Lo Slalom del 1 marzo | Cosa leggere, sapere e vedere

 

sabato 1 marzo 2025

#5 giorni agli Euro indoor di atletica

 

🟨  Armand Duplantis ha battuto a Clermont-Ferrand per l’undicesima volta il record del mondo di salto con l’asta. Lo ha portato a 6.27  🟨 I due fratelli Márquez sono stati i più veloci nelle qualifiche del GP di Thailandia, il primo della stagione: Bagnaia terzo  🟨 La McLaren ha impressionato anche nel terzo giorno di test F1 a Sakhir  🟨  Zdeněk Zeman è ancora ricoverato Gemelli: si esprime a gesti e ha difficoltà nei movimenti dal lato destro del corpo  🟨  La Fiorentina ha battuto 1-0 il Lecce ed è tornata a vincere dopo tre sconfitte di fila  🟨 La prima discesa libera femminile di Kvitfjell si è chiusa senza italiane sul podio: Goggia-Brignone-Pirovano dal quarto al sesto posto, vittoria per l’austriaca Huetter. 

 

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|   Dalle pietre c’è da imparare

Richard Burton in Vittoria Amara

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Dal caldo al freddo: arrivano i ciottoli del Belgio

    Faceva caldo la settimana scorsa in bicicletta e oggi farà freddissimo, in questo passaggio improvviso del World Tour di ciclismo dal Medio Oriente al Belgio. L’Omloop Nieuwsblad apre quella che Adriano De Zan avrebbe chiamato la campagna del nord. È la semi-classica che fa assaggiare pietre e ciottoli, pioggia e temperature ostili. L’Équipe riferisce che perfino il viaggio di trasferimento dagli Emirati Arabi alle Fiandre è stato un’esperienza: la compagnia aerea ha distribuito coperte ai corridori [ma erano “lillipuziane” dice il giornale]. 

Si parte da Gand e si arriva a Ninove. Fanno due gradi in queste ore in Belgio. Lo svizzero Stefan Bissegger dice che si è sempre ammalato, ogni anno che ha gareggiato qui dopo essere stato all’UAE Tour. Il gruppo non ha avuto molto tempo per ambientarsi. I corridori sono arrivati in Europa lunedì, la maggior parte si è diretta in Belgio mercoledì. Mikkel Bjerg, compagno di squadra di Tadej Pogacar, racconta di non aver mai vissuto questo passaggio dal caldissimo al freddissimo. È danese. Adrien Petit dice che almeno si respira, a differenza che in Abu Dhabi: la controindicazione è che serve almeno mezz’ora per prepararsi e vestirsi. 

È un trauma doppio per chi è andato nei due mesi scorsi a correre sotto il sole australiano. Pier-André Côté  ha preferito tornare in Europa una settimana prima per evitare lo stacco netto. Non è meno brusco il passaggio per chi è stato in altitudine in ritiro, dove l’atmosfera è piuttosto rilassata. È il caso di Matteo Jorgenson e Victor Campenaerts: il primo ha come obiettivo superiore la Parigi-Nizza. Gregory Rast, CEO di Lidl-Trek, ritiene che non esista un programma ideale in valore oggettivo, ognuno conosce sé stesso. In passato ci si preparava alle corse al nord gradualmente, si frequentavano corse piene di lunghe tappe pianeggianti da 200 km. Quest’anno al Giro degli Emirati c’erano una cronometro e due arrivi in ​​salita. Nessuno dei big si presenta e prende 4 minuti. Il rodaggio si fa altrove. Ci si presenta alla prima corsa già col motore a posto, in Belgio è l’occhio che va allenato, l’occhio per attraversare certe strade strette e pericolose.

Sì, ma chi corre, chi vince

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Per i tradizionalisti la stagione vera inizia oggi, in questa corsa dove i grandissimi hanno paura di scoprirsi troppo in forma, quando mancano ancora 36 giorni al Giro delle Fiandre. Nonostante presenti le due salite finali – il Muur van Geraardsbergen e il Bosberg – la Omloop non è così selettiva come le altre corse sul pavé, scrive il magazine Rouleur che c’è ancora spazio per tattica e per un colpo di fortuna. Sono ventitré gli iscritti presenti fra i primi-100 del ranking World Tour. 

★★★★☆  Nessun ciclista ha vinto più di Tom Pidcock finora nel 2025. Il suo passaggio a una squadra di seconda categoria sembra essere stata una scelta giusta. Non ha in programma di correre altre classiche sul pavé, nel suo programma ci sono le Ardenne, ma qui è uno dei favoriti. 

