loro di un misterioso problema che gli costa circa un decimo al giro e che spera venga risolto con i prossimi aggiornamenti tecnici. Un altro “mistero in Rosso” che si aggiunge alla consapevolezza di come la monoposto di Maranello si trovi inesorabilmente a essere la quarta macchina della griglia.
⑥ PROSPETTIVE IL CAMMINO DEI ROOKIE
Tre rookie su sei hanno confermato quanto di buono avevano mostrato nelle qualifiche. Oltre al già citato Antonelli, c’è stato il battesimo dei punti per Hadjar e la seconda volta tra i primi dieci per Bearman. Insieme ad Antonelli, che però ha a disposizione una monoposto francamente migliore, sembrano i piloti che si stanno meglio inserendo nel mondo della Formula Uno.
Nel frattempo, Bortoleto, Lawson e Doohan aspettano tempi migliori, ognuno però da prospettive diverse. Sicuramente il terzo ha a disposizione una monoposto che molto difficilmente lo porterà a punti. Però, nonostante le oggettive carenze della macchina, dalla panchina della Alpine stanno iniziando a far scaldare Colapinto in vista di una possibile sostituzione di Doohan. Probabilmente stanno iniziando a pesare anche i danni alle monoposto causate dal giovane pilota australiano, l’ultimo dei quali a Suzuka poteva avere conseguenze molto gravi. E che invece, per fortuna, è servito solo a dimostrare ancora una volta come le Formula Uno attuali siano sicure. Al netto dei tanti soldi che servono poi a ripararle dopo incidenti del genere.
⑦ ORME LE FAMOSE REGOLE RIGIDE
Dopo la doppia squalifica Ferrari nel GP di Cina (senza però dimenticare quella di Gasly), si è scritto un po’ di tutto. Dalla vergogna per l’accaduto a teorie cospirazionistiche basate sulla volontà di colpire la Ferrari, fino alla pignoleria dei giudici di gara per i limiti superati di pochissimo: un po’ come si fa quando si critica l’annullamento al VAR di gol per fuorigioco millimetrici. Ma, giusto per tornare alle regole, a Suzuka sono state pesate tutte le monoposto. Le macchine di Albon e Bearman sono state scelte a campione per 22 controlli specifici, su altre otto vetture hanno verificato il fondo e l’usura del pattino, e su tutte le monoposto sono stati eseguiti nove tipi di controlli su motori, olio e carburante. La credibilità della Formula Uno passa anche attraverso regole che possono sembrare a qualcuno troppo rigide, ma che servono per garantire, quando è possibile, pari condizioni per tutti. Poi ci sono le regole comportamentali, e tra quelle imprescindibili c’è la puntualità all’atto dell’esecuzione dell’inno nazionale. Sainz è stato multato di 10.000 dollari subito e altri 10.000 con la condizionale per essere arrivato in ritardo. La scusante di avere avuto problemi di stomaco qualche minuto prima gli ha solo alleggerito la sanzione, evitando ulteriori 40.000 dollari da pagare. La prossima volta farà bene a stare attento a cosa mangia. Potrebbe essere stata una delle colazioni più care mai pagate al mondo.
PUZZLE | CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ MARVELLOSO Ivan Capelli, Sky Sport: “Verstappen è Superman: sabato ha fatto una pole pazzesca, con un giro esaltante. In gara ha fatto 53 giri da qualifica, perché ha tenuto dietro a 1” e mezzo una macchina più forte come la McLaren. E come al solito Max non ha fatto un singolo errore”
▥ L’INTELLIGENZA NATURALE Jacopo D’Orsi, La Stampa: “Ogni tanto capita che in Formula 1 l’uomo prevalga sulla macchina e in tempi di intelligenza artificiale e stupidità naturale è una buona notizia, altrimenti la McLaren vincerebbe tutte le gare e potremmo forse già darci appuntamento al 2026. E invece”.
