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Gli scivoloni di Ettore Messina
Venezia s’è aggiunta al Baskonia e al Barcellona. Due sconfitte in tre giorni, tre negli ultimi dieci. Milano è ancora a una vittoria di distanza dalla qualificazione ai play-off in Eurolega ma ieri sera ha messo a rischio il suo primo posto nella stagione regolare in campionato: andrà a giocarsene una buona quota nello scontro diretto dell’11 aprile a Brindisi, contro cui ha già perso in casa all’andata. A sei giornate dalla fine, siamo di fronte a un quadro impensabile per sproporzione iniziale di mezzi, di gloria, storia e ambizioni, per il disequilibrio delle attenzioni mediatiche. Il lavoro di Frank Vitucci in Puglia è straordinario senza più essere sorprendente: la squadra è ancora in corsa in Champions (la terza Coppa europea per importanza).
L’Olimpia ha perso dalla Reyer per 69-63 facendo riposare tutti insieme Rodríguez, Hines e Datome. Nelle ultime quattro partite giocate ha sempre tenuto l’attacco avversario sotto i 90 punti ma anche col punteggio basso ne ha perse lo stesso tre, a conferma del ragionamento su attacchi e difese che si faceva qui su Slalom martedì scorso (numero #552): all’Olimpia i canestri mancano in attacco, come a inizio mese a Trento quando perse 61-60 (sì, sono 4 sconfitte a marzo in 7 giocate).
Oscar Eleni sul Giornale scrive che “nella stagione in cui voleva costruirsi la casa della felicità, Ettore Messina scopre che la sala più grande resta ancora quella d’attesa”.
C’è stato un altro scivolone di Ettore Messina, più nascosto, nel dopo partita in Spagna, dove ha replicato scomposto alla domanda di un giornalista di Marca, alterandosi nel ripetere più volte che Pierrá Henry «ci ha rotto il culo». La stampa e i tifosi di Spagna sono rimasti abbastanza sbigottiti per la reazione. È bello che ci sia stata tra noi più comprensione per un momento scostumato. Immagino solo cosa sarebbe successo se l’avesse detto – che so – Sarri, oppure Conte, Mihajlovic, o forse un qualunque allenatore del calcio e forse pure un qualunque altro di basket.