longform week-end
I momenti d’oro del Pallone d’oro
Non mi serve vincere il Pallone d’oro
per sapere che sono il migliore
Zlatan Ibrahimovic
Una visione del calcio da infanzia. Alla bistrattata giuria del Pallone d’Oro va almeno dato il merito di essere chiara nella sua parzialità: ha sempre scelto di premiare il talento assoluto, quello che è innato nei piedi di qualche fortunato, che non è allenabile, che non è trasmettibile, che emerge naturale tra i fumi delle tattiche e degli schemi. È una giuria che ha una visione dribblomane, infantile, del calcio, ma che proprio per questo ne difende l’essenza di gioco divino, immaginifico, incantatore. … Certo che è un premio anche profondamente ingiusto: dietro ad Eusebio c’è sempre un Coluna, dietro a Zidane c’è sempre un Peruzzi, dietro a Rivera c’era sempre un Anquilletti. Ma qui non si premiano la solidarietà della squadra, la sua capacità di essere un gruppo, ma solo e unicamente l’ingiustizia che ha assommato in George Best la bellezza e il più devastante dribbling mai visto in Europa. Tutto ciò travisa la sostanza del gioco? È possibile. | Corrado Sannucci, la Repubblica, 14 dicembre 2004
L’articolo 9 del regolamento. Il Pallone d’oro è assegnato in funzione di tre criteri principali. Nell’ordine: 1. Prestazioni individuali e collettive (palmarès) nell’anno in questione; 2. Classe del giocatore (talento e fair play); 3. Carriera.
Regola non scritta numero 1: ai portieri mai. La sconfitta annunciata di Neuer, che ha incassato con il sorriso, è il riassunto di 150 anni di storia del calcio: il portiere affascina, ma vive una vita di diversità, pazzia, responsabilità terribile, solitudine. Una missione esistenziale per pochi, di nicchia, cinema d’essai che non sbancherà mai Hollywood. Per questo aveva vinto una sola volta con Jascin nel 1963. E per questo non ha vinto neanche ieri, nonostante il tedesco rappresenti un salto evolutivo epocale nel ruolo. Magari il treno ripasserà, ma se tu portiere non vinci neanche quando conquisti il Mondiale (cfr. Buffon 2006) quando mai potrai farcela? | Alessandro Pasini, Corriere della sera, 13 gennaio 2015
La fabbrica del Pallone d’oro. Come funzionava nel 2000. La signora Armelle sa tutto, ma più che una segretaria è una tomba. Del resto, segretaria è quasi uguale a segreto. Anche monsieur Gérard sa tutto e infatti dice: «La macchina del premio sono io». Il signor direttore Gérard Ernault legge i fax che gli passa Armelle, apre avidamente le buste arrivate per corriere e smazza i fogli come un pokerista, poi clicca sulla posta elettronica e scopre per chi hanno votato stavolta Souren Baghdassarian, il giurato armeno, oppure Oeyvind Steen Jensen, il norvegese. … Al numero 4 di Rue Rouget de Lisle (colui che compose la Marsigliese, nientemeno) risuona l’inno muto del calcio, dentro un palazzone spigoloso bianco e blu che è il tempio del giornalismo sportivo mondiale, cioè la casa dell’Equipe e di France Football, la rivista che dal 1956 (vinse Stanley Matthews) stabilisce chi è il più bravo a tirar calci a una palla. … L’inventore del premio si chiamava Gabriel Hanot ed era un giornalista importante. Sua, tanto per dire, anche l’idea delle coppe europee con gare di andata e ritorno (del resto i francesi sono gli Archimede dello sport, da Jules Rimet al barone De Coubertin). Hanot diventò pure c.t. della Francia e un brutto giorno, dopo una clamorosa sconfitta contro l’Olanda, scrisse: «L’allenatore ha sbagliato e deve dimettersi». L’allenatore, cioè sempre lui, seguì il consiglio e se ne andò. Senza più panchina, Hanot mise insieme la prima giuria del Pallone d’Oro: sedici cronisti tra i quali l’italiano Mario Zappa, della Gazzetta. Il giurato spagnolo si chiamava Helenio Herrera. Vinse sir Matthews e l’articolo di France Football cominciava così: «L’Europa esiste nel calcio». Una mezza profezia. Uno dei pionieri del Ballon d’Or si chiama Max Urbini, è in pensione ma continua a vivere al giornale. «Quando portai il pallone a Jascin, i sovietici misero il tappeto rosso all’aeroporto: era la prima volta che l’occidente premiava un loro atleta. Jascin ritirò il trofeo prima di Urss-Svezia e lo depose dentro la sua porta. Che io sappia, è l’unico Pallone d’Oro ad avere giocato una partita di calcio. Invece Best lo fece cadere e lo ruppe, mentre Crujff cominciò a monetizzare davvero il premio, e Riva andò da Rivera al momento della consegna e disse “bravo, ma ricorda che lo meritavo io”».
