Lo Slalom del 12 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

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  • TENNIS  La sconfitta di Alcaraz al Masters Sinner potrebbe vincere Sanremo Giovani. È che non vuole
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martedì 12 novembre 2024

#2 giorni a Belgio vs Italia

 

Conversando, sforzatevi di dire di tanto in tanto una banalità

L’amor proprio di chi vi ascolta ve ne sarà riconoscente

Gesualdo Bufalino

 

DI COSA SI PARLA STAMATTINA

Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio? Beh, vediamo

 

    Ci sono frasi da Wikiquote che a un certo punto si ascoltano in ogni angolo del creato. Nel calcio, poi. Non ne parliamo. Un giorno a Nelson Mandela passò per la testa di dire «io non perdo mai, o vinco o imparo», e adesso lo ripetono in tanti, tutti, specialmente quelli che imparano sempre. Un’altra frase assai masticata è quella secondo cui «chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio». E allora chi lo sa com’è andata, forse ‘sta frase girava parecchio nei corridoi della redazione del Guardian, deve essere arrivata all’orecchio della direzione. Fatto sta che nel mese di ottobre, il quotidiano britannico ha chiesto ad alcuni dei suoi giornalisti di sport e cultura di scambiarsi il posto, per andare ad assistere gli uni agli eventi degli altri, e poi commentarli, scriverne, parlando pure dell’esperienza fatta. Lo ha segnalato Charlie, newsletter del Post sul mondo dei giornali: siamo andati a leggere

Arifa Akbar, per esempio, critica teatrale è andata a vedere New England Patriots contro Jacksonville Jaguars, allo stadio di Wembley. Ha scritto che se fosse un dramma, questa partita sarebbe uno spettacolo del West End. Ogni dramma – si legge – si basa sul conflitto. Senza di esso, non c’è azione o storia. Conosco bene questo mantra. Ma è solo quando arrivo dentro lo splendore travolgente dello stadio di Wembley per la mia prima partita NFL dal vivo, ricordo che può essere anche spettacolo. È rimasta colpita dalla sublime e ridicola scenografia pre-partita, dalle mascotte e delle sontuose stravaganze che gli sono parse una produzione di Sonia Friedman con i soldi di Netflix o Disney alle spalle

Ha guardato la partita e dentro ci ha messo Biff Loman (personaggio di Morte di un commesso viaggiatore), Brick (La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams, Francis Scott Fitzgerald, Tom Buchanan, e lo Svedese che Philip Roth piazza in alcune delle pagine più indimenticabili di Pastorale Americana. In compenso nemmeno un pittore fiammingo

La cronista di calcio Louise Taylor è stata al concerto di Paul Weller, il capo della sezione rock e pop è andato a vedere Brighton-Wolverhampton [prendo posto allo stadio con una certa aria da cane bastonato, poi scopro una chiarezza viscerale che non avevo mai sperimentato prima, c’è qualcosa nell’assistere in prima persona alla velocità di un centrocampista mentre riceve palla che trovo completamente coinvolgente], mentre Barney Ronay – una presenza frequente su Slalom – è stato a teatro per The Turn of the Screw, opera lirica tratta da Henry James. 

Ronay non l’ha presa bene. Racconta che in redazione gli hanno assegnato il pezzo dicendo: Abbiamo bisogno di un idiota”. Ma si capisce che sta esagerando per farci ridere. C’è riuscito. 

A essere onesti – scrive – la direzione è stata più sfumata. Ha chiesto di non fingere di essere competente. Sii semplicemente te stesso, mi hanno detto. Descrivere le prestazioni fisiche è ciò che facciamo sempre nello sport. Ho scritto di migliaia di eventi dal vivo negli ultimi 20 anni. Ho visto Andrea Bocelli fare una serenata ai festeggiamenti per il titolo di Premier League del Leicester City, è stato bello e non è durato molto. Ho guardato vagamente un’infinita serie di cantanti lirici che cantavano inni nazionali in stadi di nuova costruzione pieni di eco. Ma non ero mai stato all’opera, né avrei mai voluto andarci. La prospettiva di dover rimanere seduto per un numero indefinito di ore [quattro? sette?] mentre le persone si cantano a vicenda una storia mi è sempre sembrata oggettivamente dolorosa. È difficile evitare alcuni pensieri che mi sono familiari prima dello spettacolo. Chi vincerà quest’opera? L’opera è assurda, assurda a un livello molto elementare. Non è una cosa negativa. Anche il cricket è assurdo. Anche i 100 metri a ostacoli sono assurdi. L’opera, almeno, è assurda senza scuse