▥ IL RAGAZZO E L’AIRONE Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Era colorato come un manga di Miyazaki il volto di Antonelli a fine corsa. L’espressione tratteneva un inno alla gioia. Kimi ormai ha capito. Di potersi battere là davanti, di arruolare eserciti di tifosi che al suo talento fresco si aggrappano, ipotizzando conquiste probabili e prossime, in mancanza d’altro. Fatti, più che indizi”.
▥ PORCO ROSSO Umberto Zapelloni, il Giornale: “Solo questo diciottenne bolognese con i riccioloni dorati e la velocità nel sangue, riesce a dare un senso alle alzatacce dei tifosi italiani per seguire il Gran premio del Giappone. Perché se fosse per la Ferrari sarebbe meglio restare a nanna e continuare a sognare. Magari lì le rosse riuscirebbero pure a vincere”.
▥ I PROSSIMI TRACCIATI Gianluca Gasperini, La Gazzetta dello sport: “Sbaglierà anche Kimi, attraverserà momenti complicati, però è evidente la solidità di fondo su cui lui e la Mercedes possono costruire una avventura senza limiti. Nasce anche dal modo in cui Toto Wolff lo ha allevato e protetto, diverso da altre realtà. Ma è resa tale soprattutto dai 30 punti conquistati e dal quinto posto nel Mondiale, mentre adesso si va verso tracciati che Antonelli conosce. Guardando la posizione in classifica, vien da strabuzzare gli occhi”
▥ LA STRANA PERFEZIONE DELLA FERRARI Matteo Bobbi, Sky Sport: “Il distacco odierno della Ferrari è di 3 decimi al giro, così come quello della qualifica. Se l’obiettivo è quello di vincere il Mondiale, bisogna ammettere che l’inizio non è stato positivo. La Rossa a Suzuka è stata perfetta, ma è arrivata a 16” dalla vetta: è chiaro come in questo momento nella macchina manchi la performance”.
▥ LE AMMISSIONI DI MARANELLO Alessandra Retico, Repubblica: “Per la prima volta, Maranello ammette il ritardo e la propria condizione. E Suzuka non mente. È un tracciato che restituisce il valore delle macchine. E la gara è lineare fino alla noia. Nessun episodio ad alterare il risultato, neanche un ciuffo d’erba a fuoco come nei giorni precedenti”.
▥ IL PARCO SENZA DIVERTIMENTI Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Hamilton si è perso per percorrere soluzioni alternative, troppo estreme. Appare spaesato (non sfiduciato) dopo aver scoperto il lato oscuro del luna park rosso che altri campioni, da Alonso a Vettel, hanno frequentato prima di lui”.
letture
Un Sinner al volante
DI CARLO VANZINI “Messi a confronto adesso è un’eresia Sia Antonelli che Sinner hanno dimostrato sin da giovanissimi un talento fuori dal comune. Entrambi gli atleti hanno beneficiato di un ambiente familiare e professionale che ha saputo coltivare e supportare il loro talento. Andrea Kimi Antonelli è stato ed è seguito attentamente dal papà Marco (ex pilota e attuale team manager) che ha giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione. La costante presenza di un mentore esperto ha permesso a Kimi di sviluppare una disciplina ferrea e anche un’approfondita conoscenza tecnica. Jannik Sinner ha trovato una guida paterna e preziosa nel coach Riccardo Piatti, uno dei più rinomati allenatori di tennis a livello mondiale. La collaborazione con Piatti ha affinato le sue capacità tecniche e tattiche e soprattutto ha fatto crescere in lui l’approccio professionale al tennis sin dalla giovane età. Entrambi sono destinati a lasciare un segno indelebile nelle rispettive discipline e a ispirare le future generazioni di giovani sportivi. Sinner è già avanti, ma Antonelli è in scia, forse non ancora in zona DRS, ma entrarci è solo questione di tempo. [per intero qui]