★★★☆ ☆   Wout van Aert parte per capire. Ha corso la stagione del ciclocross pensando al mese di aprile. Tre anni fa aveva iniziato la stagione in modo sensazionale arrivando da solo al traguardo della Omloop nella prima uscita dell’anno. Stavolta sta cercando la forma in maniera più graduale. Il secondo posto nella cronometro dell’ultimo giorno alla Volta ao Algarve suggerisce che ci siamo. L’assenza di Mathieu van der Poel avrà un effetto sulla sua strategia ma anche sulla conduzione di corsa nella Visma-Lease a Bike, da Matteo Jorgenson a Tiesj Benoot: la squadra cerca la quarta vittoria in quattro anni. 

★★☆ ☆☆ L’Omloop Het Nieuwsblad offre un’opportunità ai corridori dell’Alpecin-Decuencink. Senza van der Poel, Gianni Vermeersch e Kaden Groves sono carte buone per il colpo da lontano, Jasper Philipsen per un’azione più a ridosso del traguardo, oppure una volata ristretta. Nel 2024 è stato secondo a Roubaix. 

Arnaud De Lie fu sensazionale all’Het Nieuwsblad del 2023. Ha solo 22 anni e pare in condizione. Ha vinto una tappa all’Etoile de Bessèges, ha chiuso al terzo e al quarto posto nelle volate della Volta ao Algarve, forse non ha il tipo di potenza esplosiva necessaria per far bene qui. 

La UAE Emirates è la squadra con più primi-posti nel 2025, una dozzina. Sono arrivati principalmente nelle corse a tappe, ma con la sua maglia corrono il terzo, il quarto e il quinto dell’ultimo Giro delle Fiandre: Nils Politt, Mikkel Bjerg e António Morgado, tutti ambiziosi insieme ai nuovi arrivi Florian Vermeersch, Tim Wellens e Jhonatan Narváez

★☆ ☆☆☆ Il vincitore dell’anno scorso, Jan Tratnik, guida la Red Bull-Bora Hansgrohe, Dylan Teuns sta cercando di rilanciarsi alla Cofidis, Alberto Bettiol sa che queste sono strade congeniali alle sue caratteristiche. La Lidl-Trek è priva sia di Mads Pedersen sia di Jonathan Milan. Il capitano dovrebbe essere Jasper Stuyven che qui vinse nel 2020 ma che gli vuoi dire a  Toms SkuijnsBiniam Girmay è alla sua seconda apparizione in assoluto e si propone di completare un programma completo alle Classiche di primavera. Curiosità per vedere come se la cava Josh Tarling, 21 anni, ultimo crono-corazziere della Ineos. Altri vincitori del passato: Davide Ballerini e Michael Valgren

La corsa femminile

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Sarà una Omloop molto diversa da quella scorsa. Demi Vollering ha lasciato la SD Worx-Protime per la FDJ-SUEZ, Elisa Longo Borghini è passata dalla Lidl-Trek alla UAE Team ADQ, Anna van der Breggen è tornata in gruppo e non per ciclo-pedalare. Marianne Vos vinse un anno fa ma si sta concedendo un inizio ritardato della stagione pensando alla Milano-Sanremo. Lotte Kopecky fu seconda, ma Rouleur scrive che è molto attenta a non compromettere gli obiettivi veri dell’anno, i soliti, cioè tutto quello che conta. Lorena Wiebes guiderà la SD Worx in una gara che non è ancora riuscita a vincere in carriera. Il suo problema è reggere agli strappi di chi vuole evitare la volata. 

In assenza di Elisa Longo Borghini, Silvia Persico guiderà l’UAE uscendo per una volta dal ruolo di super-gregaria, perfetta l’altra settimana nel dettare il passo verso la vetta dello Jebel Hafeet. Puck Pieterse, 22 anni, ha mostrato il suo potenziale enorme nella primavera scorsa. Sei mesi dopo l’incidente al Tour de France Femmes, Pfeiffer Georgi è tornata questo mese e vediamo come sta, lei che fu la sorpresa della primavera 2024, con il terzo posto alla Parigi-Roubaix e il quarto all’Amstel Gold. Infine c’è Kasia Niewiadoma, alla prima Classica dopo il trionfo in maglia gialla al Tour in estate. Ha interrotto il suo lungo digiuno nelle classiche alla scorsa Freccia Vallone, le manca ancora un successo sul pavé. Dice Rouleur che potrebbe far danni sul Muur van Geraardsbergen.

