Infortuni e sorprese, la neve di scorza o di panna – Che sta succedendo allo sci

Riassunto delle puntata precedenti. Marco Schwarz si è rotto i legamenti e il menisco del ginocchio destro: stagione finita. Anche Alex Pinturault si è spaccato il crociato ma al ginocchio sinistro, nell’anno in cui si stava dando alla velocità. Alexander Kilde ha rotto la cuffia dei rotatori alla spalla sinistra e si è squarciato a sangue il polpaccio sulla neve. I legamenti sono saltati pure a Corinne Suter, Joana Haelhen e Petra Vlhova, altre due sciatrici che rivedremo solo l’anno prossimo. Mikaela Shiffrin è andata dritta nelle reti e i legamenti si sono soltanto stirati: il suo rientro è da definire. Michelle Gisin si è fatta male alla tibia, Wendy Holdener si è fratturata la caviglia sinistra, al bollettino di infortuni nello sci mai così lungo si è aggiunta Sofia Goggia, tibia e malleolo rotto mentre si allenava. 

O la mano del Caso è intervenuta senza freni oppure sta succedendo qualcosa di straordinario. 

Di straordinario quest’anno c’è anche il numero delle gare cancellate. Quattro delle prime sei nel calendario maschile [Gran Becca, Beaver Creek, Val d’Isère], prima che si aggiungessero la settimana scorsa le due discese di Chamonix. Quattro annullamenti pure nel calendario femminile, le due discese tra Zermatt e Cervinia, una discesa e un super-G sulla Kandahar di Garmisch. La Coppa del mondo si sposta nel prossimo week-end tra la Bulgaria e Andorra, e poi chissà, perché a Bansko sono annunciate temperature miti, mai inferiori allo zero, che anzi potranno superare i 10 gradi durante la giornata, mentre a Soldeu si andrà sotto lo zero anche di giorno, con nevicate abbondanti previste nel fine settimana. 

È tutto un continuo passare tra ghiaccio e panna, una volta sotto gli sci senti una lastra e un’altra volta stai posando i pieni su una specie di terriccio. A Chamonix nello scorso week-end è successa un’altra cosa mai vista prima. Daniel Yule ha battuto un record che potrà essere solo eguagliato. È partito per primo nella seconda manche perché era arrivato trentesimo nella prima. Ha trovato un manto perfetto, ha fatto la sua prova, il suo tempo, e dopo nessuno è più riuscito a superarlo. Ha recuperato 29 posizioni e ha vinto lo slalom. Due anni fa Lucas Braathen era risalito dal 29esimo e sempre a Chamonix nel 2021 Sandro Simonet aveva recuperato dal trentesimo al terzo. Yule aveva vinto in carriera altri sei slalom, ma all’età di trent’anni non è diventato Stenmark all’improvviso. La sua impresa è più figlia delle condizioni che della sua attitudine. Daniele Fiori sul Fatto quotidiano ha parlato di spettacolo deprimente, dovuto a condizioni climatiche fuori dal normale abbinate a una pista più che rivedibile mentre Piero Valesio su Domani sostiene che si gareggia troppo, in modo arruffato perché il meteo è ingestibile. Gli atleti si affaticano, rischiano di più con materiali non calibrati alla perfezione, perché chissà qual è la perfezione quando prenderai il via su nevi assurde, per le quali magari non è stata effettuata adeguata preparazione. A Cervinia da due anni provano a organizzare delle libere transfrontaliere in autunno (partenza in Svizzera, arrivo in Italia) e da due anni annullano tutto: nel 2022 non c’era neve manco a quota ghiacciaio, quest’anno ce n’erano metri immersi nella nebbia. Forse nemmeno Smilla con il suo senso della neve riuscirebbe oggi a salvare lo sci così com’è. Idee cercasi

 

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