Mentre si aspetta il nome giusto, un orafo di Rue de la Paix si prepara ad inciderlo sul basamento di pirite del Brasile. Al quinto piano della gioielleria “Mellerio dits Meller”, nella sua bottega il signor Jean Claude accarezza il mappamondo luccicante che ha tornito, levigato e dorato. Intorno ci sono anelli e diademi da principesse ma questa boccia vale molto, molto di più, e non è una questione di soldi. «Quando penso che ce l’hanno in casa Crujff e Platini, mi sembra di essere entrato nella loro vita», dice l’orafo. Neanche chi cesellò il sarcofago di Tutankhamon dev’essersi sentito così. | Maurizio Crosetti, la Repubblica, 24 novembre 2000
France Football. In origine, era di proprietà della Federcalcio francese. Debutta in edicola l’8 gennaio 1946, firmata da una penna d’eccezione: niente meno che Jules Rimet, l’ideatore dell’omonima coppa. Nel 1947 entra a far parte del gruppo de l’Équipe, nel 1997 diventa bisettimanale (esce il martedì e il venerdì). | Roberto Beccantini, la Stampa, 22 dicembre 2003
Il più improbabile dei vincitori. Belanov, che ha sconfitto Lineker e Butragueño, ha sfruttato al massimo la compattezza dei votanti dell’Est, mentre l’Occidente si è diviso fra l’inglese e lo spagnolo. Belanov, dunque, dopo Platini. Il francese è stato informato ieri mattina della vittoria dell’attaccante sovietico. «Avrei preferito che a vincere il Pallone fosse Altobelli. Da dieci anni Spillo sta facendo cose importanti, ha segnato molto nelle Coppe europee e anche ai Mondiali, ma purtroppo ha pagato il fatto che quest’anno non hanno vinto niente né l’Inter né l’Italia. In queste classifiche è sempre così, vince il giocatore se ha vinto qualcosa la squadra». | Corriere della sera, 29 dicembre 1986
Le critiche (in senso opposto) quando vinse Weah. «Non è giusto che il Pallone d’oro vada a chi non ha vinto niente. Ci sono juventini che hanno reso molto di più»[1]. «Se questo riconoscimento dovesse andare a un milanista non capirei il perché. Se si guarda al comportamento della squadra rossonera nel corso dell’anno ci si accorge che non ha poi fatto molto. Non ha vinto lo scudetto e ha perso pure la finale di Champions League contro l’Ajax. si sa vendere molto bene a livello di immagine…[2]». | [1] Marcello Lippi a la Stampa, 16 dicembre 1995. [2] Zdenek Zeman, a la Repubblica, 1 dicembre 1995
Obiezione. C’è qualcosa che non torna in questo Pallone d’oro, un premio secondo me assai sopravvalutato, quasi come le stelle della Michelin. Siccome tutte le votazioni sono fatte per far discutere, discutiamo tranquillamente anche questa. Prima osservazione: siamo a fine dicembre oppure siamo rimasti a fine giugno? Conta giocar bene al calcio per un arco abbastanza lungo o basta e avanza un paio di settimane da leone? | E’ un discorso di fondo, che va oltre Van Basten, bravo a ricostruirsi in cinque mesi di recupero, bravo a far vincere gli Europei all’Olanda, ma poi? Evidentemente, non è solo un’abitudine italiana quella di correre in soccorso ai vincitori. Mura 27 12 1988
Le dediche
George Weah 1995. «Dedico questo Pallone d’Oro a tutti i popoli dell’Africa».
Ruud Gullit 1987. ➣ Ruud Gullit pallone d’oro. Complimenti per il colpo a sorpresa. «Veramente io lo sapevo da due giorni. Me lo hanno comunicato sabato, a Santo Stefano. Però mi è anche stato detto di mantenere il segreto, i giornalisti italiani sono più pericolosi di Sherlock Holmes. Ho taciuto perfino con il mio allenatore che si è pure arrabbiato. Quasi quasi mi mandava a quel paese. Però io quando decido di tenere la bocca chiusa sono davvero un tomba».
➣ C’è qualcuno a cui ha pensato di dedicare questo suo prestigioso riconoscimento?