   

La partita che piace tanto all’Atalanta

È la partita della prima in classifica contro la seconda, ma solo stamattina, adesso, fino alle tre del pomeriggio. Quando al San Paolo sarà stata battuta la palla al centro, il Napoli potrebbe essere scivolato al terzo posto, due posizioni perse in sei giorni. La partita che il Corriere della sera definisce chiave per lo scudetto potrebbe fare parecchio comodo all’Atalanta. Se dovesse battere il Venezia, all’ora dei tori e dei toreri salirebbe in testa alla classifica di fianco all’Inter. Alessandro Bocci sul Corriere della sera le chiama due squadre  in cerca della scintilla per ripartiree i cinque duelli indicati come decisivi sono Buongiorno-Lautaro, Lukaku-Acerbi, di Lorenzo-Dimarco, Lobotka-Calhanoglu, McTominay-Barella.

Sulla Gazzetta di ieri Antonio Giordano ha spiegato quali sono i vantaggi per Conte di affidarsi a Billing o Gilmour per sostituire Anguissa. Nelle probabili formazioni stamattina appare lo scozzese. Luigi Garlando spiega: In faccia a Mkhitaryan non è necessaria troppa fisicità e lo scozzese, oltre ad aiutare il palleggio di Lobotka, potrà francobollare la costruzione di Calhanoglu, come a San Siro. Senza risultati eccelsi, in realtà, dal momento che Gilmour tardò ad accorciare sul centrocampista turco che firmò il pareggio. La rinuncia a una delle due mezz’ali vitaminiche (Billing) rientra nel tentativo di migliorare la qualità del 3-5-2 che nelle ultime uscite è stata abbastanza scadente. Se il cambio di modulo ha dato compattezza e ha fatto la gioia del rifiorito Raspadori, ci hanno perso Di Lorenzo, meno abilitato a spingere; Politano, chiamato a una copertura più sfiancante; e McTominay che assalta la porta da più distante. Già Lukaku non brilla per mobilità, se latitano i rifornimenti e si fatica ad avvicinarlo, si rischiano le imbarazzanti statistiche di Como

|   Il mese di febbraio è stato duro? Agosto di più

ANTONIO CONTE

L’AUTONOMIA DEGLI ESTERNI DI INZAGHI   ►  Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio racconta che Conte ha deciso di ripristinare la difesa a tre per guardare in faccia, da pari a pari anche sul piano tattico, la sua vecchia squadra. Gli mancheranno due giocatori fondamentali come Neres e Anguissa (e non torniamo più su Kvaratskhelia perché ormai è storia vecchia), a Inzaghi mancheranno invece le alternative sugli esterni (Darmian, Zalewski e Carlos Augusto) che lui cambia sempre a metà ripresa, oltre a Sommer. Se il salentino dovrà studiare qualcosa di nuovo all’inizio (con Gilmour al fianco di Lobotka darà più qualità all’avvio dell’azione, liberando più spesso McTominay), il piacentino dovrà riflettere sulla durata delle sue ali/terzini, anche perché quattro giorni dopo è atteso dalla trasferta in Olanda per gli ottavi di Champions contro il Feyenoord

Archeologia di una rivalità

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Negli anni ’30 Giuseppe Meazza è considerato il miglior calciatore italiano, e poi uno dei migliori al mondo dopo i titoli mondiali con la nazionale. Ma è forte la rivalità con Attila Sallustro, la prima rivalità calcistica sull’asse Nord-Sud. 

Il 2 febbraio del 1930 all’interista viene recapitata una lettera anonima alla vigilia di Italia-Svizzera a Roma. Ne dà notizia il libro Vita intima di Meazza uscito nel 1934. “Gonfiatissimo Meazza – c’è scritto – se Pozzo ha voluto sceglierti per la nazionale al posto del nostro Sallustro, contribuendo così alla campagna senza precedenti organizzata dalla stampa milanese per valorizzarti ingiustamente, non credere che tu l’abbia a passar liscia: Sappi che saremo sul campo in più di tremila napoletani, e saremo col preciso scopo di fischiarti, di beccarti ad ogni tuo fallo e ad ogni tuo errore. Ti sapremo stroncare in pieno, e ti rimanderemo a casa mortificato e avvilito