E insomma il pezzo di Ronay è molto divertente. La parte irresistibile è quando racconta il momento peggiore dell’opera: l’attacco del secondo tempo, quando il sipario si riapre, un uomo inizia immediatamente a cantare i suoi pensieri, e a quel punto ti rendi conto che continuerà ad accadere per un tempo davvero, davvero lungo. Tutti canteranno tutti i loro pensieri a tutti gli altri per tutto il tempo – come ricorda di aver visto fare a un tipo tedesco fuori dalla stazione di Essen agli ultimi Europei. Se è inventata, è inventata bene. Essen è il colpo di tacco. 

Non è finita. Anzi. Fermi tutti. Perché la direzione del Guardian ha preso Jonathan Liew, per due volte firma sportiva dell’anno in Gran Bretagna, e l’ha mandato al concerto di Dua Lipa alla Royal Albert Hall di Londra, la sera del 17 ottobre, un giovedì, ma senza Coppe. 

Liew scrive che in realtà Dua Lipa l’aveva già sentita cantare sei anni fa, prima della finale di Champions League a Kiev, con “un impianto audio che era stato progettato principalmente per qualche annuncio di sicurezza. La voce di Lipa, dolce ma fragile, si è spenta da qualche parte intorno al limite dell’area di rigore. Molti dei miei colleghi non hanno nemmeno alzato lo sguardo dai loro computer portatili. In un certo senso, si tratta di un motivo ricorrente nella carriera live di Lipa: una specie di esistenza vagabonda fra partite di calcio in trasferta, alla ricerca di un nuovo elettorato. I grandi stadi sembrano appiattirla un po’

Seduto alla Royal Albert Hall, invece, a Liew viene da pensare: Forza ragazza, dacci dentro con un’orchestra di 53 elementi. E subito dopo viene rapito da una serie di riflessioni sulla capacità di essere credibili nei panni di qualcosa o qualcuno di diverso dal sé in cui ci si è sempre riconosciuti. Lo chiama “un problema insolubile” e lo affronta innanzitutto dicendo che Dua desidera contenere moltitudini, vuole essere una di quelle pop star moderne, versatili, mutevoli, capaci di essere tutto per tutti. Lo si vede nelle sue sponsorizzazioni di marchi, nel suo club del libro, nelle sue incursioni nell’attivismo. Ma in definitiva ha sempre e solo uno scopo: fare canzoni per persone che vogliono ballare. È in questa vocazione che rimane ineguagliata da chiunque altro sul pianeta, anche al culmine di un bis mozzafiato in cui Elton John viene portato sul palco con tutta l’audacia e la sfrontatezza che l’Aston Villa adopera per lanciare in campo Jhon Duran dalla panchina all’85esimo minuto.

Finalone di Liew. Un consiglio, da una persona che una volta sognava di scrivere romanzi generazionali e ora scrive battute spiritose sul calcio per il Guardian: arriva un momento in cui devi rinunciare a essere preso sul serio. Certo, vai a cantare all’Albert Hall per il prestigio. Aggiungi qualche violino a Houdini e pensi che impressionerà la gente. Ma alla fine: punta con decisione su ciò che la gente vuole davvero da te, canzoni su uomini di merda, e balla, balla così forte da smettere di piangere. Perché questa roba sarà il tuo biglietto per l’immortalità. Fallo e il tuo habitat naturale sarà ovunque si trovi un altoparlante, il tuo pubblico naturale sarà chiunque abbia delle orecchie e dei piedi da battere su un pavimento. Chissà se Liew voleva mandare un messaggio pure alla direzione. Però se non si è divertito da Dua Lipa è proprio un peccato. 

