Il machismo del calcio intorno a Morata. Ma il suo Europeo può far coraggio a Kane

Consideriamo il lavoro usurante. No, non è Bertinotti che parla, ma David Alvarez de El Pais. Consideriamo il lavoro usurante di Alvaro Morata, dice. Attaccante per mestiere sulla carta d’identità, operaio nell’interpretazione del ruolo. Non c’è stato nessun attaccante in questi Europei che sia stato pressato più spesso durante una partita, in media 28,5 volte, tantissimo. Ma è anche l’attaccante che recupera più palloni in pressing [4,2 a partita], quasi il doppio del secondo, il rumeno Denis Dragus. Se usciamo un attimo dal fascicolo dei numeri, significa che tutto intorno a Morata scorre a una velocità doppia. Non hai tempo di fermarti troppo a pensare. È solo un attimo, come diceva la filosofa Anna Oxa. C’è un altro dato che sottolinea la sua importanza nell’attivazione del sistema difensivo della Spagna. È il giocatore della Nazionale che più spesso va a pressare nei primi cinque secondi dopo la palla persa, l’attaccante che lo ha fatto più spesso durante gli Europei, 5,4 volte a partita.

Ora. Il minimo che possa toccare a un attaccante così è che sotto porta, ecco, come dirlo, non sia proprio micidiale e implacabile. Altrimenti non sarebbe sulla via del ritorno in serie A. Ma Iñako Díaz-Guerra su El Mundo tocca un altro punto. Scrive che ci sono un mucchio di ragioni per criticare Morata. Decisamente.

I suoi Europei non sono stati brillante, è evidente, anche se non sono così brutti come alcuni vorrebbero farci credere. In ogni caso, le critiche alla sua maniera di giocare a calcio sono legittime e rientrano nello stipendio che guadagna. Ma il resto no – continua – e questa settimana molti limiti sono stati superati. Una vessazione che non dice niente su Morata e molto su questo stantio mondo del calcio

LA MASCOLINITA’ TOSSICA CHE GIRA IN QUESTO MONDO

L’editorialista di El Mundo si riferisce al fatto che Morata è vulnerabile, non lo nasconde e in un mondo ancora governato dal testosterone e da codici obsoleti, la vulnerabilità viene perseguitata. Non dai professionisti. Morata è adorato in ogni spogliatoio ed è un punto fermo per ogni allenatore, ma da un largo settore sporco di tifoseria e sì, anche dal giornalismo sportivo. Diciamolo chiaramente: c’è un branco di codardi che maltratta chi sembra fragile. Sono i bulli delle scuole superiori, un anello mancante che per qualche strana ragione sopravvive ancora e prospera nel calcio. La mediocrità nascosta dietro certi sfoghi, siano essi un direttore che grida contro un dipendente o un editorialista che insulta dalla sua insignificante tribuna. Ci si riempie la bocca parlando di salute mentale e noi continuiamo a essere la solita feccia violenta

Diaz-Guerra ricorda l’intervista rilasciata da Morata a El Mundo nella quale racconta che gli è difficile essere felice, che è in terapia da anni, che viene attaccato senza pietà, che sente di non essere rispettato in Spagna e che forse la cosa migliore sarebbe andarsene. Né una spavalderia né una bugia. Solo una persona pubblica – si legge su El Mundo – che ha il coraggio di essere onesto con ciò che sente. Ovviamente lo hanno massacrato. Le stesse sciocchezze si sono ripetute in rete e nei chiacchiericci. Se non gli piace la Spagna, lasciatelo andare via, fa male alla squadra con quelle dichiarazioni prima di una semifinale, è un milionario, fanculo, non si lamenti, è pessimo, è tenero, è una merda, è frocio. Domenica – scrive El Mundo – Morata da capitano potrebbe alzare la coppa con la Spagna e restare eterno in una foto storica. Sarebbe uno scampolo di giustizia poetica.