Nel successivo mese di dicembre, alla vigilia di un’Ambrosiana-Napoli [2-1], Felice Scandone scrive sul Littoriale: Lunedì scorso, incredibile a dirsi, il Mezzogiorno Sportivo è uscito in piazza con un titolo laudativo per Meazza ed un cliché del risorto “balilla”. Era un doveroso riconoscimento da parte della stampa napoletana al valore della squadra milanese e del suo giovane folgoratore di reti, il quale non è soltanto un vanto di Milano sportiva, ma del calcio nazionale. Così come Meazza non era stato affatto gonfiato quando non lo meritava, così questa volta, e anche altre precedenti il centro avanti dell’Ambrosiana ha trovato l’elogio che meritava. È il sistema migliore per dimostrare coi fatti, proprio noi meridionali accusati tanto spesso di campanilismo, che non debbono essere dissidi stupidi e dannosi tra lo sport del Nord e quello del Sud, e fra valorosi atleti delle rispettive regioni. Il gesto simpaticissimo di Meazza all’Arena di Milano, l’abbraccio fraterno dei due brillanti giocatori (poiché anche Sallustro ha dimostrato il suo altissimo valore) hanno consacrato quella fraternità sportiva che del resto già esisteva fra i due valorosi atleti. Naturalmente non sono mancate le solite campane stonate, non è mancato il solitario gesto di qualche esaltato, non è mancata la solita speculazione. Ma io me ne infischio, perché vorrei che fossero in parecchi coloro che la pensano a Napoli come me. O che hanno fatto con onestà e con dignità di disinteressato sportivo, quello che io ho fatto per il Napoli ed anche per Sallustro.

cadute

La differenza tra Motta e Conceiçao

Arianna Ravelli sul Corriere della sera si occupa delle crisi tecniche parallele di Juventus e Milan, riconoscendo a Thiago Motta la capacità di un’autocritica. Almeno lui – ha scritto – ha puntato lo sguardo e il dito verso l’interno (i giocatori e lui stesso), mentre Conceicao ha guardato solo fuori: gli episodi arbitrali e le critiche, compreso il passaggio «sugli allenatori che parlano male di lui il giorno della partita», quando sarebbe logico che il tecnico di un Milan in queste condizioni neanche sapesse cosa dicono e scrivono fuori da Milanello. Non può trovarlo interessante, a maggior ragione dopo che la partita ha mostrato errori ed orrori in serie. I giocatori sono da Milan? Ha sbagliato la società a scegliergli? Non lo seguono? Di questo deve parlare, fino a quando a rispondere non sarà qualcun altro.

In un intervento che occupa le prime tre pagine del Corriere dello sport-stadio, il suo direttore Ivan Zazzaroni riflette su quelli che chiama opinionisti risultatisti, in sostanza quelli che  esaltano il nuovo, ne parlano in tv, alla radio, sui social e anche in famiglia: la novità è trendy. Nel frattempo demoliscono il vecchio e vincente pur se tra mille peripezie – la società azzerata dal giudice, l’americano geloso, il miliardario russo finanziariamente e emotivamente instabile – riesce a cavarsela alla grande. Cavalcano l’onda popolare, il dissenso tifoso, trascurando le difficoltà che il loro pupillo del momento potrebbe incontrare salendo di uno o più gradini. Una volta raggiunto lo scopo – il nuovo promosso, il vecchio nell’indifferenziata – trascorrono i primi mesi alternando irrefrenabili entusiasmi per ogni vittoria a difese raramente convinte, ma ugualmente apprezzabili, nella sconfitta. Che noia la coerenza. Anzi, no. Quando le cose precipitano, però, con un bel balzo scendono dal carro del neoperdente e cominciano a tirargli pietre alla cieca, novelli Poliscemi. Sono gli opinionisti risultatisti, gli infedeli – giornalisti, talent, ex giocatori -, quelli che promuovono il bel calcio alla Guardiola, o alla Bielsa, ma innestano con abilità la retromarcia non appena il presunto produttore di spettacolo esce con le ossa rotte dal campo, il giudice supremo.