[il pezzo è per intero QUI]

 

    INGHILTERRA

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▥   LE LUMACHE DELLA PREMIER  The Athletic si domanda come mai sei tra le prime-10 squadre della scorsa Premier dopo 11 giornate abbiamo meno punti di un anno fa. Solo tre vanno più veloce: Liverpool, Brighton e Chelsea. Una, il Brentford, tiene lo stesso passo. [QUI]

▥   CIAO TV, MEGLIO I PODCAST  Gary Lineker lascerà il programma Match of the Day a fine stagione e lascerà del tutto la BBC dopo la Coppa del Mondo del 2026. Ha firmato un’estensione del contratto in scadenza per altri 18 mesi a cifre ridotte per arrivare fino al torneo in America, ma nel frattempo rinuncerà al programma settimanale di sintesi delle partite della Premier League da maggio. Il Telegraph scrive che l’addio di Lineker, alla guida del programma di punta della BBC dal 1999, era parso probabile già da settimane. Lineker aveva già sollevato dubbi sul suo futuro alla BBC negli ultimi mesi, lasciando intendere che avrebbe voluto concentrarsi a tempo pieno nella sua attività di produzione dei podcast”. Il grande freddo con la tv pubblica britannica era cominciata con i post sui social media in cui Lineker esprimeva le sue posizioni contrarie al governo, paragonato alla Germania nazista per le politiche restrittive sull’immigrazione. 

▥   LE SCIE CHIMICHE  Gira un video nel quale l’arbitro della Premier League David Coote insulta Jurgen Klopp ai tempi del Liverpool. Questa sua diffusione così vir… vir… vir… così estrema ha quasi causato il licenziamento dell’arbitro, ma soprattutto ha gettato benzina sul fuoco sui teorici della cospirazione del VAR scrive il Telegraph. Antonio Conte direbbe che vengono i retropensieri

   LEGGI ANCHE  | I retropensieri che vengono a Conte

IERI

 

    GERMANIA

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Il calcio al di là del Muro che non c’è ma c’è

Deutsche Welle si dedica allo stato del calcio della Germania dell’Est a trentacinque anni dalla caduta del Muro di Berlino. Dave Braneck scrive che il crollo politico della DDR si è riflesso nel pallone, ma l’attenzione verso i giovani porta speranza per il futuro. Poco più di cinquant’anni fa il Magdeburgo vinceva la Coppa delle Coppe, ora si trova in serie B dopo un lungo viaggio nelle serie inferiori. È un destino comune a molte squadre della Germania dell’est. Delle 56 squadre professionistiche nei tre campionati principali della Germania, solo sei provengono dall’ex DDR. La settima, il Lipsia di casa Red Bull, è tenuto fuori dai conteggi perché fondato dopo la riunificazione. Le divisioni geografiche del calcio maschile e femminile permangono. Lo shock della privatizzazione che travolse l’industria della DDR dopo il crollo del Muro di Berlino ha avuto un impatto anche sul calcio. I club ex statali dovettero improvvisamente competere con le squadre occidentali piene di soldi sul libero mercato. Retrocessioni e fallimenti, che spesso vanno di pari passo, sono diventate all’ordine del giorno. Le uniche due squadre presenti in Bundesliga, Union Berlino e Lipsia, sono entrambe delle eccezioni. L’Union è in serie A dal 2019, beneficia di un’infrastruttura all’altezza e di maggiori opportunità finanziarie a sua disposizione, come squadra della capitale. La controversa proprietà straniera del Lipsia e la mancanza di una storia durante la Guerra Fredda rendono il suo percorso in Bundesliga difficilmente paragonabile a tutto il resto

In campo femminile le dinamiche sono le stesse: il nome che incarna il declino è quello del Turbine Potsdam, sei titoli in Bundesliga e due in Champions League tra il 2004 e il 2012, quando il calcio femminile era un campo di gioco significativamente più livellato  spiega Deutsche Welle

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3 NOVEMBRE 2019

 

  FRANCIA

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Bentornato Sampaoli, al calcio servono dei matti come te

Per diciotto mesi se n’è rimasto a guardare, ma non per dire, quando Jorge Sampaoli si mette a guardare il calcio degli altri si può esser certi che rende più ricco pure il proprio calcio. È su questa certezza che si fonda la scommessa del Rennes, dove gli hanno dato una panchina riportandolo in Ligue 1. Se ne era andato dopo un secondo posto e una semifinale di Conference League a Marsiglia, una separazione non tanto figlia dei risultati, quanto di una sintonia venuta meno con la coppia alla guida, Javier Ribalta-Pablo Longoria.  Sampaoli pensava che non si facesse abbastanza per ribellarsi all’idea che in Francia si potesse solo arrivare secondi dietro il PSG. «Non volevo tornare in panchina per essere nuovamente vicecampione, il mio livello di motivazione non era quello» ha spiegato in un’intervista con L’Équipe qualche tempo fa.  Stamattina il giornale francese gli dedica la prima pagina e ricorda il bromance vissuto comunque con Longoria a Marsiglia. 

