IL TEMA
Una volta l’Australia è stata la sveglia più crudele. Era il tempo in cui all’Italia toccava giocare la finale di Coppa Davis sempre in trasferta. Dall’altra parte del mondo. Una ventina di giorni prima di Natale, nel dicembre del 77, la settimana dopo l’omicidio di Carlo Casalegno, il plaid più pesante sulle gambe non bastava a tenersi caldi mentre Panatta batteva e andava a rete, batteva e andava a rete sull’erba del White City Stadium di Sydney. Era stato travolto da Tony Roche nella prima giornata, Barazzutti aveva perso il secondo singolare, ma il doppio di Adriano con Paolo Bertolucci aveva sconfitto assai a sorpresa John Alexander e Phil Dent, i finalisti di Wimbledon pochi mesi prima. Si può fare, pensammo tutti mettendo la sveglia: bisogna vincere i due singolari all’ultima giornata.
In mezzo al caldo, al vento e alle zanzare d’Australia – o forse erano mosche – nel buio e nel silenzio della notte italiana, Panatta arrivò a due punti dal match contro quell’Alexander che in vita sua non è mai andato oltre gli ottavi di finale in uno Slam che non fosse quello di casa sua, eppure micidiale contro gli italiani, sempre, quasi sempre, 21 vittorie in 30 partite, a cominciare dal 1968 su Vittorio Crotta a Palermo.
Avanti per due set a uno, sul 6-5 e 30 pari, Panatta fece un doppio fallo mai più dimenticato, nonostante gli occhi stretti e piccini per il sonno. Alexander vinse allora 8-6 il quarto set e si portò avanti 5-2 nel quinto. Panatta ne venne fuori fra tuffi, volée e veroniche, fino a cedere per 11-9 quando il tie-break in Coppa Davis era ancora considerato un argomento da eretici.
Con molta buona volontà, mentre in Italia stava arrivando la domenica, gli australiani provarono a mettere in piedi anche un ultimo singolare ormai superfluo per il risultato, ma quando videro Roche e Barazzutti sfinirsi di palleggi e di vantaggi, sul 12-12 del primo set sospesero tutto, meno male, loro andarono a bere e noi a dormire.
Ora che l’incantesimo della Davis è stato rotto, dall’altra parte del mondo Jannik Sinner gioca per spezzarne un altro. L’ultimo Slam di un italiano resta il Roland-Garros dell’Adriano annata 1976. Era un anno olimpico, come olimpico era stato il 1960 di Nicola Pietrangeli felice sulla terra di Parigi e come olimpico si presenta questo 2024. L’Australia nel frattempo ha smesso di presentarsi come una terra ostile allo sport italiano. È successo tutto dalla fine degli anni Novanta, quando un diciottenne che i giornali chiamavano bambino prodigio vinse il titolo mondiale su una Aprila 125 al circuito di Phillip Island, dove i pullman turistici partiti da Melbourne ti portano a vedere i pinguini che col buio escono dal mare e vanno a rintanarsi fra i cespugli. Il primo mondiale di Valentino Rossi è arrivato là, come là andò in scena un leggendario duello con Sete Gibernau nel 2004 – spalla contro spalla stavolta in MotoGP. Quattro anni prima, l’Australia era stato il posto delle prime medaglie d’oro olimpiche nella storia del nuoto italiano, Domenico Fioravanti nei 100 e 200 rana, Massimiliano Rosolino nei 200 misti. Era stato il posto delle prime donne d’oro nella vela e nella canoa, Alessandra Sensini su una tavola da windsurf e Josefa Idem con una pagaia tra le mani.
Quarantasei anni dopo la sveglia per veder perdere Panatta contro Alexander, sembra il posto giusto dove accadono cose mai successe prima. E poi alle nove ormai siamo già tutti arzilli.
ITALIANISMI
Che partita bisogna aspettarsi da Sinner
È la prima finale a Melbourne senza i Tre Tenori dal 2005 a questa parte. Sinner ci arriva avendo giocato 19 set in sei partite. Ne ha ceduto uno al tie-break. Medvedev si è spinto fino a 25 set in sei match, tre dei quali sono finiti al quinto. Il magazine Tennis dice che Medvedev sembrava stanco quando ha pronunciato le sue parole in camlpo dopo la maratona in semifinale, la sua improbabile vittoria in rimonta contro Alexander Zverev. Non ha detto proprio stanco, in verità. Ha detto di essere distrutto, più o meno la stessa la parola usata dopo aver battuto Hurkacz. Se tutto questo avrà un impatto sulla finale, lo scopriremo un colpo alla volta.