 Spagna

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Il derby dei fratelli Zidane

    Uno vive e gioca a  Cordoba, l’altro a Granada, tutt’e due sono nella serie B spagnola. Hanno lo stesso cognome, e che cognome. A Théo e  Luca Zidane, 22 e 26 anni, figli di cotanto padre, stamattina L’Équipe dedica la prima pagina perché sono per la prima volta avversari in un campionato professionistico. Si stanno costruendo una carriera lontano dal Real Madrid e dall’emblematica figura di Zizou, dice il giornale francese. L’inviato François Verdenet è andato in Spagna per incontrarli  

sullo  sfondo, la Sierra Nevada stende il suo manto bianco – poeteggia – mentre in primo piano risplende l’Alhambra, illuminata dalla luce invernale del tardo pomeriggio. Dal Mirador de San Nicolas la vista è degna di un set cinematografico. I due fratelli Zidane sono rilassati. I turisti evidentemente non amano la serie B spagnola e i figli di Zizou possono star tranquilli. Solo due selfie con i tifosi andalusi che hanno riconosciuto il portiere della squadra locale e hanno dedotto che l’altro fosse suo fratello.

Cordoba-Granada è un derby, oltre che essere il loro primo incrocio. Nell’intervista i due non hanno voluto parlare del padre, ma della vita loro, dei desideri, delle  ambizioni, degli altri due fratelli, il maggiore Enzo (29 anni) e il più piccolo Elyaz (19 anni). Luca dice che si vedono ogni volta che c’è  un giorno libero, cerchiamo di andare a casa l’uno dell’altro. Theo racconta che è quasi sempre l’altro a spostarsi perché ha la macchina e guida, lui casomai preferisce spostarsi in treno. Ha la patente ma possiede una piccola auto elettrica e con la ricarica si sa, allora meglio un intercity.
Anche Elyaz gioca a calcio, si trova al Betis Siviglia, e loro lo chiamano un triangolo geografico. E se non ci vediamo qui – dicono – ci incontriamo tutti  a Madrid, dove vive pure Enzo con le sue tre figlie. Ogni famiglia è normale a modo suo. Pure gli Zidane. 

      

L’undicesimo record del Mondo

Due settimane fa, questo ragazzo che si fa chiamare Mondo ha superato i 6 metri e 10 a Berlino con la stessa naturalezza che mettiamo al mattino nel prendere il latte, o il tè, il caffè, la camomilla, ognuno prende per fortuna ancora quel che vuole. Nel 2024 Duplantis  ha migliorato il suo record nel salto con l’asta per  tre volte, sempre un centimetro per volta, secondo l’immortalità lezione di Sergei Bubka. Del resto perché dovrebbe aggiungerne cinque e non uno? Fece 6,24 in Cina, 6,25 ai Giochi di Parigi, 6,26 in Polonia. World Athletics ha riunificato i record, non esiste più la distinzione tra aperto e chiuso, così il 6.27 di ieri sera a Clermont-Ferrand è un primato del Mondo e basta. 

Clermont-Ferrand è un posto speciale per i saltatori con l’asta e per Duplantis stesso. È bastato un solo tentativo davanti ai 4.800 spettatori della la Maison des Sports, nella prima gara della storia con sei uomini sopra i 5,91 e il greco Emmanouíl Karalís,  medaglia di bronzo ai Giochi, al primato nazionale con 6,02. È l’undicesima volta che Duplantis batte il record. L’ultima gara di una tale qualità si era tenuta su questa stessa pedana nel 2018, quando con 5,88 ci si piazzava al settimo posto. Stamattina tutti si domandano quanto durerà il 6,27 di ieri e quando avremo il prossimo centimetro in più. Con Duplantis ogni sera è buona, ma non andrà agli Europei di Apeldoorn della prossima settimana

 discussioni

Transgender e Russia: i temi che decideranno le elezioni al CIO

C’è chi dice no e passa per un ribelle. Bartleby lo scrivano, per esempio. Bisognerà riscrivere il canone, perché ora basta dire forse per passare da oppositore. Andrew Parsons, per esempio. È il gran capo del movimento paralimpico internazionale e sulla questione della partecipazione transgender alle gare femminili non la pensa come Sebastian Coe, dunque non la pensa come donald Trump. Dritto, senza slalom, senza dribbling, senza esitazioni ha spiegato in un’intervista con la BBC che equità competitiva e inclusione sono due valori da tenere insieme, ma non si può pensare di proteggere la categoria femminile escludendo persone che sono riconosciute come donne sul passaporto. La linea di Parsons pare ragionevole. «Non credo in una regola unica per tutti gli sport – ha detto – ogni disciplina ha i suoi requisiti». Ci sport aerobici, anaerobici, altri dove i nanomoli di testosterone possono variare senza aver alcun peso sui risultati, Parsons chiede «una politica basata sulla scienza» e non sull’ideologia o su decisioni tranchant

Il Comitato Olimpico Internazionale e l’IPC avevano appunto lasciato alla singole federazioni la libertà di prendere ogni decisione sull’idoneità delle persone transgender, probabilmente senza immaginare che buona parte di esse – atletica e nuoto in cima – scegliessero la più facile: siete fuori. Ora che la politica sta entrando nella questione, l’autonomia presunta potrebbe non durare, scrive il sito Inside the Games nel commentare l’intervista di Parsons. 

