Guardiola, Sarri e Spalletti, l’ossessione di Barça e Napoli per le controfigure in panchina

  Mamma che caos

Colonna sonora di Enzo Avitabile. Napoli e Barcellona stanno facendo a gara nel regalarsi la stagione più assurda. Marco Ciriello su Domani ha scritto che si tratta di una partita tra due squadre-nazione, due città simili nella rivendicazione di diversità rispetto al resto del paese, una partita nella quale Aurelio De Laurentiis e Joan Laporta dominano con il loro narcisismo sproporzionato. Sono cannibali, ossessivi, contraddittori, carismatici e creativi, sguazzano tra cadute e risalite, gaffe e azzardi, invettive e sogni. Credono che tutto abbia un seguito e se non ce l’ha, lo inventano. Tutti e due convinti della centralità del proprio mondo, tutti e due alla continua ricerca di una controfigura per la panchina, in Catalogna cercano sempre una copia di Guardiola, a Napoli qualcosa che stia dalle parti di Sarri e Spalletti, infatti ecco Calzona. 

Alfredo Relano su As ha trovato che sia possibile fare una classifica, così gli pare che al cospetto del caos del Napoli [un cane scalzo] i guai del Barcellona abbiano l’apparente calma di un lago in Svizzera. 

Daniel Verdu su El Pais dice che il Napoli è una squadra ciclotimica, una candela accesa a Maradona e un’altra ai sismografi. Un club complesso condannato alla stessa logica di un divano sistemato in bilico sulla cima di un vulcano. Le relazioni amorose non si scelgono, ti colpiscono come un fulmine in una tempesta

James Horncastle su The Athletic aggiunge che con De Laurentiis il prossimo colpo di scena non è mai lontano. Dopo essersi fatto un nome con il cinepanettone – scrive – i film natalizi in stile Carry On ambientati in località sciistiche come Cortina d’Ampezzo, De Laurentiis, da genio quale è, sembra aver centrato una variazione sul tema: calciopizza. Seguono divagazioni sul nome del nuovo allenatore, l’assonanza con una pizza [il ripieno, il calzone], l’ananas cancellato dal menù di Sorbillo – e niente, Slalom ve le risparmia. 

 

E dunque Calzona sia, avanti con l’idea di dover riaccendere circuiti neuronali, messaggi e informazioni sopite, quattro-tre-tre dimenticati. Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio scrive: L ’uomo che è un po’ Sarri e un po’ Spalletti, ma fondamentalmente è se stesso – cioè Francesco Calzona – uscendo per un attimo dal proprio corpo e tuffandosi anima e corpo nell’atmosfera plastica d’una notte da assaporare per intera, sembra in realtà qualcuno che vagamente ricordi Steve Jobs. «Ho chiesto ai ragazzi di essere leggeri, di essere se stessi, cioè i componenti di una squadra forte, anzi molto forte. Ma adesso tocca a noi, bisogna passare dalle parole ai fatti. E non aver paura. Non ne abbiamo. E se il Napoli seguirà le mie indicazioni, vada come vada, io sarò felice».

Monica Scozzafava sul Corriere della sera aggiunge: Francesco Calzona, detto «Ciccio», non è più l’uomo in tuta che «ruba» le idee a Sarri e a Spalletti, i suoi ex tutor.  Domenica scorsa è stato contattato («per la prima volta», dice) da De Laurentiis per sostituire Mazzarri, ci ha messo un secondo a dire sì, ma l’operazione è riuscita perché la Federazione slovacca (è lui il c.t.

che guiderà la Nazionale agli Europei) gli ha concesso il doppio incarico. Calzona qualche parola in più la scambia con i due gioiellini, tirati a lucido per l’occasione. Osimhen e Kvara: il nigeriano ha finalmente smaltito fuso e fatiche della Coppa d’Africa ed è pronto; il fantasista georgiano, l’unico in forma smagliante nelle ultime uscite con Mazzarri, ha fame di gol. Il tandem delle fortune del Napoli spallettiano (bottino povero finora con 14 reti in due) si ricompone a distanza di due mesi, Un allenatore capace di rispondere a 23 domande in 34 minuti, ha già il merito della sintesi.

 

 

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