È finita. Maradona resta al Barcellona

    1984  L’ESTATE CHE DIEGO

È finita. Questa volta non ci sono più speranze. Maradona resta a Barcellona. Il club catalano ha rifiutato i 13 miliardi offerti dal Napoli. Lo ha detto intorno alle 9 della sera Telelibera 63, la Gazzetta sta mandando in stampa questa pagina per domani mattina, scrivendo che “mentre Gaspart parlava ai giornalisti con tutta la sua arroganza addosso, Ferlaino, Juliano e l’intero stato maggiore del Napoli erano riuniti in una stanza d’albergo. Meditavano un ulteriore assalto? Può darsi. I fatti, però, dicono che le speranze sono ridotte al lumicino, anche se c’è ancora una giornata di tempo e anche se le fidejussioni del Napoli scadono solo alla mezzanotte di oggi. Sembra veramente finita”. 

La Gazzetta fa un bilancio. Scrive che il Napoli esce a testa alta da questa storia. “Si è comportato correttamente, ha rispettato tutti gli impegni richiesti, ha cercato con dignità di assicurarsi il più forte giocatore del mondo. Il Barcellona, invece, ne esce male. Il Napoli ricorrerà all’Uefa per ottenere giustizia”, ma in un’altra pagina del giornale viene spiegato che non ci sono speranze. 

Il 29 giugno del 1984 è un venerdì. Tutto è cominciato da 24 ore, dall’arrivo di Juliano all’aeroporto Del Prat a Barcellona. II direttore generale del Napoli, accompagnato dal dirigente Dino Celentano, ha giocato subito la migliore carta a disposizione. Di fronte a una trentina di giornalisti, “con le cineprese che ronzavano a tutto vapore”, Juliano ha estratto dalla valigetta il testo originale che il Barcellona aveva inviato al Napoli alle 12,37 del 27 giugno. Diceva: “Con riferimento alla conversazione avuta con voi ieri, vi preghiamo di comunicare agli istituti di credito che se ne occupano una richiesta di proroga della scadenza, in modo da poter firmare il contratto il 28 o il 29 giugno. In base alla vecchia scadenza, infatti, oggi sarebbero l’ultimo giorno utile per firmare il contratto. Vi preghiamo inoltre d’inviare urgentemente la rettifica della data al Banco di Bilbao e al Banco Spagnolo di Credito e nello stesso tempo di comunicare l’avvenuta rettifica alla banca Mas Sarda”. 

Secondo il Napoli, queste righe incastrano il Barcellona. Era stato il manager di Maradona ad accompagnare i due dirigenti all’hotel Principessa Sofia, dov’era previsto il primo colloquio con il vice-presidente Gaspart, in compagnia del direttore generale Parera. I due attendevano nella hall dell’albergo. Rapido saluto, non cordialissimo, e i quattro sono entrati nell’ufficio del direttore dell’albergo, con le porte a vetri. Si sono trattenuti una ventina di minuti in tutto. Gaspart ha parlato di un’ulteriore cifra richiesta dal Barcellona: 1 milione e 333 mila dollari. Praticamente la somma che i catalani devono pagare all’Argentinos Juniors e per la quale avevano chiesto una proroga di dieci giorni. Juliano ha risposto in maniera negativa e si sono salutati. Ieri mattina alle 9.30 Juliano e Celentano erano già pronti per uscire. Ancora Cyterszpiler si è incaricato di accompagnarli nell’ufficio di Gaspart, in Rambla Catalunya, al numero 20, nell’edificio di proprietà della Husa, la catena alberghiera spagnola di cui il vice-presidente è uno dei maggiori azionisti. 

Alle 10,20 è cominciato il secondo round, violento. Gaspart ce l’aveva con Juliano per la storia del telex, non si aspettava che il Napoli avrebbe mostrato ai giornalisti il documento. Juliano gli ha risposto a muso duro: «Per tanti giorni, gli ha detto, avete trattato il Napoli come una società di poveracci, affermando che parlavate con noi solo per cortesia. Ebbene ho voluto mostrare al mondo intero che il Napoli è all’altezza di trattare col Barcellona e con qualsiasi altro club. Siamo in regola, abbiamo rispettato tutte le condizioni che avete voluto. Ora dovete dirci se ci date o meno Maradona. E dovete dircelo presto e in maniera ufficiale». 

Un colloquio terminato alle 11,55. Mentre Juliano e Celentano, in taxi, raggiungevano gli uffici della Maradona Production, i giornalisti chiedevano a Gaspart di essere ricevuti. “Estremamente scostante il comportamento del vice-presidente del Barcellona” scrive Rosario Pastore da Barcellona. «Per me è finita- diceva – ora riferirò al presidente Nunez e alla giunta direttiva. In serata vi sarà detto qualcosa». 

Intanto Juliano, dall’ufficio di Cyterszpiler si metteva in contatto con Ferlaino. 1l presidente innanzitutto gli diceva che da Barcellona era partito un ulteriore telex. Chiedevano che tutti gli avalli venissero indirizzati al Banco di Bilbao e non più alla Banca Mas Sarda. “Un ulteriore strano comportamento del Barcellona” dice la Gazzetta. “Mentre diceva di no, faceva un altro passo avanti verso il si”. Ferlaino assicurava la sua immediata partenza. A casa di Gaspart si riunivano informalmente alcuni dirigenti. I più importanti. Dalle 14 alle 18 discussione. Una riunione tempestosa. Voci attendibili parlano di reazioni forti. C’è anche qualche dirigente che minaccia le dimissioni. Nunez e Gaspart sono inamovibili. Il loro no è deciso, la posizione non si sposta di un millimetro.