Il cardine della sua posizione è che non possono esistere regole comuni: sollevamento pesi e scacchi non sono la stessa cosa. Oggi c’è differenza anche tra atletica e para atletica. Da una parte sono fuori le persone transgender e hanno limiti anche le donne con una produzione naturale di testosterone sopra una certa soglia; dall’altra World Para Athletics ritiene che Valentina Petrillo abbia pieno titolo di competere. 

Dalla Casa Bianca giunge l’annuncio di una volontà di impedire alle transgender la partecipazione agli eventi femminili di Lod Angeles 2028. «Non lasceremo che questa cosa ridicola offuschi i Giochi olimpici e paralimpici» ha detto il presidente Trump, arrivando a ipotizzare restrizioni ai visti in ingresso negli Stati Uniti. Parsons è rimasto cauto sul potenziale impatto delle politiche di Trump, accennando al fatto che mancano ancora tre anni prima di Los Angeles: «Lavoreremo con gli organizzatori per garantire che le regole di tutte le federazioni siano rispettate. Dobbiamo valutare le misure e vedere come possiamo gestire le decisioni che si presenteranno».   

Le tensioni fra Trump e il comitato paralimpico non sono inedite. Nel 2018 il comitato lo criticò pubblicamente dopo che aveva descritto le Paralimpiadi invernali di PyeongChang come «dure da guardare». Nell’intervista con la BBC, Parsons è stato attento a mostrarsi conciliante, dicendo che il magnate è un sostenitore dello sport eccetera eccetera. 

L’altra questione cruciale è la riammissione di Russia e Bielorussia nella comunità dello sport. Parsons pensa che un accordo di pace avrebbe un peso su Milano-Cortina: un armistizio firmato prima dell’assemblea generale di settembre potrebbe influenzare il voto.

Sono due temi che incroceranno le elezioni alla presidenza del CIO. La candidata africana Kirsty Coventry sostiene il bando totale delle donne transgender invocando restrizioni basate sul sesso biologico. Sebastian Coe adopera toni apocalittici quando dice che lo sport femminile è a un bivio e che bisogna salvaguardare le future generazioni di atlete. Johan Eliasch sostiene che le decisioni devono essere basate su «scienza e fatti, non ideologia», mentre il principe Faisal Bin al-Hussein promette di «colmare il divario di genere» qualunque cosa significhi. 

Juan Antonio Samaranch jr ha definito Parigi 2024 la migliore Olimpiade a cui abbia mai partecipato, ma ha detto che il dibattito transgender ha creato «un allarme sociale». Se eletto, ha in programma di istituire un consiglio scientifico per chiarire le politiche e proteggere la categoria femminile, sottolineando che una posizione definitiva dovrà essere presentata prima dei Giochi italiani di febbraio. David Lappartient, il numero 1 del ciclismo internazionale – pure lui in corsa – ha affrontato l’argomento da una prospettiva di inclusione e diversità, tenendosi alla larga dal dibattito. Morinari Watanabe, presidente della ginnastica, ha evitato del tutto la questione, concentrandosi su un’altra proposta: le Olimpiadi da tenersi in cinque luoghi diversi contemporaneamente, uno per continente. Le elezioni per la guida del CIO si terranno in Grecia dal 18 al 21 marzo. Sarà un voto che segnerà il movimento olimpico in un modo o nell’altro. 

artefici

L’adolescenza sacrificata di Furlani

A una settimana dagli Europei indoor di atletica leggera in Olanda, dopo aver finalmente battuto il greco Tentoglou in una delle ultime uscite, Mattia Furlani ha parlato stamattina con Giulia Zonca su La Stampa dei 20 anni compiuti a inizio febbraio, della fine dell’adolescenza