LA COSA INTERESSA ANCHE KANE

A leggere cosa scrive Jonathan Liew sul Guardian, questa storia ha echi pure in Harry Kane. Liew deve essersi trovato in mail un mucchio di messaggi che lo aggredivano per aver criticato Cristiano Ronaldo. Dice: perché non te la prendi con Kylian Mbappé, eh, perché non scrivi di Harry Kane, eh, perché sei un corrotto, un giornalista corrotto, questo sei.

Allora ha preso penna, carta e calamaio, e ha spiegato che in effetti tutti i cani alfa hanno avuto un mese strano”, dove per cani alfa intende proprio le stelle, i centravanti, ecco. Robert Lewandowski ha lasciato a malapena una traccia. Il povero Romelu Lukaku si è distinto per i gol che gli hanno annullato. Benjamin Sesko e Rasmus Højlund erano in formissima nei loro club, e invece. Ma il suo pezzo, scrive, non è quello solito sulla scomparsa del tradizionale numero 9, in genere una di quelle lezioni quasi morali che spuntano ogni due anni e che si alternano ai pezzi sul ritorno del tradizionale numero 9. Niclas Füllkrug, Álvaro Morata, Breel Embolo, Wout Weghorst e Michael Gregoritsch hanno avuto una loro influenza nel torneo. Qui pare che stia accadendo qualcosa di più sottile.

La sottigliezza è nelle cifre che fa Liew. Ci sono sei giocatori in testa alla classifica cannonieri del torneo. Dani Olmo della Spagna e Jamal Musiala della Germania sono centrocampisti offensivi. Ivan Schranz della Slovacchia è un attaccante esterno. Cody Gakpo dell’Olanda e Georges Mikautadze della Georgia sono attaccanti che amano inserirsi da dietro. Non c’è un vero nove fra loro. Il sesto è Kane. 

Euro 2024 – dice allora l’editorialista del Guardian – sembra aver premiato un diverso profilo offensivo, un calciatore che privilegia la varietà rispetto all’affidabilità. In generale, le squadre che hanno cercato di costruire il loro attacco attorno a un’unica fonte dominante di gol [Francia, Portogallo, Danimarca, Polonia, Belgio] hanno faticato. Quelle con punti di attacco più vari [Spagna, Svizzera, Paesi Bassi, Germania, Turchia, Austria] hanno impressionato. Nel suo complesso, il numero di gol a Euro 2024 sarà significativamente inferiore a Euro 2020 [114 contro 142 a una partita dalla fine], pur vantando più marcatori differenti [83 contro 80].

Cosa ci dice questo su come le squadre hanno segnato e cosa ci dice su come non hanno segnato? In un torneo più equilibrato, persino i numeri 9 più prolifici non sono riusciti a dominare quanto nelle edizioni precedenti. Quelli che ci sono riusciti lo hanno fatto in modo più limitato. Füllkrug, Weghorst e Gregoritsch si sono distinti come riserve d’impatto. Embolo e Morata hanno entrambi assunto ruoli di sacrificio, correndo sulle fasce, tenendo occupati i difensori, creando spazio per gli altri“.

Liew fa notare che tre giocatori svizzeri hanno avuto più tiri in porta in media a partita di Embolo. Otto giocatori spagnoli più di Morata.  Il corollario di questo – dice – è che gli attaccanti che non offrono una dimensione extra, sia attraverso la corsa o un assiduo lavoro difensivo o un gioco di collegamento, sono stati più esposti che mai al fallimento. Nessuno si preoccupava dell’ego di Ronaldo nel 2016 quando ispirava il Portogallo. Nessuno si preoccupava troppo dell’ego di Mbappé quando segnava una tripletta nella finale della Coppa del Mondo. Ma quando i tempi si fanno duri, gli attaccanti che hanno altri strumenti nel loro cinturone possono ancora dare un contributo. Il puro goleador non ha niente da offrire se non i gol.

E questo all’inglese Liew pare un bel segnale sul conto dell’inglese Kane per la finale di domenica. 

 

COVER vista qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.