A Ribalta invece il suo calcio venne a noia, iniziò a cercare un altro stile, una visione del gioco più verticale, soprattutto meno costosa – elemento decisivo ma indicibile. Prese Tudor, convincendosi che fosse un rimedio alle troppe partite che gli erano parse bloccate per il gioco di posizione caro a El Pelado. Quando era arrivato al Marsiglia con un contratto di due anni e mezzo, Sampaoli sapeva poco del calcio francese, aveva seguito soprattutto l’esperienza di Marcelo Bielsa in Provenza. Così ricostruisce L’Équipe raccontando la sua scoperta, il suo stupore per «un campionato da capogiro, velocità ovunque». Ha continuato a seguirlo da lontano, quando era al Siviglia, al Flamengo, quando era a casa sua. Non ha perso neppure una partita del Marsiglia. Ogni due-tre mesi ha fatto una telefonata a Longoria oppure l’ha ricevuta. Si è innamorato del gioco di De Zerbi a Brighton, la versione più moderna del calcio di posizione, potrebbe aver speso una parola per portarlo all’OM. Ha avuto approcci con l’Ajax nell’autunno del 2023, con il Genoa nel mese di ottobre. Ha detto di no perché aveva in testa la Francia, un Paese che ha imparato ad adorare insieme con Juliette Binoche [che lui pronuncia Binoché]. Capisce la lingua, non la parla ancora bene. Durante la sua permanenza al Marsiglia, il club gli aggiunse un bonus nel contratto. Sarebbe scattato se fosse riuscito a parlare in francese in conferenza stampa. Lo fece timidamente. Una volta sentì che i dirigenti stavano per aprire la porta e per entrare nel suo ufficio alla Commanderie, così schiacciò subito il tasto play delle sue lezioni di francese in audio, come un adolescente scoperto nella stanza dai suoi genitori durante l’ora dei compiti, e improvvisamente scrupoloso racconta Mathieu Grégoire. Nella tradizionale vignetta satirica in ultima pagina, il giornale francese stamattina lo rappresenta a bordo campo mentre dà indicazioni alla squadra, come una specie di Hannibal the Cannibal rinchiuso in una camicia di forza. 

Il vero esordio di Jorge Sampaoli in Europa è vecchio di oltre vent’anni. Non lo conosceva nessuno, era uno squattrinato e dormiva nei parchi, sulle panchine, dove si trovava. Aveva 36 anni, da due allenava tra i dilettanti in Argentina, si era fratturato una tibia in allenamento da giovanissimo. Per due mesi girò la Spagna, l’Italia e l’Olanda per studiare gli allenamenti dei migliori allenatori. Prese una sbandata per Louis Van Gaal e per la bizzarria del 3-3-1-3. Pressing alto, squadra cortissima, recupero palla e verticalizzazioni veloci. Lo schema adorato dal suo totem Marcelo Bielsa, pure lui  una gamba spaccata presto, pure lui precoce nel matrimonio e nel diventare padre, pure lui legato all’idea che il calcio sia prima di tutto un gioco passionale. Anni fa, dopo una partita andata male, Sampaoli spedì una lettera di scuse al Loco per non aver applicato bene i suoi comandamenti, mandando in confusione il mondo del calcio, a quel punto indeciso su chi fosse il vero Loco dei due.  

All’allenamento arriva un’ora prima per preparare il campo. Studia per giorni gli avversari con un software che si è fatto preparare. Gli amici lo definiscono un picaro, un piccolo rifiuto del mondo che si è preso il successo con sudore, sangue, umiliazioni in campo e fuori ha scritto una volta Repubblica. Suo padre è stato un poliziotto durante la dittatura di Videla, mentre lui era pigro a scuola, asociale, rissoso. Una volta rotti tibia e perone a 16 anni, se ne andò a lavoricchiare in banca, e la lasciò sarrianamente per darsi al pallone amatoriale. Un fanatico irriducibile, senza nessuna esperienza di fatica. Workaholic, si dice oggi nel mondo delle aziende. Vinse un campionato di poco peso nel 1991 con una squadra chiamata Alumni e cominciarono a considerarlo un maestro. La leggenda vuole che la svolta sia arrivata cinque anni dopo, quando lo espulsero e lui salì su un albero continuando da lassù a guidare la squadra. Da Sarri a Calvino. Pare che il presidente del Newell’s si sia convinto così a dargli la squadra, ma quante leggende si raccontano a cominciare dalla fondazione di Roma. 