«Un orizzonte completamente differente. La vita da teenager l’ho vissuta a pieno, però con il sogno nel cassetto di fare un salto, di andare oltre e adesso si apre l’opportunità di riuscirci sul serio. I vent’anni sono un traguardo, sono ultra importanti. Ho rinunciato a un po’ di feste, a un po’ di svago, a un po’ di… cavolate: si può dire? Anche più volgare, perché alla fine di quelle si tratta e non è che mi mancheranno. Si devono per forza riempire le caselle degli eccessi e degli azzardi? Mi sono divertito e tanto basta, dubito che un giorno mi sveglierò pentito di non avere fatto il cretino. C’era e c’è lo sport. Gli anni dai 15 ai 18 sono stati… non dico un inferno, però molto molto tosti. Conciliare, infilare, fare stare tutto in una singola giornata: la scuola, gli allenamenti, la vita personale. A 16 anni ti costruisci il carattere e i giovanissimi vanno aiutati. In tanti modi. Più di così».

   

Un  mediatore tra Lenzini e Maestrelli

“Chi si aspettava grosse novità dal Consiglio Direttivo della Lazio è rimasto deluso. A parte l’ingresso di cinque nuovi consiglieri che hanno acquistato azioni per qualche milione, non è successo nulla. Alla fine Lenzini, pur dispiaciuto di aver dovuto cedere una fetta del suo «patrimonio sociale», distribuiva baci e abbracci a tutti. Lenzini ha ben da essere soddisfatto. Gli è andata anche troppo bene. Si aspettava di essere contestato dall’assemblea ed invece è finita a tarallucci e vino. 

Il presidente dello scudetto non sta a sottilizzare troppo, si accontenta. Sa perfettamente che il fuoco cova sotto le ceneri e che molti sorrisi d’occasione mascherano ben più feroci intenzioni, ma finché non lo attaccano direttamente lui non si preoccupa. È riuscito persino ad evitare la battaglia attorno al nome di Maestrelli. Uno dei nuovi consiglieri aveva suggerito di confermare l’allenatore per porre fine a tutti i «pettegolezzi» delle ultime settimane. Contro questa decisione si è schierato l’assessore Martini. 

«Maestrelli non è un problema importante – ha detto l’autorevole consigliere – per rinnovargli il contratto c’è tempo fino alla fine del campionato». Lenzini, ovviamente, non ha insistito sull’argomento. Così potrà continuare le sue pantomime con Maestrelli. I tifosi però ne hanno le tasche piene delle buffonate dei novelli fratelli De Rege. Quando le decisioni dell’Assemblea sono giunte all’orecchio dei fedelissimi i più si sono messi le mani nei capelli: Maestrelli senza contratto continuerà a dar corpo alle ombre (ma sono solo tali?) e Lenzini non perderà occasione per far parlare di sé la stampa. Un futuro poco roseo dunque. Alcuni tra i più abbacchiati tifosi hanno suggerito di rivolgersi a Giovanni Leone perché – con tutto il rispetto per la sua carica – intervenga in favore della pace laziale. 

«Er fijo è dei nostri, sì o no? E allora che convinca il Presidente a farci la grazia. Lui che riesce a far andare d’accordo Moro e Fanfani, Colombo e Donat-Cattin ci mette un niente a far star quieti ‘sti due fregnoni». Così urlava un fedelissimo di antica e provata fede biancazzurra, in un bar trasteverino tra avventori allibiti che non capivano di chi stesse parlando. Quando se  ne sono resi conto hanno applaudito l’improvvisato oratore che se ne è andato soddisfatto a proporre ad altri tifosi la sua proposta. 

Esasperazioni a parte, non è chi non veda che la caotica situazione dirigenziale e tecnica non può che nuocere alla squadra. E ciò esaspera i tifosi che accusano Lenzini di dispotismo e di applicare la politica del tanto meglio tanto peggio così cara a troppi uomini politici. 