«A Nelson Mandela. Si è battuto contro l’apartheid in Sud Africa, ha scontato tanti anni di galera. Io mi riconosco in lui». | Intervista di Alberto Costa, Corriere della sera, 29 dicembre 1987
Roberto Baggio 1993. «Come promesso dedico il mio Pallone d’oro all’avvocato Agnelli. Lui ci teneva tanto e io sono felice di accontentarlo. Adesso mi dovrò imboccare le maniche perché i tifosi pretendono lo scudetto, a loro non basta il Pallone d’oro».
Pavel Nedved 2003. «Vorrei che fossero qui con me tutti i miei compagni, perché senza di loro non sarei niente: Platini e Maradona erano insostituibili, non io. E poi penso a Lippi, che mi ha aiutato tantissimo. Un giorno mi ha detto: “Tu vincerai il Pallone d’oro, lo so perché questo braccialetto che mi ha regalato mio nipote mi permette di vedere il futuro. Credici, e lo avrai».
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Ma quale oro. Rossi ha controllato. ➣ Paolo Rossi, ma lei il Pallone d’Oro che le diedero dopo il Mundial ’82 dove lo tiene? «Nello studio, insieme a pochi altri ricordi della mia carriera sportiva. Che è stata importante, però non sono il tipo che si ferma a spolverare i trofei e li guarda con nostalgia. Mi interessa di più il futuro».
➣ Pensa mai a quel premio? «Proprio l’altra sera, un gruppo di amici era a cena a casa mia. Uno di loro ha voluto vedere il Pallone d’Oro e mi ha domandato se fosse d’oro veramente. Io ho risposto magari, sarebbero tre o quattro chili. Invece è un po’ una patacca, però il suo valore è ovviamente un altro».
➣ Può cambiare una carriera? «Il primo anno forse sì, ha un peso innegabile. Tutto il mondo ti guarda e devi sforzarti di essere all’altezza di un riconoscimento così prestigioso. Ma dopo, la storia di ogni giocatore dipende solo da quello che riesce a combinare in campo». | Intervista di Maurizio Crosetti, la Repubblica, 24 novembre 2000
Ti pare che te lo regalavo. ➣ Michel Platini, un salto indietro: l’avvocato Agnelli. Il più bel ricordo? «Rido ancora per la scena di quando gli ho offerto il mio primo Pallone d’oro. Era il suo compleanno, aveva invitato mezzo mondo, anche me. Avevo già smesso di giocare, per ringraziarlo gli porto il Pallone d’oro e l’Avvocato mi chiede: “Ma è d’oro?”. “Eh no, se era d’oro davvero non glielo regalavo Avvocato”. Ci siamo fatti una gran risata». | Intervista di Guido De Carolis, Corriere della sera, 20 marzo 2019
Rivera lo tiene in casa. «L’unico italiano in giuria non mi votò. Meglio: gli altri lo convinsero, gli dissero: tanto Rivera vince. … Io però avrei potuto vincere prima. Nel 1963 arrivai secondo. Ero un ragazzino, bisognava dare un premio alla carriera a Yashin. … Diversi anni fa il Milan ne realizzò uno, per ragioni di merchandising, ma sbagliò il disegno. Io l’ho portato solo una volta a Milano, per il resto è sempre stato a casa mia».
➣ Dopo di lei il Pallone d’oro è toccato a Paolo Rossi, Roberto Baggio e Fabio Cannavaro. Qualcun altro avrebbe potuto entrare nella lista?
«Baresi e Paolo Maldini, sicuramente. Anche Facchetti è arrivato vicino, come Riva. Pure Mazzola. O portieri come Albertosi e Zoff».
➣ Un hobby ce l’avrà avuto.
