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La Roubaix delle donne senza mamma Lizzie
Lizzie Deignan non è qui. La prima ciclista nella storia a portare la sua faccia piena di fango e le sue ruote sulla linea del traguardo di Roubaix, aspetta il secondo figlio, come raccontò Alessandra Giardini per Slalom #877 del 24 febbraio. Nascerà a settembre, intanto lei si è ammalata di covid. Quando arrivò al velodromo con le mani insanguinate disse a Eurosport: «Alzando le braccia, ho sentito tutte le generazioni di donne dietro di me».
L’Equipe scrive che “basta una mano per contare il numero di madri attive nell’attuale gruppo del World Tour”. A parte Deignan c’è l’italiana Marta Bastianelli.
Per le donne, il tempo della scoperta di Roubaix è finito. L’eterna Marianne Vos, 34 anni, sente di essere a una delle sue ultime chance. La corsa sarà controllata dalle due corazzate del gruppo, secondo Bicisport: la Trek-Segafredo e la SD Worx. Con Elisa Balsamo, Elisa Longo Borghini, Ellen Van Dijk e Lucinda Brand con la maglia della prima; Lotte Kopecky, Chantal van den Broek-Blaak, Christine Majerus per la seconda. Fuori dal duopolio: Marta Bastianelli, Emma Norsgaard e Marta Cavalli.
La Pasqua degli uomini
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La Roubaix 2022 sembra quella del 1897. Si corre la domenica di Pasqua. Secondo quanto pensato alle sue origini. Inizialmente ci furono delle resistenze e Giovanni Battistuzzi sul Foglio sportivo racconta come vennero vinte.
“Père Chardol era parroco di Chatou, sobborgo di Parigi poco sopra Versailles. Era un prete un po’ bislacco, uomo di spigliata intelligenza e grandi abilità relazionali. Nonché confessore e amico di Émile Loubet, che fu presidente del Consiglio nel 1892 e poi presidente della Repubblica francese. Père Chardol era anche un gran appassionato di biciclette. Fu tra i primi in Francia a benedirle, nonostante la quasi totalità del clero sostenesse fossero “oggetto diabolico”. Fu il pittore André Derain, uno dei padri del fauvismo, a descriverlo, in una lettera a Henri Matisse, come “visionario e appassionato. Uomo di lettere e scapestrato velocipedista”.
Père Chardol convinse l’arcivescovo di Parigi che la bicicletta fosse un mezzo portatore di fede, in quanto capace di avvicinare i fedeli alle chiese, e il ciclismo uno sport che proprio nella fatica era capace di avvicinare l’uomo a Dio. François-Marie-Benjamin Richard diede il benestare e la Parigi-Roubaix divenne appuntamento pasquale per decenni. E non poteva forse essere altrimenti. Perché la Roubaix, più di altre corse, porta con sé il Mistero, laico e in bicicletta, del periodo pasquale. È un passaggio tra pietre dure, scomode, crudeli come un Calvario, che si conclude su di un velodromo scorrevole, in un tripudio di trombe e applausi che sembra di essere in un altro mondo. Una corsa che è una trasformazione di violenza e dolore in gioia e speranza. In una nuova esistenza. Perché si è mai uguali a quello che si era dopo aver incontrato il pavé della Roubaix, c’è qualcosa che cambia e per sempre”.
L’anomala preparazione di Ganna. In pista
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A differenza della maggior parte dei corridori, Filippo Ganna non ha preparato la Roubaix correndo le gare d’avvicinamento sui ciottoli, nei giorni scorsi. Damien Lemaitre su l’Equipe parla di una scelta dettata da problemi respiratori dopo la Milano-Sanremo, ormai risolti, ma anche dalla sua voglia di lavorare sulla pedalata. La sua assenza dalle ricognizioni su strada ha sorpreso molti e adesso incuriosisce. L’Equipe racconta che Ganna se n’è andato al velodromo di Montichiari, in pista, con una bici diversa da quella che dovrà usare domani.
“Un allenamento atipico, mentre la maggior parte dei suoi avversari affilava le armi sul selciato del Nord – come il belga Yves Lampaert, visto con il compagno della Quick Step Tim Declercq nella foresta di Arenberg martedì – o nelle classiche, come Mathieu van der Poel, quarto nell’Amstel Gold Race di domenica.
«Non ho sentito il bisogno di venire ad allenarmi sul selciato – dice lui – vedremo domenica se è stata la scelta giusta. L’allenamento in pista permette di misurare con precisione ogni sforzo, di lavorare su specifiche zone di potenza. In definitiva, permette di simulare gli sforzi che un corridore deve produrre in ogni settore sui ciottoli. Penso che sia stato molto utile per me. Ho cercato di sfruttarlo al meglio per le prossime gare e in vista della Coppa delle Nazioni su pista a Glasgow della prossima settimana».
L’Equipe ha chiesto un parere su questa scelta a Stuart O’Grady, australiano, a sua volta buon pistard, vincitore della Parigi-Roubaix nel 2007. Approva. «Alla Roubaix devi fare degli sprint prima di ogni settore, per posizionarti bene, devi sapere come rotolare a destra, a sinistra. La Parigi-Roubaix è la corsa a punti più dura del mondo».