Sampaoli è un uomo sempre fuori posto. È un refuso, come quello che gli hanno tatuato nella scritta sul tatuaggio che porta al braccio sinistro. Nel tempo che gli rimane, gioca a tennis, guarda le serie tv, ascolta la musica rock argentina. Pare ce ne sia. In casa ha un ritratto di Evita e divora saggi di politica marxista, senza alcuna passione per la lettura, ma per sentirsi un uomo del popolo. Quando allenava la Universidad de Chile, il suo giovanissimo vice Sebastián Beccacece lo convinse a far leggere ai giocatori Il segreto dei suoi occhi, romanzo di Eduardo Sacheri da cui è stato tratto un film arrivato al premio Oscar. Secondo Beccacece, i calciatori avrebbero giocato meglio. Forse a Rennes si metterà a imparare il bretone. 

 

Il timore per Francia-Israele di giovedì

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  L’Équipe descrive stamattina il sistema di sicurezza sul modello olimpico adottato per Francia-Israele di giovedì. L’organizzazione della partita allo Stade de France ricorderà l’eccezionale dispiegamento di forze dell’ordine impegnate per i Giochi di Parigi. Ma sarà ancora più dissuasivo, per prevenire ogni rischio di attacchi mirati. Alban Traquet ha scritto: “Il profumo delle Olimpiadi tornerà giovedì sera. Non quello della festa spensierata, ma dell’imponente sistema di sicurezza che trasformerà il recinto di Saint-Denis e i suoi dintorni in un bunker. Le autorità sono entrate nel vivo della questione con l’arrivo della squadra israeliana lunedì, nel primo pomeriggio, all’aeroporto di Roissy. Gli atleti dello Stato ebraico sono tradizionalmente soggetti alla massima tutela in tutti i loro movimenti. Così è stato anche per le ultime Olimpiadi, durante le quali l’intera delegazione era sorvegliata dal GIGN 24 ore su 24. I suoi calciatori, che hanno partecipato al torneo, hanno beneficiato in particolare dell’impegno del RAID, l’unità d’élite della polizia nazionale. Così sarà anche per i giocatori di Ran Ben Shimon, accompagnati – altra routine eccezionale – da agenti di sicurezza israeliani. Il servizio d’ordine prevede 4.000 agenti di polizia e gendarmi in servizio, di cui 2.500 attorno allo Stade de France, ma anche nel cuore del recinto, una rarità operativa. Il sito sarà incapsulato all’interno di un perimetro di sicurezza antiterrorismo: 1.500 agenti di polizia saranno schierati sui mezzi pubblici e in diversi punti della capitale

▥   Già privo di Kylian Mbappé, Didier Deschamps ha perso pure Ousmane Dembélé per infortunio. Ha richiamato l’ex juventino Kingsley Coman, l’autore del gol che diede al Bayern la Coppa dei Campioni in pandemia, nella finale giocata in bolla contro il PSG. “Un imprevedibile ritorno lo definisce L’Équipe. Coman non veniva convocato da quattro mesi. Deschamps – si legge – ha preferito l’esperienza delle sue 57 presenze ai giovani, cioè Enzo Millot [Stoccarda] e Maghnes Akliouche [Monaco]. 

Tace invece Kylian Mbappé. Tace ma alla maniera in cui si tace oggi. Sta in silenzio eppure comunica attraverso i social, con una foto, un reel, una storia. Ne ha pubblicata una con l’ex compagno di squadra Arnau Tenas su un campo di padel. È una strategia, dice il giornale sportivo francese. Il clan Mbappé è lungi dall’essere rimasto inattivo in questo periodo. Con un obiettivo: allontanare il giocatore dalla confusione mediatica. I pochi che lo hanno circondato nelle ultime settimane lo descrivono come scosso. A Madrid, nella casa appena ristrutturata, la sua cerchia si stringe intorno a lui.

