Che cosa sta succedendo nel paese che fu di Suzanne Lenglen

Sette anni fa Caroline Garcia era la giocatrice numero #4 al mondo. La settimana è cominciata senza il suo nome fra quelli delle prime-100. La sola bandierina tricolore di Francia presente nell’elenco sta accanto a Varvara Gracheva, 24 anni, russa di nascita, moscovita, cresciuta all’Academy di Cannes da quando aveva 7 anni. È stata sua madre a portarla fuori dal paese, prima in Germania e poi in Francia, mettendola sulla strada dell’amore per l’arte [Van Gogh], per i cani [uno Yorkshire e un Parson Russell] e per le racchette.
Ma la Francia nel tennis tra le donne è tutta qui, una povertà che non si verificava dal 31 agosto 1981, quando la sola Corinne Vanier era fra le prime-100. Un paese da 17 Slam con 7 giocatrici, il paese con una lunga storia che va da Suzanne Lenglen ad Amélie Mauresmo. Garcia ha vinto un Masters solo tre anni fa e quel titolo aveva aperto la prospettiva per una fase nuova della carriera. Invece, scrive L’Équipe nella sua analisi della crisi, Caroline è stata “troppo spesso travolta da pensieri negativi”.
Lei dice di aver visto per troppo tempo il tennis come una questione di vita o di morte. «Ogni vittoria era un’ondata di emozioni, era una spinta, era un’ossessione. Ogni sconfitta era la fine, era la distruzione totale della fiducia accumulata, era ricominciare da zero».
Stanca di questi sbalzi emotivi, nella scorsa stagione si è fermata prima della fine della stagione. Ha ripreso il cammino nel 2025 ma senza arrestare la caduta in classifica e “cercando soprattutto un equilibrio fuori dal campo” dice il giornale francese. Pauline Parmentier, ex giocatrice che ora lavora per la federazione francese, dice addirittura che non bisogna riporre aspettative su di lei, «ha già dimostrato abbastanza, il futuro del tennis femminile francese non passa da lei».
Passa da altri polsi e altre braccia, passa da Clara Burel [24 anni, #139 al mondo], Diane Parry [22 anni, #115] ed Elsa Jacquemot [21 anni, #138], tutt’e tre campionesse del mondo juniores, ma tutt’e tre in ritardo sull’affermazione nel mondo delle adulte. Burel e Parry si sono anche già affacciate tra le prime-50, da una parte confermando la bontà delle attese sul loro conto e dall’altro mostrando subito quale fosse il limite alle aspettative.
Burel gioca senza uno staff di specialisti intorno a sé, pare che questo sia il suo problema, non perché non voglia ma perché costa, puoi permettertelo se hai guadagnato abbastanza, ma non si guadagna abbastanza senza uno staff di specialisti. Il classico serpente che si morde la coda, o forse era un cane.
Perry invece ha dovuto combattere qualche problema fisico e nel 2025 ha giocato molto poco, tre partite, tre sconfitte. Jacquemot invece tra le prime-100 non è ancora entrata, secondo Parmentier per lei è una questione di fiducia in sé stessa. La federazione ha dei progetti su altre quattro o cinque giocatrici, tra cui la 21enne Loïs Boisson, ma secondo L’Équipe “il problema è più profondo”.
Un tempo la Francia ha avuto in circuito contemporaneamente Mary Pierce, Mauresmo, Bartoli, Razzano. Tra le baby oggi si distingue la sola Ksenia Efremova, 15 anni, anche lei nata a Mosca, anche lei naturalizzata, come nel nuoto è accaduto ad Anastasia Kirpichnikova. Al Petits As, il campionato mondiale non ufficiale Under-14, solo una ragazzina francese ha passato il primo turno. La federazione ci sta lavorando, dice L’Équipe, “ma ormai è già troppo tardi per impedire l’attuale calo”.
Da tempo c’era un segnale d’allarme, ammette Parmentier. Riguarda il solo tennis dentro un quadro generale incoraggiante. Alla vigilia della giornata internazionale della donna, Marie Barsacq, ministra dello sport, della gioventù e della vita comunitaria, ha fatto il punto sui progressi compiuti e ha presentato nuove misure per rafforzare il ruolo delle donne nello sport. È stata aumentata la quota dei finanziamenti. Tra il 2021 e il 2023, il numero di francesi tesserate è aumentato dell’8,9% rispetto al 6,5% degli uomini.
Nel 2024 il 68% delle donne ha dichiarato di praticare uno sport almeno occasionalmente, rispetto al 73% degli uomini, una percentuale in continuo aumento. Se la crescita dello sport femminile passa anche dalla sua visibilità, l’Agenzia nazionale per lo sport [ANS] ha stanziato 1 milione di euro per il fondo di sostegno alla produzione audiovisiva dedicata alla copertura mediatica degli eventi femminili.
Il 54% del pubblico francese afferma di seguire le competizioni femminili, la percentuale tra gli uomini sale al 72%. Come dire che gli uomini guardano più sport femminile rispetto alle donne. Lo conferma Femme de Sport quando fa notare però che gli sport femminili che interessano gli uomini non sono gli stessi di quelli che interessano le donne: il pubblico maschile è attratto da atletica per il 44%, calcio per il 47% e tennis per il 41%. Le percentuali fra le donne sono rispettivamente 28%, 27%, 30%. L’80% degli spettatori vorrebbe vederne di più: solo il 5% del tempo televisivo è occupato da gare femminili.
Il ministero sostiene le atlete professioniste con un asilo nido statale presso l’istituto dello sport aperto ai bambini dalla decima settimana di età. Dodici mesi di stipendio sono garantiti durante il congedo di maternità nella pallamano e nella pallacanestro, grazie a due accordi di settore. La Women’s Professional Football League è stata lanciata nel 2024 per dare una struttura professionistica al movimento calcistico. Ma il tennis è finito in un buco nero.
Il dato che porta un po’ di luce è quello che mette in evidenza come il maggior numero di tesserate sia presente nella fascia d’età dai 5 ai 9 anni [75.141] davanti alla fascia 10-14 [62.627], la fascia 15-19 [24.492] e poi la fascia 40-44 [23.991]. Il tennis resta lo sport individuale numero uno di Francia per tesserati, ma dal 2021 si è registrato un calo del 16%. Il paese ha 7.340 circoli per un totale di 32.560 campi. La regione Alvernia-Rhône-Alpes è quella che spicca con il maggior numero di club, la Corsica ne ha meno di tutti.