Maestrelli è una bandiera, come Chinaglia, Wilson e Martini. Ma quanto durerà? L’accusa latente ma precisa è che sia diventato col passar degli anni e dei successi troppo amico dei ragazzi, di aver ceduto la sua autorità in eccessiva misura a Chinaglia, così suscitano malumori che alla prima occasione si scontano. Può entrarvi perfino la grande giornata di Giorgione a Firenze, le unanimi lodi, gli applausi della folla. Certo è che contro la Ternana il capitano non ha goduto dell’intelligente abnegazione di alcuni compagni. Lo ha dimostrato con l’affanno evidente nel variare i temi di repertorio, dai ritorni prolungati e stanchi agli spunti vani sulle fasce laterali. Finiva che in perenne attesa della palla buona, si faceva trovare ogni volta con le spalle girate al bersaglio, ed era uno scherzo per Dolci farlo fuori. Così si è perso un punto prezioso. Domenica c’è la dura trasferta di Milano contro l’Inter. Se passa questo ostacolo indenne, la Lazio può puntare alla rimonta. Perché sciupare tutto per gli isterismi di un presidente?” – pezzo non firmato, Guerin Sportivo, 28 febbraio-4 marzo 1975

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

16.45 Salto con sci, Mondiali di Trondheim: Team HS102 – EUROSPORT

  Katharina Althaus sorride e dice che il suo fidanzato le ha chiesto di vincere la medaglia di bronzo. È l’unica che a casa non hanno ancora. Di ori, quanti ne volete. Tre ai Mondiali sono arrivati tutti insieme nei giorni scorsi, con la gara individuale dal trampolino corso, l’evento a squadre femminile e l’evento a squadre misto. Oggi la Germania si aspetta che Katharina ne aggiunga un quarto alla collezione, lanciandosi dal trampolino lungo. Nel salto con gli sci significa da un punto compreso tra 110 e 185 metri. Nella stagione in corso di Coppa del mondo, Katharina Althaus ha vinto tre prove. Ieri è stata fra le tre atlete su 56 che hanno rinunciato a fare le prove, come la 16enne kazaka Mariya Yudakova e la polacca Nicole Konderla.

Un trampolino del salto con gli sci è il luogo più quieto che esista nello sport. Per saltare giù, si prende un ascensore, si entra in una camera di chiamata in attesa del proprio turno, si controllano scarponi, sci, caschi, guanti, una divisa da moderni cavalieri medioevali, scrisse cinque anni fa il New York Times, quando dedicò alla disciplina un servizio fotografico sul silenzio in cui è immersa questa gara. 

Del tema si occupò dai Giochi di Pyeongchang Emanuela Audisio per Repubblica.

Non c’è paura negli occhi di chi si prepara a lanciarsi, né ripensamenti, ma concentrazione estrema. Non ci sono voci, chiacchiere, familiarità, solo un sacro silenzio, voluto, richiesto e rispettato. Farsi ingoiare dal cielo, e poi ricominciare. C’è un mondo lassù che deve andare giù. Gli astronauti salutano prima di salire sulla navicella che li porterà nello spazio, i saltatori sugli sci no, si rinchiudono in clausura. Tra Icaro e Valentino Rossi, ma senza le due ruote. Si sta insieme, si sale in gruppo, ma nessuno guarda l’altro, ognuno è dentro un suo pianeta, come in un’oscurità trasparente. Sono tutti volti a parte, già immersi nella loro verticalità. O forse lo diceva meglio Alda Merini: tutte le ombre hanno le loro vertigini.

Il salto con gli sci , scriveva Audisio, è come quando butti una foglia da un grattacielo. Solo che quella foglia è una persona. E si butta da sola, a 90 km orari. E non trema

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 Cosa è successo il 1° marzo su Slalom

   Il covid si affaccia in serie A: Juve-Inter rinviata 

 2020  Il primo grande caso dentro lo sport dopo l’arrivo del virus in Italia. Agnelli ottiene il rinvio di Juventus-Inter mentre altre partite vengono giocate regolarmente. Non è ancora lampante la portata di quel che sta accadendo. C’è chi parla di campionato falsato Leggi qui

    I sessant’anni di Ivan Lendl l’antipatico 

 2020  Parole d’autore e brani di interviste all’ex numero 1 del tennis, il ceco che diventò americano |  Leggi qui

   Dove sono andati i record negli ultimi 26 anni

 2021  La mappa dei primati del mondo dell’atletica leggera: com’è cambiata la geografia di questo sport |  Leggi qui

   Come siamo arrivati alla sospensione della Russia nel calcio

 2022 L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito di Putin provoca conseguenze in campo sportivo: cosa sta succedendo dentro l’UEFA e nelle altre federazioni, perché Medvedev gioca, cosa ci fa Abramovich ai negoziati di pace |  Leggi qui

   Domenicali dice che sullo sportswashing vi state impressionando

 2023  A quattro giorni dall’inizio del Mondiale di F1, il gran capo di LIberty Media difende la linea politica e il calendario in Medio Oriente |  Leggi qui

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

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