 

  SPAGNA

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Ma quale razzismo al Pallone d’oro: Vinicius ha perso perché ha perso

  Da qualche giorno sappiamo che Vinicius ha perso il Pallone d’Oro per 41 voti di differenza. Perso, poi. Non lo ha vinto. Cinque giorni dopo la premiazione e il boicottaggio del Real alla cerimonia, Jorge Valdano smascherò l’inganno nel quale sono caduti i tifosi dal cuore così bianco. Avendo creduto che il premio fosse già di Jr, si sono sentiti derubati di qualcosa, mentre Rodri lo stava battendo per un margine di 2,7% di voti, espressi da una vasta giuria mondiale, nella quale ci sono più gusti che colori della pella

È con questa formula che su El Pais il giurato spagnolo Alfredo Relaño ha detto la sua sull’esito, una volta che sono state rese note le preferenze di 99 votanti su 100: il siriano si è astenuto. 

Da parte mia – dice Relaño – certifico che quanto risulta in pubblico è davvero ciò che ho votato. Non ho motivo di pensare che per altri non sia così. Chi vuole può tirare le somme e verificare che Rodri ha ottenuto il 78,78% dei voti massimi possibili, Vinicius Jr. il 76,02%. È un grosso problema? Una distanza finale così breve porta a denunciare uno scandalo così grave e porta a un affronto così brutto?

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Una Liga fuori dal mondo: il senso di colpa per non essersi fermati con le alluvioni

Due settimane dopo le alluvioni a Valencia, il giornalismo sportivo spagnolo continua a riflettere su quello che è stato considerato un affronto alle zone a lutto e in sofferenza, sulla mancata interruzione cioè del campionato di calcio. Su El Mundo c’è un nuovo intervento di una delle voci critiche più in vista del periodismo, Orfeo Suárez, intervenuto di nuovo nella vicenda partendo da una riflessione su Freud

Secondo il padre della psicoanalisi – ha scritto Suárez, l’uomo contemporaneo è più preoccupato della cattiva reputazione che della cattiva coscienza. Il calcio spagnolo soffre di entrambe le cose

Parla di circo, parla di giostre, parla di paese devastato da una DANA emotiva seguita alla DANA vera, un paese nel quale gli attori del calcio hanno portato con sé un senso di colpa, si sono vergognati di giocare a calcio mentre una parte della Spagna contava i suoi morti. Allenatori, giocatori e dirigenti hanno dimostrato una sensibilità, hanno fatto sentire la loro voce, ma allo stesso tempo hanno mostrato di non essere abbastanza coordinati tra loro, di non avere la forza esatta per trasformare la volontà in azione. 

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TENNIS

La sconfitta di Alcaraz al Masters

  Quando Carlitos Alcaraz gioca sui tappetini elastici, illumina gli angoli del gioco in cui deve ancora crescere. Non ha più nulla da dimostrare sulle altre superfici, scrive Bertrand Lagacherie su L’Équipe, ma resta un giocatore in costruzione sui campi indoor. Ne è prova la sconfitta di ieri contro Casper Ruud, per la prima volta in carriera, in due set [6-1 7-5], una sporca faccenda tenente Parker, perché adesso o rischia l’eliminazione lui o rischiamo una semifinale con Sinner noi. Pronosticare la vittoria di Casper Ruud era ardito, soprattutto perché Ruud aveva vinto una sola partita in sei tornei dopo gli US Open. Alcaraz ha vinto uno Slam [Roland-Garros 2024] e due Masters 1000 sulla terra [Madrid 2022 e 2023], uno Slam [US Open 2022] e tre Masters 1000 [Miami 2022, Indian Wells 2023 e 2024] sul cemento, due titoli a Wimbledon sull’erba, ma il canestro è vuoto alla voce indoor. Non ha giocato neppure una finale. Julien Varlet, consulente di Canal+, dice che gli viene in mente il nome di un altro tennista spagnolo famoso, quando guarda queste statistiche. Il Giornale scrive che Torino trema: il match con Sinner a rischio

 

  Sinner potrebbe vincere Sanremo Giovani. È che non vuole

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Torino è stregata da Sinner, più che mai affascinata” scrive L’Équipe, aggiungendo che basta vedere la prima pagina del quotidiano La Stampa, per capire cosa sta succedendo intorno a lui. Al centro della pagina, una foto del giocatore con il titolo: Tutti con Sinner. È abbastanza semplice, c’è gente solo per lui. La Sinner mania aveva già preso piede lo scorso anno e non era raro vedere il suo ritratto tra due pacchi di pasta nelle vetrine degli alimentari. Ma dopo la vittoria su Novak Djokovic nella fase a gironi, nell’atmosfera di una partita di calcio, la comunicazione unidirezionale è diventata popolare. In un anno tutto è salito di livello. Lungo gli infiniti viali che conducono allo stadio, sugli alberi sono appese tante bandiere per promuovere le ATP Finals. Ma degli otto partecipanti solo uno appare su tutti i mezzi pubblicitari e sarebbe un insulto farvi indovinare chi. Tutto è così arancione che Torino pare immersa in un Halloween senza fine. Se aggiungiamo che si tratta della prima volta in cui il pubblico italiano vede Sinner giocare da numero 1 del mondo, si capisce che i suoi avversari si sentono un po’ soli