L’Équipe spiega che per stili di gioco e per temperamento, oltre che per l’andamento del torneo, Jannik Sinner e Daniil Medvedev sono in netta contrapposizione tra loro, ma sono i due uomini ad aver vinto più partite in singolare dal 1° gennaio 2023: 72 per Medvedev e 70 per Sinner. Nel giochino delle definizioni e degli stereotipi, sul giornale francese Jannik è il più tedesco fra gli italiani, Daniil il più latino fra i russi. Dalla cabina di Eurosport Nick Kyrgios ha deciso che Sinner va soprannominato Octopus.
| Giovanni Veronesi, regista, dice su La Stampa che Jannik è “la rivincita di tutti i pel di carota che sono stati vessati nelle scuole di tutto il mondo”. Sta togliendo i paccheri dalla faccia a “tanti ragazzetti mingherlini, pieni di efelidi che non hanno mai pensato di fare sport. Quando vinceva la Ferrari io in macchina mi sentivo Schumi, in moto Valentino, in campo Platini, sugli sci Tomba e per tanti anni, quando giocavo a tennis non avevo identità, ero solo me stesso e non mi bastava di certo. Oggi sono Jannik. Rosso malpelo, lungo, ossuto”.
| Marco Imarisio sul Corriere della sera considera che “Sinner ha fatto a Djokovic quel che Djokovic aveva fatto a Federer, anche lui reduce da un’annata trionfale, nella semifinale australiana del 2008. Non gli ha detto che la sua storia è finita, non ancora almeno. Ha decretato la fine della sua dittatura e l’inizio di una nuova epoca. La copia sta superando l’originale. Oggi Sinner si muove più velocemente di Djokovic, tira più forte, copre più campo. È iniziato un tempo nuovo del tennis. Il suo protagonista è un ragazzo italiano. Comunque vada la finale di domani, la prima senza quei Tre dal lontano 2005, questo è solo l’inizio. Che Dio ti benedica, Jannik Sinner”.
| Ancora su la Stampa Stefano Semeraro ricorda che da ragazzino Jannik era uno sciatore ma anche un discreto calciatore, “un po’ dribblomane, e un giorno papà Hanspeter, che allenava il Sexten, lo sostituì in una partitella delle giovanili: «qui non si gioca da soli». Ancora oggi con gli amici di sempre dell’Istituto Walther – era in banco con l’azzurro di telemark Raphael Mahlknecht, ogni giorno si alzava alle cinque per raggiungere Bolzano – segue il Sesto Pusteria, girone C della seconda categoria in Alto Adige”.
PARERI Jannik Sinner visto da Gustav Thoeni
➣ Un intero Paese spinge Sinner come succedeva con lei a suoi tempi. Che cosa si prova in quei momenti?
«Vedevo l’entusiasmo e ricevevo affetto, mi seguivano in tanti, ma tendenzialmente cercavo di allenarmi per bene. Di fare le gare e basta, di essere più veloce degli altri. E lo stesso fa Sinner, pensa soltanto a battere gli avversari. In questo è un po’ come ero io».
– intervista di daniele sparisci, Corriere della sera [tutta qui]
ANTAGONISTI
I quaderni di Medvedev
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illustrazione vista su L’Équipe
Gilles Cervara è da cinque anni l’allenatore di Daniil Medvedev. Un coach francese che appunta ogni dettaglio della loro vita professionale in comune su dei quaderni. Dal marzo del 2018 fino a oggi si contano 55 quaderni da 96 pagine, in totale sono più di 5.300 pagine scritte in verde, in blu, in rossi o in nero, ci sono pensieri afferrati al volo, altri più elaborati, schizzi, schemi, riflessioni sui colpi ma non solo, “tra scoring tecnico e gestione mistica” annota L’Équipe che è andato scovare i taccuini. Le riflessioni pubblicate dal giornale si fermano al 2022, forse per non svelare segreti industriali – diciamo così.
Cervara racconta: «Scrivo perché sono rigoroso, ossessivo e ne ho bisogno per non perdere il filo conduttore, per conservare delle tracce del lavoro. È come i sogni, se non li scrivi subito, un’ora dopo li dimentichi. Sono una persona che pensa molto, fa molte domande su quali misure adottare per far funzionare Daniil nel miglior modo possibile. Scrivo durante le partite per bisogno e per liberare i pensieri. Forse do l’impressione di essere tranquillo, ma nella mia testa succedono tante cose, vanno a diecimila chilometri all’ora. Ho bisogno di far circolare tutti questi pensieri affinché non restino a fare i parassiti nella mia mente».
Per tenere questo diario di bordo, dice, bisogna essere una guida, un allenatore, un archivista, uno psicologo. Tutto è annotato, sottolineato e commentato. Ci sono anche passaggi di sconforto provato dopo qualche sconfitta, come quando Cervara lo vede perdere da Chardy e annota: “Sono molto scettico sulla capacità di Daniil di superare certe cose. C’è qualcosa che sta assorbendo l’energia creativa di Daniil. Devo mantenerlo pragmatico, farlo lavorare su cose che gli piacciono per dargli piacere e sicurezza”.
Il colpo più assurdo di Medvedev a Melbourne
Medvedev ha inventado la derecha molinillo. No se ha visto nada igual!! Qué cosa 😍 https://t.co/At13lDx3NG
— José Morón (@jmgmoron) January 24, 2024
in tv dom 28 ore 9.30 su Eurosport