Alle 17.50, al Principessa Sofia, arriva una telefonata dall’aeroporto. Ferlaino è a Barcellona e comunica a Juliano che entro pochi minuti arriverà in albergo. Alle 18.05 il vice-presidente Gaspart chiama al telefono Juliano. Gli dice: «Il nostro incontro nella sede del Barcellona è annullato. Verrò lo stesso alle 19 in albergo per salutare Ferlaino e per comunicargli ufficialmente che la nostra decisione è immutata. Non intendiamo cedere Maradona al Napoli». 

Alle 18.25, il funzionario del Napoli, Pinelli, entra al Principessa Sofia e dice a Juliano e Celentano che Ferlaino vuole parlare con loro da solo. I due dirigenti escono velocemente, prendono un po’ di vantaggio sui giornalisti. “L’inseguimento finisce presto” scrive la Gazzetta, lasciando intendere tra le righe un accordo, per lasciare al Napoli la libertà di muoversi a fari spenti. Il gruppo napoletano viene individuato in un bar, il Torquemada, sulla Avenida Diagonal, a poche decine di metri dall’abitazione di Nunez. “Il presidente appare agitatissimo. Si attacca al telefono. Chissà con chi parla” ricostruisce la Gazzetta. 

Alle 19 precise arriva Gaspart all’hotel. L’espressione è corrucciata. Juliano viene avvertito e va all’appuntamento. Ed ecco, all’improvviso, il colpo di scena. Alle 19.05 accompagnato da Jorge Cyterszpiler, fa il suo ingresso al Principessa Sofia anche Diego Maradona. È l’estremo tentativo degli argentini di convincere gli spagnoli, inamovibili. Juliano, Gaspart, Maradona e Cyterszpiler si chiudono nella stanza 1715. al diciassettesimo piano dell’hotel. Ma viene confermata la voce della mattinata. Il Barcellona vorrebbe incamerare il 15 per cento della percentuale che spetta a Maradona: qualcosa come un miliardo e 800 milioni di lire. Una cifra enorme. 

Alle 19,30 Ferlaino lascia il bar e fa una puntata dal console italiano a Barcellona, Alberto Schepisi. Il console aveva cercato di dare una mano nel giorni scorsi, quando la trattativa sembrava avviata bene. Il presidente del Napoli gli ha raccontato gli ultimi sviluppi della situazione, la Gazzetta li definisce “allucinanti”. Al console Ferlaino ha che chiesto l’indirizzo di un notaio. Il Napoli dice: «Siamo venuti qui a firmare un contratto. Dalla documentazione risulta la volontà del Barcellona di darci Maradona. Vogliamo un atto legale per difendere i nostri interessi». 

Intanto l’aerotaxi che ha accompagnato Ferlaino e gli altri dirigenti è fermo sulla pista dell’aeroporto. Potrebbe ripartire da un momento all’altro, si dice per accompagnare i napoletani verso un altro obiettivo, forse a Madrid, forse Santillana oppure Hugo Sanchez. 

Alle 20.15 comincia a circolare, insistente, una voce nella hall dell’albergo. Maradona avrebbe detto a Gaspart: «O mi cedete al Napoli o smetto di giocare». Alle 20.50 Diego scende dal 17esimo piano e trova 60 giornalisti in attesa. “L’espressione di Dieguito è stanca e indecifrabile” dice la Gazzetta. «Se sono ottimista? La mia impressione non conta niente» dice Maradona. Qualche minuto dopo arriva il no definitivo. Lo pronuncia Gaspart alle 20.55. «Il Barcellona non cederà Maradona, lo abbiamo detto da parecchi giorni e lo ribadiamo anche in questo momento. Questa è una dichiarazione chiara, concreta, concisa del Barcellona». Gli chiedono: – Perché non avete risposto prima? Perche quei telex inviati al Napoli? «Ci sarà una nostra nota chiara – risponde – esprimerò la mia opinione alla giunta del Barcellona che non si riunirà né stasera, né domani ma lunedì normalmente»

Solo alle 22, nella stanza del Napoli, Ferlaino fa ascoltare la sua reazione. «Domattina – dice – partirò per Milano, dove il Napoli correrà ai ripari. Per noi la trattativa è definitivamente chiusa. Anche se il signor Gaspart ci ha detto che tutto ancora può succedere, riteniamo conclusa questa storia. Posso anticipare che mi recherò in Lega portando tutta la documentazione. E la Lega ricorrerà all’UEFA per il Napoli. Chiederemo di tesserare il giocatore e chiederemo il risarcimento dei danni, valutabili in 30 milioni di lire». 

Trapela pure che quando Ferlaino si è recato dal console, il console stesso aveva chiamato Gaspart al telefono. «Ferlaino è pronto a firmare. Posso fare io da notaio». Ma Gaspart aveva ancora una volta detto di no. 

A Napoli è l’ora della delusione della rabbia. La Gazzetta parla di assalto al consolato spagnolo. Alla Fiera della Casa in corso in questi giorni, “tra un divano letto ed una modernissima cucina componibile, tre stands completamente dedicati a Maradona. Tutti articoli argentini” racconta Francesco Rasulo. Il caso si è divertito a far uscire al lotto sulla ruota di Napoli 10 e 13, il numero di maglia e i miliardi dell’operazione, così pare un segno o un’altra beffa. 

“All’ufficio anagrafe del Comune di Napoli – si legge sulla Gazzetta – spiegano sbalorditi un fenomeno improvviso: in due settimane sono nati già 120 piccoli Diego Armando- e qualcuno aspetta l’arrivo dell’argentino per proporgli di tenere a battesimo il figlioletto.  L’ultima curiosità è stata già riportata su queste colonne qualche giorno fa: alle recenti elezioni europee, ben 25.000 voti di preferenza sono andati al candidato Maradona”.

Ma Maradona resta a Barcellona. 

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