Che Ferrari sarà

Che Ferrari sarà

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  Sulla prossima Rossa c’è uno spruzzo di bianco. Sembra venire dagli anni Settanta. Sembra la macchina di Niki Lauda. Ma le modifiche più consistenti sono quelle sotto la vernice e sotto la scocca, sempre che in Formula 1 si possa chiamare scossa, chi lo sa, chi può dirlo. Ieri la Ferrari ha fatto i primi giri non ufficiali per il filming day, qualunque cosa sia, seminando entusiasmo e passione, in alternativa passione ed entusiasmo. Vincenzo Borgomeo su Formula Passion fa notare che al primo giorno sono tutti campioni del mondo, mentre Leo Turrini sul suo blog Profondo Rosso prende l’aspetto sentimentale e dice che il primo giorno della SF25, la nuova Ferrari, si è trasformato in una sorta di Woodstock motoristica, un Festival di Sanremo a bordo pista, con il rumore della macchina Rossa al posto dei ritornelli delle canzonette. Giuro: in mezzo secolo di vita randagia sui sentieri della emozione chiamata Cavallino mai mi ero imbattuto in scene simili. Gente aggrappata alle reti del circuito, gente arrampicata su improbabili tralicci, gente che vagava tra Fiorano e Maranello tirandosi dietro panini al prosciutto e piccole scale, per salire più in alto e buttare lo sguardo sulla vettura della ennesima, infinita, eterna speranza. Ora, lasciate perdere gli intellettuali da strapazzo e gli opinionisti un tanto al chilo e i presunti maestri in cattiva sociologia. Qui c’è qualcosa di più del marketing, della potenza del Brand, del fascino dell’ormai quarantenne Lewis Hamilton che viene a sparare le ultime cartucce di Rosso vestito. Qui invece c’è un sentimento che forse potremmo considerare il residuo di un orgoglio ormai inesistente per tante cose “italiane” [mmm, ndSl]. Miracolosamente, magnificamente e forse persino incomprensibilmente, un uomo nato nell’Ottocento, cioè Enzo Ferrari, ha saputo lasciare in eredità una speranza ad un Paese depresso, svuotato di energie e perplesso (eufemismo) sull’avvenire.

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Gli occhi esperti hanno visto e hanno colto cose anche dai primi giri. Matteo Bobbi su Sky Sport Insider accenna a tutti i segreti della SF-25: Il cambiamento più d’impatto però, da un punto di vista tecnico, è localizzato sull’anteriore, dove è stata cambiata la geometria delle sospensioni. Dopo tanti anni la Scuderia ha abbandonato il sistema ‘push rod’, cioè con il puntone, per un sistema ‘pull rod’, quindi a tirante. Il motivo è presto detto: l’aerodinamica della macchina. Una sospensione ‘pull rod’ regala una maggiore pulizia nell’anteriore, soprattutto in una zona nevralgica come quella dell’entrata dei canali venturi. Maggiore pulizia uguale minori vortici in ingresso nei canali: in questo modo si migliora il lavoro del fondo della vettura. Un altro vantaggio della ‘pull rod’ è la disposizione dei pesi, perché tutti gli elementi che compongono la sospensione si trovano più in basso rispetto a una ‘push rod’. Per quanto riguarda invece la sospensione posteriore sono rimasti fedeli al 2024: se il ‘pull rod’ all’anteriore è la novità, il ‘pull rod’ al posteriore è la continuità. Ferrari è l’unico team, insieme alla Haas, ad aver optato per questa scelta: tutti gli altri otto team in griglia hanno scelto il ‘push rod’ al posteriore. Un altro modo per differenziare la strategia rispetto alle dirette concorrenti McLaren e Red Bull.

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ha invece esaminato il debutto di Lewis Hamilton sulla macchina. Ha trovato perfetto l’approccio dell’eptacampione del mondo al mondo di Maranello, dal West alla via Emilia, scrivendo che Lewis sprizza un’energia contagiosa, si esprime come un ragazzino che ancora deve vincere qualche garetta. Un grande attore, un uomo che pare rigenerato, come dice, mentre si appresta a giocare il suo terzo tempo in F1. Anche per questo punta a conquistare ogni singolo elemento del team, ponendosi, da ultimo arrivato, come magico leader. D’altro canto, ha azzeccato i toni anche Leclerc, concedendo la scena al nuovo compagno con l’aplomb di chi sa che la scena, quel Lewis, l’avrebbe presa comunque nelle settimane che precedono il primo testa a testa”.

La data è il 16 marzo, il posto è Melbourne, la sfida per Vasseur e il box – scrive Terruzzi – è gigantesca: Assorbire una doppia impazienza. Quella di un fenomeno che rimanda da anni l’appuntamento con il titolo; quella di un vecchio campione che ha poco tempo per realizzare il sogno più potente della storia delle corse

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