Accolto come una rock-star, dice L’Équipe prima di affrontare le ombre, aggiungendo che non tutto è roseo, anzi non tutto è aranciòneo, perché ci sono il TAS, la WADA, l’ITIA, tutte quelle rotture di scatole da tre, al massimo quattro lettere, la lunghezza dietro la quale in genere si nascondono cose noiosissime come Pnrr, gip, gup, shock, flop, pd, fdi, pci psi pli pri, dribbla Causio che passa a Tardelli. 

Anzi, anzi, in occasione della vittoria all’esordio su De Minaur, l’ottava in otto scontri diretti, Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha fatto notare che riappare il Sinner galante che a Indian Wells reggeva l’ombrello alla raccattapalle durante la pausa per pioggia e a Miami riceveva in dono un fiore da una piccola tifosa incantata. Brutale con la clava, soave quando le contingenze lo richiedono

Stefano Semeraro su la Stampa racconta stamattina la cerimonia di incoronazione del Re, gli hanno dato il primo di numero 1 al mondo. Dallo schermo gigante – scrive Semeraro – McEnroe gli dà il «benvenuto nel club», Stefan Edberg si congratula («Te lo sei meritato»), Guga Kuerten lo invita a godersi il momento («Insieme alla tua famiglia, agli amici, all’Italia»), Bjorn Borg gli ricorda che è il traguardo più difficile per un tennista. Federer – in piedi su uno sfondo bucolico molto swiss made e accolto da un boato del pubblico – gli dà appuntamento a presto. Boris Becker, trasformatosi negli anni da Bum Bum a Jean Valjean della racchetta, gli consegna il coppone argentato. Sfilano, gli antenati nobili della Volpe, da Agassi a Roddick, da Murray a Nadal, tutti con un saluto personalizzato. Ma la commozione vera è quando la telecamera va a scovare in tribuna mamma Siglinde, per una volta con il mascara sciolto dalle lacrime, che guarda suo figlio Jannik fare ufficialmente ingresso nel club dei numero 1 del tennis. Perché la mamma, si sa, è sempre la mamma.

I genitori commossi dice Repubblica perché pure Jannik è sempre Jannik, il figlio perfetto, il nipote perfetto, il fratello perfetto [gioca con lui a bocce a fine sessione con le palline da tennis e facendosi prendere a pallate dopo aver perso ci racconta la Gazzetta], lo sciatore perfetto, il cuoco perfetto, l’amico perfetto, l’allievo perfetto, il fidanzato perfetto. È anche il federalista perfetto, lo ha scritto Luca Zaia nel suo libro, come riferisce il Corriere della sera che lo intervista. Non è stata ancora valorizzata abbastanza la notizia che quando Sinner si ferma al semaforo non si mette nemmeno le dita nel naso. Ma c’è tempo. 

 

  IL TELECO-SLALOM

Sinner vs Fritz all’ora di cena 

   Il Masters da Torino, l’Eurolega di basket con Olimpia e Virtus in campo, le Champions femminili di calcio [Juventus vs Arsenal] e di pallavolo [Conegliano e Milano in campo] [qui]  IN AGGIORNAMENTO

–   Daniil Medvedev è in vantaggio per 6-3 nei confronti diretti, ma non vince su cemento contro un Top-10 dal torneo di Indian Wells a marzo, quando batté Rune nei quarti di finale. Sui campi indoor una vittoria gli sfugge addirittura da un anno, esattamente dal Masters scorso di Torino. De Minaur è sempre alla ricerca della famosa 250esima vittoria da professionista [249-151]. 