«Rilassarmi. Quando giocavo non ho mai praticato altri sport. Fino a 30 anni non sapevo nuotare». | Intervista di Valerio Piccioni, Sportweek, ieri
Totti lo avrebbe dato a Totti. ➣ Ha letto? Trapattoni le assegna il Pallone d’oro. Lei invece a chi lo darebbe? «A Totti». | Intervista di Alberto Costa, Corriere della sera, 10 ottobre 2003
Vialli lo avrebbe dato a Vialli. «Mi metterei al primo posto nella classifica del Pallone d’Oro, ma purtroppo il premio di France Football non lo faccio io». | 22 dicembre 1988
Stoichkov lo avrebbe dato a Stoichkov. «Nel 1992 l’avrei vinto io, se non ci fosse stato Berlusconi. È tutta colpa sua e delle sue televisioni se l’hanno dato a Van Basten. Berlusconi sarà un grandissimo presidente: ma come persona non mi piace. Per questo al Milan non andrei mai». | Aprile 1994 [lo avrebbe poi vinto davvero a dicembre]
Maldini (padre) lo avrebbe dato a Maldini (figlio). Cesare Maldini, ct della under 21: «Che ha fatto il bulgaro quest’anno? Ben poco. Non è giusto il suo successo. D’altronde per i difensori è sempre più difficile: basta guardare a cosa è successo nella sua carriera a Baresi». | Dicembre 1994
Gattuso era pronto a gesti estremi. «Kakà è un fenomeno al 100%. Se quest’anno non vince il Pallone d’oro glielo vado a comprare io». | Maggio 2007
Indifferenti. Ian Rush. «Non mi importa nulla se Platini ha vinto il “pallone d’ oro” al primo anno nella Juve e io non lo vincerò. Non gioco per i premi, gioco per la gente che si entusiasma». | Luglio 1987
Impreparati. Mario Balotelli. «Se Balotelli avesse avuto la mentalità di Zlatan, Messi avrebbe avuto qualche pallone d’oro in meno». | Mino Raiola a Malcom Pagani, GQ, maggio 2016
Candidati. Paulo Dybala secondo Paul Pogba. ➣ Sarà uno da Pallone d’Oro?
«Può arrivarci. Sa come lo chiamo? Quadrato R2, i tasti che devi premere alla Playstation per fare il tiro a giro: fa sempre gol così». | Massimiliano Nerozzi, la Stampa, 2 gennaio 2016
Beffati. Il camino di Ribéry. «Non penso al Pallone d’oro, ma mia moglie ha già preparato il posto dove sistemarlo: sotto il camino, in salone». | 2013 [poi non vinse]
L’incredulità di Cannavaro, l’ultimo italiano. ➣ Adesso che farà? «Intanto farò vedere il Pallone d’oro al Bernabeu. E poi vorrei portarlo a Napoli e mostrarlo ai bambini che giocano per strada come facevo io: potrebbe convincerli a non smettere di sognare, potrebbe servire a conservare la voglia di vivere, di crescere e di cambiare una città che di problemi ne ha parecchi».
➣ Cosa ha pensato quando le hanno comunicato che ha vinto lei? «Che stavo cascando in una trappola di Scherzi a parte. Infatti per qualche giorno non ne ho parlato con nessuno: mi vergognavo». | Intervista di Emanuele Gamba, la Repubblica, 28 novembre 2006
Cosa successe quando lo diedero la prima volta a Messi. Messi non è uno che spreca molte parole. Il giorno che gli consegnarono il primo Pallone d’Oro gli chiesero se parlava inglese. «No». «Beh, dica solo thank you allora». «No». Non disse niente davvero. Ma la notte fece le 4 del mattino giocando alla Playstation con i figli di Crespo. Il marziano che vomita, ha letto solo due libri in vita sua, senza neanche finirli: la Bibbia e la vita di Maradona. | Pierangelo Sapegno, Oggi, 13 maggio 2015
Il primo a Cristiano Ronaldo. L’hanno votato tutti. Un’elezione Nord Coreana. 446 preferenze su 480. … Sotto il pallone d’oro 2008, la perfetta icona popolare, adorata da stilisti e ragazzine, c’è di più. Si nasconde un mondo complicato in cui le sfumature contano meno della sostanza e nel quale al riparo dalle luci, dagli spot e dalla mai differenziata spazzatura dei giornali specializzati, si intuisce un passato di sofferenza. | Malcom Pagani, l’Unità, 3 dicembre 2008
L’unico italiano che vota per il Pallone d’oro. ➣ Paolo Condò, sia sincero, lei che vota per il Pallone d’Oro: crede nel trofeo o è solo una marchetta?
«Ci credo di più ora che è tornato di proprietà di France Football e coinvolge solo i giornalisti. Negli anni in cui fu comprato dalla Fifa e accorpato al Fifa World Player, erano chiamati a votare anche i capitani e i ct di tutte le nazionali. Un cortocircuito. È chiaro che quelli delle Fiji votino sempre Messi e Ronaldo, quelli che a loro “arrivano” a prescindere. Quando il più forte è stato anche il migliore non c’erano problemi, ma non è sempre così. Io l’anno scorso votai per Bale, perché giocò meglio di Ronaldo nelle partite decisive e portò il Galles in semifinale all’Europeo con un coraggio trascinante».
➣ Nel 2010 vinse Messi ma lei votò Sneijder, che finì giù dal podio.
«La cosa curiosa è che poi venne scorporato il voto dei giornalisti, e l’olandese sarebbe stato il vincitore. La morale è che i giornalisti capiscono di calcio più di capitani e allenatori!». | Intervista di Claudio Savelli, Libero, 16 agosto 2017