 

 

PALAZZETTI E DINTORNI

Che effetto fa Fournier contro una bandiera francese

 

    Di ritorno in Europa dopo dodici anni in NBA, Evan Fournier si è messo la maglia a strisce bianche e rosse dell’Olympiakos – che per fortuna su L’Équipe scrivono ancora con la k come si faceva quando eravamo bambini. Oggi le k sono sparse su due pagine perché la squadra greca che ha accolto la medaglia d’argento olimpica francese gioca contro l’Asvel di Villeurbanne in Eurolega, ed è l’occasione per raccontare l’avventura in Grecia di un giocatore che si è già guadagnato nei titoli la definizione di semi-dio per i 22 punti decisivi segnati venerdì nel derby di campionato contro il Panathinaikos [che scriviamo con la k pure in Italia: vai a capire la differenza]. 

C’è un lungo tunnel con le pareti ricoperte di graffiti rossi, riproducono l’immagine del Gruppo Loco Gate 7, gli ultrà più accaniti dell’Olympiakos. Chi si reca allo Stadio della Pace e dell’Amicizia in metropolitana deve percorrere questo corridoio colorato, che nel giorno del derby contro il Panathinaikos risuona di melodie popolari uscite dal pianoforte elettronico di un vecchio dai baffi augusti. Insomma: reportage. 

I più giovani ballano, poi scattano verso il semaforo rosso che spunta all’altezza dello stadio dove il Limoges fu incoronato campione d’Europa nel 1993. Nella moltitudine di maglie dell’esercito biancorosso, il numero 94 di Evan Fournier – un riferimento alla Val-de-Marne, il suo dipartimento natale – è sempre più presente. Un membro del personale di custodia ci grida: «Fournier? È la Rivoluzione francese!» prima di aggiungere, scoppiando in una risata: «Finalmente, speriamo..

La rivoluzione è attesa all’Olympiakos dal 2013. Un anno fa hanno dovuto ingoiare la Coppa dei Campioni vinta dal Panathinaikos a sorpresa, in finale sul Real Madrid, avversario da cui invece avevano perso nella partita per il titolo del 2023. Ci sono tre titoli europei nel passato [1997, 2012, 2013], l’Olympiakos ha giocato le ultime tre Final Four senza toccare il Graal dice L’Équipe e ora fa affidamento su questa guardia di 2 metri e di 31 anni che dice di aver quasi smesso di guardare l’NBA, si concentra sulle partite dell’Eurolega perché «voglio imparare, assorbire le tendenze, i profili delle squadre, decifrare i giocatori. Mi sto ancora adattando. Non è una questione di adattamento al gioco europeo, lo conosco per essermi allenato qui e attraverso le gare FIBA dell’estate. La difficoltà è scoprire una nuova filosofia, un allenatore, i compagni di squadra. Quando conosci un solo aspetto del gioco per dodici anni e cambi paese, cultura, cambi basket, ci vuole un po’ di tempo per sentirsi parte di un gruppo. E io ho bisogno visceralmente di sentirmi a casa, per giocare bene il mio basket».

Nei paraggi di questo tema, nel cuore di ping-pong di tweet e dichiarazioni fra Doncic e Jokic, Antetokounmpo e Chima Moneke, sul noi e loro si è espresso Flavio Tranquillo su Sky Sport Insider: La questione NBA-Europa (o resto del mondo?) ha tutto per appassionare: sono due situazioni presentate come antitetiche e, soprattutto, malamente definite. Non si capisce, ad esempio, se nel contenitore Europa ci sia solo l’Eurolega, tutto il continente cestistico, solo la sua parte più avanzata o cos’altro. Non si capisce se per NBA si intenda ogni singola gara, le partite di una certa fase stagionale, i playoff. E non si capisce come si possa detrarre dal concetto di NBA il contributo apportato da quel 25% di giocatori che non sono nati negli USA e che per questo non giocano altrove.  Sarò sicuramente fatto male io, ma ogni volta che si discute su un ‘noi e loro’, in questo momento storico, mi irrigidisco

È una faccenda assai simile a quella che esiste nel calcio, dove misteriosamente due bande si fronteggiano per trovare affascinante o per denigrare una parte o l’altra, scegliendo così di prendere sempre mezza porzione. [È il nuovo ritornello di Slalom]. 

 

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   Le immagini della 12esima notte di successo in NBA per la squadra di Donovan Mitchell: compresi i canestri in cui si attorciglia. Il basket americano con Wembanyama in modalità alieno, la vignetta de l’Équipe dedicata a Sampaoli e tutto quello che d’ora in poi accadrà: in una specie di LIVE blogging con gli highlights, i post, i reel, i tweet  – [qui]

 

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